Blue & Lonesome - CD Audio di Rolling Stones

Blue & Lonesome

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Artisti: Rolling Stones
Supporto: CD Audio
Numero supporti: 1
Etichetta: Polydor
  • EAN: 0602557238389
Registrato in soli 3 giorni a Londra, “Blue & Lonesome” riporta la band alle sue origini e alla passione per la musica blues, musica che è sempre stata il cuore e l’anima dei Rolling Stones.
Il disco è stato registrato in soli 3 giorni al British Grove Studios a West London, a un tiro di schioppo traRichmond e Eel Pie Island, dove gli Stones hanno iniziato come una giovane blues band suonando nei pub e nei club.
Il loro approccio al disco è stato quello di volere un album spontaneo che suonasse come un live in studio, senza sovraincisioni.
La band Mick Jagger (vocals & harp), Keith Richards (guitar), Charlie Watts (drums), and Ronnie Wood (guitar) ha raccolto accanto a se musicisti che hanno suonato per molto tempo in tour con loro come Darryl Jones (bass), Chuck Leavell (keyboards) and Matt Clifford (keyboards) e in due delle 12 tracce il Vecchio amico Eric Clapton, che era nello studio accanto a registrar il suo album.
“Blue & Lonesome” vede i Rolling Stones omaggiare i loro esordi da blues band quando suonavano Jimmy Reed, Willie Dixon, Eddie Taylor, Little Walter e Howlin’ Wolf, artisti la cui musica è presente in questo album.
Don Was, coproduttore del disco “Blue & Lonesome” ha commentato: “Questo disco è un testamento manifesto della purezza del loro amore verso il fare musica, e il blues è, per gli Stones, la sorgente di tutto quello che fanno”.
Disco 1
1
Just Your Fool
2
Commit A Crime
3
Blue And Lonesome
4
All Of Your Love
5
I Gotta Go
6
Everybody Knows About My Good Thing
7
Ride 'Em On Down
8
Hate To See You Go
9
Hoo Doo Blues
10
Little Rain
11
Just Like I Treat You
12
I Can'T Quit You Baby
4,75
di 5
Totale 4
5
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    N.B.

    07/04/2019 17:13:32

    Registrato in soli 3 giorni a Londra, “Blue & Lonesome” riporta la band alle sue origini e alla passione per la musica blues, musica che è sempre stata il cuore e l’anima dei Rolling Stones. Il disco è stato registrato in soli 3 giorni al British Grove Studios a West London, a un tiro di schioppo traRichmond e Eel Pie Island, dove gli Stones hanno iniziato come una giovane blues band suonando nei pub e nei club. Il loro approccio al disco è stato quello di volere un album spontaneo che suonasse come un live in studio, senza sovraincisioni. La band Mick Jagger (vocals & harp), Keith Richards (guitar), Charlie Watts (drums), and Ronnie Wood (guitar) ha raccolto accanto a se musicisti che hanno suonato per molto tempo in tour con loro come Darryl Jones (bass), Chuck Leavell (keyboards) and Matt Clifford (keyboards) e in due delle 12 tracce il Vecchio amico Eric Clapton, che era nello studio accanto a registrar il suo album. “Blue & Lonesome” vede i Rolling Stones omaggiare i loro esordi da blues band quando suonavano Jimmy Reed, Willie Dixon, Eddie Taylor, Little Walter e Howlin’ Wolf, artisti la cui musica è presente in questo album. Don Was, coproduttore del disco “Blue & Lonesome” ha commentato: “Questo disco è un testamento manifesto della purezza del loro amore verso il fare musica, e il blues è, per gli Stones, la sorgente di tutto quello che fanno”.

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    Angelo

    11/03/2019 18:17:14

    Per i Rolling Stones, nonostante quello che possa sembrare, il blues è sempre stato un marchio di fabbrica. Chi volesse andare a riascoltarsi tutti gli album, a cominciare dal loro lontano debutto, si accorgerà come il blues sia stata la spina dorsale della loro musica, più o meno apertamente, agli inizi in modo chiaro, negli anni a seguire in modo sommerso, ma sempre presente. "Blue & Lonesome" quindi potrebbe non aggiungere niente a questo percorso, se non per il fatto che questo ritorno alle origini ha sapore diverso dalle ultime uscite, poiché si tratta di una dichiarazione d'amore che i Rolling Stones vogliono testimoniare per il genere. Un amore che si dipana attraverso una serie di cover di altrettanti musicisti blues, nella testa e nel cuore di Jagger & co. Un album che fa bene alla salute. Consigliato

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    Colantius

    19/09/2018 09:41:59

    Questo album rappresenta per gli Stones quello che From The Cradle ha rappresentato per Eric Clapton: un ritorno alle radici, quelle vere e vive del blues da cui tutto muove e cresce. Molto interessanti gli arrangiamenti, un gran bel disco impreziosito da collaborazioni illustri: gli Stones sono ancora i vecchi leoni di sempre e qui tornano alle fonti più pure della loro ispirazione.

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    Armando

    10/06/2018 01:20:27

    Album "MONUMENTALE" e fondamentale nella storia musicale degli Stones. Album fatto dì cover impregnato di Blues dove loro sono maestri indiscussi. Album eseguito in modo impeccabile registrato in appena 3 giorni. Una chicca su tutte l’inserimento in 2 canzoni di niente popò di meno di mister “GOD” mano lenta, uomo del blues ‘’Eric Clapton’’ e qui ho detto tutto.

Vedi tutte le 4 recensioni cliente

La cosa sorprendente è il suono, perchè sapevamo che i rolling stones sono diventati capaci (in quanto creatori della storia del rock), di viaggiare nel tempo, andando avanti e indietro, per reinterpretare diverse versioni di sè, ma che fossero diventati capaci di controllare anche la materia e portarsi dietro anche il suono, questo no, non lo sapevamo.


Blue & Lonesome è l’album del ritorno alle origini, l’omaggio degli Stones alle propria radici, a quegli anni 1962-1963 in cui Keith Richards, Mick Jagger e Brian Jones vivevano insieme in un appartamento incasinato di Edith Grove, Chelsea, pieno di bottiglie vuote e dischi di Willie Dixon, Little Walter, Howlin’ Wolf ed Eddie Taylor, oltre naturalmente al 45 giri di Rollin’ Stone di Muddy Waters, quello che Brian Jones ha preso in mano al volo, quando un promoter al telefono gli ha chiesto il nome della band e ha risposto: «I Rolling Stones».
Sono anche gli anni di Richmond ed Eel Pie Island, due punti qualsiasi sulla mappa del sud di Londra, che diventano coordinate del mito grazie al Club Crawdaddy (dove hanno esordito prima loro e poi gli Yardbirds) e a quella isoletta sul Tamigi trasformata nel paradiso perduto della prima generazione rock in cui gli Stones fanno tredici concerti nel 1963.


Il viaggio nel tempo fino a una lontana versione di sè che dimostra di essere sempre presente è stato costruito nei minimi dettagli: gli Stones sono andati nei British Grove Studios costruiti da Mark Knopfler come “monumento al passato e al futuro della tecnologia”, hanno chiamato il produttore Don Was ed Eric Clapton, che stava registrando I Still Do nella sala a fianco, e in tre giorni hanno registrato 45 minuti di purismo blues scegliendo 12 di quelle canzoni sparse sul pavimento di Edith Grove oltre 50 anni fa. Il suono, si diceva, è la cosa più sorprendente. Sembra arrivare da un’altra epoca eppure è incredibilmente presente, sfacciatamente inesorabile, come se non ci fosse nient’altro di così importante nella musica di oggi. La voce impeccabile e potente di un Mick Jagger francamente irreale, l’attacco combinato rullata-riff di Charlie Watts e Keith Richards in Commit a Crime di Howlin’ Wolf, gli assoli di armonica di All of Your Love, il tocco sinuoso e poi graffiante di Ron Wood in Ride ‘Em On Down di Eddie Taylor, l’entrata maestosa di Clapton con una nota sola riconoscibile all’infinito in Everybody Knows About My Good Thing di Little Johnny Taylor. Questo disco è allo stesso tempo un prodotto della tecnica e dell’istinto; Keith ha sempre detto che il “rock” non può prescindere dal “roll”, il suo elemento nero, sennò diventa una marcetta. Per questo gli Stones mettono in mostra la loro spaventosa conoscenza di tutti gli elementi e di ogni variazione della frequenza del blues (dall’elettrico- scintillante di Chicago al caldo-sporco del Sud) e lo ricostruiscono inserendo un elemento che è solo loro: la capacità di trascendere i confini sociali e culturali in cui questa musica è nata e renderli universali, chiudendo il cerchio e riconnettendoci a distanza di decenni e in un contesto totalmente diverso a quel ritmo primigenio e viscerale. Gli Stones hanno tolto al blues il dolore, la povertà e l’emarginazione che erano l’origine di quella musica, e l’hanno trasformato in uno strumento di affermazione di sè, nella celebrazione di una vita canaglia, spregiudicata e affascinante, la colonna sonora di quel mondo pieno di donne e sfrenatezza, in cui ci si drogava per vanità e non per disperazione, quel mondo che loro stessi hanno costruito intorno alla propria personalità. Muhammad Ali diceva: «I bianchi non po- tranno mai capire il blues, le loro donne non li abbandonano perchè sono poveri».


Gli Stones non solo hanno capito il blues, ma l’hanno piegato alla propria volontà, trasformandolo nel suono con cui celebrano sè stessi. E con questo disco ci dicono una cosa, in fondo molto semplice: la gioventù è stata un periodo intenso per tutti, ma forse per loro lo è stato di più.

Voto 5/5

Recensione di Michele Primi

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