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Libro in brossura con alette, usato, tenuto bene. 1a edizione 2009 CI TROVATE ANCHE NEI SEGUENTI MERCATI RIONALI : Merate LC - Martedì Agrate Brianza MB - Mercoledì Barzanò LC - Giovedì Ospitaletto di Cormano MI - Sabato. MERCATINI : Pavia - 1a Domenica del mese Casale Monferrato (AL) - 2a Domenica Imbersago ( LC) 3a Domenica Roncadelle (BS) - Ultima Domenica. 1 9788804586890 Buono (Good) .
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"La breve favolosa vita di Oscar Wao" resta ad oggi l'unico romanzo di Junot Díaz, scrittore domenicano cresciuto nel New Jersey, proprio come il personaggio eponimo: un teenager, e poi un giovane adulto, che fa un'enorme fatica a integrarsi nel proprio microcosmo sociale e, a causa dei suoi problemi di obesità, vive con malessere la distanza rispetto allo stereotipo del maschio domenicano aitante e donnaiolo. Il titolo e la sinossi farebbero pensare a un coming of age più o meno canonico, ma a rendere "La breve favolosa vita di Oscar Wao" uno dei libri più interessanti e originali di questo filone è la sua natura multiforme: l'opera di Díaz non è soltanto la cronaca dei "dolori del giovane Oscar", ma un'atipica saga familiare che, andando avanti e indietro nel tempo, si intreccia agli orrori della storia domenicana, usando i codici del romanzo per illustrare la brutalità della dittatura di Rafael Trujillo e l'ineluttabilità con cui la dimensione politica si riversa sulle esistenze individuali dei personaggi, da una generazione all'altra, come una maledizione (il fukú che sembra perseguitare la famiglia de León). E poi c'è Oscar stesso, un protagonista di cui Díaz ci restituisce l'universo interiore attraverso la sua personalissima chiave di lettura della realtà: la cultura nerd, il fantasy e la fantascienza, da "Il Signore degli Anelli" a "Watchmen" a Stephen King. Non solo una grande passione, ma un vero e proprio codice adottato dal narratore per raccontarci gli eventi della storia, come una sorta di dizionario metaforico che ci accompagna dalla prima all'ultima pagina.
Tre stelle perché preferisco di gran lunga "E' così che la perdi" (capolavoro), ma anche in questo caso un libro stile Junot Diaz.
Brillante e favolosa ma anche toccante e amara saga famigliare della famiglia Cabral/de León segnata dal fukù (avete presente cos'è una maledizione? ecco: di più) con uno spaccato della società nella Repubblica Dominicana dagli anni '30, della dittatura di Trujillo, fino alla fine del secolo scorso. E' un racconto vivace, a più voci, dei diversi personaggi della famiglia e dell'amico Yunior. La prosa di Diaz è decisamente divertente e accattivante, fuori da ogni canone stilistico convenzionale, sguaiata, non lineare, contaminata di parole spagnole e accompagnata da similitudini o analogie decisamente nerd (aiuta un discreto glossario nerd, oltre che un glossario delle parole in spagnolo) ma assolutamente godibile da chiunque. E che non vi venga in mente di saltare le note! Sono importanti e mantengono lo stile narrativo. La storia, in breve, ruota intorno alla figura di Oscar, un ragazzo obeso, poco attraente, decisamente nerd, con una forte propensione alla scrittura di romanzi fantasy (vuol diventare il Tolkien del New Jersey o giù di lì) e con il desiderio maledetto (!) di riuscire a piacere alle ragazze malgrado la sua goffaggine. Ma la forza narrativa di Diaz non si ferma solo su Oscar ma disegna personaggi indimenticabili come la prorompente, infaticabile e conflittuale Beli, madre di Oscar, e la bellissima e provocante Lola, la sorella ribelle di Oscar. Bello, schietto, struggente: 5 stelline su 5
Recensioni
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
Questo libro di Junot Díaz mi ha davvero spiazzato, l’ho amato dalla prima all’ultima pagina: è la storia di Oscar, adolescente sfigatissimo e obeso di origini domenicane appassionato di fantasy e sci-fi, e della sua famiglia, dei suoi anni nelle scuole del New Jersey, delle sue ambizioni da scrittore e dei suoi fallimenti con le ragazze. Ingredienti speciali: lo stile pop (così moderno e ironico), la componente domenicana (quindi un certo realismo magico che nella letteratura nordamericana normalmente manca); il dislocamento del punto di vista (la storia è narrata da una prospettiva insolita); l’amore dell’autore per i suoi personaggi (che poi diventa anche il nostro). E poi certo, il finale.
Marta
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