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Flannery O'Connor

Traduttore: I. Omboni
Editore: Einaudi
Collana: Letture Einaudi
Anno edizione: 2008
Pagine: XI-202 p. , Brossura
  • EAN: 9788806192181

Recensioni dei clienti

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    Giuseppe Russo

    05/07/2016 16.44.20

    Classica dinamica sacrificale: qualcuno deve morire perché qualcun altro possa vivere. In questo caso, deve morire un innocente perché un colpevole possa liberarsi dai vincoli che avevano impedito la sua emancipazione, in modo da poter fare per la prima volta una significativa esperienza della vita e scoprire che nascere sul serio non è diverso dal morire al mondo e che il confine tra innocenza e colpa è sempre molto incerto. L'impossibilità della redenzione come unica via di fuga possibile da un mondo, quello del profondo Sud, della Georgia del secondo dopoguerra, che non prevede alcuna via di fuga. Realizzazione stupenda e magistrale.

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    Hush

    28/06/2016 00.48.51

    Un anziano zio e suo nipote vivono isolati dal mondo, persino dagli altri parenti, in mezzo a un bosco. La loro vita è illuminata dalla follia del sentirsi profeti, destinati a grandi cose, in contrasto con il padre del ragazzo che, ateo, cerca in ogni modo di riportare alla ragione almeno il ragazzo. Per una volta parliamo del fondamentalismo religioso che si annida anche in altri tipi di fede, della sua pericolosità, dell'impatto che ha sul prossimo: un romanzo emozionante, crudo, disperato e, purtroppo, sempre troppo attuale.

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    Cristiano Cant

    01/06/2015 12.41.15

    "...un giudizio sancito fin dalle fondamenta del tempo..". Potremmo chiuderla qui, in questa insormontabile fiammata fatalistica che stende una morale senza riorno, ogni possibile idea di commento a questo romanzo, che in sé tocca le vertigini della cecità umana e gli equilibri impossibili di una religiosità troppo perversa. Una trinità rancorosa al centro della vicenda tesse i fili di profezie accusatorie, di ruggenti anatemi contro chi la avversa, purezze e sfide a non tradire il proprio verbo che via via scivoleranno, inevitabilmente, nel gorgo della gestualità più estrema. Flannery O'Connor sentiva così a fondo il senso del divino, della verità evangelica autentica, del solco del peccato e della bestialità umana, che leggeva come unica risposta assoluta a dare un senso a quell'orizzonte delicatissimo uno sfinirsi verso un tradimento doveroso, fin quasi all'ironica pesantezza di una bestemmia, pur di non offrire inutili risposte, consolatorie e flaccide, al mistero della vita. L'irrazionale dunque, il non chiaribile, la sfuggente miseria che gli uomini sentono nel vivere e l'irredenta possibilità di venirne a capo se non nella follia di una soluzione cruda, di un errore che traveste la purezza di giustizia e scava in una stolta pedagogia dell'agire la propria insegna malata. Fuoco di insostenibile potenza, un libro stupendo, epica di un cosmo senza requie, di una solitudine senza salvazione.

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    angelo

    25/08/2014 11.22.59

    Ingredienti: tre uomini accomunati da un rapporto di odio-amore, un legame di parentela e solitudine ad unirli, il conflitto tra fede e ragione a dividerli, un'umanità cupa e ossessionata senza ideali o sogni. Consigliato: a chi cerca un romanzo ateo scritto da una profonda religiosa, a chi è vittima di dogmi e comandamenti.

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    Beppe

    16/11/2010 15.40.48

    Un grande libro sul male, sulla facilità per l'uomo di creare il male e sulla vanità di ogni tentativo di cancellarlo. Disperatamente crudo e maledettamente vero. Chi ama Cormac MacCarthy e non conosce F. O'Connor se lo procuri con la massima urgenza.

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    Claudia

    30/08/2009 01.44.55

    Meraviglioso, una prosa affascinante, una storia che colpisce, da leggere.

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