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La casa del silenzio - Orhan Pamuk - copertina

La casa del silenzio

Orhan Pamuk

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Traduttore: Francesco Bruno
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2007
Formato: Tascabile
In commercio dal: 29 maggio 2007
Pagine: 376 p., Brossura
  • EAN: 9788806183516
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Fatma, insieme al nano Recep, figlio illegittimo del suo defunto marito, vive ancora nella casa in cui si trasferì con il suo sposo - un medico fallito, attivista politico e alcolista - quando decisero di abbandonare Istanbul agli inizi della rivoluzione del 1908. Nella cadente villa in legno Fatma, altezzosa e bisbetica, trascorre i giorni e le notti assorta nei ricordi, a rodersi in un cupo sentimento. I suoi figli sono morti, ma i suoi tre nipoti ogni estate vanno a trovarla per un breve soggiorno. Faruk, il maggiore, è uno storico che, abbandonato dalla moglie, ha trovato nell'alcol un efficace palliativo alla noia; Nilgün è un'affascinante studentessa progressista che sogna una rivoluzione sociale che non arriva mai; il giovane Metin è un genio della matematica che vuole emigrare negli Stati Uniti per arricchirsi. Tutti e tre, per motivi diversi, desiderano che la nonna venda la casa.
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    Ora56

    11/05/2020 16:38:48

    Devo dire che forse sono partito con il cominciare a leggere Pamuk forse non con il testo di piu' facile lettura. Conoscendo io molto bene Istanbul avendoci lavorato parecchie volte pensavo che mi avrebbe coinvolto di piu'. Comunque non posso riconoscere all'autore Nobel una sua personale vena di scrittura

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    francesca

    29/10/2015 18:14:45

    ho letto questo romanzo per prepararmi all'incontro con l'Autore a Taobuk , in settembre. La scrittura bella ! il ritratto psicologico dei personaggi bello ! e lui Pamuk finalmente poi conosciuto a Taormina : non si è negato, non ha fatto lo schivo, insomma una bella persona !

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    mila

    01/07/2009 14:16:48

    Libro di non facile lettura, molto bello in alcune pagine e con altre un po’ ripetitive. Piacevole la narrazione in prima persona delle proprie storie da parte dei protagonisti, storie fatte di ricordi, rimpianti, amore, odio e politica che si alternano sullo sfondo di un paese, la Turchia, in un periodo, la prima metà del secolo scorso, di cambiamenti sociali e politici. Un libro da leggere se soprattutto non si è ancora letto ancora nulla di Pamuk e perché è un libro capace di farci riflettere sul senso della vita. La vita, che come scrive l’autore, è un “viaggio a senso unico, una volta concluso, non lo si può rifare se però si ha un libro in mano, e anche se quel libro è confuso e misterioso, dopo che lo si è terminato, lo si può riprendere dall’inizio, se si vuole, lo si può rileggere, per tentare di capire l’incomprensibile, per capire la vita”.

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    lalli

    06/04/2009 11:05:30

    IL LIBRO E' SCRITTO BENISSIMO. EVIDENTEMENTE QUESTO NON BASTA PER FARNE UN BUON LIBRO.

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    Elisa

    01/03/2009 18:34:01

    Bellissimo romanzo corale, degno di un premio Nobel come Pamuk. Di per sè la trama non mi è sembrata brillante, ma la coralità e l'introspezione mi sono piaciuti molto. Forse sono l'unica alla quale il personaggio dell'anziana Fatma è piaciuto... Ottima lettura.

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    federico

    29/01/2009 11:49:43

    Ben scritto, soprattutto i dialoghi della nonna, ma gli argomenti trattati sono poco interessante e quindi risulta noioso. Lasciato a meta'.

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    Chiara Sav

    04/09/2008 17:18:02

    Sono una voce fuori dal coro, leggo tanto, ma questo libro non mi è piaciuto! L'ho trovato noiosissimo, lento, eccessivamente introspettivo, ripetitivo, insomma una pizza!!!!

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    philo

    14/07/2008 11:47:16

    Ottimo libro. Come valutazione si avvicina a "il mio nome è rosso" seppur non raggiungendolo. Credo sia stato giusto che Pamuk abbia preso il premio Nobel. La struttura del libro fa si che non ci si annoi mai e si voglia leggere costantemente le vicende di questa famiglia.

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    Bracardirum

    15/02/2008 10:10:15

    Si tratta di uno splendido romanzo psicologico i cui capitoli sono costituiti da monologhi dei singoli personaggi che, narrando le vicende quotidiane, rivivono il proprio vissuto, e che si alternano senza un ordine precostituito, ma si integrano l'un l'altro così come capita seguendo il filo vivo del racconto. L'arte dello scrittore è tale che malgrado la concentrazione richiesta dall'argomento, la lettura risulta sempre avvincente, tanto che, se leggete il libro a letto la sera, potrà facilmente capitarvi di rimandare più volte il sonno al capitolo dopo. La trama si svolge in grande casa fatiscente affacciata sul mare, in Turchia, nella prima metà del secolo scorso, dove vive, chiusa nei suoi ricordi del marito, una vedova novantenne, assistita da un nano che le sarebbe figliastro, ma che lei tratta con cattiveria peggio di uno schiavo. La scena si anima con l'arrivo di tre nipoti, più qualche altro personaggio di contorno, fino a delineare l'epopea tragica della famiglia, che è insieme paradigma delle sorti del popolo turco in quel periodo di mutazioni epocali. Bellissima la figura del nano, un vero santo, custode e protettore dell'intera famiglia. Ma prodigioso è il modo in cui tutte le figure si plasmano inavvertitamente di pagina e pagina, distaccandosi man mano dall'iniziale caos narrativo, fino a diventare ciascuna una persona vera, e talmente viva da ispirare nel lettore adulto e smaliziato gli stessi ingenui sentimenti di compartecipazione che egli provava da ragazzo, o ragazza, di fronte a un bel racconto "adatto" alla sua età. Insomma si tratta davvero di un libro da grande premionobel, assolutamente da non perdere.

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    alfredo

    04/01/2008 19:42:18

    Ottimo libro da leggere degno di un premio oscar solo un po' pesante le riflessioni sulla storia intesa come successione di eventi.

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    elena

    05/10/2007 16:01:53

    La casa del silenzio è un bel romanzo sulla Turchia dei giorni nostri, con le sue contraddizioni e i suoi squilibri. Personalmente non amo sempre i libri in cui le voci narranti sono numerose; in questo caso ne ho seguite con maggior piacere 4 delle 5. Il personaggio di Fatma mi ha fatto arrabbiare molto per la sua durezza: mi è inconcebile comprendere la crudeltà di certe sue azioni e pensieri, indipendentemente dai motivi di frustrazione che li possono aver scatenati... Il finale lascia uno strano amaro in bocca. Non ci sono vincitori né vinti, ma una sospensione nel tempo che sa di fallimento e disperazione, intrisa di dolore e di aggressività. La casa del silenzio è senza dubbio una lettura intensa, ma con un retrogusto di malinconia...

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    Strilla

    16/09/2007 19:22:40

    Pamuk mi sorprende ad ogni romanzo che leggo! Qui ho ritrovato il modo di narrare in diffrenti prime persone che mi ha fatto innamorare della sua scrittura in "Il mio nome è rosso", ma in un racconto molto più semplice da digerire. Mi ricorda persino Pavese per le vicende di alcuni personaggi! Mi ha tenuto incollata fino all'ultima pagina! L'epilogo "a sorpresa" mi ha emotivamente coinvolto più di quanto potessi pensare. Ma nell'epilogo, quello che più mi è piaciuto è il non tentare a tutti i costi di risolvere la trama: è un libro irrisolto, come lo sno le vite dei suoi personaggi. Da leggere!

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    Walter

    27/08/2007 14:04:34

    Bel libro, ottima l'atmosfera che viene creata.

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    silvia

    27/08/2007 11:55:29

    Ansia, pessimismo e nessuna possibilità di redenzione. Personaggi mediocri, immobili nella loro bassezza morale, possono solo peggiorare ogni volta che tentano una azione. Pamuk rende tutto questo tramite una struttura del romanzo e una prosa magistrali. Leggendo si ha sempre un sapore amaro in bocca, sembra che solo il male possa vincere. Consigliato a chi sa sopportare l'atmosfera descritta!

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    Gianca

    09/06/2007 17:32:05

    Un ottimo romanzo. Vari personaggi si alternano ed in prima persona esprimono i loro pensieri, i loro ricordi, le loro impressioni. Tutto questo, al di là delle frasi e delle parole, avviene nella casa del silenzio, da cui il titolo. Storie struggenti accompagnate da una scrittura impeccabile che imprime nella memoria il ricordo del passato e l'incomunicabilità del presente. Un grande Pamuk.

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    Silvia

    08/06/2007 16:26:11

    Premetto che non ho mai letto altri libri di questo autore, ma questo libro mi è piaciuto proprio tanto! Non è noioso o pesante come si era descritto nelle altre recensioni per gli altri libri di Pamuk, nemmeno così impegnativo anche se non manca di essere impegnato poichè riflette efficacemente le contraddizioni e i vari sentimenti presenti in una Turchia moderna. E' un romanzo che mi ha coinvolta facendomi immedesimare ogni volta nei vari personaggi osservando il mondo con i loro occhi. A mio parere il personaggio più grottesco è la vecchia nonna Fatma, con il suo altrettanto vecchio bastone,sempre completamente assorta nei suoi ricordi rancorosi e sospettosa verso tutti. Questo libro da tanti spunti di riflessione come il tema dell'incomunicabilità poichè nessuno riesce ad esprimere ciò che pensa e nessuno cerca di capire o comprendere l'altro, ognuno è perso nelle sue rabbie e speranze. Tutti i personaggi sono alla ricerca di qualcosa: chi dell'amore, chi dell'amicizia, chi del rispetto e potere, chi della fuga, chi di un mondo migliore, o forse in senso più ampio ognuno aspira a un mondo diverso dove poter trovare il proprio senso. E l'autore ci lascia con questo interrogativo.. Bello, proprio bello, ve lo consiglio! Sicuramente ne leggerò un'altro, forse "Instanbul" poichè nel "Il mio nome è rosso" le vostre recensioni mi hanno spaventata!

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  • Orhan Pamuk Cover

    Scrittore turco, Premio Nobel per la letteratura nel 2006. Abbandonati gli studi di architettura, esordisce con il romanzo Il signor Cevdet e i suoi figli (1982), affresco di tre generazioni ambientato nel quartiere natio di Nisantasi, con il quale ottiene grande successo; cui sono seguiti La casa del silenzio (1983) e Il castello bianco (1985), nei quali l’incontro tra un giovane veneziano e uno studioso ottomano è pretesto per affrontare quello, problematico e conflittuale, tra Oriente e Occidente. Lo stesso tema ricorre, declinato in modi diversi, anche nei più recenti Il mio nome è rosso (1998, premio Grinzane) e Neve (2002), dai risvolti più marcatamente politici. Istanbul (2003) ha affascinato per l’abile tessitura che cuce... Approfondisci
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