Il borghese. La mia vita e i miei incontri da cronista spettinato - Vittorio Feltri - copertina

Il borghese. La mia vita e i miei incontri da cronista spettinato

Vittorio Feltri

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Editore: Mondadori
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 18 settembre 2018
Pagine: 108 p., Rilegato
  • EAN: 9788804705321

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Il borghese. La mia vita e i miei incontri da cronista spett...

Vittorio Feltri

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Senza voler essere una vera e propria autobiografia, Il borghese è un piccolo cammeo, impreziosito da quello stile diretto e implacabile, sempre in bilico tra cinismo e ironia, che ha reso inconfondibile ogni riga uscita dalla penna di Vittorio Feltri.

«Come sono finito a dirigere giornali? So qual è stato il primo passo: consegnare il buon latte fresco direttamente a casa. Il successo è una strada a senso unico. Tutta in salita.»

Chi l'avrebbe mai detto, alla fine degli anni Cinquanta, che quell'adolescente taciturno e magro come un chiodo, abituato a rintanarsi in biblioteca dopo aver sgobbato tutto il giorno per dare una mano alla famiglia, sarebbe diventato firma di punta dei più prestigiosi quotidiani nazionali, arrivando persino a dirigerne alcuni? Probabilmente nessuno, e forse nemmeno lui, che pure non ha mai smesso di inseguire con passione, tenacia e un pizzico d'incoscienza il sogno di entrare nel mondo della carta stampata, un mondo che fin da piccolo, quando riusciva a malapena a compitare qualche parola, lo aveva incuriosito. Dagli esordi, giovanissimo, all'«Eco di Bergamo», dove si occupava di cinema, sport e cronaca, alla fondazione di «Libero», la creatura che ha fortemente voluto a dispetto dello scetticismo saccente di molti colleghi, Vittorio Feltri ha attraversato oltre cinquant'anni di storia italiana, sempre commentandone gli snodi cruciali dal suo punto di vista di cronista scapigliato, originalissimo e irriverente. Quella che qui racconta è una vita costellata di innumerevoli soddisfazioni professionali ma anche di memorabili incontri con grandi nomi del giornalismo e protagonisti del panorama politico, di ciascuno dei quali ricorda pregi e difetti, schizzandone ritratti ricchi di aneddoti gustosi. Le incursioni di Oriana Fallaci, «dea e tiranna» capace di mettere a soqquadro la redazione di via Solferino, le bizzarre esibizioni canore di Eugenio Montale («era come un usignolo, se aveva voglia di cantare se ne infischiava di tutto e tutti»), le passioni culinarie di Enzo Biagi («mangiava come un assassino di pasta asciutta») o di Amintore Fanfani («cucinava meglio di uno chef stellato») vengono descritte con il tono familiare di una chiacchierata fra amici. Ma poiché, come sostiene il direttore, chi possiede personalità di solito ce l'ha pessima, non sono mancati i rapporti burrascosi: con Indro Montanelli, per esempio, o con Giorgio Bocca, che al momento della morte salutò, lasciando trapelare un po' di malinconia, come «il mio miglior nemico». Senza voler essere una vera e propria autobiografia, Il borghese è un piccolo cammeo, impreziosito da quello stile diretto e implacabile, sempre in bilico tra cinismo e ironia, che ha reso inconfondibile ogni riga uscita dalla penna di Vittorio Feltri.
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    Anto

    22/09/2019 12:10:56

    Un libro piacevole ricco di simpatici episodi direttamente raccontati da uno dei giornalisti italiani migliori di sempre

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    jasmine gianoli

    09/09/2019 18:05:46

    “Un libro che è un po’ autobiografia, un po’ manuale di scrittura, un po’ storia del giornalismo italiano” Così viene definito il libro “Il Borghese” nella rivista “Grazia”. Vittorio Feltri decide infatti di far rivivere al lettore i momenti cruciali della sua vita ponendo sotto la luce dei riflettori il Lavoro e la sua carriera. Inizia a lavorare a 12 anni come fattorino del bar/latteria di famiglia che precedentemente veniva portato avanti solo dalla madre vedova. Ma cosa ha portato un bambino a fare di sé il capostipite del giornalismo italiano? I punti fondamentali della sua vita sono sempre stati il lavoro e il denaro, non sopportava l’idea di trovarsi con le tasche vuote infatti scrive “detestavo la miseria e mi ero messo in testa di diventare autonomo”. Innanzitutto cita sua zia Tina, colei che coltiverà lo spirito da giornalista e cronista che lo caratterizza. L'autore poi, decide di soffermarsi sul personaggio di monsignor Angelo Meli, detto “il pretino”, che lo ha istruito nella biblioteca di Bergamo, sua città natale. Successivamente torna sulle orme della sua esperienza professionale parlando dei suoi maestri e sostenitori come Oriana Fallaci, Eugenio Montale, Enzo Biagi e dei suoi nemici di penna come Giorgio Bocca. Di tutti ne fa trasparire il carattere, lo stile di vita, il ruolo che coprono nella società e il rapporto che ha con loro e li coinvolge in alcuni aneddoti gustosi e divertenti utilizzando la sua ironia e schiettezza, quest'ultima caratterizza lo stile del libro e rende ogni singola frase chiara e incisiva.Infine tra gli episodi esilaranti e peccaminosi durante le ore di lavoro e i ritratti dei politici da lui conosciuti, possiamo trovare il lato tenero del protagonista; un uomo che mette il suo cuore a nudo davanti al lettore, che nonostante la fissazione per il lavoro, la morte del padre e della prima moglie con cui condivideva due gemelle è riuscito a trovare un’altra donna con la quale affermare la sua vita sentimentale e professionale.

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    Tommaso Saverio Garpi

    09/09/2019 15:51:32

    Un libro che tutti gli aspiranti giornalisti dovrebbero leggere. Perché Vittorio Feltri raccontando se stesso racconta i tratti fondamentali che definiscono il mestiere: l’ambizione, che lo porta in più occasioni a scommettere sulle sue qualità senza vivacchiare e cercando di mettersi in mostra; la volontà, perché l’unico modo per prendere il posto di qualcuno più titolato è rendersi disponibili a sostituirlo quando serve; e un pizzico di fortuna da domare, perché spesso il cronista deve poter essere al posto giusto nel momento giusto, ma poi deve metterci del suo. Al tempo stesso, un libro che tutti gli aspiranti giornalisti del XXI secolo dovrebbero accuratamente evitare. Perché Vittorio Feltri racconta, con il suo consueto approccio elegantemente demodé (un po’ come le sue giacche) un mestiere che ormai non esiste più per come l’ha conosciuto lui. Leggere degli avanzamenti di carriera, e delle moltiplicazioni di stipendio, per il solo fatto di essere brillanti e disponibili alla gavetta, può indispettire tutti quelli che la gavetta, con qualità, se la fanno da anni un passo dentro e un passo fuori le redazioni a 5 euro al pezzo e senza spiragli di avanzamento; e d’altro lato può illudere tanti giovanissimi che il mondo del giornalismo sia esente dalle derive del sistema di casta e funzioni ancora secondo il principio del merito.

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    iperteo

    09/09/2019 09:31:14

    Lo storytelling lasciamolo a Gramellini. Ma non vi è dubbio che in questa piacevole autobiografia professionale e personale Vittorio Feltri cerchi prima di tutto una riabilitazione, lui giornalista di grande fama ma di limitata considerazione negli ambienti diciamo così “intellettuali”. Una riabilitazione affidata da una parte all’intimità con colleghi e uomini politici di primissimo piano; e dall’altra da un percorso da self-made man non privo di dolorosi passaggi personali. Nel rosario di Feltri ci sono grandi penne come Ferruccio de Bortoli, Gian Antonio Stella, Enzo Biagi, Indro Montanelli (un passe-partout universale ormai), Giorgio Bocca e il compianto Walter Tobagi. E ancora i grandi uomini di potere dell’Italia a cavallo tra XX e XXI secolo, da Giulio Andreotti a Bettino Craxi, per arrivare al Cavaliere, tutti trattati con un’indulgenza forse eccessiva. Ne esce fuori una galleria piena di humor britannico di grandi personaggi, che Feltri descrive con gli stessi occhiali cinici con cui guarda il mondo. Bellissimo il ritratto della “matta”, Oriana Fallaci, spigolosa e generosa, dea e tiranna capricciosa, fumatrice nevrotica, amante delle discussioni, che incontentabile teneva in scacco una intera redazione per correggere ossessivamente le bozze a caccia di un errore di punteggiatura. Accanto a questi “dietro le quinte”, Feltri racconta con orgoglio la sua parabola professionale, frutto di capacità, incoscienza, voglia di arrivare e grande disponibilità alla fatica. I lavoretti da ragazzino per sbarcare il lunario (ma, sostiene lui, il corso da vetrinista gli ha insegnato a fare i titoli giusti per attirare i lettori), le prime esperienze da cronista, scandite da eclatanti fatti di cronaca nell’Italia della Prima Repubblica, le gimkane tra le redazioni, guidate da un indubbio fiuto per gli affari. Non so se alla fine questo memoir lo riabiliti. Di sicuro lo rende meno algido e più umano.

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    Asiotta

    09/09/2019 08:46:10

    L’irresistibile ascesa di Vittorio Feltri nel giornalismo italiano ha una poco incoraggiante origine: il sospetto dichiarato del suo direttore Nino Nutrizio che fosse un cretino.Ma quel presunto cretino, oltre che cronista appassionato e testardo, sarà implacabile direttore, resusciterà giornali in agonia e fonderà Libero, sua creatura accolta dai colleghi con scetticismo prima ancora di vedere la luce.L’autobiografia è “spettinata” come suggerisce il sottotitolo (anche) perché il tempo della narrazione non avanza in modo lineare: è il rullino con i ritratti dei politici e delle grandi firme del giornalismo incontrati in oltre 50 anni di carriera, descritti con il suo inconfondibile tratto spietato e sincero e in cui conosciamo il Vittorio che c’è dietro Feltri. Un giovane fattorino, poi commesso e abile vetrinista,impiegato alla Provincia dove guadagna il titolo del più bello, infine il salto folle e coraggioso nel mondo della carta stampata, sua ambizione fin dall’infanzia.Tanto breve nell’estensione (appena 98 pagine) quanto rifinito nell’esposizione,questo libriccino è in realtà ricco di memorabili aneddoti e retroscena,narrati ballando sul filo della graffiante, popolare e corrosiva ironia del Direttorissimo.Campeggiano tra le memorie feltriane il suo “miglior nemico” Giorgio Bocca;il rapporto burrascoso con il perentorio Montanelli;l’arte della sintesi e di farsi pagare bene di Biagi; il ricordo affettuoso di Afeltra che da solo vale a ripulire Feltri dalle accuse di antimeridionalismo.Elevata tra tutti c’è la mitica Oriana Fallaci, a cui è dedicato il più vibrante dei ricordi, collega insopportabile e amica adorata,talento fiammeggiante e da tutti temuto. Imprevedibile anche a se stesso,Feltri rivaluta Craxi senza risparmiare sciabolate sarcastiche ed elogia senza reverenza - figurarsi - il pur sulfureo Andreotti. Menzione speciale per le incredibili bizzarie di Eugenio Montale e il turpiloquio del merlo indiano di Montanelli,ovviamente.

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    Francesco M.

    09/09/2019 08:44:06

    Ad una prima, rapida analisi approssimativa della copertina del romanzo, è lecito domandarsi se il titolo dell’opera corrisponda alla scritta in giallo “Il borghese” o se, piuttosto, al nome poco più evidente che lo precede in caratteri cubitali: Feltri. Una scelta stilistica che gioverà, indubbiamente, alla miopia di alcuni lettori (tra i quali, ahimè, sono costretto ad inserirmi). Eppure, tralasciando il sarcasmo, da questo appunto si ricava un aspetto curioso ed utile per inquadrare il romanzo. Il vero protagonista non è un mondano personaggio della scena giornalistica italiana: al contrario, la voce autodiegetica è quella di un intimo Vittorio Feltri, un ragazzo che diventa adulto grazie agli insegnamenti di un certo Monsignor Meli; un uomo che, con la sua passione e la sua esperienza di scrittore, entrerà in contatto con personaggi italiani di spicco. Gli incontri che cadenzano il ritmo dell’opera sono, a loro volta, momenti di vita estremamente particolari dai quali Feltri ne trae spunto per riflettere sulla vita, su se stessi, con quella punta d’ironia che caratterizza il suo modo di osservare gli eventi. L’episodio di Eugenio Montale alle prese con il lavamani è un chiaro esempio: siamo tutti, in fin dei conti, degli esseri semplici, capaci anche di compiere grandi cose pur rimanendo, tuttavia, buffi e a volte insoliti nella nostra condizione meramente umana. Romanzo breve di ampie vedute sul mondo, “Il borghese” si distingue in qualità per la sua freschezza di linguaggio, per il suo stile lineare, umoristico, a volte sarcastico, capace di confidare con umiltà la propria fortuna e di raccontare, non senza coraggio, le difficoltà incontrate lungo la strada.

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    Milton Larcher

    08/09/2019 20:06:47

    Nel cassetto di Feltri c’è il sogno di diventar giornalista, ed egli l’ha aperto e fatto suo. Questo è il prontuario per farlo: dalle difficoltà, la morte della moglie, alla rinascita, con Enoe, compagna di una vita, egli non ha mai mollato. Questo libro non consiglia come scrivere, ma insegna a non mollare. Ho sempre pensato che i sogni debbano esser perseguiti anche con folle fedeltà ed egli incarna questo ideale: lasciare la provincia senza un contratto da giornalista e con famiglia a carico: pazzia o coraggio? Questo è Feltri, partito con lavori umili come commesso, fattorino, vetrinista, - mai rinnegati - passando per l’“Eco di Bergamo” e poi l’ascesa. Inoltre, l’elemento che caratterizza le persone sono gli incontri. Feltri ne ha fatti molti. Quello con il politico Craxi, “il cinghialone”, nomignolo nato per il suo coinvolgimento nel caso di “Mani pulite”, con cui instaurò un’ amicizia che fece scalpore, ma egli lo guardava come uomo, prima che come politico. Quello con la Fallaci, incallita fumatrice e “rompi palle”, un sodalizio d’amicizia non dipinto come perfetto, ma equilibrato da un’ammirazione per il lavoro che lei conduceva: virgole, punti messi in modo tale da metter a soqquadro i correttori di bozze. Montale che ha pisciato sul lavabo, un Nobel tra gli umani, che anche da morto gli dà una mano: con una sua poesia, Feltri si difende da una causa. Solitamente le persone dopo la morte vengono descritte come perfette, ma Feltri no, egli le ritrae come sono; e questa è lealtà e amicizia. La cosa che più si fissa nella memoria sono gli affetti sinceri che spronano nel cammino. Bisognerebbe che tutti trovassero una zia Tina, un Monsignor Meli e una moglie Enoe. Consiglio Il borghese a coloro che credono nei sogni.

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    Matteo

    08/09/2019 13:36:03

    Il Borghese. Basta il titolo del libro per capire come quel bambino, appassionato di giornalismo fin dai primi anni della sua vita, è diventato Vittorio Feltri, nientemeno che uno dei giornalisti più importanti dell'ultimo cinquantennio, e attuale direttore di Libero, quotidiano da lui fondato dopo essere stato ai vertici di numerose testate giornalistiche di prestigio. Ma è fondamentale analizzare il significato della parola “borghese”. Dal punto di vista storico-sociale, il borghese era colui che, non avendo origini nobili, era riuscito ad arricchirsi con i propri mezzi. Già, perché la vita non ha regalato niente a Vittorio, rimasto senza padre a soli sei anni assieme ad altri due fratelli. La madre lavorava duramente per mantenerli, e lui reincarnò alla perfezione questo spirito di sacrificio. A dodici anni, cominciò ad aiutare la madre nella gestione del bar-latteria di famiglia, consegnando a domicilio il latte ogni sera. Fu il primo lavoro, quello che ancora oggi egli ricorda come come l'inizio della sua scalata, che non è certamente stata semplice. A ventun'anni, la sua compagna, nonché madre di due delle sue quattro figlie, se ne andò poco dopo il parto a causa di una grave malattia. Ma Vittorio, uomo di grande carattere, riuscì a superare quei momenti negativi, e si rimboccò le maniche. Poco dopo, con l'assunzione in pianta stabile al quotidiano “La Notte” la sua carriera comincia a decollare. Ma lui non vuole limitarsi a narrare ciò che ha fatto da giornalista, bensì i rapporti personali che riuscì ad instaurare con tutti, anche quelli con coloro che avevano un carattere diverso dal suo, che definisce “burrascosi”. Questo libro non è una semplice “storia della mia vita”, ma un mix di sentimenti, aneddoti ed esperienze che vogliono evidenziare che la ricetta per diventare qualcuno non prevede solo il talento, ma anche e soprattutto l'umiltà di partire dal basso e saper affrontare gli ostacoli che la vita ci pone davanti. Ed è quello che ha fatto Vittorio.

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    Giulia D.

    07/09/2019 15:56:26

    Incontri, non contingenze: sembra di sentir pronunciare queste parole più volte durante la lettura de “Il borghese”, autoritratto in quadri di Vittorio Feltri. Strutturato non cronologicamente, il libro racconta la vita del giornalista a partire dalle figure che l’hanno screziata: una zia che lo accudisce con pazienza, prima spettatrice delle tenere rassegne stampa di un Feltri bambino, e un prete dallo sguardo attento e sensibile, che lo sprona a farsi forgiare dai propri desideri. Ironico e caustico, Feltri si muove all’interno del suo tracciato incrociando chi ha condiviso con lui una vocazione e l’ha declinata secondo la propria indole: Fallaci, Biagi e Montanelli sono solo alcuni dei coprotagonisti di cene conviviali e accese diatribe, che scorrono davanti a un lettore che ha voglia di trovarsi in mezzo a loro. Ancora molto giovane, Feltri affronta avversità che mostra nella loro crudezza toccante, lontano da lacrimevoli arrotondamenti; un professionista della carta stampata che impara l’arte di stuzzicare l’interesse altrui grazie all’esperienza di vetrinista (talento che mette a frutto anche in questo libro). Una narrazione che si apre con due certezze e si chiude con un dubbio, laddove ci si aspetterebbe una sentenza. Dubbio che è lo strumento che tiene viva la curiosità di un uomo con decenni di carriera alle spalle e che accende quella del lettore, che vorrebbe che il racconto continuasse per un altro centinaio di pagine.

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    Chiara Bottarelli

    07/09/2019 09:24:32

    Vittorio Feltri ci racconta la sua vita attraverso coloro che ha incontrato lungo il proprio cammino, nel libro “Il Borghese, la mia vita e i miei incontri da cronista spettinato”. Questa è la storia di un ragazzo che dal consegnare latte fresco direttamente a casa è diventato un uomo, meglio, un direttore di quotidiani tra i più ricercati in Italia, grazie alla sua capacità di prevedere sempre ciò che attrae il lettore. Egli è un uomo forte, alle volte impulsivo, deciso, sagace ma non infallibile. Un uomo che dal niente è riuscito ad arrivare sempre più in alto, lavorando per i maggiori quotidiani nazionali e fondandone addirittura uno. Egli ha sfidato i colleghi e se stesso, arrivando a stringere forti legami con alcuni tra i personaggi più in risalto del 21° secolo italiano come Oriana Fallaci, Eugenio Montale, Enzo Biagi, Indro Montanelli, Silvio Berlusconi, Gaetano Afeltra, Giulio Andreotti, Amintore Fanfani, Ciriaco de Mita, Bettino Craxi e Giorgio Bocca. Il libro è una autobiografia dalle mille sfumature che ci permette di osservare da vicino i protagonisti della cronaca italiana di ieri e di oggi da un punto di vista totalmente inaspettato, in cui il lettore si immerge, notando la frangibilità di ognuno di questi. La struttura del libro è leggera, audace e geniale allo stesso tempo, mentre la sua lettura risulta essere scorrevole e piacevole. In conclusione, questo libro è capace di intrattenere al meglio l’attenzione di ogni lettore, come d’altronde lo stesso scrittore ha dimostrato di saper già fare.

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    Lorenzo

    05/09/2019 21:44:22

    Se pensate che "Il Borghese" sia un'autobiografia, vi sbagliate. Se cercate una mera autobiografia avete scelto la lettura errata: per quello basta dare una scorsa alla sua pagina Wikipedia. Feltri non confeziona, sotto l'illustre firma, una logora riproduzione di ciò che è già reperibile altrove: egli disegna un'inedita narrazione della propria carriera costruita sui rapporti, lavorativi e personali, intrattenuti con gli altri 'grandi' del giornalismo, della politica, dell'Italia. In modo schietto e sincero, nell'iconico stile dell'uomo oltre che del giornalista Feltri, egli racconta aneddoti e sfumature che alternativamente strappano un sorriso (dovete leggere il capitolo su Montale!) o un momento di commozione. Feltri non fa un libro su di sè, ma fa di sè un libro: attraverso l'inconfondibile scrittura pungente ma giudiziosa, che mi ha procurato più d'una sonora risata (cosa assai rara per un libro), ripercorre i momenti d'una vera e propria scalata verso il successo. "Il Borghese" però offre di più: una lezione di vita, proficua soprattutto per i ragazzi giovani, della mia età. Il successo non scende dal cielo ma si costruisce come una casa mattone dopo mattone, sacrificio dopo sacrificio, con tante determinazione, passione e fatica. O, come direbbe lui, alzando le chiappe dal divano. Non è un caso che Feltri abbia inserito nei primi due capitoli, le splendide relazioni con "i genitori putativi", coloro che lo hanno aiutato, sebbene non avesse le stesse possibilità di altri, ad ergersi a pilastro del giornalismo. L'ultima parte, dedicata alla vita privata, al ruolo di genitore e di marito, offre uno scorcio nuovo del Vittorio che conosciamo e della sua lezione: anche la vita si costruisce esperienza dopo esperienza, dolore dopo dolore, senza mai voltarle le spalle ma coltivando i propri talenti, resistendo alle facili scorciatoie. Il Borghese insomma racconta attraverso gli altri la costruzione di un uomo che si è fatto da solo.

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    Maria Luisa

    05/09/2019 17:31:38

    Vittorio Feltri è arrivato ad un punto della sua vita nel quale sente la necessità di guardarsi allo specchio, di vedersi per quello che si è sia come individuo, sia come si sono vissuti i rapporti con gli altri compagni di strada, un uomo dal carattere forte che accetta anche i suoi punti di debolezza tanto da definirsi "cronista spettinato".Vittorio è l'alchimista che ha applicato le ricette segrete per salvare le testate in crisi. Sincero e diretto come nel suo stile di sempre Vittorio racconta di memorabili incontri con i grandi nomi del giornalismo e del panorama politico, l'eccelso scrittore Enzo Biagi, il piu' grande giornalista del novecento:Indro Montanelli, il coinvolgente Giorgio Bocca che era in rapporti un po' burrascosi con lui, Craxi e Andreotti raffigurati nel momento della caduta. Mi piace quando Vittorio descrive Oriana Fallaci con le sue luci e le sue ombre: amata dai lettori ma non dai colleghi che la invidiavano per i suoi successi. Una "matta" completa che metteva nel suo lavoro una tale foga e concentrazione da suscitare ammirazione, una donna alla costante ricerca della verità. Nel finale emergono i lati poco conosciuti del "cronista spettinato", la sua umanità e la sensibilità nel parlare delle sue dolorose vicende familiari. La sua voglia di farci capire che l'unico ostacolo al raggiungimento dei nostri sogni è la VOLONTA'.

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    Sabina

    02/09/2019 21:20:07

    Cronista, giornalista, direttore, editore, editorialista, critico cinematografico, opinionista, autore di una serie di libri, che se non fosse stato per il non arrendersi ad un presunto errato congiuntivo fuori posto sarebbe rimasto dipendente statale, mentre l'indole ribelle gli ha permesso di cimentarsi in svariate avventure editoriali. A corredo di questa autobiografia, ci vorrebbe, a mio avviso, un cd audio con il suo reading personale, per sentire a gran voce narrata l'amarcord degli incontri-anedotti gustosi vissuti con personaggi che in qualità di suoi colleghi, suoi maestri (Biagi, Bocca, Montanelli, Fallaci) e politici (Fanfani, Andreotti, De Mita, Craxi) hanno dominato nei rispettivi settori l'Italia dell'ultimo cinquantennio. I primi capitoli sono dedicati ai compagni di viaggio citati, per i quali vi sono ritratti sapidi e veridici, che fanno risultare questa antologia intrigante alla lettura, ed intrigante è sia questa parte pubblica, narrata come frutto di conoscenza diretta, sia la parte finale, dove negli ultimi due capitoli sono narrati episodi della vita privata non immuni a qualche "spettinata" tipica della vita. Il libro è redatto con stile scabro, ed è scorrevole. All'inizio del volume vi è la dedica ai genitori putativi, mentre nell'explicit, vi è un'interrogativo, senza conclusione, sul ruolo genitoriale, sui figli e più da vicino sulla sua veste di padre ove Feltri si congeda con un pensiero che risulta perplesso e sconcertato, forse da riesaminare, tanto da far pensare ad un continuum. La sfida per lui sarà la stesura della seconda parte della sua biografia, viste anche le poche pagine del presente libro, in cui mi aspetto dovrà parlare dei personaggi incontrati nella "Seconda Repubblica", e allora la prova del cronista Vittorio sarà passare da un borghese spettinato, ad un sempre Vittorioso reporter arruffato, abile nel continuare a meritarsi un inchino tipico dei salotti politici oltre che del Premio Estense Digital Piazza Nova.

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    Cristina Biolcati

    02/09/2019 15:34:11

    Lo insegna Vittorio Feltri stesso, in questo libro. Così come qualcuno, a sua volta, deve averlo insegnato a lui. Scrivi sempre di ciò che ti attrae e prova a farne un piccolo miracolo, in modo che possa accattivarsi l'attenzione del pubblico. Ed io, che amo tanto Ferrara, mi sono appassionata a quest'opera per puro caso, dato che rientra nella quartina del Premio Estense. Al di là del Vittorio Feltri "personaggio pubblico", di cui sarebbe facile leggere sull'enciclopedia, ho trovato in queste pagine un autore estremamente ironico, disposto a mettersi a nudo, però con stile. E così, mentre si percorre un "excursus movimentato" all'interno della sua carriera e delle sue amicizie, si scandaglia fra le righe quelli che sono i suoi affetti, la competizione coi colleghi, il senso acuito degli affari che sempre contraddistingue, insieme al talento, un uomo destinato al successo. L'emozione incontrollata degli albori, di chi vede finalmente un suo pezzo pubblicato, annulla le distanze intorno alla sua figura. Esilaranti sono alcuni aneddoti, fra i quali un incontro dettato da una "fisiologica impellenza", col maestro Eugenio Montale. Granitica l'immagine di un'Oriana Fallaci descritta nelle sue fragilità; il rapporto altalenante con Enzo Biagi, un grande amico nonostante gli screzi, com'è stato con tanti altri personaggi importanti che hanno attraversato un secolo. Potente è la parte finale, quella intima, di un Feltri che parla della sua vita privata, della famiglia e dei figli. Indelebile, così come nei suoi sogni, resterà l'immagine di una donna che lo rincorre, abbigliata nel suo splendido abito rosa. Quella sposa che, morendo giovane, lo ha messo davanti alle sue responsabilità e, paradossalmente, ne ha consegnato l'ascesa.

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    Michele S.

    02/09/2019 15:03:45

    Non ho mai stimato Feltri, ma devo riconoscere che in questo scritto mi ha stupito. Ho pensato anche che forse bisogna distinguere l'uomo e le idee dalla capacità di esprimerle in maniera davvero egregia. Dal libro si percepisce un lato di Feltri che forse è sconosciuto ai suoi detrattori. Le vicende narrate dal libro sono uno spaccato dell'Italia dellla cd prima Repubblica. Feltri in TV come nella direzione del suo giornale non rispecchia lo studioso e il giornalista degno invece del massimo rispetto e della massima considerazione. Il libro lo consiglio specialmente ai suoi detrattori e da coloro che non sono suoi estimatori come me perchè sicuramente si resterà stupidi dalla prosa e dalla scrittura di questo Giornalista con la G maiuscola. Il libro è davvero breve il che per me è un pregio in quanto riesce a tenere incollato il lettore fino all'ultimo nella certezza di raggiungerne l'epilogo.

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    vn

    01/09/2019 00:14:11

    Ciò che più mi sorprende di questa lettura è la brevità con cui una persona arrivata al successo riesce a descriversi. Vittorio Feltri mostra di non aver perso il ragazzo che è stato: lavoratore, energico, determinato ma soprattutto umile. Ho apprezzato l'ironia dell'opera che ti permette di non provare compassione ma solo ammirazione per un Uomo ormai diventato personaggio ben conosciuto grazie alle proprie fatiche e alla dedizione nei confronti della scrittura e del giornalismo. Interessanti i riferimenti ai vari incontri con personaggi ben noti che descrivono simpatie e non con un affetto lampante. Lo consiglio soprattutto ai giovani lettori affinché possano avere un esempio positivo e capire l'importanza dell'impegno nell'ottenimento di un obiettivo.

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    Azzurra Santone

    31/08/2019 21:18:04

    Il borghese è il riflesso di un'offerta di salvezza rappresentata da frasi vergate su pagine di giornale. È l'autentica descrizione di un giovane che si adopera per soddisfare i bisogni e le esigenze familiari, pur non rinunciando alle proprie aspirazioni. È il racconto di un bergamasco che compie una dovizia di mestieri, lesinando i suoi guadagni, prima di approdare a quello a cui da sempre aspira. È il resoconto essenziale di un'esistenza scalfita come una pietra, ma riparata con la pazienza e la tenecia di un muratore. Palesando una coriacea capacitá di fronteggiare gli eventi poco ameni della sua vita, in questa autobiografia Feltri restituisce una visione resiliente della realtá, nella quale l'uomo, reinventandosi, costruisce se stesso e il proprio cammino. Come le automobili disegnano code lungo le strade, cosí il borghese semina su carta bianca chilometriche scie di inchiostro nero, che spronano il lettore ad acquisire piena consapevolezza delle proprie possibilitá e delle proprie abilitá, destinando queste ultime al conseguimento degli obiettivi prefissati ed al soddisfacimento di un anelito ardente. Sullo sfondo di un disincantato crocicchio tra sacrifici, opportunitá e competenze si collocano gli incontri con personaggi influenti della scena politica e con il Nobel Eugenio Montale, l'amicizia con Oriana Fallaci, il rapporto con Enzo Biagi e Indro Montanelli, l'inimicizia con Giorgio Bocca. Si staglia l'immagine di un uomo che, pur avendo subito colpi d'ascia dal destino, non ha chinato il suo capo sofferente, bensí si è adoperato per rimodellare positivamente la propria vita, adattandola alla misura dei suoi sogni. Si delinea la figura di un giovane che sperimenta il sentimento della perdita ma non quello dell'abbandono, che incarna lo spirito di sacrificio e di dedizione al lavoro, che coltiva audacia, inventiva e creativitá per rendere fertile il terreno su cui compie i suoi passi.

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    Max

    30/08/2019 10:05:45

    Si legge tutto d'un fiato: molto più scorrevole dell'usuale stile di Feltri. Si capiscono tante cose ... sul giornalismo italiano, sulle persone che ha incontrato nel suo percorso e su di lui. Un must read!

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    Luca Viti

    27/08/2019 11:36:12

    Coi tempi che corrono, a dare a chiunque altro una vita simile, per raccontarla tutta c’avrebbe appioppato quattro tomi à là Chateubriand, memorie dall’oltretomba d’un (quasi) morto, o uno scarno opuscoletto confidenziale pieno d’autoscatti poetici con la bocca a culo, ognuno corredato d’epigramma in calce. Feltri invece sembra uno di quei vignettisti che ti sanno caratterizzare un volto con appena tre righe, poche ma efficacissime. Scrive senza ricorrere a sentimentalismi appiccicosi e senza lucrare su facili piagnistei, anzi, racconta con disincanto, con uno stile asciutto e sottile senza sbavare neanche una virgola. La famiglia e il giornale sono il peso e la misura d'ogni età (assieme al diploma di vetrinista); le sue amicizie, i suoi colleghi, i suoi incontri, una galleria di ritratti altrui attraverso i quali mostrarsi di riflesso. Bello, bellissimo, il ritratto dedicato alla Fallaci, intimo e coinvolto e buffo omaggio all'amica eccentrica e rompipalle. La radice feltriana del "far giornalismo" invece si rivela attraverso i suoi direttori e i suoi colleghi: la formula perfetta per meglio strutturare un giornale suggerita da Afeltra; l'idiosincrasia e la toscanità di Montanelli; la pacatezza e la gola di Biagi; la loro ironia, professionalità e una certa dote di permalosaggine. Ne esce di fatto un'antologia di privato e politico insieme legati in una lunga serie di goderecci amarcord (molti dei quali culinari), che dissacrano, oltre alle già citate, alcune figure insospettabili, tra le quali passa l'ombra sinistra della gentilezza lucifera di Andreotti, provocandoci un brivido freddino lungo la schiena. Fuori classifica il ritratto di Montale. Non c'è alcuna conclusione moraleggiante da vecchio saggio; Feltri non vende niente, ricorda tutto con distacco ma con profondo affetto, senza mai slacciarsi la cravatta. Per aspiranti (auto)biografi, prendere nota.

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    Alessia Signorini

    02/08/2019 13:01:17

    Il titolo dell’opera è ‘Il Borghese’ scritto dal giornalista Vittorio Feltri. Il libro contiene 98 pagine al prezzo di €17 ed è stato pubblicato nel 2018 dalla casa editrice Mondadori. Questa è un’ autobiografia che narra proprio di come l’autore è diventato giornalista affrontando diversi ostacoli. Il più grande si può pensare che fosse quello di non essere stato cresciuto dai genitori, ma non era così; aveva la zia Tina, non necessitava di altre persone, c’era lei che l’aveva amato più di ogni altra cosa. Un’altra persona fondamentale nella sua vita fu Monsignor Meli, perché l’ha sempre incitato a credere in se stesso e a lottare per le cose. Prima di diventare giornalista fece tanti mestieri, poi però cominciò a collaborare con L’Eco di Bergamo e dopo un po’ venne ufficialmente assunto. Durante la sua carriera incontrò molti personaggi a noi noti; come la Fallaci e Montale dei quali ne scriverà qualche riga nella sua autobiografia. Con quest’opera l’autore vuole senza dubbio farci conoscere alcuni aspetti e curiosità dei personaggi, ma soprattutto farci capire che non è l’ostacolo che ci impedisce di raggiungere i nostri sogni quanto la nostra volontà. I punti di forza sono la brevità del racconto per chi non ama quelli lunghi e la leggerezza e positività con cui Vittorio Feltri si racconta.

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    Vittorio Feltri è direttore del quotidiano «Libero» ed editorialista del «Giornale», di cui è stato direttore. In precedenza ha diretto «L'Europeo» e «L'Indipendente». Per Mondadori ha pubblicato diverse opere tra cui Una Repubblica senza patria (2013), Il Quarto Reich (2014), scritti con Gennaro Sangiuliano, Non abbiamo abbastanza paura. Noi e l'Islam (2015), Il borghese. La mia vita e i miei incontri da cronista spettinato (2018) e L'irriverente. Memorie di un cronista (2019). Approfondisci
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