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La Russia contemporanea. Un profilo storico (1855-2005)
Le date contano. Nel 1855, dopo la sconfitta nella guerra di Crimea, la Russia perse lo status di prima potenza europea, e lo zar Alessandro II, nel tentativo di riconquistarlo e di evitare la rivoluzione all'interno, avviò una politica di riforme, destinata a prolungarsi sino alla sua morte, nel 1881. A distanza di centocinquant'anni la Russia contemporanea è alle prese con lo stesso problema. Più di due decenni di tentativi di riforma interna, intrapresi prima e dopo la caduta del regime socialista, non ne hanno arrestato il declino, e hanno rafforzato le posizioni dei nostalgici del passato. Aver scelto il 1855 come momento di inizio della storia della Russia contemporanea indica dunque la chiave di interpretazione proposta da questo libro. La Russia non è un paese senza riforme: i tentativi intrapresi in questa direzione nel corso del lungo regno di Alessandro II, dopo la rivoluzione del 1905, dopo la morte di Stalin, negli anni della cosiddetta perestrojka, e infine dopo la caduta del socialismo, non sono stati di facciata, e hanno anzi lasciato tracce profonde nella società e nella memoria collettiva. Ma essi sono iniziati solo dopo sconfitte militari, o gravi crisi interne, e sono stati condotti nella convinzione di poterli diluire nel tempo, lungo lo spazio di almeno una generazione, per non turbare gli equilibri politici e sociali interni. I risultati di una impostazione che prevedeva irrealistiche condizioni di isolamento internazionale sono stati deludenti, e seguiti da lunghi periodi di involuzione conservatrice, o da rivoluzioni.
Cigliano sottovaluta forse la profondità, e irreversibilità, delle trasformazioni economiche e sociali del periodo rivoluzionario, che tende a interpretare accordando uno spazio eccessivo alla categoria di dispotismo. La questione non è solo storiografica. Se non si tiene conto di questo, è difficile sciogliere i dilemmi che circondano la figura di Gorbačëv, efficacemente sintetizzati dal testo (fu un " event-making man "?; un "pensatore disorganico"? una "figura tragica che cercò con tutte le sue forze di salvare un sistema irredimibile"?), le strane modalità della caduta del regime sovietico (Cigliano cita Kotkin, che parla in merito di " Armageddon averted "), e le difficoltà incontrate nella transizione alla democrazia e al liberalismo, che hanno favorito in larga parte dell'opinione pubblica la diffusione dell'equazione riforma = caos. Ma l'impianto complessivo del lavoro è convincente, sostenuto com'è da giudizi equilibrati e documentati e da un'esposizione chiara, rivolta a un lettore non specialista. Se si tiene conto che ha le caratteristiche del manuale universitario, si può aggiungere che è innovativo (a conoscenza di chi scrive, in Italia solo Francesco Benvenuti aveva adottato una periodizzazione simile per il suo manuale). Tutto lascia prevedere che, nonostante le sue attuali difficoltà, la Russia svolgerà un ruolo centrale nella storia europea e mondiale del XXI secolo, e da un testo sulla sua storia è giusto attendersi che, oltre a conservare la memoria delle tragedie e degli insuccessi della Rivoluzione, avvii la riflessione sulle ragioni che hanno reso impervio, in un lungo arco temporale, e sotto regimi diversi, il cammino delle riforme.
Fabio Bettanin
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