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La casa a nord-est - Sergio Maldini - copertina

La casa a nord-est

Sergio Maldini

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Editore: Marsilio
Edizione: 4
Anno edizione: 1994
Formato: Tascabile
In commercio dal: 9 giugno 1994
Pagine: 260 p.
  • EAN: 9788831760225
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Premio Campiello 1992. Questo nuovo romanzo di Sergio Maldini è vincitore del Premio Campiello Premio dei Lettori e Premio Internazionale Antico Fattore.
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    maria

    06/09/2012 13:14:16

    Vorrei trovare parole piu belle per questo libro gentile, questo sogno di un uomo di mezza età di costruirsi un buen retiro nel Nord - est, in Friuli, nei luoghi di Pasolini. Con l'autore guidiamo lentamente tra piazza euclide e villa glori sognando luoghi piu gentili dove poter piantare betulle e non palme mediterranee come a Piazza di Spagna E' dolce il rapporto con questa grande casa, dolce il nuovo rapporto con la moglie, dolce il rapporto con Giovanni il giovane figlio al quale cerca di trasmettere una visione piu intimista e anche piu onesta del proprio io e dei rapporti umani. Dolce il suo nuovo amore travagliato per Antonia. Frasi splendide, poetiche , alcune fra tutte: ''la nostra nostalgia della vostra disinvoltura'', ci meravigliamo profondamente che si celebri la guerra e nient'affatto l'amore'' la piu sorprendente,almeno per me: ''Io approfitto scandalosamente dell'eterna provincia del vostro amore'' La splendida sorpresa nel finale e poi l'attesa serena ma inevitabile. Il miele di questo libro mi è entrato nel cuore, d'altronde già il Vermeer di copertina era una promessa. Grandissimo Maldini, poeta d'altri tempi.

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    valentina

    03/07/2010 15:42:28

    belle descrizioni, ma poco probabili le vicende. ho faticato a imamginare il teatro nella barchessa, e mi sono chiesta dove siano finiti moglie e figlio di marco.

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    ant

    30/07/2009 22:30:26

    Lo scrittore, attraverso questo romanzo, vuole evidenziare quelli che sono i comportamenti tipici di chi mentalmente è attratto da due posti diversi. In questo caso a fare da punto di rierimento e da meta primaria è Varmo, paesino del Friuli, descritto con poeticità e maestria; allo stesso tempo però le sirene romane attraggono, anche se il protagonista vuole evadere dalla realtà capitolina. Un libro ben costruito, con il suo spleen, e sopratutto con i suoi discorsi(sottoforma di dialogo tra il protagonista ed i suoi interlocutori/trici) che ne fanno il punto di forza

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    Gianni

    15/12/2006 01:52:36

    Scrittura eccellente, dai mille colori. Qui c'è scuola ragazzi! nà

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    stefano

    06/10/2004 23:38:47

    da lettore ho scoperto Maldini con questo romanzo sereno e dal ritmo cadenzato come lo scorrere di un fiume. Come friulano ringrazio Maldini di aver scritto un libro che è anche un omaggio alla terra in cui sono nato e dove vivo: forse l'omaggio più semlice e bello che ho mai letto. Un libro poco conosciuto al grande pubblico, ma assolutamente imperdibile.

Vedi tutte le 5 recensioni cliente

recensione di Pent, S., L'Indice 1992, n. 9
(recensione pubblicata per l'edizione del 1991)

Le misteriose vie della comunicazione letteraria sono davvero infinite: sono occorsi parecchi mesi - quelli, in genere, sufficienti a far scomparire un titolo dalle vetrine dei librai -, ma il sotterraneo tam-tam tra i lettori è riuscito a catturare anche l 'opinione della critica, in un collettivo plauso generalmente senza riserve, senza sospetti, senza troppi confronti.
Finalmente, ad essere incoronato con uno dei maggiori allori nazionali - il Campiello - è davvero il romanzo più bello e sincero della stagione, non il più sponsorizzato, n‚ il più "promosso" dagli editori.
Anche noi, con ritardo colpevole, quasi per caso e col minimo di diffidenza - o supponenza? - che accompagna l'accostarsi ad opere sempre più spesso vacue o inconsistenti di troppi scrittori italiani "nuovi", abbiamo incrociato la rotta di uno dei più suggestivi e veri romanzi della nostra recente narrativa.
È sempre più raro imbattersi, oggi; in un testo narrativo che riesca a far lievitare la quotidianità a livelli di riflessione, di coinvolgimento emotivo, di sincera commozione derivante dall'intima conoscenza di personaggi e di situazioni e di ambienti "normali". Con questo " La casa a Nord-Est " il non più giovane Sergio Maldini - esordì trentenne nel '53 con "I sognatori ", edito nella "Medusa degli italiani" e apprezzato da Vittorini e Debenedetti -, ex giornalista del "Mondo" e del "Resto del Carlino", è riuscito nell'intento di coniugare la normalità - della trama, dei personaggi - ad una partecipazione esistenziale, letteraria, affettiva, dai toni eleganti e rarefatti, quasi lasciati decantare come un buon vino invecchiato prima di essere trasposti sulle pagine di questo che è, anche, un inno d'amore alla terra friulana.
Il rapporto di un uomo con la sua casa non è nuovo alla nostra letteratura: basti ricordare la casa di campagna di Comisso, o le divagazioni monferrine di Marcello Venturi; come non è nuova la vicenda, che vede al centro il classico intellettuale in crisi, vuoi per la mezza età vuoi per il disagio di transitare in un'epoca confusa, accidentata (gli "astratti furori" non finiscono mai). Ma questo di Maldini non è una compiaciuta autoanalisi, n‚ una divagazione occasionale, n‚ tantomeno vuole essere il romanzo di una vita. È una storia viva - finalmente! - in cui emerge il narratore - affabulatore in grado di dar fiato concreto a personaggi che - finalmente! non ricoprono il solito ruolo di carta riciclata o da teatro delle marionette.
Il giornalista televisivo Marco Gregori, disgustato della casbah presuntuosa e invivibile in cui si è trasformata la Capitale, medita una fuga a Nord-Est, su nella bassa friulana. Presso il paesino di Varmo, con la mediazione di un vecchio compagno di liceo, acquista un rustico che, col tempo; si trasformerà nell'oasi di salvezza della sua vita. La Casa diventa il simbolo del riscatto e della speranza; intorno ad essa ruota il mondo pacato e austero di una provincia lontana anni-luce dai clamori insopportabili della società d 'oggi. È un mondo che ancora respira sul ritmo delle stagioni e incede con riti signorili ed esclusivi legati a ricordi ancestrali - il passaggio di Napoleone, le solenne tradizioni patriarcali -, apparentemente distaccato ma profondamente genuino. Qui Marco, nei suoi continui andirivieni tra Roma e il Friuli, mentre procede il restauro, sembra trovare una nuova dimensione di sé, un più equo approccio alle proprie confusioni, un appiglio al tempo che resta. Le feste della principessa Maria Luisa Sabot, i dialoghi con gli intellettuali e i nobilotti locali, le passeggiate lungo il Tagliamento, coincidono con il lento, misurato avanzamento dei lavori. La storia d'amore che nasce tra Marco e Antonia Bellavittis sembra suggellare in modo definitivo il trapasso della vita romana, nonostante a Roma continuino a esistere - sempre più ovattati nella memoria, quasi annullati dal caos, dal traffico e dall'indifferenza -moglie e figlio del protagonista.
Ma forse le illusioni, oggi, non hanno più diritto ad uno spazio. Antonia si trova costretta a partire per il Canada, e la scena dell'addio a Marco, nella Casa riscaldata dal "fogolar", con la campagna sepolta sotto la prima nevicata di novembre, è di una perfezione e di un'emozione davvero uniche.
In un finale altrettanto toccante, tre anni più tardi, ritroviamo Marco, malato, forse prossimo a morire, nuovamente pellegrino in autostrada - intuiamo per l'ultima volta - ancora diretto da Roma a Nord-Est. E un finale aperto, comunque, a tutte le interpretazioni, in un modo talmente accorto che ognuna di esse può risultare valida e felice. La Casa non ha imprigionato Marco - le illusioni, dicevamo, sono in agonia - ma ha fatto sentire sempre più intensamente il suo richiamo, il richiamo alle origini di ognuno di noi. Riassunto in poche frasi, il libro di Maldini è tutto qui.
Ma intanto ci siamo invaghiti di questi paesaggi quieti, delle campagne solitarie, delle conversazioni pacate, di questa Casa che pian piano respira all'unisono col suo proprietario, di una storia d'amore semplice, ma indimenticabile nella sua dolorosa normalità.
Forse, sembra suggerire Maldini, la ricerca del sogno perfetto è impossibile nella vita umana. "La Casa a Nord-Est più che una casa era un deposito di illusioni", recita tra sé il protagonista. Ed anche - e proprio per questo - si sforza di modificarla sempre, di arricchirla, di farla vivere, perché solo così sente che potranno sopravvivere le sue speranze.
È sempre più raro, dicevamo, innamorarsi di un romanzo "normale". Vorremmo tanto che di questo romanzo di Maldini si innamorassero in tanti, e in tanti percorressero i sentieri friulani che videro il giovane Napoleone invaghito di una donna del luogo. Il Tocai onnipresente come un immancabile compagno, i ritmi misurati e senza tempo della gente di campagna, il mulino di Antonia con gli odori del mais e della pula, la neve, i ritorni, gli addii: tutto scontato, d 'accordo, ma quanto perfettamente, con quanta poesia e, soprattutto, senza la minima caduta di tono.
È un romanzo, più che da leggere, da centellinare, da coccolare e da riprendere in mano spesso, perché è la testimonianza sofferta e autentica di una ricerca umana che forse sentiamo così vicina perché potrebbe davvero appartenerci.
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