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Descrizione


Chi era Mo Yan prima di raggiungere fama internazionale con "Sorgo rosso"? Nel suo ricordo e nelle parole di questo racconto, un bambino cacciato da scuola alla fine degli anni settanta, individuato come responsabile di ogni brutto tiro giocato nel piccolo paese ai margini della campagna cinese in cui è cresciuto. Poi, un adolescente e un operaio al cotonificio di zona che spende tutto ciò che guadagna in guanti bianchi come i divi del cinema e che, per affrancarsi dal ceto di contadino, entra nell'esercito, finendo in una sperduta unità a coltivare i campi e a sognare di morire nella Guerra del Vietnam. Ad accompagnare la sua crescita, a seguire con destini alterni la sua inaspettata fortuna sono due suoi compagni di classe, He Zhiwu - eroe canaglia Che non conosce principi di autorità e costruisce un impero economico di azioni azzardate - e Li Wenli - una ragazza testarda, abituata a fare sempre le scelte giuste che la portano sul cammino sbagliato. Trent'anni di storia cinese, trent'anni di transizione raccontati attraverso i cambiamenti epocali di vite minute, con il tono aperto e autoironico di una confessione tra amici.
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Dettagli

2011
20 ottobre 2011
104 p., Brossura
9788874523283

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Sebastiano
Recensioni: 4/5

Il racconto in breve della vita dell'autore prima di diventare famoso con "Sorgo Rosso", è un raccontino, da spenderci un'oretta, veloce e scorrevole. Da uno specchio della vita in Cina fino agli anni 70', entra nella quotidianità delle persone e non appaiono così tanto diversi da noi. Una sua caratteristica, che può piacere o no, è che non racconta di sé stesso e dei suoi pensieri ma la sua vita dal suo punto di vista, quindi parla più che altro di quello che gli accade intorno più che di quello che pensa, leggendo ti senti Mo Yan e non un lettore che legge la vita di Mo Yan. Citazione dal libro "Ogni grande farabutto racchiude in sé almeno un briciolo di eroismo e i grandi eroi sono in parte grandi mascalzoni."

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Barbara
Recensioni: 3/5

Cambiamenti è la vita di uomo. Cambiamenti sono 40 anni di storia cinese racchiusi nelle parole di un ragazzo, che ha un obiettivo: diventare scrittore. Cambiamenti è un percorso, un percorso dove gli orizzonti del protagonista si allargano di volta in volta, passo dopo passo. La storia di Mo Yan è quella di un bambino, diventato adulto in un mondo troppo stretto, ma dal quale non riesce a staccarsi. Il cammino di un bambino, di un adolescente, di un uomo. Un operaio, un militare, uno scrittore. È la storia di un uomo diventato "schiavo del denaro" o "baciato dalla fortuna", che dir si voglia, e che, anche se ha raggiunto l'apice del suo successo, ricorda con gioia e affetto la sua infanzia, i suoi vecchi amici; un uomo che mai si è scordato i gradini che l'hanno portato in cima, e per questo li conta uno ad uno, senza mai stancarsi. Così rimembra i suoi compagni di classe, He Zhiwu - l'eroe farabutto che aveva tagliato i ponti con la scuola, gettandosela alle spalle e mettendosi gli insegnanti sotto i piedi - e Lu Wenli - ragazzina sensibile e donna "complicata". È una storia reale, concreta, da leggere in un fiato, per aver la sensazione di respirare quella vita, quegli incontri; la sensazione di sentire quelle parole, di dialogare con degli amici. L'autore riesce, attraverso "piccole" persone e piccoli gesti, a rappresentare un mondo, il suo mondo, con la semplicità di un bambino, l'entusiasmo di un adolescente e la razionalità di un adulto.

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Voce della critica

Mo Yan riesce a trasformare ricordi personali in storie collettive. In Storia della Cina. Cambiamenti (104 pagine, 12 euro) riesce, in cento pagine o poco più edite in Italia da Nottetempo, a fornire la cifra di questo talento. Magie di un Nobel per la Letteratura, che ha preferito uno pseudonimo al suo vero nome: Guan Moye.

Aspettando la traduzione del romanzo I tredici passi, il vecchio-nuovo lavoro di Mo Yan (nuovo per il nostro Paese, vecchio per l’autore che lo pubblicò nell’89) proposto adesso in Italia da Einaudi, l’ex ragazzo dello Shandong incanta non solo con i suoi classici – Grande seno, fianchi larghi dedicato alla madre o Le sei reincarnazioni di Ximen Nao – ma anche con le opere minori. Come Cambiamenti, appunto, in cui lo scrittore ora sessantaquattrenne descrive la sofferta, esaltante, parabola di un bambino cacciato da scuola che diverrà scrittore di fama internazionale con Sorgo rosso, il capolavoro da cui il regista Zhang Yimou ricavò un film di straordinario successo. Tra il 1969 e la fine degli anni Ottanta, così, il singolare fluire di un destino individuale s’interseca con la tumultuosa trasformazione di un’intera, sconfinata, comunità umana.

Irriconoscibile Cina: «Se con il metro di allora misurassimo il comportamento degli uomini e delle donne nella società di oggi, non basterebbero le carceri!», esclama Mo Yan nel suo libro autobiografico. Allo scrittore il compito di raccontare e descrivere, contemplando il mistero del divenire: «Le cose del mondo hanno mille forme e subiscono diecimila cambiamenti … tutte strane combinazioni di circostanze, bizzarrie e meraviglie che non saprei come spiegare». E, certo, difficilmente spiegabile è anche la condizione di una nazione capace di smentire chi sostiene che sviluppo economico, capitalismo e democrazia debbano camminare di pari passo. Un quesito al quale Mo Yan rispose con queste parole, nell’intervista che mi concesse nel 2009 alla vigilia di un suo incontro con gli studenti all’università “Kore” di Enna: «La società cinese è estremamente particolare e complessa. È un Paese di un miliardo e 300 milioni di abitanti, quindi temo che la Cina finirebbe nella confusione se la libertà da noi fosse quella dell’Occidente. Quando si parla di democrazia, bisogna tenere in conto che in Cina esiste un problema molto grosso di educazione e istruzione generale perché vi sono luoghi dove la cultura media è molto alta ma anche altri dov’è fortemente arretrata. Questa esigenza di democrazia, comunque, viene sentita e proposta in modo molto forte dagli intellettuali cinesi e sta diventando sempre più centrale nel nostro Paese».

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La recensione di IBS

È ormai diventata una leggenda, la risposta dello scrittore cinese Mo Yan alla domanda sul significato del nom de plume che si è scelto. Vuol dire “Non parlo” e più di una volta Mo Yan ha spiegato come la mamma e la nonna fossero solite rimproverarlo perché parlava di continuo, perché aveva una bocca grande che lasciava uscire un fiume di parole. E il primo dei flash di ricordi contenuti nel libro smilzo edito da Nottetempo, Cambiamenti, si riaggancia proprio alla linea della sua bocca: era impossibile che proprio dal bambino che era allora Mo Bocca Larga fosse venuto il soprannome irrispettoso appioppato al maestro Liu, detto il Rospo.
Eppure la sua presunta colpa gli era valsa l’espulsione dalla scuola. Quello che poi era successo al maestro Liu - l’aver inghiottito una pallina da ping pong che aveva centrato la sua bocca spalancata - è indubbiamente uno degli episodi più esilaranti di questo libro che riesce ad abbozzare a grandi linee i cambiamenti del paese che si riflettono nella vita dello scrittore stesso.
Solo in apparenza gli otto capitoli del libro sono racconti a sé perché c’è un filo conduttore: i cambiamenti della Cina sono visti attraverso l’io narrante di Mo Yan e due personaggi ricorrenti, Liu Wenli e He Zhiwu, collegano le varie fasi della sua vita.
Liu e He erano entrambi compagni di classe del bambino Mo - Liu era la ragazza carina invidiata da tutti perché suo padre faceva l’autista per l’Azienda agricola statale e guidava un camion Gaz-51 di produzione sovietica; He Zhiwu era il ragazzo che aveva scritto il tema di una sola frase in cui diceva che il suo massimo desiderio era fare il padre di Liu Wenli. Con il che non voleva suggerire qualcosa di indecente, semplicemente avrebbe voluto guidare il camion “rapido come il vento, veloce come una saetta”, quel Gaz-51 che He Zhiwu, diventato ricco con il commercio di bestiame in Mongolia, avrebbe acquistato (chi lo avrebbe mai detto!) offrendo una cifra strepitosa al padre di Liu, lo stesso Gaz-51 che appare in una scena del film Sorgo rosso tratto dal romanzo che rese famoso Mo Yan.
Con l’inizio della Rivoluzione Culturale lo scrittore fece a mala pena a tempo a terminare la scuola elementare, dunque, e l’unico futuro aperto per lui era l’arruolamento.
Anche negli anni in cui è militare Mo Yan ha occasione di incontrare Liu e He. Una volta fa apposta una deviazione per rivedere Liu - lei è seccata e brusca con lui, anni dopo ancora (quando l’epoca di Mao è un passato lontano) sarà Liu ad andarlo a trovare per chiedergli una raccomandazione per la figlia che aveva partecipato al concorso per interpreti di opera maoqiang indetto dalla televisione. E nel 2008 Mo Yan rivide pure He Zhiwu che ospitò il vecchio compagno di scuola in una suite di lusso di un prestigioso albergo. He Zhiwu aveva moglie e figli ma, quando Liu Wenli era rimasta vedova, lui le aveva proposto di diventare la sua amante. Sembra quasi che la storia dei personaggi sia una serie di corsi e ricorsi, proprio come la Storia dell’umanità.
La grande Storia filtra in trasparenza dietro i racconti di Mo Yan. Non ci sono mai riferimenti precisi, siamo noi lettori a dover leggere la Storia dietro alla forzatura che questa impone sulle vite individuali, nell’essere liberi di scegliere solo nell’arco delle scelte possibili. E, se la realtà è questa, tanto vale affrontarla con un sorriso e non drammatizzare. La generazione di Mo Yan non ha spazio per concessioni al sentimento: ci viene detto che il mondo aveva tremato, per lo scrittore e per chissà quanti milioni di cinesi, alla notizia della morte di Mao, ad un certo punto sappiamo che lo scrittore si sposa, che ha una figlia, ma è soltanto nel dettaglio che è stato Mo stesso a voler scegliere il suo nome, Xiaoxiao che significa “piccolo flauto di bambù”, che possiamo indovinare una nota di affetto.
Cambiamenti è un libro autobiografico in sordina.
Non è il fiume in piena della narrazione dei romanzi che sono dei veri capolavori, Sorgo rosso, Grande seno, fianchi larghi, Il supplizio del legno di sandalo, piuttosto un rivolo gorgogliante - quasi Mo Yan volesse mantenere un certo qual riserbo parlando di se stesso, come se non meritasse il posto al centro del palcoscenico che ha dato, invece, ai suoi fantastici personaggi. E lo apprezziamo ancora di più per questo.

A cura di Wuz.it

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Mo Yan

1955, Gaomi (Cina)

Pseudonimo dello scrittore cinese Guan Moye.Mo Yan significa, «colui che non vuole parlare» ed è una sorta di risposta scherzosa alla nonna che lo zittiva sempre.Fondatore del movimento letterario «Ricerca delle radici», è considerato il più rilevante scrittore cinese contemporaneo. Dalla sua scrittura evocativa e potente emerge l’anima senza tempo della grande civiltà cinese, impregnata di poesia, di violenza, di sentimenti primigeni.Mo Yan, originario di Gaomi nella provincia dello Shandong, nasce da una famiglia numerosa di contadini poveri e, dopo aver terminato i cinque anni delle scuole elementari, smette di studiare. In principio porta al pascolo mucche e pecore e i suoi rapporti con questi animali sono più frequenti di...

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