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Matt Haig

Traduttore: P. Novarese
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2008
Pagine: 330 p. , Brossura
  • EAN: 9788806190828

Recensioni dei clienti

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    silvia goi

    05/09/2015 12.04.27

    Si tratta di un romanzo scritto con l'evidente intenzione di rappresentare il mondo emotivo degli adolescenti e , in parte, anche il loro modo di portare la loro voce sui fatti vissuti. Non ci deve meravigliare il senso di estraneità, di razionalizzazione forzata che tende a caratterizzarlo. Un Amleto del Novecento è anche tutto questo,espresso per 'flash' successivi un coup de theatre dopo l'altro, un testo che deve impressionare, rovesciare la situazione, oscillando tra il modello dell'eroe ( che non tradisce emozioni) al venirne invasi e msotrare gli effetti dell'esplosione.

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    Emiliano

    19/02/2013 09.32.35

    Nel romanzo viene raccontata la storia di un bambino di undici anni che perde il papà e che dialoga con il suo fantasma, tanto è forte il legame che ha con lui. In questa situazione, quindi, è costretto ad affrontare le difficoltà di una madre che in qualche modo cerca di andare avanti trovando sostegno nel fratello del marito peraltro non accettato dal ragazzo e la cattiveria dei suoi coetanei. L'autore adotta il linguaggio dei bambini i quali, nella loro ingenuità, esprimono pensieri sinceri e diretti e offre numerosi spunti di riflessione sul rapporto tra padre e figlio, su quanto ci si lasci a volte condizionare nel dare giudizi su persone che spesso non sono ciò che sembrano essere e sulla scelta tra il bene e il male. Con alcuni riferimenti shakespeariani, il libro mi è piaciuto per la scrittura "vivace", per il fatto di farci capire quanto può essere grande l'amore che c'è tra padre e figlio e per il modo in cui ci porti a pensare su come i bambini vivono certe situazioni e su come sono trattati quando queste capitano.

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    salvatore colajanni

    13/09/2010 14.55.06

    Trovo che questo romanzo abbia molto da dire sul mondo pre-adolescenziale e soprattutto sulle meschinità e le bassezze degli adulti. Nonostante la giovane età l'autore, è riuscito ad analizzare a fondo gli aspetti spesso contraddittori nei rapporti tra adulti e bambini. Molto avvincente la struttura e anche l'esposizione.

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    Guia

    02/09/2010 19.20.32

    sono d'accordo con Armando. Il libro si legge ma è "normale", e io sono rimasta delusa.

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    Riccardo

    01/05/2010 14.57.52

    Libro toccante con riflessioni che riescono a cogliere l'anima delle nostre più profonde emozioni. Haig è riuscito a collegare la mente del lettore con quella del bambino protagonista creando una specie di dialogo psicologico tra i due. Infatti solo chi approfondisce la conoscenza di sè può carpire i pensieri confusi e in apparenza insensati del giovane che sono di una linearità impressionante. Ottimo libro ,non per tutti, ma da me sicuramente consigliato.

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    armando francia

    04/01/2010 17.45.43

    bé, niente male la storia, la scrittura, persino il finale. il fatto è che si grida al caso letterario per libri normali, e poi si resta un po' delusi

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    LAURA

    02/09/2009 14.49.28

    il piccolo Philip mi ha letteralmente conquistato; La storia è raccontata in prima persona dal protagonista, Philip, con il linguaggio inconfondibile dei bambini quasi adolescenti: periodi privi di virgole, grandi verità frammiste a pensieri di bambino. Una storia con personaggi ben affrescati, lo zio Alan, la madre di Philip, i perfidi compagni di scuola, la dolce Leah, e, cupo e disperato, il Padre, o meglio, il fantasma del Padre. Una storia che racconta il grande amore di un bambino per il padre, e la capacità di scegliere tra il bene e il male, tra il pregiudizio e i fatti.

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    Daniela

    30/08/2009 11.30.55

    Uno dei libri più brutti che abbia mai letto. Insensato, irritante e scritto veramente male. Mi sono pentita di averlo acquistato.

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    corrado michele

    19/06/2009 16.09.04

    Romanzo leggibile senza particolari acuti fino ai due terzi cui segue un finale in crescendo. Certamente non un capolavoro nè tantomeno un romanzo ruffiano che cerca di procacciarsi lettori. La prosa è semplice, piana, d'altronde non potrebbe essere diversamente visto che il protagonista parla in prima persona. Aspetto la prossima pubblicazione dell'autore per farmi un'idea più precisa.

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    lalli

    06/04/2009 11.03.52

    LIBRO IRRITANTE ED INSENSATO.IL PROTAGONISTA PIU' CHE UN BAMBINO SEMBRA UN PUPAZZO E LA DOMANDA SORGE SPONTANEA;PUO' DARSI CHE L'AUTORE NON ABBIA FIGLI E NON CONOSCA MOLTO BENE IL COMPORTAMENTO DEGLI ADOLESCENTI MA ALMENO LUI SARA' STATO BAMBINO?E POI LE CITAZIONI SHAKESPAERIANE...MICA TUTTI SONO ALL'ALTEZZA DI RIPROPORRE L'AMLETO IN CHIAVE MODERNA!

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    Loris

    05/03/2009 15.58.25

    Haig riesce a dare voce ad un ragazzo che entra nell’adolescenza facendo esperienza del male e scoprendo l’ambiguita’ di tutto cio’ che ci circonda. Philip e’ un nuovo Amleto? Il gioco letterario conduce su questa strada, ma propone uno scarto finale significativo. Il destino non e’ scritto in modo ineluttabile: Philip puo’ decidere di ‘tuffarsi’ nell’esistenza, credere nei vivi e lasciare andare i morti.

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    maurizio

    20/01/2009 18.54.34

    Un buon libro scritto attraverso la mente sconvolta di un bambino di 11 anni, dopo il trauma della morte di suo padre. Descrive molto bene la tragedia e la sofferenza di una perdita enorme come quella di un padre, che far star male fino alla follia.

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    Brunella

    15/01/2009 21.20.24

    Non mi è piaciuto. Monotono, ripetitivo e il modo in cui è scritto è a volte irritante. Non lo consiglio

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    Federico

    12/01/2009 13.42.42

    Il Club dei Padri Estinti è un romanzo veramente profondo e pieno di sentimenti, che coinvolge il lettore fino all'ultima pagina. Ci fa comprendere come può essere complicata l'umanità, ed il tutto raccontato dalla semplicità e dall'ingenuità di un bambino, che ragiona in un modo ormai dimenticato dagli adulti. I suoi pensieri, le sue riflessioni colpiscono il lettore perché non hanno giri di parole troppo complicati (espressioni dell'ego di chi crede di sapere molto, ma alla fine non conosce le cose più importanti, che valgono veramente). Sono lì, semplicemente espressi. Di una verità, scomoda, e sconvolgente. Per chi ama pensare, riflettere, ragionare (e vivere), questo è il libro adatto.

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    Mariano

    08/01/2009 12.13.53

    Non lasciatevi ingannare dalle prime battute di questo romanzo, che lo fanno sembrare piuttosto strano: all'inizio le avventure di Philip sono maldestre, quasi comiche e senz'altro grottesche, molto simili alla Serie di Sfortunati Eventi di un compatriota di Haig; pian piano però la storia incalza, diventa sempre più seria, ansiogena, spaventosa e tremenda, fino ad un finale al cardiopalma (che, a tutto dire, lascia... esterefatti!). Le vicende sembrano ricalcare la trama dell'Amleto, e ci sono diverse citazioni intelligenti e irresistibili; in realtà però si tratta di espedienti per dipingere i drammi interiori di un bambino che in realtà siamo noi: i sensi di colpa, gli amori che amori non sono e soprattutto il difficile percorso per dare una spiegazione (ed eliminare) un lutto inspiegabile. E' un libro scomodo che lascia spesso interdetti, impossibile dire se amarlo o detestarlo: sicuramente è un'ottima lettura che consiglio a tutti.

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    Simone

    08/01/2009 11.25.40

    Scritto con uno stile che farebbe perdere la pazienza ad un santo, fino a meta' e' piuttosto inconcludente. Nella parte finale si riscatta, anche perche' un po' di dramma e di lacrime piacciono a tutti. Sembrero' troppo duro, ma forse il bello del libro e' racchiuso in una storia che risale a Shakespeare.

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