La classe dei misteri

Joanne Harris

Traduttore: L. Grandi
Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 17 novembre 2016
Pagine: 473 p., Rilegato
  • EAN: 9788811672371
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Recensioni dei clienti

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    Alberto

    03/03/2017 08:14:54

    Non è di facile lettura. Il susseguirsi di capitoli con differenti connotazioni temporali rende complicato l'avanzare ma è indubbiamente ben scritto e altrettanto costruito. J. H. è brava in qualunque ambito si cimenti e anche questa volta non ha deluso. Come non apprezzare e parteggiare per l'anziano prof di latino con le sue pungenti frecciate in lingua? Leggetelo. Forse qualcuno ha dato un voto in contraddizione con il proprio commento.

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    Paola

    12/02/2017 16:58:34

    molto noioso e caotico, poco coinvolgente nella lettura dello scritto, poco piacevole

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    Roberta

    23/01/2017 17:02:35

    Più che un romanzo a sè vero e proprio io lo considererei come una seconda puntata della saga "St Oswald"; o meglio, per restare nel tema proposto dalla Harris, una nuova partita a scacchi giocata tra le aule del collegio. Stessa ambientazione, stessi personaggi, stessa l'atmosfera polverosa e rarefatta del vecchio istituto scolastico. Cambia soltanto la vicenda principale, costituita però anche questa volta da vecchi episodi irrisolti e forte ambiguità dei personaggi. Il colpo di scena principale non si ha nel finale ma circa a metà della lettura, che risulta a mio avviso un po' troppo complicata a causa dei troppi nomi e personaggi coinvolti. Il voto finale è comunque medio perchè bisogna riconoscere alla Harris (che adoro) il merito di stupirci ogni volta con romanzi molto diversi tra loro, spaziando dal thriller al fantasy, dai romanzi rosa alle raccolte di saggi brevi e districandosi in ogni genere con grande maestria. Spero che l'avventura al St Oswald si concluda però qui perchè secondo me con questa seconda parte si sono già esauriti tutti i possibili risvolti e aggiungere altro sarebbe solo ripetitivo e noioso. Non credo che a distanza di mesi dalla lettura ricorderò granchè della trama, solo forse il Re bianco della situazione, l'anziano professore di latino Stratley con la sua toga sporca di gesso e la sua battaglia contro il progresso!

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    lina

    09/12/2016 18:59:09

    buona caratterizzazione dei personaggi e ottima suspense. non ricordavo che la Harris scrivesse così bene...

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Leggi l'intervista all'autrice a cura di Wuz.it

La celebre autrice di Chocolat, Joanne Harris, è tornata in libreria lo scorso novembre con La classe dei misteri. Il libro, sequel de La scuola dei desideri (2005), è ambientato nell'istituto maschile di St. Oswald, che il professore Straitley cerca di difendere dall'influenza distruttiva del nuovo rettore. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con la scrittrice, da quasi trent'anni assidua frequentatrice dei primi posti delle classifiche internazionali.

La classe dei misteri ci riporta, a undici anni di distanza dal primo libro, nel collegio di St. Oswald. Cosa l’ha spinta a tornare su questa storia?

Ho scritto questo racconto ambientandolo un anno dopo La scuola dei desideri: un periodo di agitazione e turbamento su cui ho sempre avuto intenzione di ritornare. In primo luogo, sentivo che la storia di Straitley non si era conclusa; in secondo, essendo stata docente per quindici anni, ero molto interessata a parlare dell'insegnamento e delle situazioni o dei personaggi nei quali mi sono imbattuta.

Il protagonista è un uomo attaccato alla sua roccaforte, il villain qualcuno che tenta di sovvertire un ordine antico. A ben pensarci, è ciò che succede in Chocolat, a ruoli invertiti, e il tema della diversità, del cambiamento, dello scontro di pensiero è uno dei più presenti nei suoi libri…

Tutti i drama sono basati sul conflitto, in un modo o in un altro: è il motore che guida le storie in tutte le loro forme. Chocolat era una storia di conflitti sociali e religiosi; La classe dei misteri è una storia di conflitti personali; racconta di come siamo invischiati nei nostri stessi pregiudizi e del modo in cui possiamo davvero conoscere i nostri amici.

I suoi libri, ben venti negli ultimi ventisette anni, variano dalla narrativa, al fantasy, alla mitologia, al thriller. Qual è il genere con cui si sente più a suo agio?

Non penso che i miei libri appartengano a generi diversi: più che altro, a una collezione di idee e temi interconnessi, declinati in modi leggermente differenti. I temi degli esclusi, delle minoranze sotto pressione, dell'empatia, dell'identità, del folklore, della magia.

C’è invece un suo personaggio a cui si sente legata più degli altri?

Mi sento legata a tutti i miei personaggi: altrimenti non sarei stata in grado di scrivere di loro. Ma sono particolarmente affezionata a Roy Straitley, anche se non è stato amore a prima vista, non abbiamo molto in comune…

In che modo nascono i suoi romanzi? Da dove parte lo spunto, l’idea?

Dipende, ogni libro è diverso. L'idea viene dalla gente intorno a me, dai miei interessi, dalla mia vita e dalle mie esperienze, dalle notizie di attualità, dai libri, dalle conversazioni sentite in giro, da internet. Anche dai sogni. Lei è nata da padre inglese e madre francese, conosce entrambe le lingue e dai suoi romanzi (per esempio l’ultimo) si percepisce anche l’amore per il latino.

È d’accordo con l’affermazione che ogni lingua riflette una diversa versione del mondo? Qual è quella che ama di più?

Non ho una lingua “preferita”: hanno tutte ritmi e vocabolari diversi. Preferisco scrivere la prosa in inglese, la poesia in francese. Mi diverte parlare in tedesco, anche se trovo la poesia e la letteratura poco musicali. Mi piace ascoltare l'italiano, che capisco, ma che parlo molto male. Amo l'antico islandese: è davvero poetico, una lingua grafica con molte parole e concetti che non esistono da nessun'altra parte.

Il mondo dei libri di Joanne Harris è sfaccettato ma coerente. Alla base di ognuno, sia che parli di amore, di cucina o di letteratura, c’è la passione e il senso di condivisione. Quanto di tutto questo deriva dalle letture che ha fatto da bambina?

Leggere, pensare, fare esperienze. È difficile determinare da dove deriva, ma sono tutti elementi importanti. Da bambina facevo molte letture di tipo diverso: lo faccio ancora. Leggere è una parte essenziale dell'apprendimento che ci connette con il mondo e con persone che fanno cose molto diverse dalle nostre: e instaurare legami con le persone è, a sua volta, una parte essenziale dell'essere uno scrittore.