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Capitani coraggiosi. I venti cavalieri che hanno privatizzato l'Alitalia e affondato il paese

Gianni Dragoni

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Editore: Chiarelettere
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  • EAN: 9788861902770
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Un'altra operazione all'insegna dell'immagine... e del portafogli. La storia dell'Alitalia è una fotografia molto precisa di come funziona il capitalismo italiano targato Berlusconi. Siete

dei patrioti dice il presidente del Consiglio per motivare i venti capitani coraggiosi guidati da Roberto Colaninno e Corrado Passera. Coraggiosi forse è una parola grossa, basta osservarli da vicino come fa l'autore in questa documentata ricostruzione per capire perché hanno aderito all'invito di Berlusconi. Tutti lavorano in settori a contatto con il governo o con la politica: autostrade, aeroporti, ferrovie, costruzioni, giornali, appalti

pubblici, investimenti nel settore immobiliare, sanità, assicurazioni, finanza, ciclo dei rifiuti. Acquisendo crediti verso il governo, la ricompensa è certa. Più che capitani coraggiosi,

capitani molto furbi.

Ai patrioti va la parte sana della vecchia compagnia pubblica, i debiti rimangono allo Stato e ai vecchi piccoli azionisti privati, mentre i settemila dipendenti in esubero vengono parcheggiati nella bad company (la vecchia società messa in liquidazione dal commissario Augusto Fantozzi) con sette anni di ammortizzatori sociali sempre pagati dallo Stato. Il pacco dono prevede anche l'esclusiva su molte rotte nazionali grazie alla fusione con Air One. La concorrenza sparisce, il monopolio dei patrioti viene blindato per decreto legge. Altro che sfida imprenditoriale coi controfiocchi, come la chiama Colaninno. Eppure la nuova Alitalia oggi non va bene: il bilancio 2011 dovrebbe chiudersi in perdita con altri dipendenti in cassa integrazione, meno aerei, meno scali, Malpensa in crisi e con un patrimonio netto più che dimezzato. Niente paura però. I nostri patrioti hanno pensato a tutto. Anche a vendere la compagnia all'Air France-Klm (con il 25 per cento è già il primo azionista della compagnia) guadagnandoci ancora e accollando ai cugini altri debiti. Addio italianità, addio afflato patriottico.
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    dany

    04/10/2012 15:45:45

    Solo x interesse e tornaconto xsonale. 1 gruppo di capitalisti d serie B spesso d serie C, con nessuna esperienza nel settore, chiamati da 1 venditore d fumo, x spartirsi la polpa. mentre i debiti sempre agli stessi!

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    Giancarlo

    12/07/2012 10:19:48

    Un occhio al (pur recente) passato delle vicende narrate ed uno al futuro di quello che potrà (forse scontato) essere l'epilogo della vicenda Alitalia alla scadenza del lock-up prevista per il 2013. Da leggere con sereno distacco da quelli che sono gli inevitabili aspetti politici della vicenda: il malaffare, la mala gestio, gli interessi personali ecc. tutti i mali di un paese che, ci hanno insegnato, non hanno colore politico. Sono bi/tri...penta partisan. Purtroppo ce lo hanno insegnato a nostre spese. GR

  • Gianni Dragoni Cover

    Gianni Dragoni è nato a Fusignano (Ravenna) il 26 ottobre 1957. Si è laureato in giurisprudenza all’Università La Sapienza di Roma. È inviato de «Il Sole 24 Ore», dove lavora dal 1985. Vive a Roma.Ha cominciato l’attività giornalistica all’agenzia Ansa, nel 1982, all’archivio elettronico, poi come cronista parlamentare.Giornalista specializzato in economia, in particolare su temi legati all’industria pubblica, le privatizzazioni, i bilanci delle società di calcio, su «Il Sole 24 Ore» cura tra l’altro la rubrica «Pay watch», che analizza le retribuzioni dei manager delle società quotate. Approfondisci
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