Il cimitero di Praga

Umberto Eco

Editore: Bompiani
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: 523 p., Brossura
  • EAN: 9788845278648

90° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Di ambientazione storica

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Descrizione
Trent'anni dopo "Il nome della rosa" Umberto Eco torna in libreria con un nuovo romanzo di ambientazione storica. Lungo il XIX secolo, tra Torino, Palermo e Parigi, troviamo una satanista isterica, un abate che muore due volte, alcuni cadaveri in una fogna parigina, un garibaldino che si chiamava Ippolito Nievo, il falso bordereau di Dreyfus per l'ambasciata tedesca, la crescita di quella falsificazione nota come "I protocolli dei Savi Anziani di Sion", che ispirerà a Hitler i campi di sterminio, gesuiti che tramano contro i massoni, massoni, carbonari e mazziniani che strangolano i preti con le loro stesse budella, un Garibaldi artritico dalle gambe storte, i piani dei servizi segreti piemontesi, francesi, prussiani e russi, le stragi nella Parigi della Comune, orrendi ritrovi per criminali che tra i fumi dell'assenzio pianificano esplosioni e rivolte di piazza, falsi notai, testamenti mendaci, confraternite diaboliche e messe nere. Ottimo materiale per un romanzo d'appendice di stile ottocentesco, tra l'altro illustrato come i feuilletons di quel tempo. Un particolare: eccetto il protagonista, tutti i personaggi di questo romanzo sono realmente esistiti e hanno fatto quello che hanno fatto. E anche il protagonista fa cose che sono state veramente fatte, tranne che ne fa molte, che probabilmente hanno avuto autori diversi. Accade però che, tra servizi segreti, agenti doppi, ufficiali felloni ed ecclesiastici peccatori, l'unico personaggio inventato di questa storia sia il più vero di tutti.

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Recensioni dei clienti

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    MAURO PASTORE

    03/11/2018 12:18:15

    La genesi dell’Opera mi risulta questa: Per studi di semiotica residente a Praga, l’Autore si ritrova a decifrare scientificamente segni del passato cittadino che contengono anche messaggi intenzionali, databili soltanto ad epoca precedente alla scienza per la quale erano stati appositamente costruiti. Durante il completamento di tali decifrazioni, è costretto ad abbandonare tutti i filosofemi che ne avevano guidato vita da studioso e di cittadino, rendendosi conto che i messaggeri avevano deliberato di interdire qualunque uso del dato scientifico che fosse privo di saggezza filosofica o che ne pretendesse vanamente potere specifico ed insostituibile. Per ragioni pratiche di esistenza, lo studioso e scienziato, nonché Autore del futuro romanzo, non potendo fare a meno di pensare altra filosofia cui far affidamento, è costretto a prendere appunti sulla vicenda storica cui i messaggi facevano riferimento e da cui provenivano; e stando in città e completando tutti suoi studi, viene a conoscenza di fonti storiche di medesime vicende, avvalorate dalle testimonianze urbane indubitabili. Le vicende corrispondono alla preistoria dello scandalo provocato dalla diffusione di cronache false riguardanti complotto sionista in Europa ai danni di stessa Europa e per dominio su intero Occidente. Tali falsità crearono vasti risentimenti cui in Russia alcuni cittadini di sole origini giudaiche avevano reagito costruendo un reale intrigo con scopo non di dominio sionista ma di egemonia culturale orientaleggiante in vasti e decisivi ambienti politico-militari della Europa. Tale preistoria non rappresentava alcunché di determinante per quanto accaduto poi ma di assai significativo per quanto accaduto dopo lo scandalo del falso complotto e con la fine della egemonia culturale degli orientalismi, in arte ed accademie europee ancora durevole in alcuni luoghi e discipline, ai tempi della stessa permanenza di Umberto Eco a Praga. MAURO PASTORE

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    ninonux

    14/10/2018 18:57:18

    Sia chiaro, i livelli del Pendolo e soprattutto del Nome della Rosa sono ben lontani. Anche lo stile e la trama a tratti sembrano cedere a un certo semplicismo che mi ha ricordato Dan Brown (sic!), però nella capacità di incastonare un personaggio inventato in mezzo a decine di personaggi realmente esistiti in un momento storico così contraddittorio come gli inizi del '900 è un tratto distintivo della genialità di Eco

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    Lore Speciale

    23/09/2018 14:54:02

    Un'analisi storica che testimonia un attento lavoro di ricerca; ed è certo un gran pregio. Mi pare parodossale criticare un romanzo storico perchè mette al centro il fatto accaduto. Un libro importante, interessante; ma anche criticabile per l'incomprensibilità di un attacco violento a massoneria e specialmente verso gli ebrei tutto svolto su dichiarati documenti falsi. Mentre gli attacchi a chiesa e governo vengono presentati in forma reali. Resta il dubbio se la ricostruzione fornita nel libro come inventata contro ebrei e massoni non debba rimanere nelle menti dei lettori come vera per la larga "eco" (...) che suscita (nel libro) fra il popolo. Inoltre v'è da appuntare una leggera pesantezza nel libro, ma questa è caratteristica anche di altri libri di Eco ed in generale di libri che non si incentrano sul thriller o trame volutamente accattivanti. Alla socrrevolezza(mancanza) forse non giova l'intreccio dei tre personaggi (narratori) che scrivono il libro, ma tale espediente è per altri versi gradevole. Comunque veramente una buona lettura!

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    Marco

    21/09/2018 15:08:38

    Libro non perfettamente riuscito. Eco ripete alcuni temi già presenti nel Pendolo di Foucault ma con scarsa vena creativa e con un intreccio fin troppo elaborato, si sente poca passione e molto mestiere ed erudizione. Alcuni passi sono come sempre geniali e ironici nello stile arguto di Eco ma onestamente mi sarei aspettato qualcosa in più.

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    Giuseppe

    05/08/2018 08:40:19

    E' la seconda volta che leggo Eco. Questa non sono stato eccessivamente fiscale nel collegare i vari fatti. Davvero intrecciati. La mia impressione si da subito, è stata quella di leggere il libro e...basta.

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    Up

    17/05/2017 05:04:54

    Romanzo di pesante lettura, che esibisce un'erudizione fine a sé stessa su spunti reali da cui trae una trama discontinua e dispersiva, difficile da seguire e ricordare. Una sequela di personaggi mal delineati, che arrivano ed escono repentinamente, di fatti che non appassionano, di meccanismi narrativi slegati e da catalogo, privi di reale ispirazione. Un libro costruito a tavolino sfruttando solo erudizione e mestiere.

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    Massimo Mazza

    12/07/2016 22:21:07

    Non ai livelli de Il nome della rosa, ma pur sempre un buon testo. Inizio molto interessante, personaggi tutti reali, tranne il buon capitano Simonini, intreccio ben congegnato (caso Dreyfus molto ben tratteggiato), qualche "vertigine della lista" di troppo, ma comunque lettura godibilissima (condita da ricette di cucina d'epoca assolutamente straordinarie). Una trama articolata per dimostrare come menzogna, macchinazione e corruzione siano non solo universali, ma comuni a tutte le epoche storiche. Complottisti e dietrologi unitevi, Simonini e' ancora qui tra di noi!

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    Angelo

    07/06/2016 06:31:29

    Come per Il pendolo di Faucault siamo di fronte ad un capolavoro. Straordinario gioco di richiami che mi ha profondamente arricchito. Uno dei libri piu' belli letti in vita mia, da accostare a maestri quali Borges e Kafka.

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    GD

    18/06/2015 12:42:08

    Dopo 'Il pendolo di Foucault' ed 'Il nome della rosa', questo è il terzo romanzo di Eco che leggo e ne ricavo la medesima opinione. Costruzioni molto ben congegnate, grande proprietà di citazioni ed ambientazioni, ottimo utilizzo del linguaggio ma su tutto una certa freddezza da (ottimo) prodotto di (grande) manifattura. La stessa cosa l'ho avvertita anche leggendo Dan Brown, con in meno, in Brown, la profondità e la proprietà di uso degli strumenti storici che Eco possiede. Dunque, un eccellente divertissement, che lascia però poco una volta finito.

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    Pask

    29/11/2014 01:41:48

    Ho impiegato un po' più del solito a leggere questo libro. La lettura è sicuramente impegnativa (in stile Eco) e secondo me non adatta a tutti. La storia è narrata sotto forma di diario ma con diversi stili stili narrativi (come se fosse scritto da più persone). Lo sfondo storico (tra Italia e Francia) è sicuramente la cosa migliore del romanzo mentre la trama non è sempre scorrevole. A tratti diventa infatti ripetitiva e troppo descrittiva. E' per tale motivo che non mi sento di dare il massimo dei voti. Rimane comunque un ottimo libro consigliato soprattutto a chi ama la storia europea e a chi ama una lingua italiana più ricercata per quanto riguarda i termini e la sintassi. Per coloro che cercano una lettura rapida e leggera dico semplicemente di non prendere proprio in considerazione questo romanzo.

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    Alberto Castrini

    04/05/2014 23:00:50

    Anche in questo Cimitero di Praga, Eco si conferma un grande scrittore, un po' meno come narratore. Penso che il primo che si diverta sia lui. Per fortuna superando qui l'illeggibile La misteriosa fiamma della regina Loana, dove l'autocelebrazione è ridotta a copia-incollla. Ci sorprende con la rilettura dei fatti storici, illuminati da un punto di vista rivoluzionato. La denuncia del complottismo è divertente, senza però raggiungere i livelli del Pendolo di Foucault. Bella la creazione delle due personalità con l'abate Dalla Piccola. Sicuramente non una lettura facilissima, bisogna conoscere tutti i riferimenti ed i rimandi impliciti. Anche tutti i dettagli culinari sono godibilissimi. Purtroppo, per la fluidità della storia, oltre la pagina 300 ci si impantana. Si annaspa tra Taxil, Osama Bey, Drumont, Sandherr, Bataille, Esterhazy, Golovinskij eccetera, eccetera. Verso la fine si torna a divertirsi ma ormai l'incanto è purtroppo spezzato.

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    ander

    21/02/2014 14:51:22

    Inizia molto bene: il mistero, l'ambientazione storica, i complotti....poi però si arrotola su stesso e si dilunga disperdendo la trama. Vengono citati innumerevoli testi, nomi e cognomi e il tutto disorienta e annoia.

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    barbagianni39

    26/12/2013 23:26:53

    Interessante ricostruzione dietrologica degli eventi storici dell'Europa della fine del XIX secolo; ma comunque un bel mattone, che nelle ultime 100 pagine scade moltissimo per dar luogo a vicende che con la storia hanno poco a che spartire. Siamo ai livelli del Pendolo di Focault e di Baudolino; distanti anni luce dal Nome della rosa!

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    Vivix

    01/11/2013 23:35:46

    Okay che i romanzi storici non sono proprio il mio tipo e che questo libro mi è stato assegnato dalla prof, ma... non mi sarei mai aspettata una cosa del genere. L'autore mescola mille fatti insieme col risultato di non far capire nulla al lettore, si perde in descrizioni chilometriche, riporta ricette (cosa cavolo ce ne importa?!?!)e intere frasi in francese (e chi non lo conosce può smettere di sperare di capirci qualcosa). Come se non bastasse varie scene, soprattutto nel finale, sono davvero ripugnanti perciò chi è leggero di stomaco è meglio che non lo legga, anche se, sinceramente, non lo consiglio nemmeno agli altri. Per finirlo ci ho messo qualcosa come 2-3 mesi e questo la dice lunga...

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    Anna

    14/09/2013 10:12:50

    Ho finito giusto ieri di leggere questo libro. Non ci sarebbe bisogno nemmeno di dare un voto, perchè è la parte davvero meno importante, con i libri di Eco. Ciò che invece importa è comprendere come Eco si confermi ogni volta un genio nel descrivere attraverso i suoi romanzi il sistema e le sue mire millenarie sul mondo, e lo fa parlando sempre, a mò di fiction, delle trame occulte che si celano dietro personaggi come Garibaldi in questo caso, i Templari nel caso del Pendolo di Focault. Ma c'è molto, molto di più: basta solo saper leggere tra le righe di un romanzo di Eco, che essendo semiologo dell'uso della lingua Italiana se ne intende e non scrive proprio nulla per caso. Eco non ha bisogno di delineare bene i suoi personaggi, per il semplice fatto che quei personaggi sono solo pedine di una scacchiera che nemmeno loro conoscono, individui che come avviene nel mondo reale, vengono fatti fuori una volta che non servono più allo scopo di chi li paga e controlla. Ringrazio Eco perchè i suoi libri sono sempre fondamentali per capire chi si cela dietro falsi eroi e personaggi fin troppo frettolosamente acclamati dalla storia, in verità pedine comode di chi il mondo lo domina e controlla davvero da dietro le quinte.

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    gianni barchi

    28/08/2013 20:04:34

    Non mi ha appassionato, anzi, mi sono sforzato a finirlo. Bah! Non so perchè, ma mi è sembrata una storia a "corso forzoso".

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    Isa-28 anni

    01/08/2013 14:39:42

    Libro impegnativo, non lo nego, ma assolutamente un capolavoro! Consigliato a chi ama la storia e le letture di un certo livello, altrimenti si rischia di odiarlo.

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    Roberto Marte

    15/07/2013 12:21:57

    Bello il libro, ma manca di scorrevolezza. Interessanti le prime 300 pagine, mentre le successive si perdono in descrizioni molto lente ma positivamente esoteriche. Comunque Libro da acquistare 4 stars!

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    Daria B

    18/06/2013 18:09:52

    Purtroppo a me non è piaciuto. E'stato faticoso portarlo a termine. Ne ha scritti di migliori e per questo mi sento di consigliarne altri. "de gustibus non disputandum est"

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    Ago

    27/01/2013 08:32:59

    Capolavoro: come far appassionare alla storia moderna italiana ed europea anche il più riottoso degli studenti. Dalla massoneria alla spedizione dei mille alla Comune di Parigi, un affresco bellissimo (e, a differenza di alcune recensione che ho letto, di una lettura chiara e mai pedante) di un periodo storico denso di significati. E chi ritiene che sia un romanzo antiebraico, o a antisemita, ha capito ben poco dello stile di Eco. La frase più bella? Nella post-fazione dell'autore, quando viene detto che "il capitano Simonini è ancora tra noi": sante parole...

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"Una storia sorprendente: Umberto Eco ha dato voce a una verità più affascinante della finzione". - Rebecca Newberger Goldstein, The New York Times

Un romanzo sulla “paranoia del complotto”, secondo la definizione dello stesso autore, sulla convinzione più o meno giustificata di molti storici e intellettuali, che le grandi avventure dell’umanità, le rivoluzioni come le guerre, le crisi e le epidemie, siano sempre state dirette da un oscuro manipolo di menti superiori e forze occulte. Una suggestione affascinante che ha attecchito in ogni secolo e che Umberto Eco prova a scardinare scrivendo un romanzo epico supportato da una mole grandiosa di prove documentali. Titolare di ben 37 lauree honoris causa, filosofo, accademico e bibliofilo, oltre ad essere uno scrittore prolifico di saggi e di romanzi, come Il nome della rosa e Il pendolo di Foucault tradotti in tutto il mondo, il semiologo piemontese con Il cimitero di Praga affronta un nuovo capitolo della sua indagine ad ampio spettro sul mondo e sulla creazione delle idee.
Dopo essersi dedicato all’Alto, al Basso Medioevo e all’Illuminismo, con questo romanzo affronta anche le false credenze dell’Ottocento europeo, un secolo eroico e tragico che ha prodotto gli Stati-Nazione così come li conosciamo oggi, ma anche il germe delle ideologie e degli assolutismi che ne determineranno il crollo. Un romanzo in cui compaiono soltanto personaggi realmente esistiti, ai quali Eco attribuisce frasi, azioni e pensieri documentati dalle fonti dell’epoca. L’unico personaggio inventato è il protagonista, Simone Simonini, di professione notaio, falsario, ma soprattutto spia. Cresciuto nella Torino oscura di metà Ottocento, Simonini, figlio di un carbonaro, viene educato da suo nonno, capitano della guardia regia e da un prete gesuita. Nei suoi incubi da bambino il terribile Mordechai, il leggendario ebreo errante, lo insegue per ucciderlo e impastare il pane azzimo con il suo sangue cristiano. È così che nasce in lui l’odio, anzi, la repulsione verso gli ebrei del ghetto di Torino e verso le donne, portatori entrambi di corruzione e peccato.
Ma Simonini non si limita a odiare gli ebrei e non ha un solo nemico da affrontare. Il suo astio e la sua stizza si rivolgono verso tutti: carbonari, repubblicani, francesi, piemontesi, massoni, gesuiti, satanisti, tedeschi, poveri e ricchi, senza distinzione di sorta. Un rancore covato lungo i settant’anni della sua vita, trascorsa tra Torino, Palermo e Parigi, un odio meditato sullo scranno del suo studio notarile mentre falsifica documenti, oppure nelle bettole di mezza Europa dove ingaggia ingenui bombaroli. Simonini è uno dei migliori falsari dell’epoca, una laurea in giurisprudenza gli ha fornito la perizia tecnica, ma l’arte di imitare le grafie altrui è una sorprendente dote naturale. Se ne avvantaggerà di volta in volta, e dietro lauti compensi, ognuno dei suoi acerrimi nemici, ai quali non esita a vendersi. È così che nella sua avventurosa vita, il notaio Simonini si ritroverà sulla nave di Alexandre Dumas che approda in Sicilia al seguito dei Mille garibaldini.
La sua missione, foraggiata dai servizi segreti sabaudi, è quella di falsificare i documenti contabili che tiene il giovane attendente Ippolito Nievo, per nascondere il complotto massone che sta dietro all’unificazione dell’Italia; mentre sono gli attentati dinamitardi degli anarchici contro Napoleone III a condurlo nelle vie malfamate di Parigi. Una vita fatta di brevi alleanze e tradimenti, di travestimenti, così come si addice alla classica spia dell’epoca, di messe nere, di propaganda e poi, naturalmente, di complotti. C’è una grande opera a cui Simonini dedica tutta la vita e che interessa i servizi segreti di mezza Europa - russi, prussiani, francesi, ma anche cattolici e gesuiti - sono i Protocolli dei Savi di Sion, una serie di documenti - falsi e scritti di suo pugno - che attestano l’avvenuto incontro di dodici Rabbini a capo di tutte le comunità ebraiche nel cimitero di Praga. Una riunione segreta che avviene ogni cento anni e in cui gli ebrei complottano per rovesciare tutti i governi del mondo e conquistare il potere assoluto a spese dei popoli. In realtà il vero complotto è quello di Simonini, che mette insieme tutti gli scritti pubblicati nel corso dei secoli contro gli ebrei, insieme a un misto di paure infantili e leggende popolari, inventando uno dei falsi documenti più diffusi e pericolosi del mondo.
L’eterogenesi della soluzione finale in un lavoro di ricerca delle fonti documentali che ha impegnato Umberto Eco per cinque anni. Un’opera ricca di rimandi ad altre opere, come un grande ipertesto in cui perdersi o viaggiare, senza mai dimenticare la presenza dell’autore, che nella sua grandezza, partecipa alla trama quasi fosse lui stesso un personaggio.


Un brano dell'intervista di Wuz

WUZ: Sembra che la situazione in Italia sia in movimento e la cosa è incoraggiante. Suonano diverse campane a morto per quanto riguarda la lettura, però l’editoria, almeno in fatto di numeri, sembra molto vitale.

ECO: Innanzitutto, le campane a morto sulla lettura a me fanno sempre un po’ sorridere. È vero che l’Italia si trova, nelle classifiche fatte tra i paesi economicamente sviluppati, in una posizione molto bassa per quanto riguarda il numero di libri letti annualmente da un singolo lettore, anche perché gli italiani sono sempre stati grandi consumatori di settimanali più che di libri, però, se si entra in una di queste cattedrali librarie, nelle Feltrinelli, nelle Mondadori, nelle FNAC, c'è una gran quantità di giovani che gira per la libreria e qualcosa pur farà. Siamo a un livello molto basso rispetto alla totalità dei cittadini, ma c’è un nucleo duro di lettori che permette alle case editrici di vivere: anzi avevamo calcolato che le case editrici hanno in media un assorbimento di mille, millecinquecento persone all’anno. In questa cifra è compresa naturalmente anche la segretaria che batte i testi al computer e molti sono assorbimenti per circolazione (uno che esce di qua e va di là), ma questo vuol dire che gli editori non licenziano, ma assorbono.

WUZ: La locuzione “Editoria Cartacea e Multimediale” fotografa una situazione in via di integrazione oppure due ambiti che sono ancora in cerca di una composizione, di un equilibrio?

ECO: Io credo che sia in via di integrazione perché anche chi continua a fare solo editoria cartacea usa tecniche multimediali per l’impaginazione ecc. Ecco perché, quando si forma un giovane per lavorare nell’editoria, deve avere la doppia competenza, anche se non va a lavorare in una casa editrice prettamente multimediale. Bisogna poi ricordare che ormai non c’è casa editrice che non abbia il suo sito internet, perciò qualcuno che se ne occupi ci dovrà pur essere; inoltre le ricerche avvengono sempre via Internet per cui i due mondi si toccano continuamente anche laddove non ci sia una specifica produzione multimediale.

WUZ: Un’ultima domanda: se potessimo riassumere in una parola l’imperativo per gli editori che verranno, quale sarebbe?

Fare libri. Perché malgrado tutte le visioni apocalittiche, il libro è come il cucchiaio, il coltello, il martello, cioè una cosa che una volta che è stata inventata non c’è barba di designer danese che riesca a modificarla per farla diventare più efficace.