Le bugie della storia

Piero Melograni

Editore: Mondadori
Collana: Saggi
Anno edizione: 2006
Pagine: 125 p., Rilegato
  • EAN: 9788804557982
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Recensioni dei clienti

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    carlo conversano

    02/03/2007 14:31:20

    Il libro sul piano documentale e della disanima dei fatti storici non mi convince per niente. Alcune cose sono condivisibili (ad es. la Belle Epoque come periodo per niente pacifico, origine non economica della grande guerra) ma altre sono, a mio avviso, in palese contrasto con la realtà. Sfugge a Melograni una delle tante cause della rivoluzione russa e cioè le centinaia di migliaia di morti durante la grande guerra. Sorvola, nella rivoluzione francese, sulle pessime condizioni economiche derivanti dalle carestie che a più riprese avevano devastato negli anni immediatamente precedenti la Francia e anche l'Europa. Molto difficile dare un voto medio-alto a Melograni. Tanto più che uno storico dovrebbe sforzarsi di essere il più obiettivo possibile a prescindere dalle sue inclinazioni culturali comunque rispettabili.

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    Matteo

    12/01/2007 14:00:02

    Povero Melograni cosa ha osato affermare:che Marx era in realtà un fallito ed un inetto che visse tutta la vita alla sottana di Engels sbagliando tutte le sue previsioni...Basta questo per molti intolleranti per bollare un autore e i suoi libri come falsari e moralizzatori. Lasciando perdere tali ometti direi che il libro è sicuramente interessante ma che per chi non ha studiato solo certa storiografia non dice molto di nuovo.Condivido in special modo l'attacco allo storicismo che è una corrente di pensiero assurda. E' importante e necessario, che cresca un approccio libero e «non allineato», volto allo studio della storia tale sì da poter imparare dagli errori e trarre conforto dalle vittorie del passato, ma allo stesso tempo ricordarsi nondimeno che la storia non è una scienza perfetta, ma è il prodotto di ciò che fabbricano, giorno per giorno, i singoli individui e l'intero genere umano, nella loro relativa libertà ed autonomia.Non ha a parer mio la pretesa di essere un libro di storia ma piuttosto essere uno spunto per approfondire certe tematiche che sono state poco analizzate da quella storiografia fatta solo da documenti(comunque fondamentali) che ha allontanato le persone dallo studio della storia che dovrebbe invece essere divulgativo e poco accademico.

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    Angelo

    19/12/2006 17:38:07

    Pizzicato dal titolo - che a posteriori definisco furbesco - mi metto a leggere per vedere come vengono smascherati i fatti più noti della storia moderna e contemporanea. Ma di fronte a certe pretese riletture storiche mi viene da pensare che l'editore abbia sbagliato titolo. Anzichè 'Le bugie della storia' avrebbe dovuto titolare 'le bugie sulla storia' sarebbe stato più semplice per tutti approcciarci ad un libro senza pretese. Con la pubblicazione del testo che ho appena finito di leggere Piero Melograni penso abbia chiuso definitivamente con la credibilità storica e storiografica.

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    Mario Ferri

    26/10/2006 11:20:52

    Pietro Melograni è uno di quegli storici che cavalcano il successo editoriale del revisionismo. Il revisionismo, come fenomeno "culturale", riscrive spesso in modo drastico le conoscenze acquisite in anni di ricerche storiografiche approfondite, partendo dal presupposto (pregiudizio) che quello che sì è appreso finora siano "bugie": come è stato fatto giustamente notare dallo storico Angelo d'Orsi (su La Stampa), in questo pamphlet di Melograni compare una serie di comiche «rivelazioni» partorite tutte dalla fertile inventiva dell'autore: da Marx che «ignorava il mondo del lavoro» (che assurdità! Da giornalista era a contatto con i meccanismi del mondo del lavoro e proprio l'amicizia con Engels, il quale aveva gestito una fabbrica, gli forniva conoscenze dirette, oltre ai viaggi e ai contatti in tutta Europa - nda) a Hitler che «non voleva la guerra» (in effetti lo ha sempre dichiarato, prima di aggredire con la Blitzkrieg - nda). D'Orsi continua parlando di «rovescismo», che può essere definito come la fase suprema del revisionismo stesso: "volete assicurarvi il successo in un pubblico vasto e ingenuamente appassionato di storia? Bene. Basta prendere un fatto noto, almeno nelle sue grandi linee, un personaggio importante, un episodio che ha costituito un momento variamente epocale…", e non affrontare alcuno studio sui documenti, non fornire basi verificabili, non citare fonti alla portata di tutti, fare affidamento sul principio d'autorità e infarcire tutto con un moralismo da due soldi (Marx è preso di mira con piglio quasi infantile). Il successo è assicurato, in barba alla scuola metodologica francese e al suo motto "pas de documents, pas de histoire", cioé "senza documenti non c'è storia". Di positivo c'è che un libro del genere può spingere alla ricerca personale e al dibattito, nonché stimolare lo studio per il ripristino delle verità verificate. Il che aiuta a non fare sempre discussioni da "bar dello sport".

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    Gil Grissom

    16/06/2006 20:07:11

    Ottimo e impeccabile saggio storico che con ironia (a volte triste vedi marx) e novizia di dati, ci fa pensare su come per biechi scopi ideologici alcuni fatti storici siano stati travisati. La verità storica sorta dallo studio serio dei documenti, dovrebbe comparire più spesso nei saggi e sui testi scolastici. Infatti, solo con una versione dei fatti oggettiva e scientifica e scevra da interpretazioni manichee si può ragionare serenamente (si spera) sul perchè di tanti avvenimenti che hanno caratterizzato la storia dell'umanità. In alcuni ambienti politici le verità storiche non sono molto digeribili ancora oggi

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    stefano pelagatti

    10/06/2006 10:11:18

    Desidero attenuare le probabilmente ingiuste asperità del mio giudizio precedente verso un'opera che, comunque, ha dei meriti, anche sul piano dello stile. Vorrei tuttavia ribadire il concetto: Marx non fu una figura comica, ma una figura tragica; e i milioni di morti che vi furono non possono esser addebitati ai vacui trastulli di un fannullone.Karl Marx fu, dunque, veramente una tragica apparizione, e lo sminuirne la cupa grandezza è, a mio avviso, un grave errore di prospettiva storica.

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    stefano pelagatti

    04/06/2006 08:35:08

    Quando uscì " Wam", stranita biografia di Mozart, pensai che il suo autore scherzasse: ma questo nuovo libro lo conferma invece quale gazzettiere di piccolezze e di meschinità. Prendendo ad esempio Marx, egli dice: " Marx non ha mai lavorato; si è sempre fatto mantenere da Engels". Domando a tutti se una figura così titanica, nel bene e nel male, capace di determinare come pochi, per quanto è concesso ai singoli, i futuri sviluppi degli esseri umani ( anche in questo caso nel bene e nel male), possa essere descritto con queste frasi " Marx non ha mai lavorato; si è fatto mantenere da Engels". Piero Melograni, ovvero i grandi uomini visti attraverso il buco della serratura della toilette.

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