Traduttore: G. Agabio
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2018
Pagine: 125 p., Brossura
  • EAN: 9788845932571
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Descrizione
In Camminare la prosa labirintica di Bernhard ha toccato una vetta di corrosiva perfezione.

«È la prima uscita in lingua italiana di questo breve e acuminato romanzo del 1971. Una magistrale riflessione sulla follia del vivere cadenza un itinerario viennese nel quale si riversa la feroce amarezza esistenziale bernahardiana» - Robinson, La Repubblica

«Mentre io, prima che Karrer impazzisse, camminavo con Oehler solo di mercoledì, ora, dopo che Karrer è impazzito, cammino con Oehler anche di lunedì ... ho salvato Oehler dall'orrore ... perché non c'è nulla di più orribile del dover camminare da soli di lunedì»: bastano poche frasi, ad apertura di pagina, a immergerci nel flusso ipnotico della scrittura di Thomas Bernhard. Ma perché, e quando, Karrer è impazzito? Forse, dice Oehler (che come molti personaggi di Bernhard è contagiato da una «micidiale tendenza al soliloquio» e al «meditare sino allo sfinimento su cose insolubili»), c'entra il suicidio dell'amico Hollensteiner – il chimico annientato dalla «bassezza» dello Stato austriaco, che «nulla odia più profondamente di chi è fuori dall'ordinario». O forse l'aver esercitato sino in fondo «l'arte di esistere contro i fatti» – di esistere, cioè, «contro ciò che è insopportabile e contro ciò che è orribile». Al momento in cui Karrer ha varcato «il confine della pazzia definitiva», Oehler ha assistito personalmente: ed è, quella che racconta con precisi, ossessivi, grotteschi dettagli, una sequenza di irresistibile e insieme tragica comicità che fa pensare a certe pagine di Kafka. In Camminare la prosa labirintica di Bernhard ha toccato una vetta di corrosiva perfezione. Traduzione di Giovanna Agabio.

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Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    pv

    31/12/2018 07:38:38

    Recensione contro corrente. Mi chiedo cosa possa piacere di questo libro: il bisogno di sentirsi intellettivamente elevati? oppure culturalmente superiori? Per me è solo un libro logorroico, irritante e insignificante: ciò dipenderà probabilmente da miei limiti. Ma... mi è parso che anche le speculazioni per così dire "filosofiche" siano abbastanza fragili.

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    nadia

    22/09/2018 12:39:19

    Come in Antichi Maestri, come ne La fornace, come nel finale di Perturbamento, il testo coincide con un torrenziale monologo del solito, sarcastico, tagliente, asociale misantropo bernhardiano, Oehler per l’appunto, che attraverso le sue esternazioni ci racconta a pezzi e bocconi la storia dei suoi amici Karrer e Hollensteiner, il primo ricoverato allo Steinhof (lo storico manicomio di Vienna) perché uscito di senno; il secondo, chimico brillante ma emarginato in patria, suicida. Ricorda un po' la struttura triadica de Il soccombente; ma stavolta non c'è la musica a fare da collante, piuttosto le camminate che Oehler faceva regolarmente con Hollensteiner e con Karrer, camminate filosofiche (stile Nietzsche) durante le quali ci si scambiavano idee e giudizi (c'è da immaginarlo) feroci e spietati...

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    Daniele

    20/09/2018 10:46:50

    Che dire? Sublime, assolutamente sublime. Tutto in salita, tutto in crescendo, tutto in profondità. Un concentrato di Bernhard. Un concentrato di verità per lettori disincantati e coraggiosi, come sono i lettori di Bernhard. Un piccolo libro per grandi lettori.

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    Consap

    19/09/2018 13:52:19

    Bernhard e il suo irresistibile musone: non puoi uscirci a fare due passi assieme e eccolo che ci tiene a ricordarti come tutto sia deprimente a un livello inaudito, come non ci sia nulla di più inadeguato del fare un figlio cioè arrecare al mondo un’altra infelicità, come le strade e le città sia affollate di persone insopportabili e tremende e avanti su questo tono, insomma, bisogna essere degli avventati per aver voglia di invitare Bernhard a andare fuori per prendere un gelato, tanto il più agghiacciante sarà sempre lui, e con che gusto!

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    Tulse Luper

    09/05/2018 13:50:27

    Un libro difficile da scrivere, difficile da leggere, difficile da dimenticare. Un libro "divertente" come "di-vertente" sa essere solo Bernhard. Un Libro, finalmente

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    alessandro corradi

    06/04/2018 13:37:51

    Non so scrivere recensioni, vorrei solo dire che questo libro fu pubblicato in tedesco nel 1971, titolo originale "Gehen". Ora alla fine è uscita la traduzione in italiano, ora, solo ora, finalmente, non ci speravamo più, diciamo. Ma fa lo stesso, anzi, siamo contenti, senz'altro. Per me 5 "corpi celesti" non bastano, "Eccellente" non basta, ma è una questione di gusti no? Che importanza ha? L'altra notte mi son svegliato pensando: "Un libro da spiaggia: quella dopo l'ultima." Perché non ci speravo quasi più che lo pubblicassero qui in Italia.

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    alida airaghi

    31/03/2018 03:51:13

    “Camminare” ci rende il senso affannato, tortuoso, scomposto delle varie e intersecantesi direzioni percorse dai tre protagonisti, non solo peregrinando attraverso la città di Vienna, ma soprattutto smarrendosi nei pensieri e nelle ossessioni mentali da cui sono perseguitati. Il narratore senza nome riproduce in una prosa torrenziale, irrefrenabile e circonvoluta, i monologhi con cui Oehler gli racconta l’improvvisa pazzia che aveva colpito il loro comune amico Karrer. I tre camminavano il lunedì e il mercoledì, alternandosi nella frequentazione, ma controllandosi reciprocamente nei movimenti, nella velocità, nel vestiario, nelle strade battute, immersi in macchinose conversazioni di filosofia, e in sarcastici commenti sulla vita borghese e volgare dei loro connazionali. A cosa pensava dunque Karrer, e con quanta «tensione nervosa» quando è improvvisamente impazzito? Non solo alle teorie di Wittgenstein, non solo all’indefinibilità del reale, al provincialismo austriaco, alle vane illusioni sulle sorti umane. Ma soprattutto al fatto che il genio non viene riconosciuto ed è osteggiato sia dalla gente comune sia dal potere, e che una vita fuori dall’ordinario crea fastidio e imbarazzo. La scrittura funambolica di Bernhard rivela, nel presentare il tracollo psichico del protagonista, tutta la sua grottesca, rabbiosa, irritante abilità descrittiva. Karrer precipita in un vortice di disperata e vulnerabile paranoia, aggredendo per futili motivi un negoziante, urlando il suo disgusto verso tutto e tutti, ribellandosi al conformismo di maniera che livella gusti e comportamenti. Chi legge Thomas Bernhard, e ne percepisce il furore iconoclasta nei riguardi delle istituzioni (in questo caso rappresentate tanto dalla psichiatria, quanto dall’interesse economico e dalle convenzioni sociali) finisce per sodalizzare con i suoi eroi, che sono sempre i reietti, i disadattati, gli eversivi, incapaci di adeguarsi e di trovare un qualsiasi sollievo dal dolore di vivere.

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