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Alan Bennett

Editore: Adelphi
Edizione: 11
Anno edizione: 2002
Pagine: 95 p. , Brossura
  • EAN: 9788845916830

Recensioni dei clienti

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    Anna

    16/03/2014 16.12.47

    Satira deliziosa, irriverente, dissacrante, profondamente intelligente e mai sopra le righe. Puro ed edificante divertimento letterario.

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    Francesca

    26/08/2013 17.04.03

    Sempre divertente, si legge in un'ora certo però è ben strutturato come al solito.

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    Maunakea

    22/05/2013 15.09.18

    Ho amato il Bennett di nudi e crudi ma il resto dei libri non riesco a ritrovare lo stesso slancio... questo non l'ho nemmeno finito, non è sgradevole, ha solo smesso di essere interessante o non sufficientemente ironico/umoristico per continuarne la lettura

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    mondello giacomo

    15/01/2011 13.33.32

    Poche, povere parole, con un malcelato istinto voyeristico, cercano di riempire a fatica le 95 paginette di questo tristo libretto. Un 'Inghelterra, che con scarso senso dell'umorismo, osserva dal buco della serratuta di un moralismo post-vittoriano fatti esituazioni asolutamente banali

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    Valentina

    31/05/2010 07.49.07

    Forse non il migliore di Bennet, ma sempre godibile e divertente e ben ritmato.

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    massimo

    16/02/2009 16.47.56

    Libretto di godibile lettura, grazie (anche) alla sua brevità. Riesce a descrivere in modo dettagliato e graffiante un evento piuttosto banale, come un funerale, riuscendo a cogliere risvolti psicologici dei partecipanti, assurdità, aspetti grotteschi e caricaturali della società. Lo stile è leggero e all'inizio riesce a mantenere l'attenzione svelando i dettagli un poco alla volta sempre, anche se il finale perde di tensione. Il libro è comunque ben lungi dall'essere esilarante o divertente come descritto da molti, forse lo humor è troppo sottile, o forse siamo già così assuefatti ad una certa comicità cinica per cui molte battute non fanno più nè ridere nè sorridere, ma appaiono un po' scontate.

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    Claudio ROE

    13/11/2004 11.11.32

    Grazioso, leggero, da leggere in un giorno! La cerimonia del massaggio scova nei meandri della nostra imperfezione, ci rende piacevolmente squallidi e illumina l'uomo nella sua intera figura di animale sociale moderno, quindi corruttibile, sessuale, traditore. E non lascia alcuna via di uscita... Poche pagine, il prezzo un po' eccessivo, comunque dalle mie parti si dice: "se po fa!" :o)

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    piera

    29/04/2003 18.23.47

    L'idea che qualcuno, leggendomi, possa soffermarsi in maniera critica sul mio modo di scrivere non mi permette di esprimere appieno quanto e perche' qs. libro mi sia piaciuto. Trovo che sia stato sottilemente geniale nell'affrontare alcuni temi come l'AIDS e tutto cio' che ruota intorno ad esso. La cosa incredibile, e' che mi ha fatto sorridere, su cose, di cui onestamente non trovo ci sia molto da ridere.

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    cristiana

    26/10/2002 19.10.40

    Che dire di un raccontino di 90 pagine di cui almeno 45 servono solo ad allungare il brodo? Leggetelo se non avete altro da acquistare con i vostri 7 euro degni di miglior causa!

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    conci

    17/09/2002 13.43.52

    A tratti divertente, si legge tutto d'un fiato (d'altronde è brevissimo) ma non giustifica le recensioni entusiastiche che mi hanno spinto a comprarlo.

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    Massimiliano Mineo

    16/07/2002 12.35.31

    A. Bennett : Impietosamente sarcastico Clive Dunlop fa il massaggiatore. E lo fa molto, molto bene. Un vero professionista del massaggio. Ma, ancora in giovane età, non ancora oltrepassata la soglia dei quarant'anni, muore misteriosamente in Perù. E, a qualche mese da quella morte, egli viene ricordato con una funzione religiosa a Londra, città in cui egli viveva e lavorava; funzione che diventa un vero e proprio funerale (senza bara, però). Le novantacinque pagine di "La cerimonia del massaggio" sono sostanzialmente la descrizione di questo funerale. Detto cosi', sembrerebbe poca cosa. Bè, tutt'altro. Il fatto è che Clive non era un massaggiatore qualunque; il suo servizio non si limitava al magistrale uso delle mani a fini terapeutici, con quel calore che da esse si spandeva, ma egli indulgeva (diciamo cosi') in performances ben più...piccanti, senza punto curarsi se chi si trovava sotto le sue mani fosse o meno del suo stesso sesso (anzi, le testimonianze durante la cerimonia concordano nell'attribuire a Clive una conclamata omosessualità). Al funerale, poi, partecipa tutto il jet-set londinese (il che, viste le considerazioni di cui sopra, rende la vicenda più esilarante), e l'assoluto rispetto della privacy da parte di Clive viene testimoniato dal fatto che praticamente tutti all'interno della chiesa pensano di recarsi ad una funzione per pochi intimi, ed invece presi in contropiede dal vedere riuniti una cosi' vasta messe di celebrità. Tutti meno, probabilmente, l'arcidiacono Treacher, presente in veste di esaminatore di Padre Joliffe, officiante il funerale e candidato ad una improbabile promozione. Ce n'è abbastanza perchè l'abile penna di Alan Bennett ci delizi con un quadro graffiante di raffinata ilarità, in cui l'immagine che di Clive viene data da coloro che via via prendono la parola è sempre differente, quasi a trattarsi di persona volta per volta diversa, con unico denominatore fornito dall'abilità del defunto nell'offrirsi al cliente di turno nei modi che quest'ultimo, in modo il più de

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