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Tullio Avoledo

Editore: Marsilio
Anno edizione: 2016
Pagine: 483 p., Rilegato
  • EAN: 9788831725309
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“Arrivare nel posto in cui sono nato è un’esperienza strana. E’ come riavvolgere un vecchio nastro, per ascoltare una canzone che non ricordi più. Ogni strada, ogni casa, mi sussurrano una storia. E al tempo stesso mi dicono che non appartengo più a questo posto, che sono diventato un estraneo.” (p. 370)

Mi trovo nella condizione ideale ideale per condividere alcune mie impressioni sull’ultimo lavoro di Tullio Avoledo, “Chiedi alla luce”, pubblicato dall’editore Marsilio.

La condizione è data dalla luce naturale che entra e illumina il tavolo sul quale scrivo, ma entra filtrata ben due volte: la prima dalla nebbia non troppo fitta che avvolge il mio quartiere e la seconda dalla tenda gialla, semitrasparente, che sta davanti alla finestra.

Tutto il romanzo che l’autore ci regala è pervaso di “vedo e non vedo” di, “mi sembra di cogliere alcune cose e poi se ne rivelano altre”. Siamo in compagnia di un architetto, viaggiatore instancabile, osservatore attento e competente di cose, luoghi e persone che incontra nel suo peregrinare. E’ il romanzo dei sensi. Avoledo ci racconta fatti essenziali utilizzando abilmente tutti i cinque sensi, e forse anche il famoso sesto senso. Percepiamo fin dalle prime pagine, nella città di Istanbul, profumi ed odori ficcanti, suoni, visioni, tocchiamo con mano oggetti, uno in particolare, che ritroveremo più volte nel corso della storia, e in Francia siederemo anche ad un bistrot, per rifocillarci un po’ e proseguire nel cammino arricchiti di gusti e incontri speciali.Gabriel, il nostro architetto, è evidentemente in ricerca, è il viaggiatore per antonomasia, non si muove per diletto e tanto meno a caso, e in più ha la straordinaria possibilità di viaggiare in una dimensione altra, si muove nel tempo e talvolta si risveglia in un luogo sconosciuto e si deve far aiutare da un taxista o da un inserviente per orientarsi. La storia è perciò molto avvincente, stimola continue riflessioni, tiene viva, attenta ed eccitata la nostra mente e spinge a proseguire con foga questo viaggio spazio-temporale. Così facendo ci porta ad un vero e proprio “gran finale”, un centinaio di pagine potentissime, esigenti, che chiamano il lettore anche ad uno sforzo introspettivo, perché non si può far finta di nulla. Ogni riferimento è puramente casuale, ma la vita di ciascuno di noi, compresa quella dei protagonisti di questa storia, non è proprio così casuale, è incastonata in un percorso preciso di cause ed effetti conseguenti. Il risultato è impreziosito da una scrittura elegantissima, in certi passaggi pura poesia, in certi altri note musicali tradotte in accordi letterali, una sinfonia armonica e incantevole.

Ma quale sarà la verità ? Quale sarà la risposta che la luce evocata ci può fornire? E se fosse vero ciò che invece abbiamo sempre catalogato come impossibile?

Domande, tante domande ci troviamo davanti leggendo queste pagine, e tante altre nasceranno nel cuore di ciascun lettore. Qui abita secondo me la straordinarietà di questo romanzo.
E’ la vicenda di un funambolo in costante equilibrio su una fune lunghissima e salda, un percorso di cui non si vede la fine, forse perché la fine non c’è (il tempo che cos’è ?). Il funambolo potrebbe adagiarsi una volta di qua e due volte di là, ma mantiene sempre l’equilibrio.

Sovente ci sentiamo dire che un libro, o un’opera culturale in genere, non deve dare risposte ma suscitare domande. Personalmente non sono ancora così convinto di questa tesi, seppure arrivato ormai alla soglia dei cinquant’anni (o forse perché, proprio a cinquant’anni ardo dal desiderio di qualche risposta definitiva), ma questo romanzo opta chiaramente per le domande più che per le risposte (“Solo il futuro vi darà la risposta” p. 434). Ne suscita moltissime, altre le pone in modo palese, ma l’autore ha la capacità, la sensibilità, l’attenzione a non lasciare nel lettore l’ansia di non ricevere soluzione ai suoi interrogativi, l’ansia di rimanere a bocca asciutta.

Tullio Avoledo ci pone lì, tra la tenda gialla e la nebbia grigia,tra il vedo e non vedo. Io qualcosa ho visto, e invito tanti, tantissimi a leggere questo libro per vedere ognuno quello che cerca. Guardate, osservate con attenzione. E se fosse …!?

Buona lettura.

“Gli umani ci fanno pena, per la loro incapacità di seguire altre vie che non siano la strada a senso unico che li porta dalla nascita alla morte, dall’oggi al domani. Altre volte li invidiamo, per il dono dell’inizio e della fine, qualcosa che a noi è precluso.”

Recensione di Claudio Della Pietà

Recensioni dei clienti

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    Claudia

    16/10/2016 13.26.22

    Ho trovato affascinante la libertà con cui il protagonista si muove nel tempo e nello spazio, sempre all' insegna della pietas per le sofferenze umane. Però la struttura narrativa mi è parsa a volte un po' debole, con episodi di cui non sempre è chiaro il senso rispetto all' insieme. Struggente e visionario, a tratti ipnotico.

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