Editore: Einaudi
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
  • EAN: 9788806221140
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    Cristiano Cant

    18/01/2018 10:39:23

    Trovo trascritto su una vecchia cartolare un pensiero di Guido Ceronetti: "I soli versi che nel tempo hanno tenuto sono quelli la cui finestra lascia intravedere interni di malattia, di sofferenza, persino di demenza, ombre di dolore, lacrymae rerum...". Non so agganciare diversamente queste parole - pur fra i tanti richiami che si potrebbero fare - se non, nel loro massimo punto di verità (e niente affatto malato) a un poeta come Dino Campana. Se è sempre notte nel mondo di un poeta, ogni elemento di essa vi penetra e vi abita nel proprio intatto fulgore: stelle ed astri e carri e nuvole e nostalgie e sogni ed incubi e inutili risvegli, tutto si desta insieme e si somma in "quel viaggio chiamato poesia", vita di amaro privilegio. Si offrono nervi a questo scheletro rozzo che è l'umana imperfezione, una mano che azzardi qualche verso e pensieri intinti in qualche altrove meno indegno, e il tutto per cantare la vita in storture e piaghe, in timori e inviti, come giungono: "Io povero troviero di Parigi/ Solo t’offro un bouquet di strofe tenui./ Siimi benigno a ai vivi labbri ingenui/ Ch’io so, tremulo scendi o bacio e ridi". Avvolgono come disperazioni dolcissime queste poesie, come grida coscienti di sgorgare da un animo lacerato, melodie vaganti di un uomo che s'accosta ai bordi di un notturno e ne ruba qualche drappo, qualche linea di sangue: "Qual ponte, muti chiedemmo, qual ponte abbiamo gettato noi sull'infinito, che tutto ci appare ombra di eternità? A quale sogno levammo la nostalgia della nostra bellezza? La luna sorgeva nella sua vecchia vestaglia dietro la chiesa bizantina". Un libro che definire epocale è quasi un'onta alla sua mirabile bellezza, perché nel luogo più oscuro e più invitante, più doloroso e fuggitivo, più illusorio e splendido di tutti Campana ci è stato, lo ha scoperto, lo ha amato e lo ha svelato: la chimera, la sua, la nostra. Dunque la vita, una follia senza nessun rimedio dalla quale almeno far fiorire il bisogno della parola.

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