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La casa dalle finestre che ridono

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Regia: Pupi Avati
Paese: Italia
Anno: 1976
Supporto: DVD
Vietato ai minori di 14 anni

82° nella classifica Bestseller di IBS Film Film - Horror

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Giovane restauratore è incaricato di sistemare un affresco nella una chiesa di un paesino. Strane minacce e avvertimenti seguono l'andamento dei lavori.
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    Fabio

    21/05/2020 16:42:58

    Questo thriller/horror italiano, lo consideo quasi ai livelli di "Profondo Rosso". Pupi Avati si supera, realizzando veramente un bel film.

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    Vera

    14/05/2020 22:51:54

    Ottima pellicola, trama ben congegnata, ti coinvolge nelle vicende fino alla fine.

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    Luana

    12/05/2020 22:46:39

    Nell'Undicesimo millennio, l'umanità è diffusa nell'universo con un sistema politico feudale: il potere è retto da una monarchia con dei potenti casati in lotta. L'universo conosciuto è governato dall'imperatore Padishah Shaddam IV e al centro di questo sistema si trova il pianeta desertico Arrakis, luogo di origine della Spezia, una sostanza che prolunga la vita, accresce la conoscenza e permette ai mostruosi piloti della Gilda spaziale, la corporazione dei trasporti, di attraversare l'universo sfruttando le curvature spazio-temporali.

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    Dario Oro

    06/02/2020 22:28:29

    Nonostante che molte situazioni rasentano l’ assurdità più delirante, così come la psicologia dei personaggi principali, l’ ambientazione nelle campagne deserte e in vecchi interni poco illuminati, i pochi macabri particolari visivi e sonori e l’ efficace colonna sonora di Amedeo Tommasi, rendono il film abbastanza avvincente se non lo si prende troppo sul serio, anche se visto oggi deluderebbe molto chi vuole vedere solo realistiche scene di violenza e facili spaventi. Logicamente nessun forestiero si sarebbe interessato a un pittore come quello del film di Avati, specialmente se dorme quasi da solo in una villa isolata in mezzo alla campagna. Per comprendere quanto fosse poco apprezzato quel’ artista di provincia basta questa affermazione detta dal parroco del paese al protagonista: “Ma con tutti i muri puliti che ci sono in giro doveva venire proprio qui a dipingere una schifezza del genere? Ma forse non lo sapeva neanche di trovarsi in una chiesa… Non per niente era matto”. Un esempio di thriller nostrano alla Dario Argento che si differenzia dalle numerose imitazioni per un basso numero di morti e di particolari raccapriccianti, a parte nei titoli di testa e nella parte finale, girato da un allora già noto regista romagnolo di commedie di ambientazione paesana. Anche in questo esempio del sottogenere degli "spaghetti thriller" ci sono delle situazioni già viste in film americani molto più noti, da “Psyco” a “Che fine ha fatto Baby Jane?” . Il tragico finale a sorpresa non doveva lasciare nessuna speranza all’ incauto protagonista ma venne leggermente modificato per volere del produttore. La casa del titolo sarebbe un vecchio casolare con le finestre dipinte dove viveva il pittore pazzo. Premiato al’ estero ma visto poco in patria, compreso sul piccolo schermo, questo film divenne più celebre parecchio tempo dopo la sua uscita al cinema, dove riscosse un discreto successo, mentre oggi viene ricordato tra i film più famosi e apprezzati di Avati.

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    lbolzan@libero.it

    21/06/2019 07:21:36

    Ho acquistato il DVD perchè ne avevo visto uno spezzone in tivù.\nIl film è considerato un cult e io non possso che essere d'accordo.\nSono appassionata di cinema, e ho in mente di organizzare una serata per vederlo con gli amici, discuterne (e mangiucchiare).\nSarà una serata bellissima: un buon film, una colta discussione, un po' di buon cibo ...

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    Sandro Gramm. '74

    14/01/2019 11:33:38

    Capolavoro di Pupi Avati, un ottimo thriller-horror della più inquietante provincia rurale italica, ottimo il cast, la sceneggiatura, così come l'atmosfera perturbante e lo stile narrativo. Classico nostrano di genere.

  • Il più originale thriller italiano. Ambientazione di paese, storia malsana. A questo prezzo è un affare. Chi non lo conosce è uno Stefano Re

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    Vanni

    22/09/2018 22:18:17

    Grandissimo capolavoro di Pupi Avati. Basterebbero solo il fantastico prologo color seppia con la voce di Buono Legnani da brividi e il finale agghiacciante e indimenticabile. Davvero un film angosciante come pochi, per me il miglior horror italiano di sempre.

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    CyberDracula

    04/09/2018 23:21:39

    Un capolavoro alla stregua di Profondo Rosso.

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    Giulia Martini

    29/06/2018 11:43:56

    Capolavoro indiscusso del maestro Avati... Un viaggio adrenalinico e allucinante ambientato in una splendida pianura padana. Terrorizzante allo stato puro. MI auguro che il maestro torni con una nuova perla. Eccellente !

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    Luka

    21/05/2008 19:07:51

    Pupi Avati, in un'intervista, disse che i suoi film erano visti sicuramente da persone con più di 35 anni. Eppure un tredicenne che vede i suoi film, penso che non farebbe sclpore, anche se lo spero tantissimo. Chi ha letto i miei commenti ha capito che ormai è il mio idolo e lo venero tantissimo e questo film ha segnato tutta la sua successiva carriera. "La casa dalle finestre" che ridono è diventato un cult e Pupi è uno dei registi italiani più apprezzati del mondo. Non capisco perché il primo a commentare abbia messo uno schifoso 4/5. Io gli schiaffo un bel eccellente. Pupi è il migliore...by un 13enne

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    roberto cocchis

    27/03/2008 09:33:23

    Avati non è Hitchcock ma è un buon artigiano che mette il suo mestiere al servizio dei soggetti che gli capitano: questa volta, disponendo di un buon soggetto, ha fatto un ottimo film, felicissimo quanto ad atmosfera, cornice e plot, sotenuto anche da attori in buona forma (compreso Capolicchio, ma perché lo odiate tanto?). Soprattutto è suggestiva l'importazione di un modello tipicamente straniero in un'ambientazione tipicamente italiana: tutto riuscitissimo, senza la minima forzatura. Tensione che si incrementa nella continua alternanza tra polarizzazioni e depolarizzazioni, effettacci utilizzati con criterio e nessun mistero lasciato in sospeso per l'incapacità di spiegarlo: un thriller non si può fare meglio.

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    Cico

    05/02/2008 12:54:03

    Cupo, terrificante, perverso, sorprendente... Il meraviglioso finale è una chicca.. la classica ciliegina sulla torta di un capolavoro assoluto dell'horror italiano. Da vedere!

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    HULK

    19/11/2007 15:12:26

    PROFONDO ROSSO se non fosse stato per un incidente d'auto, avreabbe dovuto essere interpretato da Lino Capolicchio. Aveva la sceneggiatura in auto la sera dell'incidente, la recuperò dal rottame. L'esangue, l'eterno sfigato, era all'epoca l'attor giovane più richiesto dal cinema Italiano. Questo film capolavoro assoluto Di Avati, ha proprio nel suo amato Lino il punto debole. Fosse stato uno strafigo, ma non era nemmeno quello, eppure ..la fortuna è cieca...

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    Nicola

    25/06/2007 14:22:28

    Film che dimostra che non c'è bisogno di andare per castelli in brughiera inglese o per valli oscure in Irlanda per ottenere un film d'orrore - basta andare in provincia di Ferrara. Pupi Avati riesce benissimo, con mezzi in fondo abbastanza poveri, e senza andare a scomodare castelli nella brughiera inglese o serpenti nelle paludi irlandesi, a realizzare un film oppressivo e che risuonante nelle paure tra le più profonde dell'animo umano: la morte e il diverso. Dopo averlo visto la prima volta, sono rimasto a disagio per parecchi giorni, e anche adesso, ogni volta che ci ripenso, non mi andrebbe a genio incontrare alcuni dei protagonisti del film.

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    Paolo

    16/06/2007 12:21:03

    Il miglior film di Avati, senza dubbio. Originalissimo nell'ambientazione, nei grotteschi personaggi (tra i quali spicca il "matto" interpretato dall'ottimo Gianni Cavina), solido nell'intreccio (a differenza della maggior parte dei film di Dario Argento),capace di trasmettere un senso di angoscia ed inquietudine ininterrotte, fino allo spiazzante, indimenticabile finale. Unico neo l'interpretazione di Lino Capolicchio, mai del tutto convincente. Discrete le musiche di Amedeo Tommasi.

Vedi tutte le 16 recensioni cliente
  • Produzione: Aegida, 2014
  • Distribuzione: Terminal Video
  • Durata: 110 min
  • Lingua audio: Italiano (Dolby Digital 5.1)
  • Lingua sottotitoli: Italiano; Inglese
  • Formato Schermo: 1,85:1
  • Area2
  • Contenuti: trailers
  • Pupi Avati Cover

    Inizia la sua carriera artistica nel jazz come clarinettista, fa parte infatti della Reno Jazz Gang con cui incide anche qualche disco, gruppo che abbandona dopo l'ingresso nella band di Lucio Dalla con cui rimane grandissimo amico e che collaborerà a vari film di Avati. Lavora poi per quattro anni alla Findus surgelati, anni che considera i peggiori della sua vita.Intraprende poi la via del cinema e riesce a collaborare alla sceneggiatura di Salò e le 120 giornate di Sodoma di Pasolini. Come regista gira alcuni horror tra cui nel 1976 La casa delle finestre che ridono. L'anno successivo esce Bordella, una commedia che ha tra gli interpreti un giovanissimo Christian De Sica. Da ricordare anche la regia televisiva di uno speciale dedicato ai Pooh.Inizia poi a girare una serie... Approfondisci
  • Lino Capolicchio Cover

    Attore e regista italiano. Esordisce nel 1968 in Escalation di R. Faenza, ma il primo ruolo di grande spessore è quello di Giorgio in Il giardino dei Finzi Contini (1971) di V. De Sica. Molto attivo negli anni '70, costruisce una maschera attoriale in cui si mescolano la timidezza e il disagio interiore. Recita spesso con P. Avati (da La casa dalle finestre che ridono, 1976, fino a Fratelli e sorelle, 1991) diradando progressivamente le apparizioni. Nel 1995 dirige il suo primo film, Pugili, seguito nel 2002 dal Diario di Matilde Manzoni. Approfondisci
  • Francesca Marciano Cover

    "Regista e sceneggiatrice italiana. Abbandona ben presto l’università in Italia per recarsi a New York a studiare cinema. Al suo rientro inizia a lavorare in Rai come produttrice e debutta come attrice in Pasqualino Settebellezze (1975) di L. Wertmüller. L’esordio nella regia avviene con S. Casini in Lontano da dove (1983), storia di un gruppo di italiani a New York, presentato alla Mostra di Venezia. Si dedica anche alla sceneggiatura vincendo un David di Donatello per Maledetto il giorno che t’ho incontrato (1992) di C. Verdone. All’apice della sua carriera si trasferisce in Africa, catturata dalle meraviglie e contraddizioni del continente nero descritte nei documentari a cui lavora e nel suo romanzo Rules of the Wild (Regole del selvaggio, 1998), pubblicato in inglese. Nel 2003 scrive... Approfondisci
  • Gianni Cavina Cover

    Attore italiano. Si forma come interprete teatrale al Teatro Stabile di Bologna, sotto la direzione di Franco Parenti. Al cinema deve la sua fama soprattutto all’opera del concittadino P. Avati, con cui esordisce nel 1968 con Balsamus, l’uomo di Satana, e per cui recita anche in tutti i film successivi, fino a Noi tre (1984) e Regalo di Natale (1986). La sua prova più matura è tuttavia in Atsalùt pàder (1979) di P. Cavara, dove dà vita alla figura di un frate anticonformista divenuto simbolo della più autentica carità evangelica nelle campagne parmensi del primo Novecento. Approfondisci
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