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Breve compendio della vita di Tiziano

Tizianello

Editore: Il Polifilo
Anno edizione: 2009
  • EAN: 9788870503425
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Dopo quanto ne avevano scritto Ludovico Dolce e Giorgio Vasari è questa la terza fonte sulla vita di Tiziano, talora ripetitiva rispetto alle altre, ma ricca di singolari informazioni e di misteri. Per far luce sulle diverse oscurità di questo libretto pubblicato nel 1622 e non più ristampato da due secoli (l'ultima edizione è del 1809), e ora sapientemente ripresentato da Lionello Puppi, verrebbe voglia di ricorrere alla griglia messa in opera in un vecchio poliziesco di Dorothy Sayers i cui 34 capitoli erano ognuno intitolato The evidence of…, la testimonianza di… del cadavere, del rasoio, dell'albergo e così via.
Gli enigmi cominciano con il nome dell'autore. L'odierna edizione ne attribuisce, in virtù di numerosi indizi, la paternità a Tizianello un pittore figlio di Marco Vecellio e nipote di Toma Tito, amatissimo cugino e collaboratore del grande cadorino, ma originariamente il Breve Compendio era stato pubblicato anonimo con una pagina di dedica firmata, questa sì, addì 16 agosto 1622 da "Tiziano Vecellio pittore". Alias Tizianello. Di lui si sa molto poco, doveva essere nato verso il 1580, morto attorno al 1650 (malgrado le accurate ricerche del curatore nelle parrocchie veneziane non è stato possibile rinvenire alcun documento in proposito), si iscrive alla fraglia dei pittori veneziani nel 1612 per uscirne (perché?) nel 1630, intorno al 1635 condannato (perché?) dagli inquisitori, passa due anni in carcere nella "Pregion Marcella", è autore di un certo numero di dipinti, sperimentatore di un genere di avvenire (capricci pittorici) e assai legato all'ambiente degli amatori e collezionisti britannici di Tiziano, tanto che il suo scritto è dedicato "all'Eccellenza Illustriss. di Madama di Arundell, Surrey &c.".
Quali evidences, prove, testimonianze potremmo cercare per chiarire i numerosi misteri che il testo nasconde? Il primo: chi è l'autore del testo che viene presentato allusivamente come "un gentiluomo studioso delle opere sue", uno "spiritoso ingegno amatore delle opere di Tiziano", "un curioso investigatore delle opere più che umane del gran Tiziano"? Se l'autore ne è Tizianello, che firma la pagina di dedica, perché si nasconde? Con ogni probabilità Tizianello aveva in qualche modo consegnato una prima stesura a persona più di lui esperta nelle lettere che aveva provveduto alla redazione. Ma c'è una ragione per cui il libretto esca proprio nel 1622? E perché mai viene dedicato alla altolocatissima dama inglese? Grazie alle ricerche di Lionello Puppi, che sottopone a un attentissimo vaglio e a una esemplare ed esauriente chiosatura le poche paginette del testo, molte cose diventano più chiare.
Una prima testimonianza giunge dalla data: Venezia 1622. Ora, proprio in questo anno usciva una Anthologia (205 componimenti in italiano, 222 in latino, 8 in greco) in memoria di Tiziano Vecellio l'Oratore, morto nel 1612, e la smisurata esaltazione di questo giurista omonimo del grande pittore doveva essere stata mal accettata da Tizianello, che come pittore e come congiunto si sentiva il custode delle memorie del grande antenato.
E qui entra in gioco una seconda testimonianza, quella del titolo, che in esteso è Breve Compendio della Vita del Famoso Titiano Vecellio di Cadore Cavalliere et Pittore. Con l'Arbore della Sua vera Consanguinità, albero fatto per mettere in luce la parentela, i legami familiari di Tizianello, che nella sua prefazione vanta di "derivare dal sangue" di Tiziano. Di qui i passi su Pieve e i suoi nobili palazzi "non loco di gran circuito ma bene compartito e distinto" e sul Cadore, terra con cui, a quel che sembra, Tizianello ha avuto pochissimi rapporti, ma che era la patria dei Vecellio; di qui l'uso delle notizie tratte dall'Orazione panegirica recitata nel 1560sopra la spoglia di Francesco Vecellio, fratello di Tiziano, riprodotta in calce nella presente edizione, di qui l'evocazione del "nobilissimo privilegio autentico" e degli "antichissimi documenti" e "autentiche scritture" che provano la nobiltà della famiglia.
La testimonianza, infine, della persona oggetto della dedica: l'eccellenza illustrissima di Madama Arundel. A questa dama che da tempo risiedeva con i suoi figli tra Padova e Venezia e proprio in quell'anno 1622 era stata sfiorata da un oscurissimo affare che aveva portato all'esecuzione di un suo conoscente, il senatore Antonio Foscarini, Tizianello (Tizian Tianelo, come lo chiama il console britannico riferendo dell'affaire) aveva promesso di andare in Inghilterra e ivi dipingere alcune opere, impegno inevaso malgrado l'acconto ricevuto. E questo schiude uno spiraglio sul mondo dei grandi collezionisti di Tiziano in Inghilterra, "dove al presente vi regna grandissima dilettazione di pittura e scultura" e in cui i palazzi del principe di Galles, del duca di Buckingham, del marchese di Hamilton e del conte di Arundel erano adorni "delle opere di questo immortal pittore".
Intrecciando memorie e tradizioni familiari, conoscenze altolocate e frequentazione dei mercanti, dei collezionisti inglesi e non, degli intermediari e degli artisti veneziani suoi contemporanei, Tizianello ha voluto fare di un esiguo libretto una testimonianza e una rivendicazione che, al tempo della glorificazione dell'omonimo giurista, ricordasse l'inarrivabile grandezza del sommo pittore.
Enrico Castelnuovo