Traduttore: T. Dobner
Collana: Narrativa
Anno edizione: 2005
Pagine: 179 p., Rilegato
  • EAN: 9788820039752
Disponibile anche in altri formati:
Usato su Libraccio.it - € 5,40

Stephen King, il "re del brivido", autore di best-seller clamorosi in tutto il mondo dai quali registi come Kubrick e De Palma hanno tratto film di grande successo, in questa nuova opera si confronta con un genere letterario diverso, e scrive un "mistery" eccellente, un giallo di estrema finezza psicologica che stupisce i suoi lettori abituali per stile e conclusioni. Colorado Kid, infatti, è uno strano libro, con una trama scarna, essenziale, con pochi personaggi, che strizza l'occhio ai grandi casi della cronaca nera, al giornalismo narrativo americano, un romanzo che lentamente ma inesorabilmente trascina il lettore dentro a una storia misteriosa, senza fine.
Siamo a Moose-Look, un'isoletta del Maine, e alla piccola redazione del "Weekly Islander" lavorano due anziani reporter, il novantenne Vince Teague e il sessantacinquenne Dave Bowie. Con loro c'è Stephanie McCann, vent'anni, studentessa di giornalismo a Cincinnati, nell'Ohio, e stagista per qualche mese in quella piccola testata. La prima parte del libro trascorre con le difficoltà della giovane a entrare in sintonia con il dialetto degli abitanti del Maine, dove il massimo per le cronache che le possa capitare di seguire è una sparizione di gatti o un avvelenamento al picnic della parrocchia locale. A un certo punto, però, i due esperti redattori decidono di svelare a Steffi il mistero del paese che da venticinque anni non conosce soluzione e che da allora li assilla. E' la storia di un uomo, Colorado Kid, che nel 1980 fu trovato morto, mezzo accasciato, appoggiato a un cestino dei rifiuti ad Hammock Beach, sull'isola. Era un uomo di quarant'anni, volato su un charter dal Colorado nel Maine, trovato cadavere con addosso un pacchetto di sigarette senza essere stato mai un fumatore e con una moneta russa in tasca. La sua morte era stata schedata dalla polizia come un semplice caso di decesso accidentale: ma ai due reporter le cose non erano mai sembrate così irrilevanti. Tutt'altro. E Steffi viene coinvolta nel giallo.
Uno Stephen King che si diverte con il genere noir alla maniera di Agata Christie e Edgar Allan Poe, che regala una perla di tensione narrativa e ci lascia infine brancolanti nel buio insieme ai protagonisti di questa storia intricata.

Recensioni dei clienti

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    furetto60

    11/10/2016 08:35:02

    Romanzo breve o racconto lungo che sia, è un'opera che si differenzia dalla produzione tipica di King, e forse ancor più per coraggio e per capacità. I personaggi sono appena accennati, ne conosciamo i ruoli, l'età e poco più, perché altro non interessa: quel che conta è una storia misteriosa, un piccolo fatto di cronaca che spiega i suoi effetti limitatamente ad una sfera poco più che privata. Tanto vale la vita di un uomo normale e su questo si accentra l'opera di King che, anche qui, ripropone gli interrogativi che hanno caratterizzato le sue opere dopo il Fatto del 1998, l'incidente che lo ha influenzato così tanto da rappresentare uno spartiacque della sua produzione. Probabilmente una tappa che dividerà i lettori tra coloro che apprezzano un prodotto "diverso" e quelli ancorati alle opere zeppe di "cose e avvenimenti". Gli autori cambiano, i lettori non sempre.

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    Vale

    16/03/2015 10:16:06

    Mi dispiace dare un voto così basso ad un libro di Stephen King perché sono da anni una sua fan ma al di là del fatto che il giallo non abbia una fine, cosa che ha deluso molti lettori, non mi è proprio piaciuta la storia. L'ho trovata noiosa e priva di spessore. Non è certo il primo libro che tratta di un caso irrisolto ma qui manca proprio il fascino del mistero, che non intriga per nulla. Anche i personaggi, di solito descritti così bene dallo zio Steve, sono trasparenti. Arrivata alla fine viene proprio da chiedersi "e allora?".

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    Alessandro

    28/07/2014 12:13:14

    Trama poco originale e piatta non sembra un libro di Stephen King.....e

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    cristina

    24/05/2014 10:32:02

    Dopo averlo letto mi sono chiesta di che anno fosse questo romanzo. 2005. Ma io credo che si trovasse nel cassetto di King già da un bel po'. Lo stile non è quello del Re contemporaneo, sembra più che altro una prova di scrittura, un abbozzo. E' sicuramente una meta-storia, un racconto che parla del piacere e soprattutto dell'arte del raccontare in sé a prescindere dalla trama. I due vecchietti Vince e Dave sono gli alter ego di King, e se non sbaglio è stato proprio King tempo fa a scrivere nella prefazione di un qualche suo libro questa frase illuminante sull'arte della scrittura: "non è la storia, ma chi la racconta". Bella la postfazione, in cui lo scrittore esprime tutta la sua poetica letteraria ma anche la sua filosofia di vita, che condivido. L'uomo è attratto incessantemente dal Mistero, dalle continue domande che si pone e che non hanno quasi mai risposta esaustiva. Senza questa tensione verso il Mistero, nessuno di noi affronterebbe davvero la pena di vivere.

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    blue74

    24/03/2014 12:41:41

    E' il terzo libro che leggo di Stephen King e sono rimasta molto delusa. Non capisco il motivo per il quale altri lo ritengano un ottimo libro, soprattutto alla luce del fatto che conoscano meglio di me il "Re". La trama è quasi inesistente, la narrazione procede stanca, i personaggi sono ingenui. I dialoghi, lasciamo perdere. Non c'è spessore, se non quell'unica (buona) intuizione iniziale (dalla quale è nata l'idea del libro). Soprattutto manca la tensione, ma non quella a cui i lettori di King sono abituati, ma la minima "tensione" narrativa che serve ad un lettore per voltare pagina. E' un libro pessimo. Il mio approccio a lui non è da fan ma neanche da ipercritico lettore che parte con qualche preconcetto (mi avvicino "pura" alla sua scrittura). E' l'approccio di chi ama la narrativa e la letteratura. Può essere un gioco, può essere un esercizio di stile. Ma non basta. Chi ha scritto il retro di copertina sembra non aver letto il libro, visto che accenna ad una suspance che non esiste, se non (forse) nelle ultime 25 pagine. I romanzi che ho letto di King, sono anch'essi molto distanti dall'horror (cell, blaze) ma, soprattutto in Blaze, il personaggio aveva spessore, aveva una storia, una sensibilità. Il libro era ricco di umanità. Questo è un gioco cinico, una chiacchierata tra amici, una robetta superficiale in confronto. Non c'è azione ma il resto, le riflessioni intorno alla professione giornalistica, i dialoghi tra i personaggi, il caso irrisolto... non sono all'altezza. Il finale in sospeso (la non soluzione del caso) non è di rilievo. Non è certo per questo motivo che boccio questo libro. Per non avere un finale, il resto doveva essere ELEVATO. Invece non crea alcuna curiosità. Alla fine del libro ti chiedi: "Ma perchè?" A cosa serve questa storia, che manca degli elementi essenziali e non è affatto originale, nè innovativa. I finali in sospeso o addirittura i non-finali non li ha inventati certo King. Ha toppato.

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    David C.

    02/08/2013 12:19:15

    Romanzo breve che non porta a nulla, dato che non c'è una vera conclusione. Qualche chiacchiera tra i protagonisti riguardo ad un delitto avvenuto anni prima, e festa finita. Non gli assegno il voto più basso solo perché lo stile narrativo di King è sempre unico e affascinante.

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    Moreno C.

    08/04/2012 12:11:31

    Quello di "Colorado kid" è un piccolo passaggio a vuoto. Non perchè non valga nulla (spunti interessantissimi, anzi, si trovano in ogni riga e la particolare prosa di King fa sempre piacevolmente centro) e nemmeno per la scelta del costruire una suggestione fine a se stessa per il puro piacere di contemplare l'Enigma: soltanto questo brevissimo scritto non sembra avere la forza sufficiente per reggere il peso della pubbicazione come romanzo singolo. Una storia così concepita chiunque se la sarebbe aspettata inclusa in una antologia.

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    federico

    28/11/2010 14:21:37

    l'ho letto in poche ore!travolgente e affascinante! non è il solito horror, ma si tratta di un giallo e anche in questo genere king non mi ha deluso...lo consiglio!

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    zombie49

    05/12/2007 04:58:37

    Un uomo è trovato morto sulla spiaggia di un'isoletta del Maine. Omicidio o disgrazia? Sempre grande lo stile di King, ma il racconto indiretto lo rende meno avvincente. Nelle storie gialle, King non offre il suo meglio. Senza soluzione, volutamente lasciata al lettore.

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    marmar

    22/09/2007 14:42:48

    Breve, leggiadro, sottilmente umoristico, scorre che è un piacere e lascia l'amaro in bocca; qualche volta è più che giusto così. Da non perdere

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    Roberto

    15/05/2007 15:11:32

    Ciò che dice Leonardo nel suo commento di ieri è assolutamente condivisibile: il mistero svelato non è più tale e credo che il mistero sia custode dell'immaginazione. Se lo sveliamo, l'immaginazione perde luce, si immiserisce e alla fine muore. La grandezza di King sta proprio nel fatto di rendere con grande maestria (come sempre, del resto) "una storia che non è una storia", lasciando quella che io definisco "la meravigliosa possibilità"...tutto può accadere...e cosa c'è di più bello che immaginare il possibile e l'impossibile che si incontrano e lì, sul confine, noi a camminare, ora come su un sentiero ora su un bordo di un baratro senza fine...come la magia di un romanzo breve che io annovero fra i migliori di King.

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    Leonardo Da Gressignano

    14/05/2007 11:00:49

    Ciao a tutti!Il senso del libro viene svelato dallo stesso autore nella postfazione.Non si deve fare della fatica interpretativa.DESCRIVE IL RAPPORTO CHE OGNI UOMO HA CON IL MISTERO(le domande alle quali non sappiamo dare una risposta:Chi siamo?Da dove veniamo? Tutte cose dette nella postfazione).I modi in cui l'uomo affronta il mistero dice King sono molteplici: 1)C'è chi cerca di dare risposte preconfezionate a tutti i costi anche tirandole per i capelli, anche falsando i fatti solo per vendere (Globe - Confessioni Religiose); 2)C'è chi non le cerca affatto ma ottusamente si preoccupa della burocrazia e della formalità e non dei fatti (Agenti Investigativi - Rituali qui esemplificati nel tracciare la zona del delitto con il nastro segnaletico tralasciando invece il pacchetto di sigarette);3)C'è chi li cerca nonostante le ali tarpate da incontri sbagliati (il tuttofare degli Agenti Investigativi);4)C'è chi non si arrende e cerca una risposta e preferisce non darne nessuna piuttosto che darla sbagliata e non convincente (Dave, Vince e l'aspirante giornalista);5)C'è chi non cerca delle risposte da se ma lascia che siano gli altri a fornirgliene una (I lettori del Globe e tutti quelli a cui non è piaciuto questo libro).6)C'è chi forse "è più importante il volere (e il cercare) che il sapere".Aspetto volentieri commenti.

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    Burtlet

    03/03/2007 10:38:03

    Per me nn vale nemmeno i soldi per comprarlo.inutile se lo compariamo con misery,le notti di salem e shining.C'è da dire che comunque e scritto magicamente perfetto quindi a qualcuno potrebbe piacere.

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    Manuel

    03/02/2007 22:16:00

    Non male! Originale e non scontato. Capisco chi è rimasto deluso ma purtroppo, come anche nella vita vera, NON TUTTE LE DOMANDE HANNO SEMPRE DELLE RISPOSTE! Anche solo per questo messaggio che trasmette, ritengo sia un libro da far leggere; in fondo sono solo 180 pagine, poche, ma che vi faranno riflettere......spero!

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    Busillis

    08/12/2006 00:01:35

    Non sempre il popolo comprende subito le azioni del proprio Re, che in questa piccola gemma ha cercato di parlare ai suoi appassionati sul senso del suo scrivere. Lasciate perdere i riassunti, e leggetelo: due simpatici tipi (un giornalista e un contabile) che lavorano in un oscuro giornaletto locale spiegano ad una loro apprendista perché non hanno voluto raccontare la storia di Colorado Kid a un giornalista di un quotidiano importante (il Globe di Boston) che li aveva cercati proprio per scrivere dei pezzi su misteri e storie irrisolte nel New England. La ragione - dicono i vecchietti - è che quelli del Globe vogliono leggere storie che hanno già in sé una risposta, mentre quella di Colorado Kid, da loro vissuta, non ce l'ha; perciò, anche se formalmente era proprio quello che il giornalista cercava, la raccontano solo all'interessata apprendista. Ora, fuor di metafora, provate a sostituire i vecchietti col Re, l'apprendista con i suoi fan più attenti (quelli che si fanno domande, e cercano le ragioni al di sotto delle storie), e il Globe e i suoi lettori con quelli che vogliono leggere, dal Re, sempre le solite storie. King insomma ci svela, con imbarazzante levità e precisione (non sempre rispettata nella edizione italiana), la sua difficoltà a riscrivere o ripetere le storie che hanno una soluzione (per quanto imprevedibile e fantastica possibile), perché nella vita le storie non hanno quasi mai una risposta o un senso. Resta chiaro che per molti (vedo anche tra i recensori qui: proprio come i lettori del Globe!) l'interesse principale nella lettura è rappresentato proprio dal trovarvi una risposta consolatoria ai misteri, e dunque restano delusi, dispiaciuti, traditi nel non trovarla in un libro di King; ma talvolta, crescendo, ci si può rendere conto che la letteratura non può limitarsi ad essere un'isola felice, troppo lontana e diversa dalla vita. Viva il Re!

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    Claudia

    16/11/2006 17:28:50

    Beh, che cosa dire di questo libro....Ti tiene con il fiato sospso fino all'ultima pagina, ma si interrompe sul più bello! Forse King vuole che traiamo noi stessi le conclusione della storia, ma se avessi voluto farlo, allora dovremmo dividerci la percentuale sul guadagno di questo libro no?!

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    Ste

    14/11/2006 16:47:16

    :D Parto con una sonora risata nel ricordare la profonda delusione per il finale del libro!! Massimo dei voti xè è scritto da grande maestro ed a pensarci a distanza d tempo (smaltita la delusione) il finale è il + adatto!

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    liquirizia85

    11/11/2006 10:50:57

    Il libro è stato una piacevole lettura e mi ha incuriosito fin dalle prime pagine. L'unico neo di questo libro sono i personaggi che, forse a causa dello scarso numero di pagine (davvero inusuale per King), l'autore non è riuscito a descrivere efficacemente. Quando leggo un suo libro i personaggi mi diventano familiari quasi li avessi conosciuti davvero; Steffi, Vince e Dave invece sono rimasti degli estranei,e questo ha fatto si che anche la storia non mi abbia coinvolto totalmente.

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    Alessandro Costantino

    06/11/2006 04:07:01

    Ho letto abbastanza di King e sinceramente non capisco tutto questo accanimento contro questo libro. E' un piccolo romanzo sperimentale, Colorado Kid, è una storia che parla di storie e del piacere di sentirsele raccontare, è una specie di saggio sul racconto. Non capisco assolutamente coloro i quali si chiedono che fine abbia fatto King, alcuni addirittura parlano ancora di Ghost Writer... è roba vecchia, non vi siete ancora stufati? Per quanto riguarda la diatriba finale-nonfinale, non sempre un prodotto artistico (sia esso un film, un libro, un dipinto) deve raccontare una storia, ne tantomeno deve dargli un inizio o una fine. Delusi per il non finale? Allora consideriamo anche C'era una volta in America del grande Leone un pessimo film

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    alex

    19/10/2006 20:56:32

    delusione totale. dopo aver letto più di 40 libri di King penso che questo sia il peggiore alla grande.

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