Breve storia del mio silenzio - Giuseppe Lupo - copertina

Breve storia del mio silenzio

Giuseppe Lupo

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Editore: Marsilio
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 17 ottobre 2019
Pagine: 208 p., Brossura
  • EAN: 9788829702534
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Breve storia del mio silenzio

Giuseppe Lupo

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Nella dozzina del Premio Strega 2020
Finalista del Premio Letterario Corrado Alvaro

L'infanzia, più che un tempo, è uno spazio. E infatti dall'infanzia si esce e, quando si è fortunati, ci si torna. Così avviene al protagonista di questo libro.

«“Ma il bimbo non parla?” chiedeva ogni tanto qualcuno girandosi verso di me. Non era il male del silenzio a impedirmi di parlare, ma la paura di aprire bocca di fronte a loro. Preferivo ascoltare e vedere il posacenere riempirsi di cicche. Credo sia cominciato allora il tempo in cui le idee avevano la consistenza della cenere, proprio come le poesie sapevano di liquirizia. Sigarette e occhiali. Una montatura tonda indicava una persona accomodante. Una quadrata e scura dava precisione allo sguardo. Io avrei scelto quest'ultima»

Un bimbo che a quattro anni perde l'uso del linguaggio, da un giorno all'altro, alla nascita della sorella. Da quel momento il suo destino cambia, le parole si fanno nemiche, anche se poi, con il passare degli anni, diventeranno i mattoni con cui costruirà la propria identità. Breve storia del mio silenzio è il romanzo di un'infanzia vissuta tra giocattoli e macchine da scrivere, di una giovinezza scandita da fughe e ritorni nel luogo dove si è nati, sempre all'insegna di quel controverso rapporto tra rifiuto e desiderio di dire che accompagna la vita del protagonista. Natalia Ginzburg confessava di essersi spesso riproposta di scrivere un libro che racchiudesse il suo passato, e di Lessico famigliare diceva: «Questo è, in parte, quel libro: ma solo in parte, perché la memoria è labile, e perché i libri tratti dalla realtà non sono spesso che esili barlumi di quanto abbiamo visto e udito.» Così Giuseppe Lupo – proseguendo, dopo Gli anni del nostro incanto, nell'“invenzione del vero” della propria storia intrecciata a quella del boom economico e culturale italiano – racconta, sempre ironico e sempre affettuoso, dei genitori maestri elementari e di un paese aperto a poeti e artisti, di una Basilicata che da rurale si trasforma in borghese, di una Milano fatta di luci e di libri, di un'Italia che si allontana dagli anni Sessanta e si avvia verso l'epilogo di un Novecento dominato dalla confusione mediatica. E soprattutto racconta, con amore ed esattezza, come un trauma infantile possa trasformarsi in vocazione e quanto le parole siano state la sua casa, anche quando non c'erano.

Proposto per il Premio Strega 2020 da Salvatore Silvano Nigro: «"Ho quattro anni". Comincia così il romanzo. Con grande finezza letteraria, in una prosa nitida e fluente, Lupo scrive un'autobiografa delicatamente fabulosa inquietata da un "silenzio" che è trauma infantile di afasia, e poi, nel tempo, insidia persistente di un "male delle parole" e di una "inimicizia con il linguaggio". Il libro è anche un romanzo di formazione: un'educazione alla scrittura letteraria al di là del "silenzio"; verso la scoperta della letteratura in quanto risorsa di "oblio", nella quale "le immagini della memoria una volta fissate con le parole, si cancellano", come scriveva Italo Calvino. La prosa è di un'accurata e morbida lentezza. I tempi della narrazione avanzano e retrocedono, per procedere ulteriormente. Così il racconto si stratifica, in quelle che l'autore più che stagioni chiama "ere": essendo la vita simile a un palinsesto geologico. Il filo di ogni evento viene quindi ripreso in un altro tempo che, tornando indietro, riprende il bandolo e lo intrama. Lupo ha l'orecchio infallibile di un regista per l'opportunità delle entrate e delle uscite dei suoi personaggi, per l'apertura e la chiusura di ogni singolo episodio.»

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    Eli

    27/09/2020 10:25:26

    La narrazione è lenta e a volte fai fatica a capire dove voglia arrivare ma è una storia intima è fortemente autobiografica quindi infondo è una storia incompiuta,ma è delicata ,molto toccante e se amate le storie di famiglia allora vi piacerà scoprire cosa Lupo ha provato e cosa ha cercato di lasciare di lui in queste pagine.

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    arianna

    03/09/2020 05:37:49

    Onestamente? Delusa.. credevo di leggere una storia autobiografica, coinvolgente magari straziante..il titolo mi piaceva... ma il libro - letto a fatica quasi fosse un compitino fino alla fine nella speranza di un’impennata - mi è parso più un saggio, un esercizio di bella scrittura ( forse l autore sarebbe un ottimo poeta?) , uno spaccato di vita sociale italiana , una rassegna delle abitudini, delle trasmissioni televisive, di ricordi che accumunano gli italiani partendo dagli anni dell’infanzia dell autore. Con una elencazione di personaggi potenti dell’editoria italiana ....UN libro da sfogliare anziché divorare, almeno fino a tre quarti di libro quando finalmente un po’ di partecipazione emotiva la narrazione riesce un filino a suscitarla nella descrizione della ricerca disperata da parte di Lupo di un editore ...Ma pare - a me - poca cosa rispetto alla bella famiglia costruita che sembra da lui trascurata, in secondo piano e nella quale alla nascita delle figlie vengon riservate solo poche fredde e ....stupite righe . Mi discosto pertanto dalle tante recensioni positive e non lo consiglio..

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    Francesca

    21/07/2020 15:56:49

    Purtroppo conosco per la prima volta l' autore attraverso questo, e non altri e senz'altro migliori suoi scritti. Non ho trovato il ritmo della narrazione piacevole, né la storia meritevole di essere raccontata e pubblicata . Non consiglierei questo fra i suoi libri: la sensazione che ho avuto è stata quella di una perdita di tempo e denaro ( 16 euro sono davvero troppi per questo performance davvero poco talentuosa a mio personale parere). La personale vicenda di uno scrittore che ritiene di aver toccato le cime del suo senso esistenziale con la pubblicazione del suo primo libro, poteva essere rwccontata meglio. Il mutismo e il richiamo alla parola, un escamotage per incuriosire l' acquirente.

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    Giulia

    08/06/2020 21:59:49

    Un romanzo in cui i ricordi si mescolano alla storia reale, in cui si percepisce l'importanza della parola che descrive e fissa nella memoria la storia Copertina 3 Storia 4 Stile 4

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    Ele

    08/06/2020 21:19:19

    Un romanzo di formazione e di silenzio che colpisce sin dalle prime righe. Al centro della storia un bambino di quattro anni che alla nascita della sorella smette improvvisamente di parlare, e a fianco (non marginale) la famiglia con il suo ruolo importante di sostegno. Lo stile utilizzato dall’autore permette di entrare appieno nei ricordi e nello svolgersi della storia. Particolarmente affascinante è il racconto dei momenti prima della nascita del protagonista e la caratterizzazione del suo silenzio fatto di tante parole che non riescono a uscire. La storia si svolge in un’Italia degli anni Sessanta, principalmente tra un paesino del Sud e la grande metropoli di Milano e ci sono molti elementi interessanti del contesto socioculturale di quegli anni e segni del passaggio all’epoca successiva. Il filo conduttore di tutto il romanzo sono le lettere (tanto importanti per i genitori del protagonista) e le conseguenti parole, fino ad arrivare alla scrittura come mezzo per esprimersi e sanarsi. Copertina 5 Storia 4 Stile 5

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    Giulia Troncatti

    08/06/2020 17:49:49

    Breve storia del mio silenzio è un racconto della parola: prima persa, poi ritrovata. L’autore e protagonista, Giuseppe Lupo, ripercorre gli anni del suo avvenire su di una geografia del ricordo che si snoda tra una Lucania dolcemente materna ma spaventosamente fragile, fino ad approdare ai contrafforti della modernità, la Milano «illuminista» degli anni Ottanta, la città dei sogni e insieme della realizzazione. Guida la narrazione la tenace ricerca della parola persa in tenera età, poi ritrovata, dubitata, rimodellata, interrogata e quindi stampata. Un mondo di depositari delle parole, in cui si respira sempre un’aria di famiglia: dai genitori, maestri elementari, agli intellettuali del Circolo la Torre, fino agli incontri scontri con gli scrittori contemporanei e, infine, con gli editori. È in questo mondo, in cui anche la pioggia scrive, ricordando, con il suo cadere, il ticchettio dei tasti di un’Olympia color caffellatte, che l’autore vuole farsi nascere e l’unico modo per sentirsi essere è quello di riuscire a scegliere le parole giuste, di saperle mettere in fila, di farle galleggiare da sé. La parola tanto cercata si offre al lettore nella forma di una prosa scorrevole e dinamica, che non si priva, tuttavia, e anzi si compiace, del vezzo della metafora. L’esito raggiunto non tradisce quel lungo e faticoso lavoro d’investigazione, concretizzandosi in un testo in cui ogni parola è pensata e modellata insieme alle compagne vicine, conservando, al contempo, la vivace leggerezza del ricordo. Breve storia del mio silenzio si legge d’un fiato, precisamente si svolge nella sospensione dell’atto di prendere fiato. Copertina 5. Storia 4. Stile 4.

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    FranLem

    08/06/2020 14:43:20

    Scandita nel tempo dalla metrica della pioggia e nello spazio dalla geografia delle parole, la narrazione ripercorre la vita dello scrittore, incardinandola su un evento – la nascita della sorella – su cui si innesta il tema del silenzio. Ma quello di Lupo è un silenzio non sopito né arrendevole, è un silenzio che anzi, pur nella sua delicatezza, si contorce e si agita, irrequieto e convulso, in cerca di una via di fuga, di un pertugio da cui poter uscire, tra il reticolo delle valli lucane e le acque sotterranee di Milano. È un silenzio vivo, che anela a parlare. E a dargli voce, sarà l’inchiostro di cui si tingerà la Parker sottratta al padre, sarà il variegato caleidoscopio sensoriale, saranno i paradigmi olfattivi, i libri accatastati in casa, le discussioni degli intellettuali al Circolo La Torre, sarà l’incedere della macchina da scrivere del padre. Per ricordarci, in fondo, che la scrittura è bellezza. Una bellezza anche salvifica, che ci costringe a misurarci con i dolori e le ferite del passato. E che ci spinge a chinarci su di essi per scoprirli pazientemente, sezionarli, per imparare a conoscerli, senza avere timore di rivelarli, fino a trasformarli in parte della nostra identità. Da essi lo scrittore attinge, di essi la scrittura si alimenta, in essi il lettore si inebria. Copertina: 5 Storia: 5 Stile: 5

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    Tatiana

    08/06/2020 12:07:12

    Poesia in prosa. Durante la lettura di questo romanzo, spesso ci si sofferma a lasciar risuonare il ritmo delle parole usate da Lupo. Uno stile finemente poetico che cerca di descrivere la malattia del silenzio che insorge nel piccolo protagonista. Un bimbo di quattro anni sperimenta Il male nel provare "le parole nemiche", affacciandosi ad una "specie di voragine di cui non si vede il fondo", affiancato dai suoi genitori che cercano di non acutizzare il trauma, concedendogli un tempo che però "non veniva, il tempo si nascondeva". Una storia di un bambino che è anche storia della sua famiglia, della sua regione e di quel preciso momento storico, in cui la Basilicata non è così lontana da quella raccontata da Carlo Levi in Cristo si è fermato ad Eboli, scossa da un terremoto tremendo che "ora che siamo qui, si può raccontare". E saranno proprio le parole che aiuteranno il protagonista a crescere e ad affermarsi: parole da leggere per poter allontanare la paura del silenzio, le parole scritte per inventare i giorni e regalarsi l'"illusione dell'immortalità", le parole da studiare per incontrare e conoscere i grandi della scena letteraria milanese. Queste parole serviranno anche a "stare ai margini per guardare gli altri vivere, anzichè vivere di persona", con il rischio che nell'attesa di poter vivere la propria vita, essa "transiti" senza che nessuno se ne accorga. COPERTINA 5; STORIA 4; STILE 5

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    Manuela

    08/06/2020 10:15:23

    Un libro che fa riflettere, la storia di un ragazzino che all'età di quattro anni perde la parola. E la storia ruota tutto attorno a lui. Da questa mancanza avrà tanta ricchezza perché diventerà un famoso scrittore e la letteratura sarà fondamentale per lui. Un qualcosa da cui è difficile staccarsi, una lenta e faticosa rinascita e la voglia di ricominciare. Copertina: 5; Storia: 5; Stile: 5

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    SusannaDocet

    07/06/2020 21:25:05

    Lo scrittore mi ha fatto innamorare della sua penna e la forza della sua espressività resa con grande sintesi mi porta inevitabilmente ad associare Lupo al “Genio” di cui parlavano gli intellettuali dell’800. Lupo mi ha toccato molto in profondità perché la sua passione per la scrittura non nasce all’improvviso ma cresce pian piano nel tempo, fino a diventare passione e medicina di vita e nuova fonte espressiva. Lupo ci presenta una storia autobiografica e il suo ambiente familiare che è intriso di una cultura (il padre e la madre erano maestri) che è per lui fondamentale, in special modo lo è il rapporto con la madre. Da notare una felice somiglianza con un altro grande letterato della letteratura italiana, Giovannino Guareschi che grazie all’esempio della madre (anch’essa maestra) ha ricevuto lo stesso dono: l’amore per le belle lettere e la penna. È stato molto emozionante leggere attraverso Lupo (con la sua meticolosità al dettaglio) la descrizione dell’Italia degli anni ’60; qua e là nella la prosa si possono trovare dei richiami anche dialettali mentre leggiamo dei movimenti sociali e politici che interessarono il periodo. Il tutto è arricchito dalla presenza di straordinari personaggi che hanno fatto la storia della letteratura (non solo italiana). Lo scrittore scegliendo di parlare di sé, carica di amore e sentimento ogni parola, cercando di coinvolgere anche il lettore in questo suo “rito idolatra”; allo stesso tempo ci presenta la storia di una lotta contro se stesso: il peso di un silenzio involontario e non voluto che gli intreccia la lingua. Segue l’isolamento dal resto del mondo e ciò porta Lupo in un punto di osservazione privilegiato nei confronti della società. Il fantasma del silenzio perseguiterà lo scrittore per tutta l’infanzia e non lo abbandonerà mai. Concludendo, ho trovato il romanzo molto coinvolgente con questa vicenda legata alla continua conquista della parola, della sua essenza stessa di persona. COPERTINA: 5, STORIA:5, STILE:5.

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    cris67

    07/06/2020 18:36:28

    Il titolo è accattivante e crea aspettative circa il vissuto e l'elaborazione del trauma infantile che avrebbe indotto il protagonista ad una sorta di mutismo temporaneo. Nonostante alcune frasi ad effetto, purtroppo lo sviluppo della narrazione non soddisfa le aspettative, caratterizzandosi per una descrizione autobiografica poco coinvolgente sul piano emotivo, per quanto interessanti possano essere i riferimenti al contesto socioculturale italiano e agli eventi che hanno segnato il passaggio dagli anni settanta a quelli successivi. Lo stile linguistico rende difficile al lettore immedesimarsi nel vissuto infantile e adolescenziale dell'autore e si rimane sul piano di una cronaca di superficie nella vana attesa che prima o poi si arrivi a un dunque. La, seppure apprezzabile e sincera, confessione dell'autore circa la ricerca insistente delle attenzioni di un editore che potesse rispondere alla sua aspirante vocazione di scrittore, sembra avvalorare il fatto che la storia di un silenzio, nel suo complesso, non possa mai dirsi breve. Copertina: 1 Storia: 2 Stile: 2

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    Cristiana

    07/06/2020 16:13:19

    Questo libro nasce da un’esperienza personale ed è la storia di Giuseppe Lupo: il lettore segue la sua vita da quando era un bambino e si rifiutava di parlare a quando diventa un adulto che desidera fare lo scrittore. È la storia di come nasce la vocazione per la scrittura nel protagonista: la nascita della sorella gli causa un terremoto emotivo tale da farlo smettere di parlare ma sarà proprio il prolungato silenzio a spingerlo verso la scrittura. L’ho trovata una storia molto profonda: la nascita di un fratello o di una sorella è un evento gioioso per un bambino perché può avere un compagno di giochi ma è anche un evento fortemente destabilizzante perché egli si rende conto che non è più il centro del mondo e che dovrà condividere l’amore dei genitori. Ho percepito un intento pedagogico da parte dell’autore perché si passa dall’esperienza di un trauma infantile alla scoperta per la vocazione per la scrittura: mi è sembrato un invito a non arrendersi davanti alle inevitabili e onnipresenti difficoltà della vita. Si tratta di un romanzo di formazione ma è anche una storia che riguarda l’amore per la lettura e la scrittura, l’amore per le parole: queste ultime passano da essere le nemiche dell’infanzia a essere al centro dell’identità di Lupo. Quelle parole che sono mancate durante i primi anni di vita diventano poi irrinunciabili nella maturità: l’autore vive grazie alle parole. Giuseppe Lupo sente l’esigenza di testimoniare la propria esperienza perché la sua storia è, in realtà, la storia di ogni scrittore: la paura del silenzio, il terrore che si prova davanti alla pagina bianca, la preoccupazione di non avere niente da raccontare o di non essere ascoltati. Il silenzio rappresenta l’esperienza infantile che incombe su di lui e su tutti gli scrittori e diventa, così, un fatto universale. Copertina: 4 Storia: 5 Stile: 4

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    Federica

    07/06/2020 16:02:37

    Premetto che è la mia prima lettura del Lupo romanziere e che nutrivo grandi aspettative nei confronti del romanzo. Purtroppo però, non riesco a dare una valutazione maggiore. La lettura è stata scorrevole, ma la vicenda autobiografica di formazione mi è sembrata molto, troppo frammentaria, narrata per episodi giustapposti, quasi in una forma diaristica. Nel procedere del tempo della storia, a mio parere il tema del silenzio, prima nell'incapacità del bambino di parlare, poi nelle difficoltà del giovane a scrivere il proprio primo libro, si perde e non riesce a conferire unità e organicità alla narrazione. L'io narrante, inoltre, non ha catturato le mie simpatie: con accenti a volte troppo retorici, il rischio è quello di cadere nell'autoreferenzialità fine a se stessa. Ho apprezzato invece i numerosi accenni letterari, i riferimenti alle letture del giovane protagonista, gli incontri e i ritratti dei grandi personaggi della cultura e del mondo letterario della fine del secolo scorso: grandi nomi come Sinisgalli, Vassalli, Sanguineti emergono dalla pagina con tutta la loro concreta umanità. Ottime le premesse, ottimo il materiale, ma purtroppo non ho apprezzato la forma e la realizzazione. Peccato. Copertina 4. Storia 2. Stile 2.

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    StZ

    07/06/2020 13:34:47

    Un alfabeto tam tam, di tocchi e rimbalzi sul muro come primo approccio a una forma di linguaggio, un insieme di parole scritte su cartoncini per memorizzarle, le poesie all’odore di caramelle alla liquirizia della bisnonna, l’annuncio di una sorellina in arrivo…e un improvviso silenzio. La voce sepolta, i respiri prima di emettere il suono, che non viene spinto fuori. “Il male delle parole”. Incomincia la breve storia del silenzio. Come fare a guarire da esso? “Nihil est in intellectu”: sono le esperienze sensoriali che possono mediare al problema, e così la pioggia, il suo cadenzare, il pulire quel ricordo dimenticando il dramma, ricordando però che c’è stato. Le 21 lettere dell’alfabeto a comporre milioni di parole nuove, gli intellettuali che frequentano la casa di famiglia, le idee all’odore di cenere di sigaretta, le voci lombarde degli zii meridionali e dei cantanti milanesi che fanno i tour al sud. Il sogno dell’Alta Italia, Milano città dei libri, e il viaggio come guarigione dal “male delle parole”. E ancora la pioggia del nord, che cancella il trauma, pulisce la coscienza con un ritmo musicale: una dattilografia della natura. E poi il terremoto e la voglia di leggere per tappare i buchi del sottosuolo e lenire la paura di morire. Il Novecento da ricordare tramite la lettura e la scrittura, a partire da aforismi su bloc-notes, per fermare la corsa del mondo. E quindi smettere di dimenticare del tutto, ma ricordare, per non voltarsi indietro obbedendo alla “malattia dei ricordi”. E così poter addomesticare il tempo. Un editore che aspetta sulla riva del mare i manoscritti infilati in bottiglie e gettati al largo, perché “i libri hanno bisogno d’acqua per navigare”. Il libro accettato a Venezia, città edificata sull’acqua, in un giorno piovoso. Ne è valsa la pena. STORIA: 4 STILE: 3 COPERTINA: 4

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    Aria Saracena

    07/06/2020 09:51:04

    Tutto ha inizio con l’annuncio dell’arrivo di una sorellina e forse con la paura che il mondo possa cambiare alla sua nascita. E’ così che il protagonista del romanzo, all’età di quattro anni, cade nel mutismo selettivo, quel desiderio di parlare ma non riuscire a farlo, quella paura che serra le labbra e che spesso viene confusa con la timidezza. Fin da piccolissimo, il protagonista del romanzo vive in un ambiente culturalmente edificante anche ad opera del padre e del suo Circolo La Torre, che ospitava intellettuali da tutta Italia. Il suo mondo è ricco di stimoli, “poesie, quaderni, libri, banchi, lavagne e alunni in abiti di carta crespa”, con due genitori premurosi, entrambi insegnanti, che sperimentano dei metodi di insegnamento all’avanguardia per i tempi. In questo contesto, il padre non poteva non avere grandi progetti per il figlio, si augurava sarebbe diventato scrittore. Poi sopraggiunge il silenzio, le visite presso i medici, ognuno con la propria teoria e con i propri consigli, fino alla scoperta della scrittura, che riesce a vincere il silenzio. Grazie alla musicalità delle parole, molto simile a quella della pioggia, si scioglie “la ruggine” che serra le labbra, la paura e anche il suo ricordo. Si leggono poi tanti episodi che sono familiari anche alla mia infanzia, come gli zitoni al sugo della domenica, il rappresentante della Garzanti che ogni mese passava per casa a riscuotere la rata dell’enciclopedia, il Vicks che si spalmava sul petto ai primi raffreddori, la lavorazione del maiale, il terremoto dell’Irpinia del 1980, i parenti che vivono al nord e dei quali si aspetta la visita estiva per tutto l’anno, ma anche il desiderio di fuggire dal luogo in cui si è nati. Si legge della Lucania e di un Sud a me familiare e di Milano, la città degli editori e dei libri, ma anche dei Navigli e della sua acqua, che sveglia nuovamente le parole, questa volta dello scrittore. Copertina 4, Storia 4, Stile 4

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    Salvo

    07/06/2020 01:33:20

    Il silenzio è il vero protagonista del romanzo. Giuseppe Lupo ci descrive come un bambino, un ragazzo, un uomo, possa servirsi del linguaggio per affrontare un mondo caotico e dinamico che non cessa di urlare. Saranno la lettura e la scrittura gli elementi comunicativi che daranno l'occasione al giovane di esprimere i suoi pensieri, che grida per costruire uno spazio così da ottenere un proprio ruolo centrale verso quell'Italia ancora divisa tra nord e sud. Fondamentale per la sua crescita la presenza dei genitori, membri che svolgono un ruolo essenziale, grazie all'aver trasmesso quei valori etici e morali di cui ognuno di noi ha bisogno. Copertina: 5 Storia: 5 Stile: 4

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    Ginevra

    06/06/2020 19:32:44

    E’ tenera e un po’ triste l’immagine del bambino che, alla vista della neonata sorellina, perde per qualche tempo la voce. La voce, non le parole. Quelle ci sono ma non riescono a uscire. E ci sono due genitori attenti che sanno affrontare la faccenda. L’autore rivolge loro un affettuoso tributo, riconoscendo il ruolo fondamentale che hanno avuto nelle sue scelte. Due maestri, di mestiere e di vita, che, pur vivendo in un contesto un po’ defilato (la Lucania degli anni ’60), svolgono il loro lavoro con grande passione e guidano con lungimiranza il figlio verso una strada che esiste già, va “soltanto” percorsa. Leggendo questo romanzo autobiografico si ha la sensazione di crescere insieme al protagonista, di provare le sue emozioni di bambino e di acquisire con lui nuove consapevolezze, frutto delle sue riflessioni e specchio dell’esempio rappresentato dai genitori illuminati e dai loro incoraggiamenti. Chi è nato in quel periodo si immedesima facilmente nelle situazioni descritte. Le conversazioni dei grandi, lo sbarco sulla luna e gli sceneggiati in televisione, le sortite ai grandi magazzini Upim, dove acquistare i quaderni Pigna, i migliori. Quaderni così belli che restano vuoti, in attesa di qualcosa di veramente memorabile da scriverci. E poi ci sono la tenacia, la curiosità, l’ingegno. Lasciare il paese, il sud, la famiglia, e scegliere Milano non è stato facile né indolore ma lui ha una missione importante da portare avanti: “salvare il tempo dal suo annientarsi”. E’ l’idea, che accompagna un po’ tutto il romanzo, della scrittura come cura, come elemento salvifico per esorcizzare la paura di dimenticare senza aver prima ricordato, per “addomesticare” il tempo. Uno stile impeccabile, una scrittura fluida ed evocativa rendono la lettura davvero piacevole. Anche la copertina con la foto vintage in bianco e nero di un bambino che fa capolino dai vagoni di un treno fermo, richiama temi e atmosfera della storia. Copertina: 5 Storia: 5 Stile: 5

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    Serena

    06/06/2020 17:41:15

    “Breve storia del mio silenzio”, il romanzo autobiografico di Giuseppe Lupo, racconta della sua vita attraverso l’infanzia, la fanciullezza, l’adolescenza e l’età della maturità. In particolare, il libro tratta del ruolo ricoperto dalle parole nella vita dell’autore: quest’ultimo, infatti, quando era bambino non ha parlato per due anni. Lupo aveva quattro anni quando ha visto la sorella stretta nell’abbraccio materno e ha smesso di parlare, si è completamente chiuso nei confronti del mondo. La sua infanzia è stata, dunque, una lotta contro le parole e la riconquista di queste ultime avverrà solo con l’inizio delle scuole elementari, dopo anni di diagnosi mediche, preoccupazioni e domande senza risposta. Per l’autore il silenzio è una presenza costante: ogni passaggio e cambiamento drastico suscitava in lui “il male della parole”, ossia la chiusura, il ritiro nel silenzio. È molto interessante come un bambino con una storia così particolare e con un rapporto complicato con le parole decida di diventare scrittore: forse, sono stati proprio tale silenzio e la lotta costante con le parole che l’hanno portato a scrivere, per riuscire a comunicare. Dal trauma vissuto nell’infanzia, l’autore è riuscito a trarre giovamento, trovando la sua vocazione, la sua strada. In qualche caso, quindi, le esperienze traumatiche, oltre a produrre cicatrici indelebili, possono diventare delle risorse. Nello stile dell’autore si avverte in ogni pagina l’amore per le parole e per la lingua: la scrittura è elegante, fine e descriverei il romanzo come delicato, dolce. Ho anche apprezzato molto la copertina, raffigurante Giuseppe Lupo da bambino, perché si sposa perfettamente con la tenerezza che la vicenda narrata suscita. La sua storia è unica perché rappresenta la vicenda umana dell’autore ma è anche la storia di tanti altri bambini e di tante altre persone che si risollevano, diventano resilienti e usano la loro sofferenza per trarne energia vitale. Copertina: 5 Storia: 4 Stile: 4

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    salaele89

    06/06/2020 12:52:51

    Una storia di parole. Parole perse quando nasce la sorella che "ruba" spazio. Parole insegnate, da genitori maestri elementari. Parole battute sulla macchina da scrivere e parole mai uscite e rimaste nell'animo. Questa è la storia del rapporto tormentato che il protagonista ha con le parole. Una continua oscillazione tra passato e futuro, ben rappresentata dai viaggi in treno, in cui si trova ad affrontare la vita, un giovane delll'Appennino in una Milano moderna, che lo porta a trovare la sua definitiva identità solo quando riesce a completare il suo lavoro con le parole. L'autore rende bene il travaglio dell'animo del bimbo diventato uomo anche grazie ad uno stile di scrittura "toementato" fatto di ricordi, rimandi e pensieri. Tutto però con un filo conduttore: l'acqua. COPERTINA 4 STORIA 3 STILE 3

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    MB

    06/06/2020 07:58:24

    Scrittori non si nasce, né si diventa. Scrittori "ci si cerca". Si segue una strada, non necessariamente la propria, ma quella che ci chiama, senza dirci quale sia la meta. La sua voce ci risucchia in una realtà non nostra, che, col tempo, potrebbe trasformarsi in una nuova, rivelatrice intimità. Il romanzo parla di sé, raccontando la sua genesi, lunga quanto una vita. La storia inizia con l’assenza di parole, con una fase di mutismo infantile che è il modo ideale per cominciare quella ricerca: ogni indagine prende avvio da una sofferta mancanza di verità esprimibili, dall’indisponibilità di strumenti per realizzare i propri desideri. Così, da soldati disarmati, si intraprende la battaglia, imbracciando tutto il coraggio necessario a inventarsi i mezzi e le strategie, non per vincere, ma per poter continuare a combattere. Questo è il percorso compiuto dall’autore attraverso anni di ricordi sfocati, incontri sfiorati, suggestioni indistinte che si susseguono, al di là del suo sguardo bambino, come una poesia dapprima incompresa, e poi destinata a ripresentarsi ai suoi occhi, in età adulta, come una pianta in piena fioritura. Giuseppe è un osservatore in viaggio, che vede ogni aspetto del mondo – i paesaggi campestri della sua Lucania e le architetture metropolitane della sua patria d’adozione, Milano – come un libro di cui sfogliare le pagine al ritmo delle stagioni: alberi, case, treni e tram, la gente per strada, ogni cosa scorre, cambia colore ed accento, e, nel suo divenire, fertilizza il terreno dell’immaginazione letteraria. La passione per la scrittura cresce alimentandosi di promesse non mantenute o semplicemente rinviate: al futuro costellato di zone grigie fa da contrappunto un passato popolato dalle certezze di personaggi ed opere che rimangono, che si rileggono, che si possono perfino accantonare in attesa di momenti migliori. Sono i veri compagni di chi, senza paura di smarrirsi, audacemente, continua a cercarsi. Copertina: 4. Stile: 5: Storia: 5.

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I vincitori del concorso "Caccia allo Strega" 2020

Serena

"Breve storia del mio silenzio", il romanzo autobiografico di Giuseppe Lupo, racconta della sua vita attraverso l'infanzia, la fanciullezza, l'adolescenza e l'età della maturità. In particolare, il libro tratta del ruolo ricoperto dalle parole nella vita dell'autore: quest'ultimo, infatti, quando era bambino non ha parlato per due anni. Lupo aveva quattro anni quando ha visto la sorella stretta nell'abbraccio materno e ha smesso di parlare, si è completamente chiuso nei confronti del mondo. La sua infanzia è stata, dunque, una lotta contro le parole e la riconquista di queste ultime avverrà solo con l'inizio delle scuole elementari, dopo anni di diagnosi mediche, preoccupazioni e domande senza risposta. Per l'autore il silenzio è una presenza costante: ogni passaggio e cambiamento drastico suscitava in lui "il male della parole", ossia la chiusura, il ritiro nel silenzio. È molto interessante come un bambino con una storia così particolare e con un rapporto complicato con le parole decida di diventare scrittore: forse, sono stati proprio tale silenzio e la lotta costante con le parole che l'hanno portato a scrivere, per riuscire a comunicare. Dal trauma vissuto nell'infanzia, l'autore è riuscito a trarre giovamento, trovando la sua vocazione, la sua strada. In qualche caso, quindi, le esperienze traumatiche, oltre a produrre cicatrici indelebili, possono diventare delle risorse. Nello stile dell'autore si avverte in ogni pagina l'amore per le parole e per la lingua: la scrittura è elegante, fine e descriverei il romanzo come delicato, dolce. Ho anche apprezzato molto la copertina, raffigurante Giuseppe Lupo da bambino, perché si sposa perfettamente con la tenerezza che la vicenda narrata suscita. La sua storia è unica perché rappresenta la vicenda umana dell'autore ma è anche la storia di tanti altri bambini e di tante altre persone che si risollevano, diventano resilienti e usano la loro sofferenza per trarne energia vitale. Copertina: 5 Storia: 4 Stile: 4

Giulia Troncatti

"Breve storia del mio silenzio" è un racconto della parola: prima persa, poi ritrovata. L'autore e protagonista, Giuseppe Lupo, ripercorre gli anni del suo avvenire su di una geografia del ricordo che si snoda tra una Lucania dolcemente materna ma spaventosamente fragile, fino ad approdare ai contrafforti della modernità, la Milano «illuminista» degli anni Ottanta, la città dei sogni e insieme della realizzazione. Guida la narrazione la tenace ricerca della parola persa in tenera età, poi ritrovata, dubitata, rimodellata, interrogata e quindi stampata. Un mondo di depositari delle parole, in cui si respira sempre un'aria di famiglia: dai genitori, maestri elementari, agli intellettuali del Circolo la Torre, fino agli incontri scontri con gli scrittori contemporanei e, infine, con gli editori. È in questo mondo, in cui anche la pioggia scrive, ricordando, con il suo cadere, il ticchettio dei tasti di un'Olympia color caffellatte, che l'autore vuole farsi nascere e l'unico modo per sentirsi essere è quello di riuscire a scegliere le parole giuste, di saperle mettere in fila, di farle galleggiare da sé. La parola tanto cercata si offre al lettore nella forma di una prosa scorrevole e dinamica, che non si priva, tuttavia, e anzi si compiace, del vezzo della metafora. L'esito raggiunto non tradisce quel lungo e faticoso lavoro d'investigazione, concretizzandosi in un testo in cui ogni parola è pensata e modellata insieme alle compagne vicine, conservando, al contempo, la vivace leggerezza del ricordo. Breve storia del mio silenzio si legge d'un fiato, precisamente si svolge nella sospensione dell'atto di prendere fiato. Copertina 5. Storia 4. Stile 4.

dana63

"La vita è un continuo lacerarsi e ricomporsi, un mettere insieme i pezzi con ostinazione, sapendo di non poterci riuscire mai più". Un libro autobiografico,sulla dolcezza e la necessità della memoria, su tutte le "preistorie" che bisogna attraversare prima di iniziare la propria storia. Leggendo, i ricordi di Lupo si sono confusi con i miei. Sono riaffiorati dal mio passato gesti, oggetti, immagini: l'odore del vicks, del dopobarba di mio padre, le pecore e la musica degli intervalli della Rai. Le immagini in bianco e nero dello sbarco sulla Luna, quando "finita la trasmissione, [...] ce ne tornammo a casa passando sotto il chiaro della Luna che era alta nel cielo [...] Adesso la luna non era più intoccabile". E la lettura de Il Milione, le filastrocche e le poesie mai dimenticate, le case per il presepe fatte con le scatole di medicine," i giorni di settembre che cominciavano con i buoni propositi "dopo le vacanze". La rassicurante presenza,sempre viva nel cuore, del nonno(per me la nonna) accanto alla stufa. Gli studi universitari in un'altra città, la necessità di lasciare il nido ed al tempo stesso di cercare un pezzo di casa lontano da casa, "quei fili invisibili della memoria" che approfittano di un profumo, un'insegna,una vetrina per ricordarci "che il passato lascia sempre un pertugio aperto per arrivare fino a noi". E infine l'amore per le parole, per la lettura ed il collegare i momenti della vita ad un libro preciso. Poetiche le pagine sull'esercizio quotidiano di guardare fuori dalla finestra per capire il passaggio dei giorni, sul rumore della pioggia, sull'attesa dell'anno nuovo, di quell'attimo "fatale in cui il mondo saliva di un gradino nella via vertiginosa verso la fine". Un poetico, sentito, dolce inno di ringraziamento alla vita, con le sue meraviglie, i disincanti, i dolori, gli ostacoli, gli imprevisti, gli appuntamenti mancati ed i sogni rincorsi e non sempre raggiunti o raggiunti in ritardo. Copertina 4 Stile 5 Storia 4.

alpel

Saper parlare, ma non riuscire a dire le parole. Il protagonista le ha perse a quattro anni, quando nella sua vita è entrata una sorellina. La sua è una storia di mancanze e di conquista. Nell'Italia degli anni 60 e 70, mentre la nazione tira il fiato dopo le fatiche della ricostruzione, i genitori sognano per i loro figli un futuro in cui scuola e studio diventino il percorso migliore con cui andare alla ricerca di un'identità e di una affermazione. "Breve storia del mio silenzio" parla di un bambino che - imparando a dire - impara ad essere. Il suo è un viaggio dal sud al nord, in cui ciò che ti manca è anche ciò che devi imparare a conquistare per diventare un uomo. Nelle pagine di Lupo, si ritrova la storia di una nazione che per un po' ha creduto che avere cultura è meglio che avere denaro. Sullo sfondo, canzoni, vicende, spezzoni di programmi televisivi di un tempo che fu. Per noi nati e cresciuti in quei decenni, è un viaggio emozionale dove ritrovare, sparsi qua e là, frammenti di ciò che siamo stati. Un effetto "amarcord" che quando finisci il libro, ti fa venire voglia di riaprire l'album delle fotografie di te bambino. Mentre i tuoi figli, stanno consultando frammenti digitali nelle gallery dei loro smartphone. Forse è proprio vero: si stava meglio quando si stava peggio. Assolutamente da leggere. Copertina 5 Stile 4 Storia 5

Raffaele

Un riassunto a saltelli, senza soffermarsi sui dettagli ma sulle emozioni: "Breve storia del mio silenzio" traccia il delinearsi di una vita tutta incardinata sulle parole. Lo sconvolgimento provocato dalla loro perdita marca l'infanzia del protagonista, nonostante, presto l'olio ricacci la ruggine accumulata sugli ingranaggi del linguaggio. Le parole seguitano nel ritmo salvifico della pioggia suggerito dalla madre; risuonano nel ticchettio meccanico della macchina da scrivere del padre; sono stipate a milioni nello studio/bugigattolo carico di libri; si rincorrono appassionate nei discorsi degli intellettuali che bussano alla porta della casa di Atella. Quelle stesse parole che scomposte e ricomposte nella narrazione saranno l'unico mezzo possibile per diventare, per avere il futuro di essere ricordati. Ambizione ereditata che lo allontana dal Medioevo di un Appennino in letargo verso la modernità illuministica milanese. Il distacco dalla Lucania natia porta con se l'inevitabile bagaglio di inadeguatezze, di rimpianti e di solitudine comune ad ogni emigrante. La storia di una vita che è un gioco tra il cercare e il trovare, tra il ricordare e il dimenticare, tra il perdere e l'acquisire. Così Giuseppe Lupo ripercorre garbato le vicende sue scorrendo morbido tra affetti e passioni, turbamenti e trepidazioni. Forte è la volontà di lasciarsi dietro il margine, fuggire da quella gabbia fatta di curve ammorbidite da boschi e da montagne che chiudono lo sguardo rendendo qualsiasi meta si abbia in mente un viaggio per nulla banale. Copertina: 4 Storia: 5 Stile: 5

  • Giuseppe Lupo Cover

    Giuseppe Lupo (Atella, 27 novembre 1963) è uno scrittore e saggista italiano.Insegna letteratura italiana contemporanea presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Milano e Brescia. Ha esordito nella narrativa con il romanzo L'americano di Celenne (Marsilio 2000), con cui nel 2001 ha vinto il Premio Giuseppe Berto e il Premio Mondello opera prima, e nel 2002, in Francia, il Prix du premier roman. Successivamente ha pubblicato i romanzi Ballo ad Agropinto (Marsilio, 2004), La carovana Zanardelli (Marsilio 2008; Premio Grinzane Cavour-Fondazione Carical e Premio Carlo Levi), L'ultima sposa di Palmira (Marsilio 2011; Premio Selezione Campiello e Premio Vittorini), Viaggiatori di nuvole (Marsilio 2013; Premio Giuseppe Dessì), L'albero di stanze (Marsilio 2015; Premio... Approfondisci
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