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Anno edizione: 2010
Anno edizione: 2013
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Grossman fu tra i primi a entrare nel campo di Treblinka dopo la liberazione. Il suo sguardo non è semplicemente quello del giornalista, ma di un testimone che ha visto e che deve raccontare. Un testimone ferito a morte come membro della specie umana. Il libro ricostruisce Treblinka come un sistema perfettamente organizzato per la distruzione: una vera industria dell’annientamento. Un luogo dove l’eliminazione dell’altro è la condizione del proprio consistere. O forse, più prosaicamente, è il luogo dell’indifferenza assoluta, della banalità del male, dell’ottusa legge del più forte, del nichilismo spogliato di argomentazioni e rivestito solo di crassa e cieca animalità: senza domanda, senza dubbio, senza neppure quella profondità luciferina che talvolta si attribuisce al male. Un male tanto atroce da essere meccanismo, sistema oleato, fordismo. Grossman descrive la precisione burocratica, la crudeltà ordinaria, la routine dell’orrore. *L’inferno di Treblinka* è un documento che obbliga a guardare, non solo nell’anima dei nazisti ma anche dentro sé stessi. La forza del libro sta nella capacità di trasformare la testimonianza in una forma di conoscenza morale: ciò che Grossman racconta non è solo ciò che è accaduto, ma ciò che l’essere umano può diventare, in qualsiasi istante, acconsentendo alla morte. E in queste pagine, così spoglie e così esatte, l’uomo scopre la verità più terribile: ciò che è accaduto può sempre accadere di nuovo, nella solitudine vuota e meschina di un'anima che non guarda mai oltre.
Grossman, corrispondente per l'Armata Rossa, non si limita a raccogliere dati scientifici o dichiarazioni burocratiche, ma si fa carico del dolore dei sommersi, camminando sulla terra ancora calda di ceneri per ricostruire la routine geometrica dell'annientamento.
Grossman sa come raccontare le cose più difficili. Molte sue pagine, anche quelle di questo breve libro, colpiscono per le descrizioni e perché si sente la partecipazione dell’autore che le vive da testimone non indifferente a quello che il male può fare agli inermi.
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