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Titolo: 16 agosto 1920 La battaglia di VarsaviaAutore: Adam ZamoyskiEditore: CorbaccioData: 2009I giorni che hanno cambiato il mondo, tela edit. con titoli oro al dorso e sovrac. ill. - prima edizione it. - trad. di Gabriella Carsoli - cartine nel testo, OTTIME CONDIZIONI
Il volume ripercorre, soprattutto sotto il profilo della storia militare, le alterne vicende della guerra russo-polacca del 1919-1921. Rientrando nel quadro delle tormentate vicende che seguirono la fine della Grande guerra e lo scoppio della Rivoluzione russa, questo conflitto, perlopiù trascurato dalla storiografia occidentale, ebbe inizio all'indomani del lancio da parte di Lenin dell'"Operazione Vistola" e dell'occupazione russa di Vilnius e Minsk. Esso conobbe tuttavia una prima svolta allorché, sotto la minaccia delle armate bianche di Denikin, i russi furono costretti a ritirarsi. Dopo la temporanea occupazione polacca di Kiev, le sorti del conflitto conobbero una seconda svolta: la controffensiva russa, guidata a sud dalla leggendaria Konarmija di Budjonny e a nord dalle truppe di Tuchačevskij, spostò il fronte sino ai sobborghi di Varsavia. Nell'agosto del 1920 avvenne però il "miracolo della Vistola" e il conflitto conobbe un terzo e ultimo ribaltamento: grazie a una coraggiosa manovra a tenaglia, l'esercito polacco di Piłsudski riuscì infatti a respingere l'armata rossa e a occupare gran parte dell'Ucraina e della Bielorussia. La brillante ricostruzione di Zamojski, tra le pagine della quale è peraltro tracciato il profilo di un giovane ed emergente Stalin, non convince tuttavia sino in fondo. Assumendo una prospettiva interpretativa unilaterale, l'autore non esita, secondo il canone attualmente dominante in Polonia, a presentare tale guerra nei termini enfatici di un sacrificio compiuto in nome della difesa dell'Europa nonché a descrivere Piłsudski come un campione della libertà e come il padre di un modello politico antagonista sia rispetto al nazismo sia rispetto al comunismo che risulterebbe superiore alla democrazia occidentale.
Federico Trocini
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