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Splendido. Per molte pagine questo romanzo sembrava irritante, una buona storia sprecata: finché si narrava la premessa alla scelta di vita criminale del protagonista, infatti, cioè finché si narrava una storia di sfruttamento, povertà e persecuzione poliziesca, c’erano a ogni passo “fatti” e “commento dei fatti”. Possibile? Niente Hemingway, niente Fenoglio? Ma neanche uno Stephen King (“non usate aggettivi e avverbi”, “show, don’t tell!”) o un hard-boiled qualsiasi? L’ingombro di questo narratore onnisciente e palese, ottocentesco, si notava pure nel linguaggio coltissimo, che emergeva qua e là, fuori luogo. Poi improvvisamente, dopo il racconto di anni di lavoro sfruttato e di impegno politico controproducente, il cruciale passaggio alle rapine non viene quasi spiegato; e in effetti è superfluo spiegarlo. E così comincia la parte più appassionante del libro: abbondano l’azione, il pathos e un pizzico di ferocia, e tutto diventa naturale, vero, senza essere romanzesco. I personaggi si moltiplicano, tutti storici e tutti “vivi”: fra gli altri Arthur Conan Doyle, Marius Jacob (il vero Arsenio Lupin, il “ladro gentiluomo” an4rchico), il commissario che capisce le motivazioni umane dei delinquenti che perseguita, l’unico a non usare violenza e metodi illegali; e Victor Serge, teorico dell’an4rchismo, amico ma avversario degli an4rchici “illegalisti”. E soprattutto è iniziata un’illuminante analisi della storia del movimento an4rchico, delle sue ragioni e delle sue anime contrastanti. Ultimo grande pregio la ricostruzione storica: i dettagli sulle automobili dell’epoca, preziose e fragili; sulle varie armi, coi loro pregi e i loro difetti; sui metodi polizieschi spesso illegali; la ricostruzione del sottobosco di amanti, simpatizzanti, ricettatori, informatori. Ma quanto cavolo avrà studiato i documenti dell’epoca (e vissuto nei movimenti antagonisti) per ricreare questo mondo? Fantastico.
I libri di questo autore hanno sempre destato il mio interesse e i protagonisti mi hanno sempre affascinato. Vengono descritti ribelli, sognatori, perdenti, diseredati, sia realmente esistiti che inventati ma non per questo meno appassionanti ed intriganti. Si tratta della biografia romanzata di Jules Bonnot, anarchico fuorilegge francese spesso identificato come il primo rapinatore in automobile. Viene presentato un uomo idealista ma votato all’azione, con principi forti, in continua ricerca di un benessere comune e di una felicità idealmente sempre condivisa, insofferente all’ingiustizia e alla differenza di classe che caratterizzavano negativamente la società francese di inizio 900 dove i benestanti spesso non si facevano scrupolo, assecondati da polizia compiacente, di sfruttare il proletariato urbano. La vita di Bonnot, particolarmente avventurosa (è stato addirittura autista di Sir Conan Doyle, “padre di Sherlock Holmes) è narrata con stile serrato, veloce e coinvolgente che permette al lettore un’identificazione netta e definita del protagonista che diventa molto “visibile e reale”. A mio avviso, questa caratteristica, ricorrente nelle opere di Cacucci, lo rende uno scrittore “particolare” che apprezzo molto. Molto efficaci sono anche le descrizioni e le ambientazioni storiche in cui si muovono i protagonisti dei suoi romanzi. Romanzo e autore interessantissimi. Da leggere sicuramente.
La storia di Jules Bonnot è raccontata in questo romanzo, vita sicuramente avvincente che merita di essere letta, mille peripezie, un solo ideale.
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