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Un bicchiere di rabbia - Raduan Nassar - copertina
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Descrizione


Pubblicato per la prima volta nel 1978, Un bicchiere di rabbia, che riproponiamo in questa edizione con una postfazione di Matteo Nucci, è l’opera che ha consacrato Raduan Nassar tra i classici brasiliani del Novecento.

«Se c'è uno scrittore che è riuscito a esplorare e a tradurre in parole il potenziale erotico della rabbia è oggi il misterioso Raduan Nassar.» - Ruggero Cartak, Robinson - la Repubblica

«Nassar è il più grande scrittore brasiliano vivente.» - The New Yorker

In una casa isolata, nel bel mezzo della campagna brasiliana, assistiamo alla scena di un uomo che rientra dopo una giornata di lavoro e trova la compagna ad aspettarlo sul prato. All’istante la narrazione ci catapulta nella loro relazione, fatta soprattutto di silenzi: in un gioco erotico che prevede poche parole, finta indifferenza e lunghi sguardi che accrescono il desiderio, questa coppia è tanto in sintonia nell’intimità quanto profondamente in crisi nella vita quotidiana. Le divergenze ideologiche – lui rigido «fascista», lei sessantottina progressista – sfociano ben presto in una violenta sfuriata e la donna, sconvolta, se ne va. Riuscirà a dimenticare l’umiliazione e a tornare dall’uomo di cui non può fare a meno? In questo breve capolavoro di tensione, Raduan Nassar esplora i con ni tra desiderio e violenza, dominio e sottomissione, disprezzo ed esaltazione di sé e, indagando le zone d’ombra dell’animo umano, dà vita a un protagonista maschile detestabile e irresistibile al tempo stesso. Pubblicato per la prima volta nel 1978, Un bicchiere di rabbia, che riproponiamo in questa edizione con una postfazione di Matteo Nucci, è l’opera che ha consacrato Raduan Nassar tra i classici brasiliani del Novecento.
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Dettagli

Sur
2018
12 aprile 2018
83 p., Brossura
9788869981234

Valutazioni e recensioni

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Alex
Recensioni: 5/5

Rimane difficile recensire questo libro che è un capolavoro di scrittura. L'unica cosa che ci resta di fare è leggerlo, rileggerlo e leggerlo ancora.

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Bartolomeo Di Monaco
Recensioni: 3/5

Un canto, in principio, che si svolge per scene ricche di simbologia per trasformarsi, quasi all'improvviso, in un forsennato incubo della mente: così direi di questo breve romanzo, che misura quasi ossessivamente i passi, i movimenti di pochi attimi della nostra vita, al punto da elevarli ad un grido disadorno e disperato di fronte al mistero che si racchiude in ogni nostro atto. Dopo le scene d'amore tra lui, "brizzolato", e lei, una giovane giornalista, tutte vissute con lo strumento della mente che dà vigore e tensione al corpo, la vocazione all'analisi e alla provocazione minuziosa quale fonte di conoscenza dà alla storia il galoppo di una corsa non più rimandabile, fino al punto di desiderarne e ricercarne l'implosione. Tra i due le schermaglie nascondono questo particolare desiderio mantenuto a livello di inconscio, forse trattenuto e coltivato perché considerato un bene raro, sia pure veicolo di sofferenza e di contraddizione. Un graffio della mente, insomma, per entrambi, in forza del quale il corpo, che prima si era esibito, come in un canto, nella sua armonia, si trasforma in delirio per dare sfogo a ciò che in ognuno di noi sta nascosto e ci governa.

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Raduan Nassar, brasiliano di origini libanesi, inizia a scrivere durante gli anni della dittatura. La pubblicazione del romanzo Lavoura arcaica e della novella Un bicchiere di rabbia (85 pagine, 10 euro, con postfazione di Matteo Nucci) lo consacrano come uno degli scrittori di maggior spessore nel panorama letterario brasiliano dopo Guimarães Rosa e Clarice Lispector.

Un bicchiere di rabbia, tradotto da Amina Di Munno per le edizioni Sur, racconta la vita di una coppia apparentemente stabile in cui un evento trascurabile e irrisorio, un buco in una siepe della piantagione ad opera di una specie tropicale di formiche, scatena una lite feroce dove la veemenza verbale si alterna a momenti di forte tensione erotica. Il gioco di silenzi e seduzione nell’incontro serale tra i due amanti, che li vede impegnati in un rituale amoroso di finzione, di possesso-allontanamento, è spazzato via dall’impeto d’ira che coglie il narratore maschile e a cui si abbandona, «perché la ragione non è mai fredda e spassionata» e anche le passioni hanno le proprie ragioni.

In 67 pagine effettive, suddivise in 7 capitoli, ognuno dei quali costituisce un’unica frase, brilla tutto il virtuosismo della scrittura di Raduan Nassar, ricchissima in termini e costruzione sintattica. L’autore mette in scena un’opera teatrale dove lui e lei recitano i ruoli antagonisti di maschile e femminile in un dibattito relativo a questioni politiche e sociali, a principi etico-morali che ruotano intorno al concetto di autorità e di ordine imposto. Nel finale riemerge la passione sessuale, che risale dal lato oscuro della violenza e increspa la superficie; e, come in altri altri testi di Nassar, l’immagine di un ritorno all’utero materno.

Recensione di Silvia Gasparoni

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Conosci l'autore

Raduan Nassar

1935, Pindorama

È considerato uno dei grandi della letteratura brasiliana.Tra i suoi scritti si ricordaIl pane del patriarca (Sur 2019). Dopo il successo ottenuto con Lavoura arcaica e Un bicchiere di rabbia nel 1984 ha deciso di ritirarsi in campagna e smettere di scrivere. 

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