I cani del nulla. Una storia vera

Emanuele Trevi

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2003
In commercio dal: 25/03/2003
Pagine: 153 p.
  • EAN: 9788806164188
Usato su Libraccio.it - € 4,59

€ 4,59

€ 8,50

5 punti Premium

€ 7,22

€ 8,50

Risparmi € 1,28 (15%)

Venduto e spedito da IBS

Nuovo - attualmente non disponibile

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Cristiana

    05/12/2012 21:56:05

    Non ha trama definita. Perchè? Perchè non è un romanzo! Non ha tesi precostituite perchè non è neppure un saggio. E' scritto bene, in senso letterale e metaforico. Suscita invidia e ripulsa in alcuni lettori, ammirazione in altri. Che sia la garanzia di avere uno scrittore autentico?

  • User Icon

    Ester

    21/10/2010 12:36:49

    Ho trovato ottimi spunti di riflessione, mi sono annoiata, ma ho anche riso e provato tenerezza per l'autore, il suo mondo e per gina. Sono convinta che ogni libro, ogni racconto scritto (da chiunque, ovunque, di qualsiasi genere) meriti d'essere pubblicato.

  • User Icon

    Folling

    28/07/2007 20:02:31

    La media voto di questo libro è fin troppo alta. Credo di non aver mai letto prima d'ora un romanzo così banale, retorico e presuntuoso. Questo Trevi dovrebbe darsi ad altro. La sua scrittura suona quasi antipatica.

  • User Icon

    actarus

    23/11/2004 00:02:43

    che dire, di questo libro..

  • User Icon

    ilaria

    01/06/2004 13:15:48

    amo trevi e quello che scrive. non gli si possono chiedere storie compiute, narrazioni "regolari". mi sembra dia il meglio nei vuoti, nelle ellissi e negli interstizi. ho letto cose che mi hanno folgorato e concordo con chi parla di forma assolutamente innovativa. molto bello

  • User Icon

    Jack Nano

    04/04/2004 12:53:13

    Mi si consenta di consigliare all'autore di esercitare per qualche anno della sua vita qualche lavoro umile e manuale (manovale, operaio, muratore ecc.). Sono convinto che gioverebbe alla sua letteratura intellettualistica e ornamentale.

  • User Icon

    fofetto

    06/10/2003 09:30:22

    egregio emanuele trevi, quando la finirà di rimbalzare da un salotto letterario all'altro, forse, scriverà qualcosa che oltre all'intelligenza metta in campo anche il cuore.

  • User Icon

    Claudio

    28/08/2003 03:12:17

    Libro interessante. A tratti paludoso e poco sorvegliato, però interessante. Il risvolto di copertina, invece, si merita uno zero pieno.

  • User Icon

    latinese

    21/05/2003 09:52:23

    Domanda: Einaudi avrebbe mai pubblicato questo libro se a scriverlo non fosse stato il famoso saggista e recensore Emanuele Trevi, ma un qualsiasi signor Rossi? Risposta: sospetto di no; però i recensori bisogna tenerseli buoni, quindi... Beninteso, che Trevi sappia scrivere non ci piove: è un raffinato uomo di lettere, basta leggere i suoi articoli. Ma che Trevi abbia anche qualcosa da raccontare, insomma... alla fine di lui (o meglio del suo alter ego letterario), della moglie, della cagnetta e degli assorbenti (quella sì che è una scena di nulla totale) non ce ne po' frega' de meno, come dicono nella città ove il Trevi risiede. Il libro prende un po' quota quando il nostro torna a fare il critico, il letterato, e parla di D'Annunzio. Però è un po' poco per tenere in piedi la vicenda. E poi, si vorrebbe chiedere allo scrittore, ma con l'aria che tira, Berlusconi al governo, la paranoia dell'11 settembre, eccetera, non c'erano altre storie da raccontare? (Infine, la quarta di copertina parla di un altro libro: dove l'hanno visto il "giallo indiziario sul sesso", questi di Stile Libero? Cosa non si fa per vendere una decina di copie in più...)

  • User Icon

    MASSIMO RINALDINI

    29/04/2003 19:29:57

    E' UNA FANTASTICA MEDITAZIONE,UNA FORMA LETTERARIA INNOVATIVA,UNO STILE SPASSOSO E AL TEMPO STESSO DOLENTE. FINITO IL LIBRO HO ACCAREZZATO LA MIA CAGNETTA SOPHIE CHE STIRANDOSI HA APPROVATO IL LIBRO INCONDIZIONATAMENTE

  • User Icon

    fanny

    17/04/2003 10:44:16

    libro decente per quanto attiene allo stile. Quanto ai contenuti e ai personaggi, bah, libro abbastanza inutile....

Vedi tutte le 11 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

"Qui giacciono i miei cani / gli inutili miei cani, / stupidi ed impudichi, / novi sempre et antichi, / fedeli et infedeli / all'Ozio lor signore, / non a me uom da nulla. / Rosicchiano sotterra / nel buio senza fine / rodon gli ossi i lor ossi, / non cessano di rodere i lor ossi / vuotati di medulla / ed io potrei farne / la fistola di Pan / come di sette canne / i' potrei senza cera e senza lino / farne il flauto di Pan / se Pan è il tutto e / se la morte è il tutto. / Ogni uomo nella culla / succia e sbava il suo dito / ogni uomo seppellito / è il cane del suo nulla." Questa poesia è stata appuntata da D'Annunzio negli ultimi tempi della sua vita sulla pagina bianca di un libro, e pensata come epitaffio per un cimitero dei suoi cani che si sarebbe dovuto realizzare al Vittoriale. Ritrovata molti anni dopo tra le carte di D'Annunzio, viene citata da Trevi in apertura del suo libro, oltre a ispirarne il titolo. Aver fatto conoscere ai lettori questa poesia poco nota è un merito del libro di Trevi, uno dei cui fili conduttori è certamente una sorta di commento a questi versi di D'Annunzio, che offrono anche lo spunto per interpretare il senso degli atti e dei comportamenti di Gina, il cane un po' disturbato dell'autore, che campeggia sulla copertina del libro.

Le stranezze di Gina dipendono di una sorta di senso di colpa metafisico che domina la sua vita, portando con sé una costante sensazione di pericolo e la paura perenne di una punizione. Oltre a questo Gina sembra essere un cane sensitivo, che percepisce strane presenze inquietanti (nel senso per cui secondo Rudolf Otto l'inquietante è una delle manifestazioni del numinoso). Trevi arzigogola parecchio intorno ai comportamenti di Gina, e finisce per trovare un'interpretazione traendo spunto da un dipinto paleolitico in cui compaiono un animale (identificato con un cane simile a Gina) e uno stregone, che diventano i simboli di due diversi tipi umani, o di due modi contrapposti di affrontare la vita (tutta questa parte suona forse un po' forzata al lettore). Ma l'animalità di Gina serve all'autore anche come contraltare alle proprie incertezze umane di intellettuale, che non riesce a trovare un senso nelle vicende che giorno per giorno si affastellano a formare una vita. Sicuramente più vicina a Gina è la moglie dell'autore, Martina, che completa il trio intorno a cui si sviluppano I cani del nulla.

Definire questo libro è un'impresa palesemente disperata. In parte narrazione di episodi quotidiani, in parte dichiarazione d'amore per moglie e cane, in parte divagazione sui temi più disparati (spesso interessanti, ma talvolta irritanti per la loro pretenziosità), il tutto nell'apparente mancanza di una struttura ordinatrice. Ancora una volta è forse la poesia di D'Annunzio a offrire una chiave di accesso, per quanto paradossale. Da una parte, infatti, si ha il tentativo di fornire brandelli di autobiografia, raccontati in molti casi con una sincerità che sfiora l'impudicizia (da D'Annunzio, e dagli antichi greci, attribuita ai cani). Dall'altra, tutta l'operazione viene condotta all'ombra tutelare del più mendace, talvolta pagliaccesco, e istrionico fino alla sgradevolezza dei poeti italiani, che tuttavia - almeno in alcuni momenti - sembra aver colto delle verità importanti. È con disappunto e quasi con rabbia che lo stesso Trevi concede questi riconoscimenti a D'Annunzio, che per molti aspetti non gli è certo simpatico. Non è del tutto chiaro quale significato possa avere questa contraddizione, ma appare come uno degli spunti più interessanti del libro, e merita forse qualche riflessione.