Traduttore: A. Shomroni
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2007
Formato: Tascabile
Pagine: XIV-326 p., Brossura
  • EAN: 9788804566984
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Recensioni dei clienti

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    Valentina

    28/09/2017 15:58:45

    Bello, bello, bello. L'inizio può risultare noioso ma diventa via via più coinvolgente, intenso ed evocativo. Un libro che va letto con coraggio perché ha la potenza di scavare l'anima di ognuno di noi.

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    Laggiornalista

    08/09/2014 22:38:58

    Gerusalemme ai nostri giorni. Yair vede Myriam a un raduno: non si conoscono né si presentano ma lui, folgorato da una espressione di lei, decide di cercare il suo indirizzo e di scriverle una lettera, per invitarla a una corrispondenza: "Non spaventarti, non voglio incontrarti e interferire nella tua vita (?). Vorrei poterti raccontare di me (ogni tanto) scrivendoti". L'"ogni tanto" del messaggio introduttivo si trasforma ben presto in un "di continuo": i due, infatti, iniziano a spedirsi una o più lettere al giorno. Myriam e Yair si cercano con il cuore, con la mente, con il corpo, ma si trovano unicamente nelle parole, che stillano sentimento, intelligenza, sensualità. Ogni altro contatto è impedito dalla loro volontà di continuare la loro vita quotidiana all'interno delle loro famiglie, che amano sopra ogni cosa al di là di ogni complicazione. E' comunque tradimento? Lungi da loro pensarlo: essi sono, l'uno per l'altra, uno strumento per raggiungere la verità che è in loro stessi e per scoprire angoli del loro essere inacessibili al resto dell'umanità: "Grazie a Myriam vivo qualcosa che lei sola è riuscita a risvegliare in me e che altrimenti sarebbe morto", riflette Yair a un certo punto. Nonostante non ci sia rapporto fisico a nessun livello, attraverso il racconto riescono a sapere tutto l'uno dell'altra, come due ciechi che suppliscano con le parole alla vista. E nonostante non ci sia rapporto fisico e conoscenza diretta, Myriam e Yair decidono, nemmeno troppo implicitamente, di aver incondizionata cura l'uno dell'altra : "E' una legge non scritta: chi vuole starmi vicino deve assumersi la responsabilità della mia anima. Perché qualunque idiota può capire come sia facile uccidermi", dichiara Yair. Riusciranno i nostri eroi a rimanere fedeli a loro stessi, ai loro buoni propositi? O cederanno, com'è umanamente previdibile, alla voce della carne? "Che tu sia per me il coltello" conferma lo spessore di Grossman uomo e di Grossman scrittore.

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    Mark Child

    21/04/2013 21:16:51

    Un romanzo, credo, per definirsi tale debba avere come minimo una trama, dei personaggi, un tempo ed un luogo. Una scrittura impeccabile non può sopperire alla mancanza di tutto questo. Mi dispiace, bocciato (ed interrotto a poco meno di metà dopo avere sbirciato le pagine avanti e constatato che rimaneva per tutta la durata sullo stesso registro).

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    Michy

    19/02/2013 17:17:44

    Mediocre, forse per le troppe parole usate per dire poche cose che fanno perdere un po' il filo di un discorso ingarbugliato

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    Valentina

    17/11/2012 07:08:40

    pesante, logorroico, improbabile. un tormento mentale senza fine.

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    Rubina

    16/12/2011 13:10:58

    Semplicemente meraviglioso. La Parola prende corpo e vita attraverso una scrittura fatta di emozione e poesia. Un libro intenso e indimenticabile.

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    luc!a

    29/11/2010 13:09:19

    pesante, pesante, pesantissimo. Lento. Noioso.

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    Geffy

    19/12/2009 20:09:03

    Mah! Stenta a decollare...anzi, direi che non decolla affatto!!!

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    Anna

    11/12/2009 12:29:02

    Pochi scrittori, perlomeno contemporanei, sono riusciti a sviscerare così bene l'animo di due personaggi, affini ma distinti sotto svariati punti di vista. La scrittura di Grossman è un crescendo di penetrazione sentimentale ed è davvero come la lama di un coltello che affonda nelle radici delle passioni e si rigira nelle piaghe dei sentimenti. Raggelante il finale di cui, forse, non sono riuscita ad afferrare bene il significato.

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    martina

    28/10/2009 22:22:51

    yair decide di essere libero di sentirsi nella sensazione che non ha forma e non ha consistenza. la mancanza di realtà non significa idealizzazione. è il percorso di un uomo nella sua interiorità tramite myriam-il coltello, toccando l'ossessione, la distruzione, la fantasia, le forme del corpo. è un percorso che l'uomo si deve con coraggio. uscendo dai limiti della realtà si conosce la verità del proprio essere. la libertà di sentirsi è più importante della realizzazione di se stessi nella realtà. noi non siamo concreti, siamo solo pensieri da racchiudere sotto pelle. i nostri corpi sono lo strumento che dà suono alle nostre sensazioni e ai nostri pensieri. senza pelle nudità

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    TheBabyFairy

    30/08/2009 18:54:16

    Molto profondo e significativo, ma non di facile lettura. Personalmente l'ho trovato ben fatto e per niente banale.

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    OskarSchell

    06/05/2009 11:51:48

    Per gli amanti di Grossman, un vero capolavoro di sentimenti e sensazioni.

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    giada

    01/10/2008 19:33:15

    Un libro che porto ancora nel cuore, per me veramente bellissimo...cambierei solo il finale!

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    marilia

    11/09/2008 08:42:54

    denso, fitto, intricato, pieno. pieno di parole, di pensieri, di sentimenti. brutto e bello. difficile e coinvolgente. scomodo ma da leggere.

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    Francesco

    03/09/2008 16:35:18

    Un’opera complessa, non di facile lettura. Per lunghi tratti banale e ripetitiva. Senza un filo logico. La parte più interessante, che rivaluta tutta l’opera è quella conclusiva, la lunga lettera di Myriam. Solo qui Grossman da prova della sua arte.

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    andrea

    21/03/2008 09:15:46

    mi dispiace per Grossman, che reputo un grande, ma questo libro che ho comprato fin dalla sua prima uscita parecchi anni fa mi ha deluso totalmente. Ho cercato per ben tre volte di leggerlo e per ben tre volte non sono riuscito ad andare avanti. Una noia infinita, lento, non banale, ma senza adrenalina nelle parole e nell'anima. Non mi divertiva, non mi emozionava e alla fine ho desistito; leggere deve essere gioia, passione ed emozione. Questo libro non era nulla di tutto ciò.

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    roberta sibilio

    27/02/2008 21:17:47

    libro interessante anche se in alcuni punti lievemente noioso.

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    angelab.

    18/02/2008 13:52:00

    meraviglioso.

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    Carlotta

    12/02/2008 11:34:48

    Noioso. Ripetitivo. Non c'è scrittura e il soggetto è di una banalità imbarazzante. Un libro che non decolla e di conseguenza non fa decollare il lettore. Grossman vende per profondo e introspettivo il luogo comune camuffandolo attraverso un linguaggio apparentemente nutrito che in verità si rivela troppo spesso vuoto e inefficace.

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    F.

    18/01/2008 23:06:34

    Fin dalle prime pagine si capisce che si tratta di uno di quei libri che lasciano il segno, che si invidia chi ancora deve leggerlo. La storia, cioè la corrispondenza epistolare tra uno sconosciuto che cerca di accedere all'universo intimo e complesso di una donna che ha solo visto nel gesto di incrociare le braccia, diventa una provocazione in questi tempi di paura dello sconosciuto.Mostra quanto sia un'esperienza unica e ricca il poter conoscere una persona, ogni singola persona. E per poter emozionare non serve raccontare chissà quali avventure della propria vita, essere simpatici e brillanti, basta esprimere le proprie paure, debolezze, speranze. Il libro parla di questo, non è una storia d'amore, sebbene ne abbia l'alta poesia e certe frasi rimangono scolpite nell'animo romantico di ognuno di noi, ma di emozioni, di amore per lo scrivere, di voglia di lasciare spazio all'immaginazione(il protagonista dice subito che non vuole incontrare la donna a cui scrive "per non percorrere strade già note"). Il problema è che dopo questo libro gli altri vi risulteranno un pò leggeri,senza spessore...

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