Caligola. Dietro la follia

Aloys Winterling

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Traduttore: M. Tosti Croce
Editore: Laterza
Anno edizione: 2005
In commercio dal: 13 gennaio 2005
Pagine: X-202 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788842072065
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Gaia la libraia

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Beveva perle dissolte nell'aceto e mangiava cibi cosparsi d'oro, con feroce crudeltà infieriva sui senatori romani, teneva un bordello nel proprio palazzo e non si asteneva dall'avere una relazione incestuosa con la sorella. Convinto di possedere natura sovraumana, impose ai suoi contemporanei di onorarlo come un dio. Gli storici antichi hanno dato a tutto questo una spiegazione: era pazzo. Ma le cose, spiega Aloys Winterling, ordinario di Storia antica e Antropologia storica all'università di Friburgo, sono molto più complicate.
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    Elena

    08/03/2019 07:26:59

    Winterling si dedica ad uno dei più controversi imperatori. A causa della damnatio memoriae di cui è stato vittima, oggi lo conosciamo come imperatore pazzo, ma grazie a questa biografia, cogliamo tutta l'astuzia di questo personaggio, dedito a denigrare l'aristocrazia romana. Davvero un bel saggio, merita di essere letto.

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    Mirko

    30/01/2018 16:28:24

    Winterling prova a scavare nella vita dell’Imperatore che è passato alla storia (forse in compagnia di Nerone) come il più folle, il più cinico, il più fuori controllo, dell’intero periodo della Roma Imperiale, cercando di confutare questo giudizio, che da sempre accompagna la figura di Caligola. La tesi infatti che dà corpo al suo libro, è che in realtà, non ci troviamo di fronte ad un autocrate psicopatico, ma che dietro ogni suo gesto di “follia”, si celava comunque il perseguimento di obbiettivi e scopi non casuali. Seguendo questo schema, l’autore procede con lo smontare uno per uno i tanti aneddoti tramandati, talmente celebri da essere noti anche ai non appassionati di storia (il cavallo fatto senatore, le minacce di morte improvvise e totalmente immotivate, dirette ai propri commensali ecc ecc), ricostruendoli all’interno di un quadro di ipotizzabile razionalità. E’ impossibile sapere come stavano le cose; se ci rifacciamo all’adagio “che la verità sta nel mezzo”, possiamo immaginarci Caligola come un personaggio ambiguo, con accessi di follia, in uno schema mentale comunque non privo di una qualche logica (cosa non cosi anomala, se si pensa anche ai tanti protagonisti dell’attuale scena politica internazionale).

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    CARLO

    07/11/2012 09:51:24

    Davvero un libro ben fatto,scorrevole anche per chi come me si avvicina per la prima volta ad argomenti ti carattere storico.

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    Salvatore

    04/09/2010 00:15:41

    Il libro più bello e completo su Caligola

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    sandro landonio

    19/10/2009 09:54:09

    Caligola, imperatore comunemente conosciuto soprattutto per le sue eccentricità, viene presentato da Winterling come vittima di un grande equivoco storico, frutto della sua volontà di umiliare a più riprese l’aristocrazia romana, nelle mani della quale risulterà di fatto la memoria storica delle gesta degli imperatori. Le fonti (Seneca, Svetonio, Dione Cassio, Flavio Giuseppe) potranno anche essere in parte contraddittorie, come citato dall’autore, ma l’intera analisi, pur risultando accurata, non la trovo convincente nelle conclusioni. Troppo può essere interpretato in un senso o nell'altro, mancando dati sufficienti per poter arguire con sicurezza qualcosa. Il testo si fa comunque apprezzare per l’affresco della società romana dei primi anni imperiali.

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Questo libro può essere letto in due modi: come una saggio biografico su Caligola, il giovane imperatore che regnò a Roma dal 37 al 41 d.C., e come un libro a tesi, teso a dimostrare che il medesimo Caligola non era pazzo e che la leggenda della sua follia nacque molti anni dopo la sua morte. Il titolo dell'originale ( Caligula. Eine Biographie ), pubblicato a Monaco nel 2003, sembra indirizzare più verso la prima opzione, mentre il sottotitolo italiano sposa decisamente la seconda.
Cominciamo dalla biografia. Winterling insegna storia antica a Friburgo e ha all'attivo ricerche di storia imperiale romana: si muove con perizia tra le fonti antiche e possiede una scrittura agile e accattivante, a giudicare dalla traduzione (che non è esente da pecche: segnalo un Corbulo per Corbulone ). Due qualità che saranno apprezzate sia dagli specialisti sia soprattutto dal più vasto pubblico di cultori e di curiosi, a cui il libro è espressamente dedicato, con un taglio divulgativo che esclude l'analisi della bibliografia moderna e relega l'apparato erudito in otto pagine di note. In quattro capitoli è passata in rassegna la vita del principe, dai primi anni al seguito del padre Germanico negli accampamenti militari agli ultimi cinque al potere, scanditi in tre momenti: un primo periodo di concordia con il senato, la rottura dei buoni rapporti, la voluta persecuzione sistematica dell'aristocrazia. All'ultimo periodo di vita è dedicato un capitolo a sé, cui seguono poche pagine sull'origine della "calunnia" della pazzia.
Quanto alla tesi di fondo, convince solo fino a un certo punto: Winterling non appartiene a quella schiera di revisionisti che vedono come un dovere trasformare efferati tiranni in benefattori dell'umanità e giudica con equilibrio; ha buon gioco a ricordare che nei primi due anni di regno Caligola si comportò con assennatezza e rispetto (ma questo non esclude che il cambiamento successivo sia stato di natura patologica) o che le tendenziose fonti senatorie sono sistematicamente ostili ai principi che si rifiutarono di seguire il modello augusteo di collaborazione con il senato (ma proprio Svetonio, a cui si dovrebbe l'invenzione della pazzia, era di origine equestre e, pur distando un secolo dai fatti, aveva accesso agli archivi riservati). L'autore accetta come vere tutte le follie che la tradizione attribuisce a Caligola, comprese la nomina di un cavallo a senatore e la costruzione di un gigantesco quanto inutile ponte di barche nel golfo di Napoli, e ne riconosce l'inaudita crudeltà verso i senatori. Solo che giudica tutto ciò frutto di un complesso e cosciente tentativo di azzerare la classe senatoria, capace solo di atti di fasulla sottomissione e continue congiure.
Caligola, però, dilapidò una fortuna pur di averla vinta sugli aristocratici, progettò di spostare la capitale ad Alessandria per farsi adorare come un dio e finì per scontentare tutti, tanto che a ucciderlo non furono gli aborriti senatori: forse non è sufficiente per parlare di pazzia conclamata (e quale medico potrebbe esprimere questa diagnosi a due millenni di distanza?), ma pare indizio perlomeno di un significativo squilibrio, forse inevitabile nella mente di un giovane giunto troppo presto a disporre di un potere illimitato e senza freni.

Ermanno Malaspina

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