Artisti: Fatima Al Qadiri
Supporto: CD Audio
Numero dischi: 1
Etichetta: Hyperdub
Data di pubblicazione: 4 marzo 2016
  • EAN: 5055300386489
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Descrizione

Fatima Al Qadiri introduce un nuovo concept, in quello che è il suo secondo album per l’etichetta inglese. ‘Brute’ è concepito dalla sua prospettiva, mettendo in gioco l’esperienza trans-nazionale e puntando in particolare il dito su temi scottanti quale l’abuso di potere (da parte della autorità ufficiali) ed il rapporto teso tra forze dell’ordine e cittadini, proprio nell’ottica delle proteste che spontaneamente hanno avuto luogo ultimamente nel suo paese d’adozione: gli Stati Uniti d’America.Musicalmente ‘Brute’ si muove tra rabbia e disperazione, utilizzando drammatici timbri percussivi, che sposano uno stratificato processo elettronico. Il ricorso a numerosi campionamenti (non mancano le registrazioni sul campo, con ovvio interesse per le manifestazioni cittadine e le più articolate e sanguinoso proteste) è poi strumentale nel verticale neo-realismo del lavoro stesso. Si riflette anche in questo l’opera trascendentale della protagonista, che considera la musica alla stessa stregua di un mezzo di propaganda, i suoi album sono manifesti politici digitali, che alzano il livello dello scontro verbale pur utilizzando una piattaforma strumentale. In questo quadro si riflette sulla condizione carceraria (Oubliette), la militarizzazione della polizia (Endzone, Curfew), iI fragile confine tra difesa ed il letale uso della forza (Battery, 10-34) e la continua violazione dei diritti base degli attivisti (Breach, Blows, Fragmentation). Il disco è così un triste tributo alle vite perse sul fronte dell’attivismo militante.


Attualmente la figura di Fatima Al Qadiri si trova al centro di un dibattito accesissimo fra musicologi o sedicenti tali. Lei, classe ’81 nata in Senegal, vissuta in Kuwait e trapiantata negli States, fa parecchio gola agli accelerazionisti perché si serve di un’estetica fredda e volutamente cheap nei suoni per trattare di temi orwelliani come post-globalizzazione, autorità, controllo sui cittadini. Per intenderci, il secondo Brute, sempre sulla Hyperdub di Kode9, in copertina sfoggia un Teletubbie in vestito anti sommossa, con un paio di occhioni dolci pronti a sferrarti una manganellata sull’omero appena abbassi la guardia. Ok, ma alla fine come suona questo album? Non facile, innanzitutto, perché si fregia pur sempre dell’etichetta “sperimentale”.
La prima traccia, Endzone, si apre con spari e sbirri che al megafono intimano alla folla di disperdersi. Sotto invece, come nel resto dell’album, i droni ti torturano le budella come le armi sonore usate dalla polizia di Tokio. Unico rimpianto: la penuria di percussioni che uno di solito non associa al nome di Hyperdub. Voto 3/5

Recensione di Claudio Biazzetti