Casbah (DVD)

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Regia: John Berry
Paese: Stati Uniti
Anno: 1948
Supporto: DVD
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Pepé le Moko, un bandito della Casbah algerina, s’innamora perdutamente di una bella turista. La donna, già fidanzata, ricambia appassionatamente l’amore del bandito. Al momento della partenza della ragazza, alla quale è stato fatto credere che Pepé sia morto, il bandito tenta di seguirla sull’aereo, ma la polizia lo uccide sulla pista dell’aeroporto. Il film è un doppio remake: di Algiers che a sua volta era il rifacimento hollywoodiano del francese Pepé le Moko.
  • Film in bianco e nero
  • Produzione: Cinema & Cultura, 2018
  • Distribuzione: A & R Productions
  • Durata: 90 min
  • Lingua audio: Italiano; Inglese; Tedesco
  • Lingua sottotitoli: No
  • Formato Schermo: 4:3 1,33:1
  • John Berry Cover

    "Attore e regista statunitense. Sulle scene teatrali fin dall'infanzia, viene notato da O. Welles che lo ingaggia al Mercury Theatre. Assistente di B. Wilder in La fiamma del peccato (1944), nel 1952, vittima del maccartismo, è costretto all'esilio prima in Inghilterra e poi in Francia, dove realizza numerose pellicole commerciali (Silenzio... si spara, 1954, con E. Constantine; Il grande seduttore, 1955, con Fernandel). Dopo una breve parentesi americana, ritorna in Francia e dirige ancora E. Constantine in Quella carogna di Frank Mitraglia (1968), tagliato e rimontato dalla produzione, per poi tornare di nuovo a New York, dove fonda la Third World Cinema Production e gira, con un cast tutto di colore, la drammatica commedia Claudine (1974). " Approfondisci
  • Peter Lorre Cover

    Nome d'arte di László Löwenstein, attore e regista di origine ungherese. Comincia giovanissimo a recitare in teatro nelle principali città del Centro Europa e nel 1931, con un solo film all'attivo ha la fortuna di recitare nel ruolo memorabile di Franz Becker, lo psicopatico uccisore di bambine di M, il mostro di Düsseldorf per la regia di F. Lang. Antesignano di future fortune cinematografiche, il serial killer cui L. dà vita si distingue dai suoi innumerevoli pronipoti giocando non tanto sull'efferatezza dei propri misfatti, peraltro solo accennabili all'epoca, quanto su un aspetto mellifluo e inquietante: viso tondo e allucinato, occhi lucidi e sporgenti come quelli di un rospo che trasmettono sgradevoli sensazioni di impurità interiori. Con questa straordinaria presenza scenica il mostro... Approfondisci
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