Il capitalismo molecolare. La società al lavoro nel nord Italia

Aldo Bonomi

Editore: Einaudi
Anno edizione: 1997
Pagine: 169 p.
  • EAN: 9788806142803
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recensione di Longhi, M., L'Indice 1998, n. 8

Si tratta di un'opera che gode di un discreto successo, e che sta occupando il dibattito interno ad alcuni circoli, ufficiali e informali, di riflessione sui temi tanto dell'economia quanto dei suoi intrecci con la politica e la società. Uno dei suoi pregi, in effetti, al di là delle tesi sostenute, è la sua immediata potenza divulgativa, celebrata da un metodo di indagine che si rifà direttamente alla scuola del Censis. Un'opera, dunque, snella nel linguaggio e accattivante nella sua miscela di analisi economica e sociale, e che per di più ha il merito di esplorare criticamente, senza luoghi comuni, uno del più clamorosi "miti" nazionali: quello di un Nord laborioso e produttivo.
Nel primo capitolo l'autore, forte di una pluriennale esperienza acquisita sul terreno, analizza in uno schema tripartito l'evoluzione del capitalismo nostrano, individuando le tipologie del capitalismo "difficile", del capitalismo "di coalizione" e di quello, finalmente, "molecolare". Quest'ultimo è assunto a categoria interpretativa per il Nord Italia: una forte polverizzazione imprenditoriale, impegnata nella competizione internazionale con una filosofia da "guerra corsara", che comporta una serie di ricadute non soltanto in termini di trasformazioni del lavoro, ma anche del territorio e della società costretti a identificarsi in un modello di "fabbrica diffusa".
Queste implicazioni sono approfondite ed elaborate nel secondo e nel terzo capitolo, che ridisegnano, a beneficio del lettore non specialista, il ruolo dell'impresa che delocalizza ed esternalizza le sue funzioni, le sfide sul costo del lavoro e sull'innovazione, il delicato ruolo di cerniera tra le "reti lunghe" della competizione internazionale e quelle "corte" del territorio, delle sue infrastrutture fisiche e di servizio, dell'apparato istituzionale e amministrativo, che sono invece tutte e solo locali.
Il cuore del volume è tuttavia nel quarto capitolo, nel quale ci viene proposta una dissezione del Nord in sette scenari che insieme compongono, con differenze anche profonde, il capitalismo molecolare (le zone di frontiera, l'asse pedemontano, le aree tristi, il sistema urbano industriale, la Padania, le aree cerniera deboli, il Nord Est): un panorama variegato e composito, non così attrezzato e guerriero come appare dalle statistiche e dalle cronache, ma segnato da un malessere che va ascritto, questa è la tesi di fondo, alla rottura dell'intreccio tra economia, società e politica. L'unica risposta al deficit di beni relazionali, alla crisi delle forme di coesione e di partecipazione sociali, alla povertà di rappresentazione viene affidata, esplicitamente, a un'illusione: al ruolo trainante degli attori e delle élite di un "capitalismo della conoscenza" chiamato alla costruzione di modelli identitari imperniati sul mutamento sociale e antropologico del lavoro.