La casetta ad Allington

Anthony Trollope

Traduttore: R. Cazzullo
Collana: La memoria
Anno edizione: 2007
In commercio dal: 06/09/2007
Pagine: 850 p., Brossura
  • EAN: 9788838922220
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    Carlo Felicetti

    28/07/2017 11:00:00

    Quinto volume del ciclo del Barset e il primo senza l'happy end che ha caratterizzato e reso un po' "semplici" i precedenti. Ma in questo caso non c'è stato guadagno in quanto nel voler fare assurgere ad eroina quella che vorrebbe essere la protagonista, ne abbassa invece di molto la qualità. In Trollope in realtà in genere i protagonisti sono svariati ed ognuno porta avanti la propria storia. Ma nella Casetta ad Allington il personaggio di Lily Dale vola veramente basso. Nel volerla rendere il monumento equestre all'amore infranto, offre il ritratto di una donnetta ottusa e priva di autostima. Innamorata di colui che la lascia per inseguire vette più alte, classico arrampicatore sociale, decide di votare la sua esistenza all'idea di un amore inesistente. Senza una punta di orgoglio o di rispetto per se stessa. E mi ha subito evocato invece l'esatto opposto rappresentato dalla gigantesca statura della Principessa Gremin alias Tatiana. Anche lei dona tutti i suoi sentimenti ad Eugenio Oneghin che li disprezza e li rifiuta perché "troppo campagnola e troppo in basso" per sé. Ma quando la ritrova metamorfosata nella splendida moglie del principe Gremin vorrebbe avere la possibilità di tornare sui suoi passi. Ma lei degnamente, pur dichiarandogli di amarlo ancora, lo allontana restando ferma nel rispetto verso se stessa e verso il marito! Lily Dale non è niente di tutto ciò. Rimane attaccata ad un'idea inesistente condendo la sua amarezza con un sarcasmo tale da volerla prendere a schiaffi. A parte lei il libro è stupendo scritto in maniera quasi musicale e riesce a farsi leggere sempre con intonazione ( non so quanto di questo merito vada alla splendida traduzione di Rossella Cazzullo). Peccato la presenza di questo personaggio sbagliato

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    nadia

    08/02/2012 18:47:33

    Ottimo romanzo, con personaggi tratteggiati magistralmente e una scrittura davvero impeccabile. Mi ha un po' deluso il finale, ma ciò non toglie nulla alla statura del testo.

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    Mirella

    14/09/2010 18:58:45

    Che dire? Non ho ancora terminato di leggerlo, ma mi piace davvero tanto. Mi piace tuffarmi nella società vittoriana, la cui vita quotidiana, così diversa dalla nostra, mi ha sempre affascinato.Trollope non permette ad alcun personaggio di apparire di poco spessore agli occhi del lettore; ci ispiri più o meno empatia, ogni personaggio ha un carattere sfaccettato, complesso, che può irritarci e nel contempo suscitare la nostra compassione, comprensione, o rassegnazione per i suoi limiti umani che senza grande sforzo possiamo ritrovare anche in noi stessi. Mi è capitato spesso di sorridere divertita, ma anche di seguire lo sviluppo della storia con una certa pena in attesa degli eventi. Consiglio i libri di Trollope a coloro che, almeno ogni tanto, come me, hanno bisogno di staccarsi da temi più impegnativi che la letteratura offre. La scrittura di Trollope è magistrale e i suoi personaggi vi accompagneranno durante la giornata di lavoro in attesa che riapriate il libro per continuare insieme la storia; e di sera, prima di dormire, Trollope sarà per voi una vera e propria sublime coccola.

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    poggio angelo

    16/10/2007 07:20:17

    Capolavoro. Esistono tutti gli ingredienti per collocarlo tra i migliori romanzi vittoriani. Come Dickens, Trollope è capace di guidarci tra i personaggi facendoceli amare ed odiare e in tutti i casi ammirare. Peccato i troppi errori: occorrerebbe per un'altra edizione un'ulteriore correzione delle bozze.

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