Editore: Einaudi
Edizione: 10
Anno edizione: 2011
In commercio dal: 18 gennaio 2011
Pagine: 103 p., Brossura
  • EAN: 9788806201388
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Descrizione
"La parte di Genesi che riguarda Caino è cangiante, misteriosa, piena di silenzi, sottile nel suggerire i possibili doppi: agricoltura e pastorizia, erranza e stanzialità, azione contemplazione, razionalità animalità, e insomma piena di attrazioni tematiche. Mi sono tenuta a una certa distanza dalla pagina biblica, lontana da qualunque tentativo esegetico, attratta piuttosto dal silenzio che regna intorno alla figura di Caino e dalla potenza di questa icona: si staglia solissimo in un deserto abbagliante, a muso duro, con un fratricidio che pesa sulle spalle, la maledizione della terra, la lontananza dal volto della divinità. E poi eccolo dare inizio, con la costruzione della prima città, alle nere arti della tecnologia - rese nere più che altro dallo smarrimento dell'etica che non ha seguito l'immenso sviluppo tecnico. [...] L'enigma del male, il mysterium iniquitatis, è un fondale che non possiamo non indagare, anche se non siamo capaci dell'immensa apnea che richiede. Questo è il mio primo tentativo, ancora impregnato dell'ombra che ho cercato di attraversare, colpita dalla reticenza di questo tema ad avere una parola definitiva. Non la si potrà mai pronunciare, per fortuna. Nessuno la possiede per intero: chi ha creduto di possederla ha troppo spesso seminato dolore. Io ho potuto solo balbettare." (Dall'introduzione dell'autrice)

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    alida airaghi

    09/02/2012 15:38:34

    Mariangela Gualtieri è una delle voci più alte della poesia contemporanea: donna di teatro ("quel luogo pieno di avventura mistero arte e fatica...") si cimenta in questo testo con la rappresentazione scenica della prima, tragica violenza della storia umana: l'uccisione di Abele da parte di suo fratello Caino. E lo fa con tutta la passione e l'empatia di chi riconosce in sé e nell'animo di tutti noi l'abbaglio improvviso dell'odio, della rabbia e dell'invidia, e poi l'assillo perenne del pentimento, della paura, della condanna. "Ci somiglia talmente Caino..Noi siamo soli quanto lui, distruggiamo la vita fuori e dentro di noi, siamo ormai senza un'idea di prossimo.. tutti votati alla terrestreità". Ma in realtà in questo dramma non parla solo la brutalità della carne assassina, del raptus sopraffattore: intorno al protagonista si muovono tanti altri personaggi, che incarnano sia il male sia il bene, alter ego o controcanto dell'omicida. "L'alato", ad esempio, voce saggia e profetica, ingenua e visionaria; oppure "L'illusionista", lucido, protervo, rancoroso; "Abele", delicato e sorridente, "dentro una legge di pace". E il coro, che commenta cangiante e ritmico, suggerisce una sua visione filosofica del mondo, accompagna danzando le voci degli attori principali. Ma su tutto aleggia poi lo spirito dell' "animale chiamato Dio", bellissimo luminoso infinito, oppure astioso ingiusto violento ("Tu comandi. Rintroni allaghi, secchi, stendi al suolo,/ schiacci non perdoni"). Un testo forte, dunque, questo, scandito con parole dure e mai ambivalenti o falsamente prudenti: certo la sua resa scenica deve avere un rilievo che ovviamente la semplice lettura non rende del tutto nelle sue potenzialità, fatte anche di "movimenti ritmici e sonori..scatti e danze..", e silenzi, e pause, che invitano alla riflessione, alla condivisione di sentimenti, alla pietà.

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