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Bob Dylan

Traduttore: A. Carrera
Editore: Feltrinelli
Collana: Varia
Anno edizione: 2005
Pagine: 270 p., Rilegato
  • EAN: 9788807490361
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Il primo volume della trilogia autobiografica di Bob Dylan, dedicato agli anni della formazione e a quelli degli incontri decisivi, ricco di episodi inediti.

Bob Dylan, uno dei nomi più grandi della musica americana, lascia momentaneamente il palco per giungere in libreria. Lo fa con un libro autobiografico, primo volume di una progettata trilogia, in cui riflette sui momenti critici e sui personaggi che l'hanno accompagnato nella sua vita e nella sua carriera. Questo primo libro prende il via con il racconto dell'arrivo a New York e dei primi passi nel mondo della musica. Con l'espressività e il talento di narratore che caratterizzano anche le sue canzoni, Dylan fa rivivere il fascino del Greenwich Village degli anni Sessanta, i locali, le sale di registrazione, i musicisti e i produttori che hanno costellato il suo percorso verso la notorietà. Tra le strade della Grande Mela e in quelle di New Orleans, Woodstock e altre località dell'Ovest americano meta di numerosi viaggi, si stagliano anche gli eventi della sua vita privata, profonde amicizie, amori, le passioni letterarie, l'incontro con la moglie Suzie Rotolo, episodi noti o inediti, rievocati in tono di volta in volta poetico, ironico, appassionato. Ecco dunque affiorare, nelle pagine dense di ricordi, il Café Wha, primo palco newyorkese a ospitare le esibizioni del giovanissimo Dylan, la ricchissima libreria dell'appartamento degli amici Ray e Chloe, dove scoprì l'amore per i libri ("in quel luogo il peso della letteratura era schiacciante. Chiunque avesse avuto un'inclinazione per l'ottusità, lì era destinato a perderla"), l'ufficio di John Hammond, il grande talent scout di artisti monumentali, tra cui Billie Holiday e Benny Goodman, che gli fece firmare il primo importante contratto per la Columbia. E poi gli incontri con il musicista Woody Guthrie, autore di riferimento della musica folk americana, che Dylan visitò più volte nel sanatorio in cui era ricoverato, e la conoscenza di molti personaggi della scena culturale e musicale che lo guidarono direttamente o indirettamente nella creazione delle sue canzoni: come Archibald MacLeish, uno dei poeti laureati d'America, ispiratore di New Morning, o Daniel Lanois, musicista e produttore che lo influenzò nella creazione di Oh Mercy, e ancora: Joan Baez, Dave Van Ronk, il blues di Robert Johnson.
Resoconto personale di un'epoca straordinaria, questa biografia, che spazia nel ricordo fino agli anni Ottanta, non solo racconta la nascita di un artista e delle sue opere ma rappresenta anche una riflessione personale di Bob Dylan sulla sua vita: un libro che offre un importante spiraglio sui pensieri di un autore che ha appassionato con la sua musica intere generazioni.

Recensioni dei clienti

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    Frankie Lee

    22/10/2008 13.31.47

    Ho letto molti commenti che iniziano con "che delusione!", accompagnati da voti bassissimi. Ragazzi, siete gli stessi che snobbano i suoi ultimi lavori discografici? Siete mai andati a vedere un suo concerto? Vi è piaciuto? Vi aspettavate altro? Il libro è scritto molto bene ed è molto scorrevole, e a Dylan, giustamente, no frega un fico secco di raccontare la genesi delle sue canzoni, cosa che, d'altronde, non ha mai fatto. Racconta invece le sensazioni che l'anno accompagnato nei periodi che lui sceglie come più importanti, non il fan di turno che vuole sentirsi dire come ha buttato giù Like A Rolling Stone. Quello lasciatelo ricostruire alla critica. Se poi non si sa leggere tra le righe del capitolo più bello, quello dedicato alla genesi di Oh Mercy, beh...consiglio di cambiare libro e artista.

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    emy

    15/10/2007 02.23.36

    Dylan è innanzitutto un uomo. E questo libro ce lo dimostra. Con la sua semplicità e con la sua voglia di mettere in risalto particolari e spezzoni di vita che vanno, per fortuna, oltre la sua figura da pietra miliare della storia del rock. Dico per fortuna perchè dal punto di vista musicale lo possiamo conoscere attraverso i suoi dischi. Ma è appunto il Dylan "uomo" il presupposto per la nascita del Dylan "musicista". E questo libro ne è l'inno per eccellenza. Chi si aspetta di leggere i segreti di un rocker ha capito nulla del rock: il rock va ascoltato, vissuto internamente attraverso le note, i testi e gli ambienti. Non va letto su un libro. C'è ben altro da scrivere fra le pagine: c'è un aspetto meno appariscente, più solitario da porre in evidenza. E questo testo, a mio parere, lo fa. In punta di piedi e con umiltà e discrezione.

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    Nanni

    30/04/2007 12.11.05

    E' fantastico! Semplicemente fantastico! E' lui! Vivo, riconoscibile ed indomabile come sempre. Un artista poliedrico, immenso, che racconta il primo approccio con il suo divenire "mito" con la purezza di un bambino, che riesce ancora a stupirsi nel raccontare la New York dell'epoca, magnifico contenitore alchemico di nuove idee, musicali, letterarie ed artistiche. Non indulge al pettegolezzo e forse è per questo che molti hanno ripudiato questa magnifica opera che, a tratti, sublima in vera poesia( così come le sue canzoni del resto!) con descrizioni pittoriche(anche la pittura è una sua passione) di cose e persone, (la strada intravista dalla sua finestra, l'appartamento colmo di libri dove si trova ospite). Un opera notevole nella sua semolicità e da consigliare a tutti coloro che vogliono comprendere il Dylan più profondo e non i semplici fattarelli insignificanti della sua lunga carriera artistica.Ancora complimenti Bob!

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    Antonio Gatti

    29/08/2006 12.31.03

    Che grande delusione, e' proprio vero che chi scrive canzoni meravigliose non e' detto che si tramuti in un ottimo scrittore... e di materiale ne aveva tanto! Una vita come la sua e' tutta da raccontare, e invece si perde in commenti banali, situazioni da tardo hippy, presunzione, ignoranza, pregiudizi, piccolezza mentale, tutto il contrario di quanto ti aspetteresti da uno come lui... del resto, a suo favore gioca pero' il fatto che lui non ha mai accettato etichette e non ha mai voluto essere il profeta di nessuna generazione, per cui se fossi in lui e leggessi questa recensione mi direi "io non ti ho mai promesso niente"... al che risponderei pero' che allora tanto valeva che questa autobiografia non la scriveva

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    claudio

    08/01/2006 14.47.41

    Un bel libro di storia della musica vista da chi la musica l'ha inventata. Deludente per chi, come me, pensava di trovare fra le righe di questa biografia, la storia delle canzoni che hanno reso Dylan un grande poeta Rock.

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    Barbaro

    09/04/2005 07.08.03

    Che delusione. Ha scritto, Hurricane, Master of wars, licence to kill, changing of the guards; una generazione di giovani di trent'anni fa comprava i suoi dischi e rifletteva su quei testi così importanti, pieni di significati. Moltissimi lo considerano un poeta; è stato preso in considerazione per il premio Nobel; tanti si sono illusi che chi poteva srivere quelle poesie poteva cambiare il mondo. Invece..... ecco queste chronicles, una specie di diario scolastico fatto da un alunno svogliato che scrive anche male. In questo libro il vecchio Bob non ci spiega come sono nati i suoi capolavori; non ci parla delle sue riflessioni e delle esperienze che li hanno generati. Ci narra, invece che ha incontrato un sacco di "tizi" del mondo della musica; ci spiega che non capiva cosa scriveva ne perchè avesse successo.... Boh! Non comprate il libro, comprate i suoi dischi!

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    Pusher

    30/03/2005 15.38.58

    Sono arrivato a p.60 e mi sono arreso. B. D. prova a fare Kerouac senza capire che i tempi della beat sono morti e sepolti. Anacronistico. Noioso fino fino alla morte. Soldi buttati... pazienza.

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    Michele Murino

    06/02/2005 15.05.51

    Chronicles è un eccellente libro.Non una autobiografia in senso stretto,per fortuna.Uno scrittore del calibro di Dylan non avrebbe potuto ridurre la propria biografia ad una cosa banale come il mero racconto dei fatti salienti della propria vita in ordine cronologico.Ha preferito con una felice intuizione scrivere qualcosa di molto originale offrendo uno spaccato delle varie epoche che lo hanno veduto esordiente/protagonista/artista in crisi/artista rinato,incurante di un ordine cronologico,con pagine molto poetiche ed estremamente valide da un punto di vista letterario.Dylan allo stesso tempo offre una rilettura personale degli eventi che hanno caratterizzato gli anni che lo hanno visto girare in lungo e in largo l'America,convinto,come dichiara apertamente,che il Destino avesse per lui in serbo un futuro radioso.Anche chi non è attratto da Dylan o dalla sua musica troverà motivo di interesse nel leggere questo spaccato in cui l'autore dipinge sapientemente un mondo talvolta perduto,come nei capitoli in cui ricostruisce con grande efficacia e capacità di suggestione la scena del Greenwich Village di New York dei primi anni '60,ricca di fermenti creativi,ritrovo di artisti, "fucina" dei più grandi talenti dell'epoca.Dylan riesce perfettamente a ricostruire l'epicità di un periodo in cui mosse i primi passi tra Minneapolis e New York e riesce a trasmettere tutto il "sense of wonder" nella scoperta di un universo che gli si dischiudeva davanti, popolato da personaggi leggendari come Robert Johnson (il bluesman che "aveva venduto l'anima al diavolo"),Woody Guthrie (l'hobo che si batteva in difesa degli oppressi con la sua chitarra con su scritto "this machine kills fascists"), Joan Baez ("Una creatura che sembrava scesa da un altro pianeta.Cleopatra in un palazzo italiano con una voce che cacciava via gli spiriti maligni").E'un libro fondamentale per comprendere una delle figure più importanti della nostra nostra epoca, icona non solo musicale dei nostri tempi.

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    Riccardo

    04/02/2005 20.40.08

    gran bel libro,Dylan si esprime al meglio,e la lettura riesce a immergerci totalmente nella new york degli anni 60,e non solo. Non c'è un criterio cronologico,Dylan parla essenzialmente di quello che gli pare di momento in momento,ma lo consiglio!

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    Gianni

    01/02/2005 15.39.51

    è un gran libro. per chi conosce dylan, può risultare un volume in parte approssimativo o non esauriente. ma proprio chi lo conosce, sa anche che dylan è abituato a giocare a nascondino col suo pubblico. chronicles è scritto per essere apprezzato e letto soprattutto da coloro i quali si sono avvicinati a dylan in maniera marginale o disattenta. il libro è un mazzo di chiavi che apre centinaia di porte. dylan ci suggerisce di usare queste chiavi per entrare nei mondi che lo hanno fatto diventare bob dylan, nel bene o nel male. è un manuale di sopravvivenza per chi vuole uscire da una giungla di musica fatta di plastica e bolle di sapone. in parte, il libro persegue l'obiettivo più volte dichiarato negli ultimi 30 anni dallo stesso autore, sia esplicitamente sia sotto forma di metafora: la distruzione del mito/leggenda/icona dylan. molti appassionati, più che criticare forma e stile delle memorie dylaniane, hanno storto il naso davanti alla scelta dell'autore di non dedicare spazio a quelli che sono considerati gli anni migliori della sua produzione discografica e concertistica: '65 - '66, '74 - '75. probabile che dylan si riservi di farlo nei prossimi due volumi. di certo, non è un caso che nel primo chronicles si sia soffermato a lungo sul periodo di "new morning". è in quelle pagine, forse, che si scopre il lato più "puro" di dylan. in fuga dal mondo, da chi lo voleva rinchiudere in un simbolo o in una categoria, in una prigione di luoghi comuni, dylan svela una natura quasi primitiva, una natura concentrata sui valori del clan e della famiglia. la fuga sarà un'illusione. e il sogno di un lavoro dalle 9 alle 17, di una casa con le staccionate bianche e il giardino di rose, resterà tale. grazie al cielo, dylan è risorto in quel mattino nuovo, e il suo pellegrinare tra musica e parole non ha conosciuto più soste. è sempre lui, che gli piaccia o meno, la colonna sonora del nostro tempo.

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    michele talo

    01/02/2005 08.48.27

    ho letto tutte le biografie di Dylan. Non avevo sincerametne curiosità sui motivi dell'incidente o su altre storie private. Mi sembra un Dylan che si racconta in modo non dissimile da quanto fa con le canzoni. La cosa più importante è l'atmosfera. Il mondo in cui lui vive e che cerca di trasferire con le sue percezioni. New York si percepisce benissimo come pure l'america di quelli anni. Ma non è il quotidiano che lo interessa è l'emozione delle cose. In questo modo tutti i fatti sono importanti in quanto percezioni di uno stato d'animo. Chronicles non è un libro per curiosi ma per persone che si rispecchiano negli attimi.

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    Loredana Ferrari

    26/01/2005 14.31.23

    Amo Dylan e i grandi americani come Springsteen, Young (ehm, canadese) e Tom Petty. Questo Chronicles mi ha un po' deluso. E' spezzettato nel suo ricordare un percorso che avrebbe meritato una rilettura, da parte del suo protagonista, piu' puntuale e accurata. Ma come: abbiamo letto mille libri su Dylan, belli, brutti, mediocri, e ora che proprio lui si cimenta fallisce cosi'? In questi styessi giorni ho preso, anzi mi hanno regalato (ma lo avrei comprato lo stesso, a scatola chiusa), Like a Rolling Stone, il libro di Ermanno Labianca che usa proprio il titolo di una canzone del grande Bob. La raccolta e' consigliabilissima a tutti gli amanti di Dylan ma anche a quanti volessero saperne di piu' sull'affascinante mondo dei cantautori americani di cui Dylan e' un po' il padre spirituale. Si tratta di un libro bellissimo, scritto meravigliosamente bene e corredato da tante foto splendide. Me lo sono divorato, e dopo la mezza delusione di Chronicles lo ho eletto a mio compagno di viaggi e ascolti per tutti i prossimi mesi. Sara' che sono pazza di Dylan e anmo visceralmente Springsteen, ma non posso non approfittarne per consigliare a chi dovesse comprare Like A Rolling Stone di andarsi a leggere subito le schede di Dan Bern (un dylaniato DOC) e Elliott Murphy (idem). Se non li conoscete ci troverete l'anima del vecchio Bob e dello straordinario Bruce. Grande libro.

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    enrico menapace

    22/01/2005 17.00.00

    ho letto le prime 100 pagine del libro. Scrivo ora il mio parere perché onestamente non so se lo finirò. Mi sembra un libro estremamente banale e scritto male. Sicuramente il Bob Dylan regista o scrittore non si avvicina minimamente al grande musicista. Enrico

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    Faldi

    17/01/2005 13.19.45

    L'ho letto un mese fa in inglese. E' bello, un sempice ma veritiero libro su pezzi della sua vita. Come ci si poteva aspettare, un po' spezzettato nei tempi e negli argomenti (scrivere non è mai stato il suo forte), ma ASSAI interessante per chi lo ama come musicista, semplicemente interessante in generale.

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