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Mario Desiati

Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2016
Pagine: 219 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806231316

Candore è il diario di un vizio. Non a caso citiamo la sottovalutata pellicola di Ferreri, con cui questo libro condivide il tema principale – la dipendenza dal porno – ma soprattutto l'atmosfera di ludica indifferenza del protagonista, Martino Bux, verso una vita affettiva devastata dall'erotomania. Il vizio è un demone che non assume una forma vampirica o altre varianti orrorifiche. Ha piuttosto le sembianze di un bambino implacabilmente vivace, mosso da una curiosità innocente. Il protagonista, posseduto da questa smania fanciullesca, si precipita nei luoghi meno raccomandabili di Roma, alla ricerca di quella prima pulsione erotica che diede inizio alla sua malattia, come se fosse un bimbo che deve recuperare il gioco perduto. Spinto da questo primitivo impulso, la ricerca di una donna che calzi una giarrettiera come la modella vista in un catalogo da ragazzo, Martino sacrifica una relazione stabile e un buon lavoro, votandosi a un progressivo abbrutimento morale e fisico. Non c’è traccia di rimorso o di ripensamenti. La vita, quella vera, sta tutta nella visione di quel reggicalze. In quell’immagine si è consumata in un colpo tutta la sua esistenza. L'istinto di conservazione non ha più senso. Tanto vale annichilirsi per provare, almeno per un'ultima volta ancora, quello spasimo totalizzante.

Siamo di fronte a un testo che di pornografico ha solamente la rappresentazione della morte dell'Eros. Non troviamo infatti nulla di piccante, Desiati, con uno stile puro e ordinario quanto Martino, ci convince subito della bontà del desiderio fanciullesco del protagonista, negandoci qualunque sussulto scabroso. Traspare invece una giocosa compassione nei confronti del suo Martino, uomo normale che vorrebbe soltanto amare come quella prima indimenticabile volta. Il tema principale è quindi l’inaridimento affettivo di un uomo e il suo impossibile tentativo di rianimarlo con il porno. Il protagonista insegue un desiderio sepolto, quella genuina e candida eccitazione che migliaia di video osceni non possono replicare. Ci vorrebbe l’amore di una donna per ridargli quello slancio vitale in grado di riportarlo sulla retta via, ma tutte si negano, cieche al cospetto della purezza del protagonista, forse spaventate dalla presunta perversione o forse semplicemente frigide. A sorprendere in tal senso è il costante rifiuto opposto a Martino. Nessuna pare realmente interessata al sesso. Il romanzo di Desiati sembra popolato da un’umanità asessuata, molto più preoccupante rispetto alle smanie erotomani di Martino.

Recensione di Matteo Rucco

 

Recensioni dei clienti

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    furetto60

    14/12/2016 14.27.25

    Il personaggio di Martino, tipo instabile con la testa tra le nuvole (del sesso), è fiabesco e si muove attraverso un mondo, il sottobosco del porno, con ingenuo Candore. Una figura tenera che, anche grazie alla scrittura di Desiati, risulta simpatica non fosse altro per gli “schiaffoni” che gli arrivano dai vari altri comprimari. Opera riuscita quindi? A fine lettura restano un paio di perplessità, una concettuale, l’altra strutturale. Circa la prima non si può non notare che il mondo del porno rappresentato sia lontano da quello reale: non v’è nulla della violenza, della sopraffazione, dei ricatti, dello sfruttamento, del timore dei vari contagi, dei medici colpevolmente compiacenti, del collegamento con il coinvolgimento di minori, dello stress psicofisico, della disperazione di chi non riesce a trovare un lavoro e allora… Tutto ciò sostituito da un elenco di nomi di star, di ammucchiate, attrezzi… insomma la punta dell’iceberg, un immergere le mani nella melma ben protette da un robusto paio di guanti. Appare non del tutto condivisibile, inoltre, far esprimere in un italiano accattivante e dotto (in prima persona) un personaggio che in quanto a letture non va oltre Supersex. Scelta comunque accettabile se il risultato finale risultasse piacevole, ma che stride con l’ultimo paragrafo in cui, pur passando alla terza persona, la voce narrativa resta identica, senza soluzione di continuità. Per questo resta in bocca un sapore amaro, come un’occasione in parte persa, ché la descrizione del sottobosco romano con i suoi astrusi personaggi ha alcuni momenti senz’altro validi.

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    Jimmy Mao

    15/11/2016 00.44.42

    Libro dell'anno. La semplice ricerca dell'amore trattata alla stregua dell'erotomania da un mondo sterile, depresso e indifferente. Il protagonista, presunto malato, è l'unica persona decente in tutto il libro. Il finale mi ha commosso.

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