Brooklyn è - James Agee - copertina

Brooklyn è

James Agee

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Traduttore: L. Fontana
Editore: Il Saggiatore
Anno edizione: 2014
In commercio dal: 20 marzo 2014
Pagine: 56 p., Rilegato
  • EAN: 9788842818519
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Nel 1939 la rivista "Fortune" commissiona a James Agee un articolo su Brooklyn e i suoi abitanti. Il testo, però, rimane inedito fino al 1968, quando ricompare su "Esquire" con il titolo "Southeast of the Island: Travel Notes". Quello di Agee è un diario di viaggio letterario, che nasce "dal basso" attraverso lo sguardo di un anonimo osservatore che percorre il "borough": "Su una terra piatta e immensa come il Kansas, orizzonte oltre orizzonte in infinito dispiegarsi, sembra un'incommensurabile proliferazione di casa su casa e strada per strada". Dalla panoramica che coglie il quartiere nel suo complesso, il narratore procede nel suo vagabondare, dai brownstone oltre il Brooklyn Bridge, "quel Ponte che si eleva come Dio", fino alle zone più defilate come Flatbush, Midwood e Sheepshead Bay e, con parole distillate una a una, cattura l'essenza di un luogo e della sua popolazione di negroes, ebrei, slavi, italiani, ricchi, poveri e poverissimi. Prefazione di Jonathan Lethem.
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  James Agee partiva spesso per le sue narrazioni dalle memorie dei luoghi, che si incidevano in un dettato preciso di azioni e sentimenti. Basti pensare a Knoxville: Summer of 1915 (1935), trasformato in uno straordinario ciclo di romanze da camera da Samuel Barber, o al geniale "esperimento" di Sia lode ora a uomini di fama (1941), in cui lo scrittore viene associato all'obiettivo impietoso di Walker Evans, per un progetto di racconto delle esistenze dei contadini in tempo di Depressione, voluto della rivista "Fortune", che ritenne però impubblicabile il risultato della collaborazione, tumultuoso mix di saggio, romanzo e documento sociale. Ora il Saggiatore, che nel 2002 aveva proposto quel titolo, presenta il breve reportage Brooklyn è, comparso nel 1939 sulla rivista "Fortune" e poi a lungo dimenticato. A sovrintendere a questo avventuroso viaggio nel quartiere a cui gli emigrati donavano i loro sogni di miglioramento sociale o di realizzazione personale, sovrintende un verso di Walt Whitman: "città di case, famiglie e chiese". La visione di Agee usa ogni tipo di metafora: "quindici o venti villaggi, ora cuciti l'uno all'altro, orlo contro orlo" hanno determinato la crescita smisurata di quel "fungoide" enorme, e per molti anonimo, dove vivono due milioni di persone. Il racconto si snoda come la Passeggiata di Palazzeschi: una sequenza di dentro/fuori dalle abitazioni, in cui la fretta di un itinerario di strade, rallenta improvvisamente per porre al centro un dettaglio di sorpresa, come l'orso polare allo zoo "con gli occhi mezzi pazzi per la solitudine", mentre lo scrittore commemora il destino paradossale di Hilda l'elefantessa "spinta nell'abisso da un marito giocherellone". Luca Fontana, nella nota finale, puntualizza giustamente l'attività per lo schermo dello scrittore, di cui è massima realizzazione La morte corre sul fiume, regia di Charles Laughton. Come in un cine-poema, Agee propone qui una cronaca dalla periferia, che si fa documento poetico e canto alle infinite diversità dell'esistenza metropolitana.   Luca Scarlini  
  • James Agee Cover

    (Knoxville, Tennessee, 1909 - New York 1955) scrittore statunitense. Poeta, giornalista, autore di soggetti cinematografici e televisivi, è noto soprattutto per i suoi romanzi: La veglia all’alba (The morning watch, 1951), Il mito del padre (A death in the family, 1958), nei quali rievoca i momenti più delicati e solenni della vita quotidiana. In Sia lode ora a uomini illustri (Let us now praise famous men, 1941, in collaborazione con il fotografo Walker Evans) ha lasciato un eccezionale documento sull’America dei diseredati: epopea, e insieme visionaria trascrizione, dell’incontro con tre famiglie di mezzadri bianchi dell’Alabama. Approfondisci
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