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Cormac McCarthy

Traduttore: R. Montanari
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2015
Formato: Tascabile
  • EAN: 9788806227609
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Recensioni dei clienti

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    rejectedfrogs

    11/08/2016 10.08.47

    Nel secondo romanzo di Cormac McCarthy, Il buio fuori, pubblicato nel 1968, non c'è posto per la speranza. Mai. Queste pagine sono una mazzata, alla quale forse solo la lettura di La strada può prepararvi. Sottolineo "forse" perché, alla fine del libro, neanch'io potevo immaginare un orrore tanto immenso. La storia è quella di un fratello e una sorella, Culla e Rinthy, che, in un luogo e in un tempo imprecisati, danno alla luce un figlio in una situazione di estrema indigenza. Il ragazzo, tentando di porre fine alla vita del bambino, si smarrisce, quasi a sottolineare l'equivalenza tra la natura, ostile a Culla, e Dio, che sembra volergli riservare una vita di tormenti. Il neonato viene trovato da un venditore ambulante, che lo porta con sé. La madre del piccolo inizia così una disperata ricerca, vagando per le terre desolate, seguita a sua volta dal fratello. Nel suo peregrinare, Culla viene accusato di numerosi crimini dalle comunità locali e si ritrova spesso a dover fuggire; Rinthy invece viene sempre accolta con benevolenza dalla gente che incontra. Priva di una ambientazione ben dettagliata e di una localizzazione temporale certa, la narrazione si fa quasi mitica, complice anche l'atmosfera apocalittica causata dalla volontà divina di punire Culla per il peccato commesso con l'incesto. Le pagine finali contengono un orrore indescrivibile: i tre criminali che incrociano i destini di Culla, dell'ambulante e del piccolo si rivelano ancora più malvagi di quanto fosse possibile immaginare fino a poche pagine prima. Se avete lo stomaco debole e amate il lieto fine, questo romanzo non è roba per voi. Se riuscite a sopportare la totale mancanza di qualsivoglia speranza, lo troverete un capolavoro di crudeltà, somministrata al lettore con la freddezza tipica di McCarthy.

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    massimo

    17/04/2015 10.22.23

    Pur essendo cavallo di razza McCarthy, in questo breve romanzo, non riesce a raggiungere il fascino disperato e assoluto del suo capolavoro "La strada". Il vagabondare dei due protagonisti in un mondo violento, lugubre, ma talvolta con sprazzi di vera umanità, convince ma non avvince, lasciando il dubbio di una confezione studiata a tavolino. Pagine comunque potenti e consigliate.

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    Luciano

    18/05/2014 19.08.21

    Non c'é niente da capire, é una storia incompiuta, come tutti i romanzi di questo autore. Uno arriva alla fine aspettando un finale, una spiegazione, una rivelazione, ma non c'é più nulla. E' come un giallo al quale mancano le ultime pagine che spiegherebbero tutta la storia.

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    Kuspide

    24/06/2008 14.56.34

    So che mi beccherò una marea di fischi e insulti, ma devo dire la verità, io non l'ho capito!

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    roberto

    17/03/2008 11.41.33

    Arido e banale. Non si puo' confondere un libro del genere con la letteratura. Mi meraviglio che a qualcuno possa piacere.

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    Standbyme

    11/11/2005 18.29.00

    Raramente mi è capitato tra le mani un libro che può essere paragonato ad un pugno nello stomaco. Chi me lo ha consigliato mi disse che con questo libro non si ride mai anche se, e qui ha ragione Greta, si coglie un sottile humour. Mi aspettavo tutti i personaggi negativi invece ho trovato tanta, ma tanta umanità tra queste poverissime persone che non negano un tozzo di pane o un fresco bicchiere d’acqua o un passaggio su uno sgangherato carretto a chi ha meno di loro. Certo c’è questa misteriosa “trinità” che più che paragonarla alla signora vestita di nero che impugna una lunga falce sarei propenso a raffrontarla con i “Cavalieri dell’Apocalisse”. Non mancano anche altri individui abbietti ma questo è il mondo in ogni epoca e in ogni luogo. Non meravigliamoci poi dell’abbandono di un neonato in una foresta…ora per la nostra società le foreste sono troppo lontane ma ci sono sempre i cassonetti non è vero? C’è così tanta miseria in questo romanzo che anche l’incesto, che con molta eleganza e sensibilità, McCarthy ci lascia appena appena intuire non ci dà fastidio. A fare da contrappasso a questa miseria umana c’è una meravigliosa natura che non sempre ti è amica: ha sì aiutato Holme nascondendolo ai sui inseguitori ma ha anche seminato morte con le impetuose correnti del fiume. Non credo infine che sarebbe stato giusto dire al cieco dove finesse quella strada. Forse proprio la sua infermità è la sua fortuna perché gli impedisce di vedere la fangosa e risucchiante palude da cui spira un vento che porta un odore di marcio che avvolge e soffoca il lettore.

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    Ceia

    08/05/2005 14.51.55

    Duecentoottopagine, talmente intense e crude e dure, talmente inquietanti da avermi lasciato stordita. Perché qui si descrive il Male. Ma il Male umano, il male dentro noi. E anche il Male che ci circonda. La storia… a esser sincera non ho capito né dove è ambientata, né quando. E non ho capito alcune parti, o meglio: la mia parte razionale non le ha comprese. Direi che è la storia di persone andate alla deriva, persone che non hanno morale, non hanno pietà, crudeli, se si può definire crudele quel senso di vuoto esistenziale, quella sorta di male neanche del tutto consapevole. I personaggi che si incontrano durante il cammino sono squallidi, morti dentro, marci. Quasi tutti. Perché il personaggio femminile, no. Lei mi ha fatto compassione, tenerezza. Gli altri fanno paura. Per farmi capire… sei lì che leggi, che ti sorprendi per certe descrizioni semplicemente deliziose… e zack! Di colpo di ritrovi nel mezzo un fatto, accidenti, non è nemmeno il fatto in sé (si leggono cose macabre o cattive, non è mica la prima volta) dicevo non è il fatto, è l’atmosfera. Quell’atmosfera che sa di fine del mondo…Ci sono molti animali, in questo libro. A volte sono proprio loro a annunciare il Male che arriva. Come dice mia nonna, che gli animali lo sentono quando c’è qualcosa di strano nell’aria. E di cose nell’aria, in questo romanzo, ce ne sono. Tre uomini a cavallo scandiscono i tempi narrativi. Le ombre. Le ombre nel buio fuori. Le ombre dentro di noi. Noi tutti. E McCarthy ha una prosa che fa venire i brividi. Brividi freddi e glaciali che mi hanno davvero turbata. E poi. Scrive come pochi. Potrebbe scrivere tutto quel che vuole perché ha un modo di porsi che è delizioso. La natura. Quante pagine spese per ambientare la storia di un uomo e una donna in viaggio attraverso questa natura. Una natura che reca in sé un qualcosa di indefinito e nello stesso tempo di angelico. Un qualcosa che non si può spiegare, è la sensazione che si prova leggendo a rendere questo libro così particolare. E così terribile.

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    Albys

    10/04/2005 11.49.07

    Un libro e un autore sui quali si potrebbe parlare per giorni. La copertina e la trama fanno capire quale micidiale mistura di orrore, miseria umana e violenza sia questo romanzo misconosciuto. Ma non si può invece immaginare quanto sia meravigliosamente bella la prosa di questo autore americano che sa descrivere la natura come nessun'altro al mondo: siamo di fronte al più grande scrittore "lirico" del secolo. Ancor più di John Connolly, le sue rappresentazioni del mondo che circonda i poveracci di questa storia malata sono talmente magnificenti da lasciare senza fiato. Una poesia mortale, una stupefacente capacità di unire immagini romantico-oniriche con l'inquietante carezza di un destino crudele che segna la vita di chi si trova a vivere in una Natura spietata. McCarthy è un Chandler cattivo, un cantore del fato che gioca con gli uomini, capace di creare pezzi di sconvolgente bellezza. In questo libro la voce del Male, dell'Oscuro, del Destino Segnato è sempre lì, viva e mortale, e abbraccia le notti e le menti di questi miserabili che intrecciano le loro vite in una sorta di fiaba apocalittica. La storia è una sorta di fiaba apocalittica senza tempo e senza luogo. Inutile cercare troppa razionalità in alcuni passaggi e in alcune figure - come i tre malvagi cavalieri venuti dal nulla - che servono solo per definire quella che è forse la visione del mondo di McCarthy: un luogo dove l'uomo è succube del destino e dove, da miserabile qual'è, viene sballottato qua e là da Entità superiori che gli preferiscono la Natura, l'unica vera figlia. Non è un libro per tutti e non è neppure un libro perfetto. Ci sono moltissime descrizioni naturalistiche e una certa lentezza d'insieme che irriterà i lettori veloci, e qualche tratto surreale che potrebbe non essere capito. C'è molta violenza sotterranea, quella che inquieta più di mille omicidi, quel tratteggiare il mondo che ci circonda come un qualcosa di maligno pronto a sferrarci una vergata finale. Ma IL BUIO FUORI ammalia e scuote, anche se ci chiede sudore e lacrime.

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    g.

    08/06/2002 23.18.52

    uomini come formiche: esseri viventi, nulla più. albe rosa, tramonti blu, foglie eterne, venti di velluto. E sole, acqua, cielo, terra... fine delle speranze. solo esseri viventi, in uno scenario di una bellezza che fa male.

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