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Anno edizione: 2014
Anno edizione: 2025
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<p>Prima edizione italiana. Collana ''Letture Einaudi'', 58 - Brossura editoriale con bandelle, x-448 pagine. Traduzione di Fabio Salomoni; prefazione di Andrea Bajani. Fioriture piuttosto leggere ai tagli, peraltro buona-ottima copia, probabilmente mai letta; edizione non comune -- ''Quel che conta, in questo capolavoro comico-satirico, &egrave; la forma con cui Tanpinar prova a maneggiare il Tempo, l'attrezzo con cui entra dentro la gabbia delle tigri: un orologio. Il che &egrave; un paradosso, o un'apparente contraddizione: Tanpinar tenta di lasciare che il Tempo soffi libero il suo sinistro vento abissale, e per&ograve; per farlo non trova nient'altro di meglio che raccontare come per tutta la vita abbia tentato viceversa proprio di chiuderlo in sacchetti, creando persino un'Istituzione apposita. 'L'Istituto per la Regolazione degli Orologi' mette in scena proprio questo fallimento, nella dialettica, tipicamente novecentesca tra il caos del mondo e un tentativo da parte del romanzo di trovargli un qualche ordine. Il mondo infuria, la vita si dipana in troppe linee perch&eacute; se ne possa scegliere - comunque arbitrariamente - una da raccontare e dare per buona. Per questo il romanzo usa le parole, perch&eacute; alla stregua di quei sacchetti di tempo che sono gli orologi, danno l'illusione che l'abisso si possa dire, il Tempo calcolare, lo Spazio si possa misurare''. (Dalla prefazione di Andrea Bajani)</p>.
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Fantastico, in tutti i sensi. Sono grata al caso che mi ha fatto incontrare questo romanzo, di cui ignoravo l'esistenza fino ad un mese fa. Satira, ironia, tenerezza, una storia che fa sorridere e pensare. Mi ha davvero ricordato il Tristam Shandy e, perchè no, Candide. Non credo oserò mai regalarlo a qualcuno, non è un libro per tutti.
Opera che sfugge ad una precisa classificazione, in cui il filo narrativo si dipana in vari rivoli e una miriade di personaggi. Basti pensare che lo svolgimento vero e proprio, quello relativo al titolo, inizia da pag. 300 ca., nel pregresso l’autore prepara il terreno, spiega i retroscena, illustra il background. A momenti validi si alternano altri meno felici, poco coinvolgenti, ma è proprio l’opera nel suo complesso che lascia un sapore indefinito ed un interrogativo su tutti? La lettura, ne è valsa la pena?
La via turca al realismo magico che Garcia Marquez avrebbe reso celebre qualche anno dopo? Può darsi, ma in questo libro c'è molto più che una semplice galleria di personaggi poeticamente improbabili e tratteggiati con potenza e dettaglio. C'è anche - come giustamente asserito in quarta di copertina - una finissima satira della burocrazia che assume dimensioni metafisiche e ci fa sentire meno soli se ci poniamo domande sul senso del nostro vivere in una società. Lampi di ironia imbevuti di un cinismo leggero, veloce, capace di disinnescare (o di innescare) rancori lunghi intere generazioni. E poi c'è Istanbul, crogiolo di saperi, di umori, fucina inesauribile di storie e di mondi. Per me, un capolavoro.
Recensioni
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