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Gianrico Carofiglio

Editore: Rizzoli
Collana: Scala italiani
Anno edizione: 2013
Pagine: 315 p. , Rilegato
  • EAN: 9788817068581


"Ti torna in mente una frase letta anni fa: non guardate indietro, ci siete già stati. Allora ti era parsa uno spunto arguto. Magari un po' new age, ma arguto. Adesso ti chiedi se poi è vero che ci siamo già stati. Non sei così sicuro, non lo sai bene cosa c'è da quelle parti."

Sta mutando la scrittura di Carofiglio. Nel cambiare editore di riferimento, passando da Sellerio a Rizzoli, lentamente si è trasformata anche la narrazione, portata verso una direzione differente dall'evolversi delle storie. Da tempo Carofiglio non è più un giallista puro, forse non lo è mai stato. La sua passione per la parola e la lingua ci è chiara ed è stata confermata ufficialmente con La manomissione delle parole, libro sul linguaggio creato in un gioco di rinterzo.
La centralità della psicologia umana, l'attenzione verso la società è evidente sin dai primi romanzi che pescano ampiamente nel vissuto contemporaneo i temi centrali.
La politica, il potere, la violenza, la criminalità, la giustizia sono sempre presenti nella sua opera e continuano a esserlo ancora oggi. Ma sembrano assumere più spazio anche altri aspetti meno collettivi e più individuali: nostalgia, rimpianto, memoria.
Un flash improvviso, il passato che ritorna, la memoria, appunto, che dopo lungo sopire si ripropone dura, impossibile da scacciare: è ciò che accade a Enrico Vallesi, scrittore.
Un treno lo riporta a casa, da Firenze, dove vive da anni, a Bari, dove è cresciuto, dove ha frequentato le scuole, dove ha lasciato vecchi amori, amici che hanno percorso strade molto diverse dalle sue, un fratello che non sente quasi mai, non vede da tre anni e non vuole disturbare.
Tornare a casa vuol dire ritrovare quegli anni che per tutti sono i più importanti della vita: l'adolescenza, la formazione della nostra personalità. Rivedere quel passato con gli occhi adulti può riservare piacevoli, ma anche spiacevoli sorprese. E può far riflettere su ciò che non si è, ciò che non si vuole. Un pensiero pericoloso.
È un libro di confine, un romanzo su quei limiti che per alcuni sono invalicabili e che altri superano, lanciandosi oltre il bordo vertiginoso delle cose (la citazione è da un verso di Robert Browning a noi preme soltanto il bordo vertiginoso delle cose). La maggior parte di noi cammina su quel bordo cercando un equilibrio difficile e precario: guardando indietro possiamo scivolare o addirittura precipitare.

A cura di Wuz.it

Recensioni dei clienti

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    Ivano

    13/10/2016 17.02.26

    Bello... Non so cosa ci sia di particolare in questo libro, ma ne sono rimasto affascinato. Non innovativo eppure nuovo, non imprevedibile eppure capace di stupirti. Non leggetelo pensando di trovare un qualcosa in particolare. Per una volta, sgombrate la mente. Leggetelo con leggerezza, senza però sottovalutarlo. Vi troverete davanti una storia. Cruda, realistica, verosimile, significativa, capace di farvi riflettere. O forse no, quello sta a voi. Ma rimane una bella storia, che merita di essere letta.

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    Tinama

    19/01/2016 11.04.45

    Non è il Carofiglio degli esordi ma si legge con piacere. E, a tratti, si riflette anche. " Fare filosofia-cioè pensare- è imparare a fare e a farsi domande. Significa non avere paura delle idee nuove. Significa non fermarsi alle apparenze. Significa essere capaci di dir di no a chi vorrebbe imporci il suo modo di pensare e di vedere il mondo. Cioè a chi vorrebbe pensare per noi."

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    dani70

    25/12/2015 17.33.21

    E' il primo libro di Carofiglio che leggo, e mi è piaciuto. Volevo dare il massimo dei voti, ma nel finale si è perso...o forse lo immaginavo io diverso e mi ero già affezionata al "mio" finale.

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    Larissa

    14/10/2015 15.37.03

    È un bel libro, se lo prendiamo per quello che è, senza fare paragoni. È scritto bene, è morbido ma anche indelicato, dove serve. Certo è che io il paragone non riesco a non farlo perché Carofiglio (che io adoro) ha comunque all'attivo un sacco di altri libri ed il confronto, per me, è inevitabile. Fatto sta che ad un certo punto a me è sembrato che Enrico fosse Guerrieri. Stesse idee politiche, stessi sport, stesse malinconie. Le poesie, i poster, anche alcune canzoni e citazioni. Sembrava di stare dentro a Guerrieri. Qui, però, c'è Enrico. Che non fa l'avvocato, che ha un'altra storia da raccontare. Carofiglio si salva, sempre. Perché è autentico e leggero nella sua pesantezza esistenziale. Però i suoi personaggi finiscono per somigliarsi tutti. Con il rischio che alla fine ti chiedi cosa stai leggendo.

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    chiara

    26/09/2014 18.50.10

    Mi è piaciuto fin dall'inizio per lo stile e l'approccio narrativo. A tratti sicuramente un po' lento, ma nell'insieme un bel libro, da consigliare

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    ALAIN

    24/09/2014 16.28.37

    libro senza infamia ne lode molto scorrevole ma non ho capito il finale sembra che ad un certo punto lo scrittore abbia deciso di smettere di scrivere di punto in bianco!! ho preferito di gran lunga i libri di Carofiglio che raccontano le avventure di Guerrieri!!

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    Alessia

    09/09/2014 07.05.36

    A tratti ironico, a tratti coinvolgente ma anche troppo nostalgico.....ho letto di meglio!!!

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    Siria

    25/08/2014 20.42.39

    Gli opposti partono da molto lontano su due vie paralelle e poi forse si ricongiungeranno: gioventù ed età matura, odio e amore, morte e vita. Il miglior libro di carofiglio fra quelli che ho letto.

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    GIOVANNI

    25/08/2014 11.54.00

    Celeste e Salvatore, amore e odio, la gioventù e l'età adulta, la malinconia per le occasioni mancate, le delusioni e gli alibi della vita adulta, una storia che parte su due binari paralleli che forse alla fine si ricongiungeranno. Bellissimo.

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    archipic

    14/07/2014 17.32.53

    Come sempre Carofiglio scrive molto bene, la storia, seppur non inedita, si fa seguire con piacere ed i personaggi sono tutti interessanti e ben delineati. Il finale un po improvviso e alcune lungaggini didascaliche non consentono di valutarlo in modo troppo positivo. Nel complesso un buon libro che avrebbe, però, essere potuto migliore.

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    tom

    19/06/2014 11.32.33

    Chissà se il titolo è un omaggio al poeta inglese o allo scrittore Graham Green che aveva assunto come "motto" questo verso di Browning. Comunque in questo libro il protagonista Enrico(ma non solo lui) è in bilico sul "bordo vertiginoso" che si trova tra bene e male, maturità e immaturità, coraggio e vigliaccheria, violenza e saggezza, amicizia e rivalità, rimpianto e rimorso,successo e fallimento...Sebbene l'idea sia piuttosto banale(il ns che torna nei luoghi natìi e si ritrova a fare i conti col passato) all'inizio il libro mi aveva molto preso: i ricordi dei tempi della scuola, dei primi amori e turbamenti, la passione per la musica, il sogno di fare lo scrittore, le lezioni di filosofia della supplente...felice anche la scelta della 2° persona singolare che evidenzia la scissione del protagonista.Il romanzo xò non si sviluppa pienamente soprattutto sul piano del presente e nell'analisi psicologica dei personaggi, e il finale più che aperto sembra un po' "troncato"

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    giorgio g

    04/06/2014 09.45.11

    Più che da un verso di Richard Browning, l'ultima opera di Carofiglio avrebbe potuto prendere un titolo come "Melanconie di un cinquantenne fallito in cerca della propria giovinezza". E infatti vediamo il protagonista aggirarsi per Bari, teatro della maggior parte dei suoi lavori, alla ricerca di persone e luoghi delle sua ahimè lontana gioventù. La storia, con continui salti tra passato e presente - che sembra sia divenuto il leitmotiv di tanta narrativa contemporanea - è spesso intervallata da divagazioni pseudo-filosofiche che non hanno altra giustificazione che non quella di sfoggiare la cultura dell'autore. Qualche personaggio azzeccato come Celeste, la supplente di filosofia di cui il protagonista si era segretamente innamorato. In conclusione, un'opera che si colloca senz'altro al disopra dei deludenti "Né qui né altrove" e "Il silenzio dell'onda" ma che non ci ha soddisfatto come "Le perfezioni provvisorie".

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    Annarita

    02/06/2014 00.24.40

    Non una storia particolare bensì il racconto asciutto e allo stesso tempo emozionante di un viaggio inatteso compiuto dal protagonista verso la città delle sue origini e indietro nel tempo della propria vita. Enrico Vallesi alterna il ricordo dei giorni oscuri e complicati della sua adolescenza alla maturazione della scelta di affrontare realmente la verità della sua esistenza, le conseguenze delle sue paure e soprattutto delle sue rinunce. Una notizia sul giornale porta la consapevolezza del fallimento delle sue scelte. I genitori e il fratello "persi", l'amore mancato e poi sempre evitato, la vita idealizzata e non realizzata. La paura e la coscienza di essere sul bordo vertiginoso delle cose!! E' la morte del compagno di classe, all'epoca già adulto e "arrivato", e per questo scelto come guida, a far precipitare tutto e ad imporre la realtà. Enrico Vallesi deve tornare a casa. Niente più storie. Non serve più raccontare. E se finiscono le storie, finiscono le sue risorse e non resta che affrontare il dolore. Rinunciando anche all'anestesia, ad esempio quella che in passato si era procurato attraverso la scelta di formarsi alla violenza. Vallesi non si può più nascondere dietro la personalità di altri. Ora il bordo delle cose è diventato veramente "vertiginoso" ? e perciò molto attraente!

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    Massimo F.

    26/05/2014 11.59.28

    Carofiglio abbandona il suo filone penal-tribunalizio (che per me resta ai vertici della narrativa del genere di questi ultimi anni), per avventurarsi in un terreno più intimistico e di riflessione. Il check-up interiore di un cinquantenne in crisi di identità che prova a cercare risposte nel suo passato adolescenziale, in bilico tra ricordi, rimpianti, nostalgie: un continuo passare da "quel che è stato e non me ne sono accorto", a "quel che poteva essere e non è stato". Amicizia, famiglia, scuola, passioni politiche e amorose, timori e speranze: situazioni ben costruite, ma purtroppo solo delineate con mano leggera e mai realmente approfondite. Scritto comunque benissimo e ancora meglio ambientato (la sua Bari): non un capolavoro, ma da leggere.

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    Francesco dF

    12/04/2014 10.23.30

    Piatto e scontato. La trama e' banale e noiosa; i continui sprofondamenti nei ricordi di gioventù e le simmetriche astrazioni dal presente risultano artificiali, ripetitivi.

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    chiara

    14/03/2014 12.42.02

    noioso... piatto... banale... si parla tanto male dei vari Fabio Volo e Federico Moccia ma non mi pare che in questo romanzo Carofiglio sia poi tanto meglio e dal punto di vista narrativo - uomo che torna nel suo paese d'origine e ritorna al suo passato (la scuola) - né dal punto di vista della scrittura - i dialoghi ambientati nella classe sono piuttosto "elementari" e semplicistici: uno sciorinare di informazioni filosofiche che si trovano in qualsiasi libro scolastico. Personaggi piatti, banali e senza nessuna profondità: Enrico giovane intellettuale, Salvatore "l'amico" cattivo che percorre una brutta strada, Celeste la bella insegnante di cui Enrico, guarda caso, si invaghisce, l'amica gay Tutto troppo stereotipato!!!! Ma perché scrivere un libro così????

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    elisabetta olimpi

    27/02/2014 19.44.40

    Non mi ha entusiasmato. Carofiglio mi aveva abituato meglio. stavolta non è fluido, ha momenti di stanca, con momenti leziosi, pedanti. Su stile e scrittura nulla da dire. In assoluto lo consiglio. Lo consiglio un po' meno a chi s'è fatto la bocca buona con i precedenti libri

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    Valentina

    26/02/2014 11.40.04

    Il personaggio salta dal presente al passato e descrive un protagonista che torna al Paese di nascita e rievoca i ricordi del suo periodo di scuola superiore e del primo amore adolescenziale. Molto leggero e scorrevole ma non mi ha entusiasmato più di tanto!

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    Aldo

    17/02/2014 09.00.36

    Da Carofiglio mi aspettavo sinceramente di più, dopo i brillanti libri che narrano dell'avvocato Guerreri. Non che il libro non sia leggibile, tutt'altro! La prosa è piacevole, una scrittura leggera e scorrevole è la cosa migliore del romanzo. Però la trama è troppo evanescente, a tratti anche scontata, nel suo continuo alternarsi tra presente e passato. In sostanza un autore da rileggere in futuro per vedere se riesce a ritornare ai fasti degli esordi.

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    paola

    16/02/2014 11.38.09

    Libro scritto bene ma in alcuni punti un po' noioso e lento. Belle le descrzioni ambientali e dei personaggi

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