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Ruta Sepetys

Traduttore: R. Scarabelli
Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 2016
Pagine: 364 p., Rilegato
  • EAN: 9788811671930
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Alle volte un libro è molto più che un insieme di carta e inchiostro. Alle volte, un libro è un portale, capace di trasportarti indietro nel tempo, in un luogo sconosciuto che però diventa casa, nelle vite di estranei che presto diventano fratelli e sorelle. "Ci proteggerà la neve" di Ruta Sepetys, vincitore dei Goodreads Choice Awards 2016 nella categoria YA, è proprio quel tipo di libro e io non posso che consigliarvi di leggerlo e lasciare che vi entri nel cuore.

Ma preparatevi, perché tra le sue pagine non troverete solo miele e poesia, bensì anche lo sferzante dolore della Seconda Guerra Mondiale, raccontata attraverso gli occhi di un gruppo di giovani in fuga dall'avanzata Russa, dopo la caduta di Hitler.

So che questi riferimenti potrebbero scoraggiare tanti di voi che temono i romanzi storici, ma vi assicuro che quello di Ruta Sepetys, per quanto storicamente accurato, non subisce il peso del tempo tragico in cui è ambientato. Bensì fa delle ambientazioni il suo punto forte, tessendo ad ampie maglie la storia toccante e tragica di un manipolo di ragazzi alla disperata ricerca della libertà, che nel loro viaggio della speranza trovano spazio per l'amore, l'amicizia, i sorrisi e la gioia di essere in vita. Anche quando tutto sembra ormai perduto.

Poetico, corale, toccante e dolcissimo, "Ci proteggerà la neve" è un avvincente inno alla speranza, ma anche un manifesto di uno dei più tremendi capitoli della nostra storia. Tutti dovrebbero averlo nella propria libreria. Recensirlo per me non è cosa facile, difatti pur avendolo letto mesi fa solo oggi sono riuscita a mettere i miei pensieri nero su bianco. Perché, come ho detto, certi romanzi sono esperienze che ti mettono sottosopra i pensieri e ritrovarne il bandolo può essere arduo.

“Che cosa erano diventati gli esseri umani? Era la guerra a renderci malvagi o si limitava ad attivare il male latente dentro di noi?”

Ruta Sepetys ha un dono: quello della poesia più pura e disarmante, con cui riesce a dipingere con pennellate vivaci e cariche, le storie di personaggi incredibili, che ti restano impresse nella mente come quadri di cui è difficile dimenticarsi. Quando un simile dono viene affiancato al coraggio di voler far luce su eventi storici tanto sconosciuti quanto drammatici, il risultato non può che essere eccezionale.

"Ci proteggerà la neve" non è solo uno dei romanzi storici YA più belli che abbia mai letto, ma anche uno tra i più illuminanti, poiché la vicenda di cui narra, ovvero l'affondamento nel Mar Baltico del transatlantico Wilhem Gustloff su cui persero la vita diecimila civili in cerca di libertà, è sconosciuta ai più. Eppure è un avvenimento reale, che ha falciato vite e mietuto sogni, affogato segreti, cancellato sorrisi.

A raccontarcelo sono le voci di quattro protagonisti, che attraverso brevi ma incalzanti capitoli in cui si alternano i loro punti di vista, si fanno strada nel cuore del lettore, catturandolo in una morsa. L'infermiera Joana, tormentata dai sensi di colpa e determinata a lasciarsi la guerra alle spalle; Emilia, quindicenne cresciuta in fretta, con un bambino in grembo e troppi ricordi da cancellare; Florian, lo sfuggente sognatore con una valigia piena di segreti da proteggere e Alfred, soldato fedele al Furer nonostante gli orrori di cui si è macchiato in suo nome. Le loro storie, i loro segreti, i loro misteri, i loro amori e i loro tormenti riempiono le pagine di struggente e poetica meraviglia.

Alcuni di essi sono eroi, come l'inarrestabile Emilia, forte come una tempesta nella sua fragilità di ragazzina, o come Florian, i cui segreti sono proporzionali alla sua purezza d'animo, o come Joana, pronta a tutto pur di aiutare i suoi compagni sventurati. Altri sono carnefici, come Alfred. Tutti, però, sono capaci di lasciare in qualche modo un segno indelebile, perché semplicemente ignorare la bellezza di un simile romanzo è impossibile.

“Gli assassini non sempre uccidono. Spesso non hanno nemmeno del sangue sulle mani.”

Un libro che è un vero gioiello, capace di ferire con l'atrocità della guerra e delle sue conseguenze, ma anche di lenire le ferite con sentimenti di pura e semplice gioia. La gioia che scaturisce dall'unione di tante vite diverse, che anche nelle difficoltà riescono a darsi forza e a trovare la bellezza delle piccole cose. Questo è quel genere di libro che è croce e delizia, che ti fa rivalutare il valore di ogni cosa, di ogni lacrima versata, di ogni sorriso e li veste di una nuova importanza e nuova meraviglia. Per questi motivi non posso che implorarvi di leggerlo, senza pregiudizi, senza timore, ma con la consapevolezza che vi regalerà così tante emozioni da dover trovare un altro cuore a cui donarle.

Certo, si tratta di un romanzo che sa far male, con la sua narrazione potente e senza mezze misure, con le sue ambientazioni soffocanti e le struggenti storie dei protagonisti. Ma è un dolore che genera ispirazione, non vuoti impossibili da colmare. Poiché vivere certi avvenimenti attraverso gli occhi di personaggi forti come Emilia, Florian, il Poeta, Joana o il bambino smarrito, cambia qualcosa dentro. Le loro storie, per quanto fittizie, fanno luce su eventi realmente accaduti e purtroppo taciuti per lungo tempo. Perciò le loro voci rappresentano, in qualche misura, una sorta di eredità dei sogni e dei desideri di chi ha davvero intrapreso quel viaggio della speranza. Alla ricerca della normalità anche nell'inferno della guerra e che, nonostante tutto, sognavano fortissimo. E lo facevano a discapito dell'orrore subito, delle perdite e delle rinunce, della morte che incombeva tutt'intorno a loro.

Non mentirò dicendo che questa è una lettura da fare a cuor leggero. Ma vi assicuro che che tra le pagine di questo romanzo troverete una forza e una dolcezza che non hanno pari e l'intreccio di tante vite che lasceranno un'impronta sui vostri cuori. Il tutto ambientato nel mezzo di una vicenda che merita di essere conosciuta fino al suo tragico e dolceamaro epilogo.

Recensione di Glinda Izabel


Un viaggio nell’Europa dell’Est, il racconto di una tragedia spesso ignorata. Perché della Seconda Guerra Mondiale trascuriamo ancora troppi aspetti.

«Nessuno come Ruta Sepetys riesce a fare luce sui capitoli perduti della storia. Un romanzo unico sulla forza e il coraggio umani davanti alla crudeltà della guerra.» - Publishers Weekly

«Una storia dalla potenza straordinaria.» - The Washington Post

«Superlativo e magistralmente scritto.» - Wall Street Journal

«Ancora una volta Ruta Sepetys dà voce a intere popolazioni perse tra le pieghe della Storia.» - The New York Times

1945. Per milioni di persone quell’anno fu il momento della riscossa, della speranza, della vittoria, della fine del conflitto più sanguinoso della storia dell’umanità. Ma questo romanzo non è ambientato in Italia, nemmeno in Inghilterra, e men che meno in Francia: siamo in Prussia orientale, e qui quell’anno significa sconfitta e distruzione.
La Germania è a un passo dal baratro e le forze alleate, capeggiate dagli americani, stanno per schiacciare la potenza nazista. Ma gli sfollati della Prussia lo ignorano, tutto ciò che sanno è che l’esercito sovietico sta avanzando, distruggendo tutto ciò che incontra. La loro unica speranza è raggiungere il mar Baltico e salpare verso la Germania.
Una storia che non siamo abituati a sentire sulla Seconda Guerra Mondiale, quasi un racconto al contrario. Ma la verità è che per i civili, vittime sacrificabili, danni collaterali senza importanza, i nazisti e i sovietici sono la stessa cosa: carnefici. I massacri che compiono in nome della loro ideologia gareggiano in crudeltà e insensatezza.
Il romanzo è narrato a più voci, con i punti di vista che si susseguono di capitolo in capitolo. Facciamo quindi la conoscenza di Emilia, una ragazzina polacca incinta in fuga dall’orrore; di Florian, un ragazzo prussiano inspiegabilmente senza divisa che custodisce segreti di stato; di Joanna, una giovane infermiera lituana ma tedesca da parte di madre; e infine di Alfred, un giovanissimo soldato nazista che tenta goffamente di fare il suo dovere e intanto immagina di scrivere lunghe lettere alla fidanzata, mostrandosi come un intrepido eroe.
Nella lotta per la sopravvivenza spesso le differenze si acuiscono, gli egoismi esplodono (sono molti a pensare che solo i tedeschi abbiano il diritto di riparare in Germania); ma a volte può accadere che le divisioni perdano d’importanza. Per una scintilla di umanità Florian uccide un soldato russo che stava aggredendo una sconosciuta, Emilia. Da quel momento in poi il giovane prussiano non riuscirà più a liberarsi di lei, che lo vede come un salvatore, un cavaliere, nonostante la differenza etnica. E lui stesso finisce per affezionarsi alla ragazza, che tanto gli ricorda la sorellina perduta, probabilmente morta.
Finiscono tutti per salpare sulla nave Wilhelm Gustloff. Ognuno ha le sue speranze, le sue paure, i suoi rimpianti, i suoi desideri. Riusciranno a salvarsi dalla disfatta? I cultori di storia dell’Europa dell’est potrebbero conoscere già la risposta, mentre gli altri lettori potranno condividere l’angoscia dei protagonisti in questo viaggio disperato.

Ruta Sepetys, statunitense di famiglia lituana, ci conduce in un viaggio nell’Europa dell’Est, mostrandoci un volto inedito della Seconda Guerra Mondiale, senza eroi né retorica, ma privilegiando l’umanità e i sentimenti di quelle persone che si trovarono schiacciate dalla storia.

Recensioni dei clienti

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    Isa

    04/04/2017 07.22.06

    "La neve bianca copriva la scura verità, una tovaglia candida stirata un un tavolo graffiato, un lenzuolo pulito e inamidato su un materasso sporco."

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    Cri Dob

    02/12/2016 12.51.37

    Il libro riprende le vite di alcuni personaggi che inconsciamente si intrecciano in un concatenarsi di tristi episodi, i quali porteranno, per pochi di loro e con il sacrificio di molti, a intraprendere il viaggio verso la salvezza. Le maschere calano e i veri sentimenti prevalgono in questo drammatico racconto, dove le persone si rivelano per ciò che sono mostrando la forza dell'umanità di fronte al primordiale istinto di sopravvivenza. In quest'ultimo capolavoro, i personaggi sono approfonditi e caratterialmente interessanti, aspetto incentivato dal fatto che ognuno di loro nasconde un segreto, lo stile è fluido e le descrizioni storiche sono sufficientemente accurate. Leggerlo è un assoluto piacere, oltre che un dovere.

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    Elena

    26/10/2016 21.31.43

    Ruta Sepetys si conferma un'ottima scrittrice (anche se so che oramai i libri non sono più scritti solo dal loro autore), narratrice di storie dimenticate, come quella che fa da sfondo alla vicenda e della quale non avevo mai sentito parlare. Personaggi credibili, stile fluido, descrizioni accurate. Un solo rammarico: si poteva evitare in alcuni punti di scrivere una frase per pagina ed in generale di utilizzare margini esagerati... non è il numero di pagine che fa un buon libro.

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