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Richard C. Lewontin

Traduttore: B. Continenza
Collana: Temi
Anno edizione: 1993
Tipo: Libro universitario
Pagine: 98 p.
  • EAN: 9788833907932

recensione di Fasolo, A., L'Indice 1994, n. 2

"La storia oltrepassa di gran lunga qualunque angusto limite venga attribuito al potere di circoscriverci sia dei geni sia dell'ambiente. Come la Camera dei Lords che distrusse il suo potere per limitare lo sviluppo politico della Gran Bretagna nei successivi Reform Acts a cui dette il suo assenso, così i geni, nel rendere possibile lo sviluppo della coscienza umana, hanno rinunziato al loro potere di determinare sia l'individuo sia il suo ambiente. Essi sono stati sostituiti da un livello completamente nuovo di causa, quella dell'interazione sociale con le sue proprie leggi e la sua propria natura, che può essere compresa ed esplorata solo attraverso quella forma unica di esperienza che è l'azione sociale". Con queste parole Richard Lewontin, Agassiz Professor di zoologia all'Università di Harvard, scienziato illustre, infaticabile divulgatore e polemista, chiude il libro riassumendo i punti salienti della sua argomentazione. La scienza non può essere neutrale, ma è profondamente intrecciata con le motivazioni ideologiche, politiche e culturali della società in cui vive. Nell'ultimo secolo la scienza si è affiancata e talora sostituita alla Chiesa e alla tradizione come fonte della coscienza popolare e rappresenta così uno dei più potenti strumenti di legittimazione della società. In questo senso il sapere scientifico non può fingere di essere autonomo e fuor della mischia, ma deve assumere un atteggiamento di riflessione critica. Questa posizione scomoda in un mondo dominato dallo scientismo e dalle regole ferree del conformismo, è stata sostenuta con molti saggi autorevoli di genetica evoluzionistica e di epistemologia della biologia, ma anche con scelte di vita. Più di vent'anni fa, Richard Lewontin dava testimonianza della sua coraggiosa indipendenza da un establishment scientifico troppo appiattito sulle scelte del potere politico attraverso una rottura clamorosa delle consuetudini bizantine dell'accademia, dimettendosi proprio dalla prestigiosa National Academy of Sciences degli Stati Uniti. Nel libretto pubblicato da Bollati Boringhieri, basato sui testi di alcune conversazioni radiofoniche per un pubblico vasto, viene conservato il piacevole impianto colloquiale. In questo modo la trattazione talora appare schematica e troppo in superficie, ma sono in realtà presenti tutti i temi che hanno caratterizzato le sue opere più analitiche. Lewontin sottolinea come la biologia abbia spesso svolto una funzione di mero supporto ideologico a posteriori delle scelte sociali, che vengono gabellate come determinate da fattori genetici o comunque determinati biologicamente. Esemplare di questo atteggiamento è la mitologia del gene e del DNA, che "agiscono", "determinano", "controllano", sono "egoisti" o "opportunisti". Lewontin ricorda che il DNA è una molecola inerte, capace di svolgere le sue funzioni solo nel contesto della cellula e dei suoi complessi flussi energetici informazionali e di materia. La trasformazione del gene in un feticcio (etimologicamente "un essere o oggetto inanimato, ritenuto dotato di poteri magici da certi popoli primitivi o idolatri", come ironizza Lewontin in un suo articolo) è un tentativo forte di ridurre situazioni complesse a spiegazioni semplicistiche e deterministiche. Questo diviene particolarmente fuorviante quando si vogliano trovare le "cause biologiche" delle differenze sociali, della devianza o dell'intelligenza. Il libro sostiene che è erroneo separare l'individuo dall'ambiente, poiché si tratta di realtà interagenti e reciprocamente influenzate. Fra le considerazioni critiche di Lewontin, molto interessanti sono quelle sulla divulgazione e sull'uso della metafora. Così i termini "sviluppo" e "adattamento" sono stati utilizzati per suggerire una visione scorretta dell'evoluzione, quasi che si parlasse della genesi del migliore dei mondi possibili. Il libro di Lewontin nell'edizione italiana non contiene alcuni articoli molto brillanti, originariamente apparsi sulla "New York Review of Books" (e anche nell'italiana "La Rivista dei Libri") sul Progetto Genoma Umano, ma nel complesso rimane un contributo importante anche su problemi di attualità. Nella sua vivacità espositiva, molti problemi vengono solo accennati (talvolta in modo persino un poco irritante per i biologi professionali) e alla retorica della biologia "al potere" si contrappone una speculare retorica "contro". E purtuttavia, leggere il libro di Lewontin, condividendone o meno le argomentazioni e le conclusioni, è un modo di pensare alla grande, una boccata d'aria in un mondo dominato da sensazionalismi acritici oppure da specialismi cachettici. Appare comunque fondamentale la distinzione tratta da Lewontin fra scetticismo e cinismo: il primo può condurre all'azione, mentre il secondo solo alla passività. Lewontin vuole incitare allo scetticismo costruttivo, con una evidente finalità pedagogica. Così, a pagina 16, conferma il suo scopo anche politico "di incoraggiare i lettori a non lasciare la scienza agli specialisti, a non farsi disorientare da essa, ma invece a esigere una raffinata comprensione scientifica che possa essere condivisa da tutti".

Recensioni dei clienti

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    Gianni F

    28/11/2007 20.11.12

    In questo libricino di neanche 100 pagine è concentrato tutto il Lewontin-pensiero. Il concetto è che la biologia ha creato dei dogmi che hanno negativamente influenzato la cultura, con il suo riduzionismo materialista, al cui centro c'è il gene. D'accordo. Ma affermare poi che le cause della Tbc e del mesotelioma NON sono il bacillo della Tbc e l'amianto, ma le cause ambientali, che sono aiutate dei due agenti causali descritti sopra (da pag. 39), è troppo. Il libro è letteralmente pieno di cavolate. Lewontin ha creato dei finti problemi, mai presi sul serio dai biologi, per distruggerli, ha negato persino il suo mestiere di genetista (!!!) pur di dire la sua, nel vecchio stile dei filosofi. Ha usato vere obiezioni su finti problemi, e nelle ultime due-tre pagine, c'è una incredibile quanto sospetta rivalutazione dei geni, che poveretti, c'entreranno anche qualcosa, dal momento che sono loro a renderci diversi da una muffa. Ma nelle pagine precedenti era affermato con veemenza eccessiva il contrario,affermando che i geni sono nulla senza le influenza ambientali!! E' vero che nel libro si lotta contro il razzismo e la rassegnazione creata dall'eccessivo determinismo genetico (ho il gene difettoso e allora sono malato), ma alla fine, distrutta la biologia come ideologia, ha creato lui una sua ideologia biologica... E' comunque un libro da leggere, per ridere un po'.

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