Camminare - Thomas Bernhard - copertina

Camminare

Thomas Bernhard

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Traduttore: Giovanna Agabio
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 13 marzo 2018
Pagine: 125 p., Brossura
  • EAN: 9788845932571
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In Camminare la prosa labirintica di Bernhard ha toccato una vetta di corrosiva perfezione.

«È la prima uscita in lingua italiana di questo breve e acuminato romanzo del 1971. Una magistrale riflessione sulla follia del vivere cadenza un itinerario viennese nel quale si riversa la feroce amarezza esistenziale bernahardiana» - Robinson, La Repubblica

«Mentre io, prima che Karrer impazzisse, camminavo con Oehler solo di mercoledì, ora, dopo che Karrer è impazzito, cammino con Oehler anche di lunedì ... ho salvato Oehler dall'orrore ... perché non c'è nulla di più orribile del dover camminare da soli di lunedì»: bastano poche frasi, ad apertura di pagina, a immergerci nel flusso ipnotico della scrittura di Thomas Bernhard. Ma perché, e quando, Karrer è impazzito? Forse, dice Oehler (che come molti personaggi di Bernhard è contagiato da una «micidiale tendenza al soliloquio» e al «meditare sino allo sfinimento su cose insolubili»), c'entra il suicidio dell'amico Hollensteiner – il chimico annientato dalla «bassezza» dello Stato austriaco, che «nulla odia più profondamente di chi è fuori dall'ordinario». O forse l'aver esercitato sino in fondo «l'arte di esistere contro i fatti» – di esistere, cioè, «contro ciò che è insopportabile e contro ciò che è orribile». Al momento in cui Karrer ha varcato «il confine della pazzia definitiva», Oehler ha assistito personalmente: ed è, quella che racconta con precisi, ossessivi, grotteschi dettagli, una sequenza di irresistibile e insieme tragica comicità che fa pensare a certe pagine di Kafka. In Camminare la prosa labirintica di Bernhard ha toccato una vetta di corrosiva perfezione. Traduzione di Giovanna Agabio.
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    lauro lobi

    13/05/2020 10:21:59

    La malattia come osservatorio e laboratorio di visioni: ovviamente telescopiche ed ovviamente microlineari. L'impareggiabilità del dolore, lo sgomento (nel migliore dei casi non addomesticabile) per la rozzezza umana, il "trapassatoio" ospedaliero - della Salisburgo postbellica trapassata - e quello a quattro stelle di Grossman che ricordano - naturalmente e non vagamente - il mondo: questo camminare. Ve lo consiglio.

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    Diego Abenante

    02/02/2019 16:46:26

    La scrittura di Bernhard è sempre stilisticamente molto originale: tesa, ossessiva, martellante. Tuttavia, a mio avviso, in questo libro non siamo di fronte ad una delle sue opere più riuscite, almeno a confronto con la caratura de Il nipote di Wittgenstein o Il sovversivo. E' comunque un libro consigliato a chi ama questo grande scrittore.

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    pv

    31/12/2018 07:38:38

    Recensione contro corrente. Mi chiedo cosa possa piacere di questo libro: il bisogno di sentirsi intellettivamente elevati? oppure culturalmente superiori? Per me è solo un libro logorroico, irritante e insignificante: ciò dipenderà probabilmente da miei limiti. Ma... mi è parso che anche le speculazioni per così dire "filosofiche" siano abbastanza fragili.

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    nadia

    22/09/2018 12:39:19

    Come in Antichi Maestri, come ne La fornace, come nel finale di Perturbamento, il testo coincide con un torrenziale monologo del solito, sarcastico, tagliente, asociale misantropo bernhardiano, Oehler per l’appunto, che attraverso le sue esternazioni ci racconta a pezzi e bocconi la storia dei suoi amici Karrer e Hollensteiner, il primo ricoverato allo Steinhof (lo storico manicomio di Vienna) perché uscito di senno; il secondo, chimico brillante ma emarginato in patria, suicida. Ricorda un po' la struttura triadica de Il soccombente; ma stavolta non c'è la musica a fare da collante, piuttosto le camminate che Oehler faceva regolarmente con Hollensteiner e con Karrer, camminate filosofiche (stile Nietzsche) durante le quali ci si scambiavano idee e giudizi (c'è da immaginarlo) feroci e spietati...

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    Daniele

    20/09/2018 10:46:50

    Che dire? Sublime, assolutamente sublime. Tutto in salita, tutto in crescendo, tutto in profondità. Un concentrato di Bernhard. Un concentrato di verità per lettori disincantati e coraggiosi, come sono i lettori di Bernhard. Un piccolo libro per grandi lettori.

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    Consap

    19/09/2018 13:52:19

    Bernhard e il suo irresistibile musone: non puoi uscirci a fare due passi assieme e eccolo che ci tiene a ricordarti come tutto sia deprimente a un livello inaudito, come non ci sia nulla di più inadeguato del fare un figlio cioè arrecare al mondo un’altra infelicità, come le strade e le città sia affollate di persone insopportabili e tremende e avanti su questo tono, insomma, bisogna essere degli avventati per aver voglia di invitare Bernhard a andare fuori per prendere un gelato, tanto il più agghiacciante sarà sempre lui, e con che gusto!

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    Tulse Luper

    09/05/2018 13:50:27

    Un libro difficile da scrivere, difficile da leggere, difficile da dimenticare. Un libro "divertente" come "di-vertente" sa essere solo Bernhard. Un Libro, finalmente

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    alessandro corradi

    06/04/2018 13:37:51

    Non so scrivere recensioni, vorrei solo dire che questo libro fu pubblicato in tedesco nel 1971, titolo originale "Gehen". Ora alla fine è uscita la traduzione in italiano, ora, solo ora, finalmente, non ci speravamo più, diciamo. Ma fa lo stesso, anzi, siamo contenti, senz'altro. Per me 5 "corpi celesti" non bastano, "Eccellente" non basta, ma è una questione di gusti no? Che importanza ha? L'altra notte mi son svegliato pensando: "Un libro da spiaggia: quella dopo l'ultima." Perché non ci speravo quasi più che lo pubblicassero qui in Italia.

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    alida airaghi

    31/03/2018 03:51:13

    “Camminare” ci rende il senso affannato, tortuoso, scomposto delle varie e intersecantesi direzioni percorse dai tre protagonisti, non solo peregrinando attraverso la città di Vienna, ma soprattutto smarrendosi nei pensieri e nelle ossessioni mentali da cui sono perseguitati. Il narratore senza nome riproduce in una prosa torrenziale, irrefrenabile e circonvoluta, i monologhi con cui Oehler gli racconta l’improvvisa pazzia che aveva colpito il loro comune amico Karrer. I tre camminavano il lunedì e il mercoledì, alternandosi nella frequentazione, ma controllandosi reciprocamente nei movimenti, nella velocità, nel vestiario, nelle strade battute, immersi in macchinose conversazioni di filosofia, e in sarcastici commenti sulla vita borghese e volgare dei loro connazionali. A cosa pensava dunque Karrer, e con quanta «tensione nervosa» quando è improvvisamente impazzito? Non solo alle teorie di Wittgenstein, non solo all’indefinibilità del reale, al provincialismo austriaco, alle vane illusioni sulle sorti umane. Ma soprattutto al fatto che il genio non viene riconosciuto ed è osteggiato sia dalla gente comune sia dal potere, e che una vita fuori dall’ordinario crea fastidio e imbarazzo. La scrittura funambolica di Bernhard rivela, nel presentare il tracollo psichico del protagonista, tutta la sua grottesca, rabbiosa, irritante abilità descrittiva. Karrer precipita in un vortice di disperata e vulnerabile paranoia, aggredendo per futili motivi un negoziante, urlando il suo disgusto verso tutto e tutti, ribellandosi al conformismo di maniera che livella gusti e comportamenti. Chi legge Thomas Bernhard, e ne percepisce il furore iconoclasta nei riguardi delle istituzioni (in questo caso rappresentate tanto dalla psichiatria, quanto dall’interesse economico e dalle convenzioni sociali) finisce per sodalizzare con i suoi eroi, che sono sempre i reietti, i disadattati, gli eversivi, incapaci di adeguarsi e di trovare un qualsiasi sollievo dal dolore di vivere.

Vedi tutte le 9 recensioni cliente

Thomas Bernhard, il senso errante

di Andrea Santurbano

Nella sintassi musicale, il da capo indica la necessità di ripetizione di un pezzo, e i due punti sullo spartito ci invitano a tornare indietro, indicando l’episodio da rieseguire. In modo similare, certa letteratura fa scorno alle grammatiche tradizionali utilizzando questo segno di interpunzione alla fine, come indice di apertura o differimento, ma anche, a ben pensare, come invito ad un ricominciare daccapo, potenzialmente infinito. I due punti, ad esempio, li troviamo in chiusura dell’Hilarotragoedia di Manganelli o della Storia seguente di Cees Nooteboom (chissà perché omessi nell’edizione italiana!), a suggerire fors’anche una circolarità della lettura, una possibilità infinita di ricominciare, un inseguimento costante alla logica del senso. In Thomas Bernhard, al contrario, due punti così non li troviamo mai, eppure è come se la sua trama verbale fosse spesso segnata da questo da capo, intessuta com’è di continue ripetizioni e variazioni che si susseguono ininterrottamente sulla pagina. Camminare, in tal senso, è un libro capitale: uscito nel 1971, ha atteso per ben 47 anni una traduzione italiana, finalmente pubblicata da Adelphi nella versione di Giovanna Agabio.

Se il camminare, col suo ciclo ritmico, ripetitivo, rituale, replicato ogni giorno da chi ne fa una prassi igienica e mentale, già di per sé ricorda l’esecuzione ripetuta di una partitura, per l’autore austriaco scomparso nel 1989 questo gesto assume le vesti di una vera e propria sclerotizzazione della ragione e del linguaggio, nello scenario dello spazio urbano di Vienna. «Mentre io, prima che Karrer impazzisse, camminavo con Oehler solo di mercoledì, ora, dopo che Karrer è impazzito, cammino con Oehler anche di lunedì»: così recita l’incipit, praticamente l’unico passo in cui l’io narrante parla in prima persona, che prelude ad una martellante sequenza di discorsi terzi riportati senza pause sino alla fine. Siamo lontani dalla wanderung romantica, dal passeggiatore che cerca una riappropriazione del mondo e della realtà attraverso un’immersione nei sensi, o dal camminare come pratica estetica: qui, il piccolo stradario tracciato attorno ai personaggi li incastona in confini inesorabili e ineludibili. Siamo lontani anche – qualcuno lo ricorderà – dalla Vienna crepuscolare, popolata da strambi personaggi, che fa da sfondo alla conversazione ininterrotta, o quasi, della giovane coppia, interpretata da Ethan Hawke e da Julie Delpy, in Prima dell’alba, film del 1995 che originerà una fortunata trilogia. Eppure, le sequenze finali della pellicola, nel riproporre gli scorci mestamente vuoti che prima ospitavano il serrato dialogo dei protagonisti, vengono accompagnate da una sonata di Bach, autore caro a Bernhard, di cui peraltro la colonna sonora offre una delle Variazioni Goldberg, significativamente al centro del Soccombente, la bellissima «variazione» (tanto per rimanere in tema) romanzesca di Bernhard, ispirata alla figura di Glenn Gould.

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  • Thomas Bernhard Cover

    Thomas Bernhard (1931-1989) è figlio di una ragazza-madre che aveva lasciato l'Austria per sottrarsi allo scandalo. Ancora neonato, viene affidato ai nonni con i quali vive, prima a Vienna, poi a Seekirchen e a Salisburgo, gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza. Frequenta il liceo classico, che non conclude. A diciotto anni viene ricoverato in sanatorio, dove comincia a scrivere. Pubblica racconti su quotidiani e riviste e, nel 1963, il suo primo romanzo, Gelo, che vince il prestigioso premio Brema. I suoi attacchi alle istituzioni statali e a importanti personaggi politici suscitano e continueranno a suscitare scandalo. A partire dagli anni Settanta si dedica intensamente al teatro scrivendo numerosi testi che il regista Claus Peymann mette in scena quasi sempre con l'attore Bernhard... Approfondisci
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