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Ian Rankin

Traduttore: I. Zani
Editore: Longanesi
Collana: La Gaja scienza
Anno edizione: 2010
Pagine: 377 p. , Rilegato
  • EAN: 9788830426931

Recensioni dei clienti

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    Lorso57

    19/04/2012 13.18.15

    Storia non inclusa nel ciclo del commissario Rebus. Si legge volentieri, parte in sordina per crescere notevolmente e presenta un finale convincente.

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    stefano

    05/03/2012 14.23.15

    un libro molto divertente e scritto molto bene, con continui colpi di scena, una specie di commedia degli equivoci dagli sviluppi mai scontati. Ovviamente però niente a che vedere con e atmosfere leggendarie dell'ispettore Rebus, che probabilmente rimarrà ineguagliato a lungo!

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    Maurizio Crispi

    13/12/2011 10.53.23

    "Un colpo perfetto" è un romanzo di Ian Rankin, uno dei maestri indiscussi del Giallo scozzese che non appartiene alla serie di quelli che hanno come protagonista l'Ispettore Rebus. Qui ci muoviamo nel mondo dei collezionisti d'arte e dell'alta cultura, dove un gruppo di personaggi assortiti decidono - quasi per sfida - di mettere a punto un "colpo perfetto", sottraendo alcune opere pittoriche di grande valore, non esposte, ma custodite in un magazzino dela National Gallery di Edimburgo. Tutto sembra architettato alla perfezione, ma nella prosecuzione del loro piano intervengono delle variabili imprevedibili: da un lato, l'inserimento accidentale d'un personaggio della malavita porta con sé una quantità di guai e, dall'altro, un elemento imponderabile che non si può dire, a rischio di rovinare nel lettore il piacere della sorpresa. Tutti i passi dell'impresa vengono descritti minuziosamente dall'autore che, con abilità, mette a nudo le piccole passioni, le meschinità e le debolezze dei diversi personaggi implicati i quali, a colpo eseguito, si trovano a dovere fare i conti con una vera e propria guerra dei nervi (che non avevano in alcun modo messa nel conto) e con il fatto che le reazioni di ciascuno creano una pericolosa destabilizzazione, sino ai colpi di scena finale. Il teorema del furto perfetto, alla fine, crollerà come un castello di carte. Il plot del romanzo è giocato abilmente tra le azioni messe in atto ai fini della realizzazione dell'impresa criminale e il gioco psicologico che si svolge nell'interiorità dei diversi personaggi implicati e nella relazione tra loro, ma anche - come terzo elemento - con la dissonanza profonda che si crea nel confronto/scontro tra cultura "alta" dei templi dell'arte e quella "bassa" del linguaggio e dell'estetica criminale in cui le manifestazioni artistiche possono essere soltanto o orpello puramente esteriore della propria elevazione sociale oppure esclusiva fonte di reddito. Come sempre bravo e duttile Ian Rankin.

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    Marco

    03/11/2011 18.02.29

    Ian Rankin è sicuramente tra i miei autori preferiti (e tale rimane) ma questa volta non è stato completamente alla sua altezza. Ho trovato la prima parte del libro addirittura irritante per la scarsa lucidità dei suoi protagonisti (assai poco credibili) e questo ne ha sicuramente compromesso il giudizio, poi, per fortuna, l'autore è tornato sui suoi standard ed il romanzo ha recuperato la giusta consistenza. Peccato per quell'inizio così deficitario.

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    Hit_Man

    28/11/2010 00.39.48

    Primo libro di Ian Rankin che mi capita di leggere, e sensazioni contrastanti che ne derivano. Indiscutibilmente, il libro si legge veloce, e di tanto in tanto la full-immersion è totale, tanto da far dimenticare lo scorrere delle pagine. Purtroppo l'argomento è frusto, e la narrazione non attrae né intriga, non decollando praticamente mai nonostante si percepisca nettamente la bontà dello stile dell'autore. Gli va dato atto, ovviamente, che nonostante il malus argomentativo, riuscire a far fluire la storia è un notevolissimo risultato. Come fosse stato un tentativo di americanizzarsi a livello di sviluppi senza concedere maggior mordente alla trama, il romanzo mantiene il medesimo ritmo, talvolta accelerando, più spesso trascinandosi un po' stancamente, sempre comunque in un'immanenza oscillante tra ridondanza e monotonia. Forse anche Rankin è vittima di quel "virus" che carpisce tanti scrittori che hanno sviluppato un personaggio-icona (nel suo caso l'Ispettore Rebus) tramite il quale hanno un buon successo: quando provano a fare qualcosa di diverso, uscendo dall'alveo della serialità, cominciano i dolori. So che questo autore ha buone critiche col personaggio dell'Ispettore, ma in questo caso strappa appena la sufficienza.

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    Dave

    03/11/2010 13.59.58

    Era il mio primo libro di Rankin e dopo iniziali dubbi (nelle prime 50 pagine succede poco o niente) mi son fatto coinvolgere piacevolmente dalla storia e dai personaggi dei quali l'autore delinea divinamente il profilo psicologico. Grande pregio del libro è inoltre il linguaggio che scorre fluido senza mai cadere nell'oramai abusato sproloquio (nonstante parlino gangster e poliziotti). Da consigliare!

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