Il caso Malaussène. Mi hanno mentito

Daniel Pennac

Traduttore: Y. Mélaouah
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2017
Pagine: 274 p., Brossura
  • EAN: 9788807032332
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Recensioni dei clienti

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    fabrizio

    15/11/2017 08:24:03

    Ero giovane e leggevo Pennac come ascoltavo Springsteen, con entusiasmo. Oggi dopo la lettura di questo suo ultimo, mi chiedo per quale motivo Pennac abbia dovuto riprendere la saga. Il romanzo e' davvero inutile, manca di ritmo ed ironia, riprende il passato senza darci entusiasmo. Peccato, almeno Springsteen ha la chitarra ancora accordata, anche se non lo seguo piu'.

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    Jole

    15/10/2017 14:27:51

    Ho ritrovato tutta la famiglia Malaussène e gentilmente Daniel Pennac inserisce dei passaggi per rinfrescare la memoria su chi è chi e da chi discende. Lettura piacevole, tanti personaggi e storie che si intrecciano come nello stile dello scrittore, rimane però un finale sospeso. Probabilmente ci sarà un prossimo appuntamento letterario

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    n.d.

    14/10/2017 09:34:21

    Pennac non si smentisce mai!

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    Andrea Fava

    19/09/2017 11:51:13

    Malaussène è sempre lui: invecchiato, più lento e forse un po' più stanco, ma non per questo meno interessante. Altrettanto interessanti tutti gli altri membri della sua tribù, cambiati ma sempre riconoscibilissimi nei loro tratti distintivi. I riferimenti a Parigi e alla Francia di oggi stupiscono per come Pennac sia riuscito a trovare il perfetto collegamento tra la vecchia saga, scritta trent'anni fa, e questa sua continuazione, adattando la storia alla realtà odierna in un mix di perfetta convivenza tra il vecchio e il nuovo. I figli sono diventati i veri protagonisti; non che Malaussène non lo sia più, ma ora la terra sta trovando tutti gli altri suoi satelliti...

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    Biagio

    04/08/2017 06:05:19

    È il primo libro di questo autore e sicuramente questo non mi ha aiutato a riconoscere le sfumature dei molti personaggi. Troppi. Questo però non rende impossibile valutare questo specifico episodio; l'ho trovato interessante ma un po' superficiale. Alcuni temi non sono affatto approfonditi e nemmeno "sfruttati" adeguatamente, alcune soluzioni poi mi sono sembrate semplicistiche e sbrigative, vedi il "papello" con il quale vengono ricattati gli organi governativi. Ho avuto l'impressione che la stesura di questo racconto-lungo non abbia richiesto un grande impegno. Forse l'autore è un po' stanco, o peggio non aveva troppo da dire.

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    Katia

    31/07/2017 09:24:18

    Non all altezza dei precedenti ma l aspettativa era tanta. Alcune cose rimaste in sospeso non permettono di gustare al meglio il romanzo. Rimaniamo in attesa del prossimo sperando di nn dover aspettare troppo.

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    gherardo

    20/06/2017 12:16:42

    adoro Pennac e la saga dei Malaussene... anche questo libro "si divora" tra belle citazioni e colpi di scena... allora perchè 3 stelle? perchè non sopporto la furbata commerciale di dividere un libro in due .... per sapere come andrà a finire dovrete comprare anche il prossimo libro (doppio esborso).... un'emozione non si interrompe!!! buuuuuu

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    Alinghi

    07/06/2017 12:38:24

    Un piacere ritrovare vecchi personaggi...e ritrovare il Pennac d'antan...libro gradevole, con qualche falla di troppo nella trama, soprattutto nel finale. Leggero, simpatico, scorre veloce. Scritto ottimamente

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    Cheletta

    30/05/2017 15:39:09

    È stato un attimo ritrovare la famiglia e tutti i personaggi che fanno da contorno a Benjamin Malaussène. Quanto mi è mancata la tribù!!!

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    Fede

    29/05/2017 10:44:23

    Premesso che mi piace tantissimo Pennac e che la scrittura è sempre molto piacevole sono davvero passati troppi anni dall'ultimo romanzo della saga quindi si fa fatica a ricordarsi di tutti i personaggi. Ciò rende la lettura un pò frammentata.

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    ELY

    23/05/2017 15:40:15

    CONSIGLIATO

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    Sergio

    09/05/2017 07:53:27

    Letto d'un fiato. Finalmente torna la tribù Malaussène che tanto abbiamo atteso. E forse proprio perché l'abbiamo tanto voluto, questo romanzo delude un po' le aspettative. La storia è sempre affascinante e il ritratto di questo mondo multietnico mantiene la sua freschezza, ma nel frattempo l'Europa intera è cambiata. Tutta l'Europa è diventata Parigi. E un po' tutti siamo diventati Malaussène. Così la sua storia - nata negli anni Ottanta del Novecento - si è trasformata quasi in normalità, perdendo quella straordinaria originalità che ci ha incantati tutti all'inizio.

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Potrebbero essere iridescenti e colorate le pagine di questo libro. Ciascuna di un colore diverso. E le parole? Le parole potrebbero svolazzare fuori dalle pagine come farfalle. Perché di fatto è una magia la scrittura di Daniel Pennac, un gioco di prestigio.

Rutilante, divertente, la storia procede di sghimbescio rischiando ogni momento di cadere, andare fuori tema. Lungo questo crinale Daniel Pennac ambienta le sue inchieste e fa muovere i poliziotti, i giudici e i ladri, crea una trama sdrucciolevole intorno alla quale c’è un giallo, un mistero, ma un mistero che fa acqua da tutte le parti. Nei gangli del discorso logico, come un buco nero con una forte propensione ad attrarre disastri, c’è Benjamin Malaussène, il capro espiatorio. E tutti sanno già di cosa stiamo parlando.

Tra il 1991 e il 1999 Pennac ha pubblicato in Italia la serie con protagonista la tribù dei Malaussène, fatta da Benjamin, dai suoi numerosi fratelli e sorelle - di padre ignoto e madre in fuga - e da tutti i multiformi personaggi di una Belleville multietnica. I romanzi (Il paradiso degli orchi, La fata carabina, La Prosivendola, Signor Malaussène, La passione secondo Thérèse) erano tutti incentrati su una piccola inchiesta in cui bombaroli, rapitori e ladri la facevano puntualmente franca mettendo sempre nei guai Benjamin, il capro espiatorio perfetto per qualsiasi investigatore, sempre al corrente dei fatti, sempre e comunque coinvolto anche grazie alla sua numerosa e turbolenta tribù.

Nel corso degli anni la famiglia è cresciuta e sono nati dei bambini, tutti un po’ strani e sopra le righe: l’urlante Verdun nella Fata carabina, la sorridente È Un Angelo nella Prosivendola, Signor Malaussène (un padre e due madri) nel romanzo eponimo e Maracuja (due padri e una madre) ne La passione secondo Thérèse. Oggi i bambini sono tornati e sono diventati adulti. Questo è il loro romanzo.

Dunque dove eravamo rimasti? Benjamin ha realizzato il suo sogno d’amore con la giornalista d’assalto Julie, figlia del governatore coloniale Corrençon, e trascorre le sue vacanze nel Vercors, dove il governatore ha edificato la casa di famiglia. Lavora ancora per le Edizioni del Taglione, la casa editrice votata al vero e diretta con abilità ferina dalla Regina Zabo. Quando è a Parigi vive sempre nella vecchia ferramenta, il luogo dove tutti i bambini sono cresciuti. Oggi Verdun è diventata un famoso e temibile giudice, esperto di diritto dello Sport. È Un Angelo, detta Nange, Maracuja, detta Mara, e Signor Malaussène, detto Sigma, hanno deciso di partire con delle ONG per prestare aiuto ai popoli del quarto mondo. Uno è in Africa, uno in Asia e uno in Sudamerica.

Il commissario di divisione Rabdomant è ormai in pensione e vive nel sud della Francia. Al suo posto c’è suo genero, Legendre. Rabdomant sta scrivendo un libro, Il caso Malaussène, un trattato di filosofia del diritto che analizza l’errore giudiziario a partire dalla vicenda di Benjamin. Anche Alceste, uno degli autori di punta delle Edizioni del Taglione, sta scrivendo un libro - nascosto in un fienile del Vercors. È un libro molto pericoloso che gli ha già causato tantissimi problemi con la sua famiglia e si intitola Mi hanno mentito.

Non dirò altro. Non dirò del rapimento di un importante uomo politico e non dirò dell’inchiesta che sta seguendo Verdun su un procuratore sportivo, non dirò che fine ha fatto Julie e non dirò in quale assurdo guaio si sta cacciando Benjamin, ancora una volta. Quello che posso dire è che il cane Julius, di razza molteplice, odore sostenuto e temperamento indipendente è sempre lì. Certamente non sarà il primo Julius nella vita dei Malaussène e neanche il secondo, ma a guardarlo camminare ritto per la sua strada sembra proprio lui.

Recensione di Annalisa Veraldi