Il birraio di Preston

Andrea Camilleri

Collana: La memoria
Edizione: 22
Anno edizione: 1995
In commercio dal: 6 aprile 1995
Pagine: 248 p.
  • EAN: 9788838910982

55° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Gialli - Gialli storici

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Recensioni dei clienti

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    Niccolo'

    16/06/2018 20:47:28

    Pensavo fosse il miglior libro del maestro Camilleri......non so voi, io son rimasto deluso!!!!

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    umberto

    12/02/2017 08:01:23

    Uno spaccato di una Sicilia passata che torna prepotentemente d'attualità e, che dipinge scenari futuri, di una terra magica e complicata.Una storia caratterizzata da un'ironica verità che profuma di sicilianità -consigliato.

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    M

    01/02/2016 17:05:30

    Va bene che questo è il suo stile, ma francamente è irritante non capire metà del discorso che fa perché in dialetto.

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    Cristiano Cant

    26/03/2015 09:05:51

    Romanzo di lucida perfezione linguistica, un dosaggio narrativo divertito, attento, sapiente, e insieme intreccio storico che è specchio precisissimo di un mondo, una mentalità, un modo di essere italiano e siciliano. Storia di timori e di favori, di tuffi in un erotismo verace e di ammiccanti silenzi e sguardi che sono già un favoloso trattato sui caratteri. Capitoli debitori di un incipit altrui, ma modellati come variazioni rispettose che si incastrano nella trama simili a echi di fedeltà rinnovata. Superlativa la scena a teatro mentre scoppia l'incendio, un corale di zuffe, resse, bestemmie, toccate di culi, panico, lacrime, gente che spara in aria, furberie. Fra i romanzi cosiddetti civili e le vicende di Montalbano c'è una distanza astrale, la stessa che può darsi fra un tragitto di voci umane sempre nuove, sorprendenti, originali, e un bisbiglio un po' venuto a noia, stancante (ma.. sia chiaro, validissimo..è la mia scelta a parlare. Ce ne fossero). Strepitoso un dialogo a metà libro sulla tipologia di parlata: "Mi permette di parlare latino?" - "Cosa vuol dire scusi?" - "Significa parlare chiaro" - "E quando volete parlare oscuro?" - "Parliamo in siciliano". Meraviglioso.

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    Renzo Montagnoli

    26/10/2014 18:36:13

    Credo che se avesse potuto leggerlo Leonardo Sciascia ne sarebbe rimasto incantato, così come lo sono stato io. Intendiamoci, ed è una premessa indispensabile, Il birraio di Preston non è il solito romanzo di Camilleri, gradevole, appassionante, con la presenza magari di qualche spunto e di qualche fine civile; è invece molto di più e anche il linguaggio usato, quel siciliano italianizzato, che è una caratteristica dell'autore, è assai più comprensibile che in altre sue opere; la struttura del racconto è inoltre costituita da un alternarsi temporale, un prima, un durante e un dopo, trovata che in genere può disorientare, ma che se ben congegnata finisce con il costituire un ulteriore motivo di piacevolezza.La vicenda è tortuosa, i personaggi sono tanti, ma qui Camilleri è senz'altro riuscito a esprimere il meglio del suo talento, raccontando di un fatto accaduto ben più di un secolo fa, quando l'isola era da poco parte del Regno d'Italia e se qualche spunto è reale, attinto dall'Inchiesta parlamentare sulla Sicilia del 1876, il resto è frutto di pura fantasia creativa. Tutto ruota intorno alla decisione del prefetto toscano di Montelusa di inaugurare il teatro di Vigata con la rappresentazione di un'opera lirica, appunto Il birraio di Preston. Camilleri ci narra di questa rappresentazione operistica, dell'incendio del teatro e delle indagini successive e nel parlarci di questi fatti e di questa varia umanità finisce con il descrivere non solo la Sicilia postunitaria, ma anche l'Italia d'oggi, percorsa da interessi segreti che stanno sotto l'apparenza degli eventi, di una realtà ufficiale così dissimile dalla realtà effettiva, in un paese in cui, vigendo un sistema di potere capace di manipolare la verità, può accadere che l'onestà diventi una colpa e che invece la criminalità finisca con l'essere un merito. Tutto era così al tempo dell'incendio del teatro di Vigata, lo fu anche in seguito, lo è oggi e, ahimé, lo sarà anche domani.

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    Borromini

    06/10/2014 22:29:25

    Romanzo scritto con sapienza. Non estremamente difficile, anche se l'autore utilizza parole in dialetto siciliano. Geniale la separazione tra fabula e intreccio. Perfetto, dal punto di vista stilistico. Grande autore.

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    Tiziana

    03/06/2013 10:26:11

    Geniale, originale, spassoso, ben costruito e articolato, un racconto sui generis che non ha niente di giallesco, ma parte da un fatto di cronaca realmente accaduto, per poi volare sulle ali di una fantasia colorita, arguta e accattivante. Ancora un lavoro eccellente del poliedrico e creativissimo Camilleri

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    federica

    27/08/2012 22:09:14

    Un gioiellino, uno dei migliori romanzi "civili" (non con Montalbano)di Camilleri, che ritengo sempre più un punto di riferimento della nostra letteratura contemporanea.

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    ciccio

    01/02/2012 20:45:12

    Non avevo mai letto nulla di Camilleri prima ed è stata una lieta sorpresa. Non sempre scorrevole ma comunque nel complesso di facile lettura e con dei momenti davver esileranti.

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    Anna

    18/11/2009 18:19:24

    Sono un po' perplessa. Non è certamente il migliore e, dopo poche pagine, annoia, ci si perde, diventa faticoso. Bisogna però sottolineare che il progetto non è malvagio e piuttosto ambizioso

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    Elisa

    20/06/2009 09:08:31

    Sinceramente, non credo che sia il miglior romanzo di Camilleri. Al solito, è scorrevolissimo, intelligente, molto ironico, una piega sconosciuta della storia siciliana. Eppure non mi ha colpito più di tanto, come invece avevano fatto altri romanzi, come "Un filo di fumo" e "la presa di Macallè".

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    Jules

    15/09/2007 15:27:05

    Come un puro divertissment può diventare un capolavoro? Semplice, facendolo scrivere al Maestro Camilleri che lontano da Montalbano sprigiona un genio comico senza pari, un amore per la scrittura e la lingua italiana quasi commovente, con il frammentarsi delle storie e della narrazione nelle decine di dialetti parlati dai personaggi (oltre al siciliano, toscano, romano, veneto, piemontese). Al soggetto non conviene perdere tempo per studiarlo, tanto è tutto una burla; l'importante è sedersi comodi e lasciarsi condurre.

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    lhl

    05/03/2007 09:29:43

    uno dei migliori scritti di camilleri. ai limiti del traducibile, di una ironia sottile e senza pari; geniale nel dipingere venti quadri (capitoli) paralleli di eventi contestuali, legati fra di loro dal comune denominatore di una rappresentazione lirica, pretesto politico per imporre la propria figura ed il proprio credo su quello degli altri. un po' troppi personaggi, un po' troppi eventi, cosicchè a volte risulta arduo seguire il filo delle vicende.

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    marzanati fiorenzo

    05/02/2007 10:05:28

    assolutamente unico e grande. Mi chiedo perche' il maestro abbia trovato gloria solo cosi' tardi.

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    Sergio Martinatto (Piemonte)

    23/12/2006 19:27:22

    Il più grande libro di Camilleri. Trama intrigante e ricca di trovate geniali che solo un profondo conoscitore degli uomini e della terra "amurusa" di Sicilia com'è Andrea, poteva trascrivere su pagine bianche. Personaggi come al solito ben centrati e caratteristici ma, come in tutti i libri di Camilleri, mai ridotti a "macchietta". Vicenda trasversale che lascia piena libertà al lettore (una volta capito l'arcano della non sistematicità dei vari capitoli). Lo ritengo il vertice della "summa" letteraria camilleriana. Un capolavoro che pone l'autore ad un livello di primissimo piano nella storia della letteratura italiana dell'ultimo quarto di secolo, al pari di grandi come Sgorlon, Arpino, Baricco, Eco, Levi, Sciascia, Avoledo e tanti altri. Grazie Camilleri. Un saluto e un augurio di vero cuore.

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    Giacomo

    20/11/2006 17:16:26

    Premettendo che adoro il maestro Camilleri, mi avevano detto talmente bene di questo libro che inevitabilmente ne sono rimasto un tantino deluso. Ci ho messo un pò per entrare nella logica di questo libro 'patchwork' e non sono riuscito a godermelo.

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    Michela

    20/07/2006 22:59:55

    Non mi ha entusiasmato. Ho fatto fatica a leggerlo e a volte l'ho trovato confusionario. Ammetto che ho rimpianto Salvo Montalbano...

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    Fulkiegaard

    19/07/2006 01:15:14

    Molto carina la narrazione ma a volte si rall4enta tremendamente...sembra proprio che questo libro sia un ciottolo del lastricato dellA VIA principale di Vigàta che tutti a visto passare ma nessuno fermarsi

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    Arianna

    06/06/2006 13:23:40

    Questo libro è un vero "scialo"!! Ti ritrovi a divorare ogni parola perchè non puoi fare a meno di lasciarti trasportare da quelle vicende (sapientemente/casualmente mescolate) piene a tal punto di ironia, sensualità e pura essenza di Sicilia che hai la precisa consapevolezza che quello che stai stringendo tra i pugni non è solo carta e inchiostro, ma tutto un mondo...

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    angela

    19/05/2006 15:17:26

    ho letto il libro molti anni fa, dopo avere esaurito i montalbano disponibili fino ad allora. ho cominciato di malavoglia perchè pensavo che senza il commissario non ci fosse mordente: mi sono dovuta immediatamente ricredere e ho poi letto tutto il resto. 'il birraio di preston' è un libro intelligente e spassosissimo, andrea camilleri è davvero un grandissimo scrittore.

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scheda di Roat, F., L'Indice 1996, n. 1

Seguendo l'ormai palese intento programmatico di voler ancorare il proprio realismo onirico alle fondamenta dei dati storici, anche l'ultima cronaca romanzesca ordita da Camilleri - alla pari del racconto "La stagione della caccia" e del saggio "La bolla di componenda" - trae spunto dalla nota inchiesta parlamentare sulle condizioni sociali ed economiche della Sicilia, condotta negli anni 1875-76. L'occasione narrativa si basa quindi su un fatto realmente accaduto, ossia la serie di incidenti e tumulti conseguente alla decisione da parte del prefetto di Caltanissetta dell'epoca (d'origine toscana) d'inaugurare il nuovo teatro con l'opera lirica "Il birraio di Preston*, scialbo melodramma inviso ai siciliani forse ancor più di quel rappresentante governativo "forestiero". Ma, prese le mosse da quei clamori ottocenteschi peraltro davvero teatrali, nel prosieguo il romanzo decolla dalle sue basi storiche per impennarsi nei più liberi spazi dell'invenzione narrativa, assumendo quasi i registri della commedia in prosa (godibilissimi i dialoghi all'insegna dei neologismi più audaci, giocati sul recupero di una vernacolarità espressionistica, gradevolissima la comicità di motti, lazzi, voci di popolo che fan da bordone al recitativo dei protagonisti), anzi del libretto d'opera buffa, venata tuttavia di tragedia, poiché ai brani più ilari - intorno a corna e amori galeotti - si alternano capitoli drammatici sull'intreccio tra politici e mafiosi, e pagine inquietanti su terroristi, attentati, lettere delatorie e omertà. In quest'ottica, "Il birraio" si può leggere quale impietosa farsa amara, con cui Camilleri castigat ridendo mores, stigmatizzando i modi d'essere esecrabili d'una Sicilia non certo solo di ieri.