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Cent'anni dopo. A che cosa serve la psicologia? - Felice Perussia - copertina
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A cento anni dalla nascita della psicologia, quali sono le trasformazioni che questa scienza e la figura dello psicologo hanno subito? Capire tale evoluzione significa capire a cosa serva la psicologia e permetterle di esprimere il suo potenziale.

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Dettagli

1999
1 gennaio 2005
174 p.
9788883350269

Voce della critica


scheda di Richelmy, M.T. L'Indice del 2000, n. 09

Felice Perussia, a cent'anni dalla pubblicazione dell'Interpretazione dei sogni di Freud e centoventi dalla fondazione del primo laboratorio di psicologia sperimentale a Lipsia ad opera di Wundt, in questo libro si chiede: "A che cosa serve la psicologia?". L'autore risponde a tale quesito attraverso una ricognizione del punto in cui oggi è la psicologia nel suo duplice aspetto di disciplina scientifica e attività professionale. Auspica che il discorso da lui proposto si riferisca realmente "a quanto effettivamente avviene nel movimento psicologico piuttosto che a quello che se ne dice nella retorica soprattutto universitaria". Il movimento psicologico moderno si è affermato nel mondo da molto tempo, e attualmente è giunto a un livello elevato di sviluppo. Deve, quindi, assolutamente abbandonare una serie di residui storici che si porta dietro, fra cui quelli di natura francamente religiosa. Questo libro è dedicato a uno studio sullo stato odierno della psicologia ed è mirato a cogliere le trasformazioni che dall'inizio del Novecento l'hanno attraversata rendendola una disciplina soprattutto applicativa. Ciò non significa, scrive Perussia, che sia venuta meno la dimensione del laboratorio sperimentale o quella della pratica terapeutica individuale, ma semplicemente che esse sono diventate una componente minoritaria dell'universo psicologico. La realtà è che la psicologia contemporanea ha molte più anime di quanto solitamente si afferma. Il moltiplicarsi del numero degli psicologi e il diversificarsi dei loro contesti di intervento hanno contribuito al nascere di una figura di professionista più vaga rispetto a quella agli anni passati, ma, nonostante questo, "Quello che rende omogenei molti interventi della psicologia, pure nella diversità delle giustificazioni razionali e delle situazioni di lavoro, è una sensibilità comune e un comune obiettivo. (...) una volontà di capire e di aiutare". Certo nel passato ha avuto una netta importanza la centralità attribuita al laboratorio scientifico e alla medicina della mente, mentre ai giorni nostri è in primo piano l'analisi della domanda del soggetto. Una domanda che lo psicologo è chiamato a esplorare con grande cura e attenzione, e non senza modestia, dal momento che il progetto di un individuo, di un gruppo, di una istituzione appartiene a chi lo esprime e non al professionista che l'accoglie e l'aiuta a emergere. Noi vi possiamo, quindi, soltanto collaborare, poiché, come sostiene l'autore, la psicologia più che una scienza è una "tavola rotonda". Una tavola rotonda "senza capotavola", a cui partecipano "verosimilmente tutti, compresi i pazienti, i clienti a vario titolo, i dilettanti e i curiosi".

Maria Teresa Richelmy

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