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Corinne Maier

Traduttore: V. Latronico
Editore: Bompiani
Collana: PasSaggi
Anno edizione: 2005
Pagine: 158 p. , Brossura
  • EAN: 9788845233777

Recensioni dei clienti

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    Silvia

    23/09/2012 14.29.07

    Se vi è piaciuto questo libro, dovreste leggere Aria Precaria di Sara Root. Sette anni dopo, in Italia, qualcuno ci racconta, con la stessa ironica amarezza, come siamo messi!

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    seba

    17/10/2007 16.06.04

    una tristezza infinita e soprattutto una furba che ha trovato il modo di farsi mantenere in azienda...e fuori....sconsigliato.

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    joelibeccio

    03/07/2007 09.47.59

    E' il primo libro che leggo dell'autrice, e devo dire che ha una scrittura non proprio scorrevole. Il modo di scrivere di stampo "aziendale", mia cara Corinne, ti è proprio rimasto!! Il titolo è accattivante, gli argomenti trattati sono abbastanza frammentati. Oggettivamente qualche spunto è divertente e i paralleli con le grandi aziende italiane si possono davvero fare. Mi aspettavo comunque qualcosa di più.

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    Gianluca

    19/01/2006 14.04.15

    Il titolo del libro è accattivante ma anche furbesco, perchè di sicuro appeal. Normale che poi le aspettative siano sempre superiori alla realtà del contenuto. L'autrice non può dispensare le verità che presuppone nel titolo per il semplice fatto che non esiste una ricetta di sicuro successo. Imboscarsi significa far perire l'azienda, quindi farsi licenziare o andare comunque a casa se l'azienda chiude. Ho acquistato questo libro in Francia, dove ha venduto tantissimo. Non poteva essere diversamente, dato che il lavoro non piace (quasi) a nessuno e la frustrazione e lo stress regnano sovrani. Ma far posto alla pigrizia non è la soluzione. Per chi fosse interessato all'argomento in maniera più "consistente", consiglio due testi del noto sociologo del lavoro Domenico De Masi. Il primo si chiama "Ozio creativo", il secondo (che consiglio caldamente) è "Il futuro del lavoro": questo si che apre la mente e scalda i cuori, regalando un'ottica diversa della vita, anche se poi. il giorno dopo, la sveglia suona ugualmente.

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    vitto

    18/01/2006 16.55.17

    Il libro si lascia leggere abbastanza facilmente. La critica che fa coglie in pieno il carattere tragicomico che caratterizza il "liberismo", però pecca abbastanza quando deve proporre una qualche soluzione al povero "quadro" e, in questo senso, il titolo inganna un pò.

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    ant

    30/11/2005 11.24.59

    Mi aspettavo di più da un punto di vista filosofico-antropologico, l'ho trovato; invece, troppo cattedratico e schematico

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    Marco

    05/08/2005 14.05.42

    E’ chiaro che il libro è di fatto un pamphlet (per altro ottimo), di cui ha tutte le caratteristiche: un misto di intuizioni geniali e senso comune, analisi pacate e slanci polemici, oggettività e animosità. Ma la cosa piu’ interessante è l’accoglienza che il libro sta avendo in Italia: se c’è chi apprezza la spietata analisi della Maier, d’altro canto si sta mobilitando tutta una schiera impiegatizia che, paga della propria schiavitu’ e incapace ormai anche solo di immaginare una vita migliore di quella cui li riduce l’ „Azienda“ , leva la sua vocetta indignata a difesa di quest’ultima....Viene in mente la folla che – all’inizio dello Zarathusta di Nietszche - vuole linciare il profeta venuto a liberarla (ma forse, alla meschinità della situazione, si addice meglio l’immagine di Pinocchio che prende a martellate il Grillo parlante per farlo tacere..). A tutti - spiriti liberi e impiegati felici ma indignati, manager, para-manager e aspiranti tali – consiglio di leggere il recentissimo libro di Luciano Gallino “L’impresa irresponsabile” (Einaudi), in cui l’autore (non con i toni del pamphlet ma con il linguaggio piano e preciso dell’indagine storico-sociologica) ci aiuta a capire in che mondo viviamo, ricordandoci che la desolazione aziendale, umana e linguistica descritta dalla Maier non è solo italiana o francese, ma è mondiale.

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    Visk

    11/07/2005 10.07.16

    Grandi aspettative del tutto deluse. Approccio distruttivo generalista, poche proposte, poche idee positive. E poi il titolo trae in inganno.

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    Zero Incondotta

    09/07/2005 11.07.35

    Non ho letto il libro, mi sono bastati i commenti di cotante persone che l'hanno letto per farmene un'idea: interessante ma inutile. In un ambiente di lavoro sano, le persone sarebbero rispettate e motivate per lavorare bene nell'orario lavorativo concordato, chi non si trova bene ha la possibilità di trovare un altro posto di lavoro. La crisi economica attuale cancella questa ultima opzione ma imboscarsi e fare ostruzionismo giova solo a credere di contribuire al fallimento dell'azienda che pero' sta già per chiudere: una magra consolazione. La vita è breve, se non creiamo o produciamo qualcosa per noi e per gli altri, siamo proprio sicuri di viverla ancora?

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    Marco

    08/07/2005 20.31.31

    Terribilmente sincero. L'autrice descrive con ironica eleganza lo sfascio dell'attuale "sistema produttivo", ma solo a coloro che hanno occhi per vedere. Non è una "bibbia" in grado di illuminare le menti ottenebrate dai paroloni dei manager, ma un semplice manuale di sopravvivenza in grado di aiutare tutti coloro ormai consci di essere impiegati presso una società-Titanic, ad affrontare con pigrizia ed ironia gli ultimi giorni prima dell'impatto, e magari, trovare anche il tempo di riderci sopra.

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    ELENA

    24/05/2005 12.00.38

    E' stata una lettura inutile. L'autrice vorrebbe che gli operai e gli impiegati minassero dall'interno l'impresa per distruggerla, ma poi non dà suggerimenti o proposte per "the day after". Sicuramente i sistemi imprenditoriali francesi, americani, italiani e chicchessia avranno le loro pecche, ma non è con la mediocrità e l'irresponsabilità che si risolvono. Se questo è l'esempio che diamo ai giovani, non lamentiamoci se il mondo va a rotoli.

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    Giovanni Zuffo

    19/05/2005 11.01.28

    La premessa indispensabile per trovare soddisfazione nel proprio lavoro è la possibilità di dedicarsi a qualcosa di veramente creativo, altrimenti tutto si riduce ad una squallida e routinaria manovalanza finalizzata allo stipendio che non può stimolare positivamente nessuno. Da tempo nelle aziende si sta sperimentando il furbesco tentativo di spacciare frustranti attività per serie opportunità di crescita professionale e individuale. Questo avviene colorando l'ambiente aziendale con una patina untuosa di assurde falsità mentre, in nome di di un folle slancio efficientista, si chiede sempre di più e si da sempre di meno. A questo libro va sicuramente il merito di aver dato voce alla sofferenza diffusa di tutti coloro che dalla vita professionale vorrebbero un'autentica motivazione ma che sempre più spesso si trovano in ambienti soffocanti a svolgere attività meschine con ritmi schizofrenici.

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    laura

    17/05/2005 12.46.12

    molto carino. ricco di spunti per riflettere e soprattutto: torniamo coi piedi per terra. chi è rimasto deluso probabilmente si aspettava una sorta di ricettario pratico. ha sbagliato libro. un mio contatto di lavoro, alto livello di una importantissima azienda in uk.. bhè non serviva più e gli hanno comunicato il licenziamento mentre era in vacanza... simpatici no? e non crediate che con voi sarebbe diverso

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    Paola

    11/04/2005 10.32.20

    Ho letto il libro tutto d’un fiato e condivido le affermazioni dell’autrice. Non mi sembra che il pamphlet trasudi antiamericanismo né che proponga una comoda nullafacenza. Al contrario, si limita a registrare che il modello delle grandi aziende odierne è di derivazione americana, ed esorta a reagire alla situazione di asservimento all’impresa, suggerendo - anche se con apparente leggerezza e ironia - di far crollare il leviatano minandolo dall’interno. Non vi è una condanna del sistema capitalista, bensì dei suoi eccessi e storpiature. Si denuncia un’impresa che non serve più a nessuno se non all’alta dirigenza, un involucro vuoto di significati e di utilità ma riempito ad arte di aria fritta per farlo apparire sano e vigoroso, una sorta di corte del re Sole, avulsa dalla realtà e dominata da logiche sue proprie.

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    Stefania

    05/04/2005 19.59.58

    Alcune parti sono davvero esilaranti (ad esempio il significato della parola "lavoro"). Ma mi aspettavo qualcosa di più. Mi ha parecchio deluso!

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    andrea

    05/04/2005 11.54.45

    Ho comprato il libro condizionato molto da quello che avevo letto su internet... Delusione!! Un'accozzaglia di informazioni senza un filo conduttore.Simpatico ma sicuramente si poteva fare molto meglio.

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    aldo

    05/04/2005 08.48.58

    una sola parola e' sufficiente. Pessimo.

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    Beatrice

    03/04/2005 19.43.17

    Attirata dalla pubblicità ed ho anche aspettato con impazienza la ristampa per leggere finalmente cosa? Giuro ho fatto fatica a leggerlo e non l'ho nemmeno finito! Ma la signora forse non ha mai provato a lavorare con soddisfazione per quello che fa? Qualcuno lo ha definito la nuova Bibbia ed anche un testo intelligente che grida alla rivolta contro l'azienda: ma siamo tornati indietro di 100 anni quando si vedeva il padrone come un nemico acerrimo? Provi la signora a stare senza lavoro e poi ne riparliamo...Certo ora con i diritti d'autore si potrà permettere anche di boicottare il PADRONE.

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    Daniele

    01/04/2005 10.46.13

    Il libro e' piacevole e di facile lettura. Fornisce numerosi spunti di riflessione sul sistema impiegatizio francese/italiano ponendo l'accento sul fatto che non ha senso l'impegno sul posto di lavoro ma che sarebbe piu' produttivo avere maggior tempo libero per dedicarsi ad attivita' "nobili". Il titolo mi sembra fuori luogo. Interessante ma non eccellente.

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    Pietro Valeri

    30/03/2005 19.04.32

    Sono stato attirato dal fatto che ha venduto già 300.000 copie in Francia e dalle citazioni di critiche di giornali famosi. Forse mi aspettavo un pò troppo ? Sicuramente un bel libro non ha bisogno di pubblicità (vedi La scuola raccontata al mio cane di Mastrocola Paola che sta vendendo con il passa-parola..) Insomma tutto il libro è un criticare tutto e tutti e vantarsi di non fare niente. Ciò è possibile perchè, come dice l'autrice, la Francia è fra le nazioni con la più alta produttività. Insomma, ho cercato e ricercato, ma non l'ho trovato convincente, come un film dove gli attori recitano una parte senza convinzione....

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