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Anno edizione: 2015
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Alla base della grande problematica trattata con questo saggio vi è il fatto che, terminata la seconda guerra mondiale e quindi intervenuta la liberazione dall’oppressione nazi-fascista, il nostro paese si è dimostrato particolarmente punitivo nei confronti di chi aveva combattuto per reintrodurre la democrazia e per contro clemente nei confronti di chi, per tanti anni, in particolar modo gli ultimi, aveva soffocato ogni libertà. E’ questo paradosso che balza subito all’occhio, è questa volontà di chi giudica nei tribunali di essere fin troppo ligio alle leggi quando gli imputati sono partigiani, e invece abituato a chiudere più di un occhio nei confronti dei fascisti. La circostanza è facilmente spiegabile qualora si consideri che i magistrati dei più alti gradi di giudizio per essere nominati in tal ruolo dovevano essere fedeli esecutori degli ordini del precedente regime. Per ovviare a questo problema, a cui contribuì anche l’amnistia del 22 giugno 1946 fermamente voluta dall’allora ministro della Giustizia Palmiro Togliatti con lo scopo di pervenire a una pacificazione nazionale, avvocati come Umberto Terracini e Lelio Basso, per evitare condanne pesanti a ex partigiani per reati commessi durante il periodo di lotta clandestina o nell’immediato dopoguerra invocarono per i loro assistiti lo stato di seminfermità mentale. Riconosciuta questa attenuante agli imputati si aprivano le porte dei Manicomi giudiziari, in cui se era facile entrare, risultava ben difficile uscire. La citata amnistia liberò migliaia di fascisti, ma si rese inapplicabile nei confronti dei partigiani riconosciuti dal tribunale incapaci di intendere e di volere. Di tutto questo parlano lo storico Mimmo Franzinelli e il giurista Nicola Graziano in questo interessante saggio che ha anche il pregio di portare alla luce un fenomeno che ritengo fosse conosciuto da pochi.
gran libro, anche piacevole da leggere
Grazie al prof. Franzinelli scopriamo un'altra grave vicenda del secondo dopoguerra. In pochi anni, complice anche la sciagurata amnistia di Togliatti, tornano liberi tutta una serie di famigerati criminali fascisti. In compenso i magistrati che durante il Ventennio furono smaccatamente fascisti e antisemiti, diventarono tutti molto importanti raggiungendo perfino le presidenze della Cassazione e della Corte Costituzionale. A tutto questo, già noto, ma che ogni volta ti fa venir mal di stomaco, si aggiungono le vicende di molti partigiani condannati proprio da quella magistratura complice di carabinieri anche loro distintisi durante i due anni di guerra civile. E molti di questi partigiani, una volta scontata la pena carceraria, dovettero passare lunghi periodi in manicomi, come quello di Aversa, vicino a Caserta, assieme a veri e propri pazzi.
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