Come un giovane uomo

Carlo Carabba

Editore: Marsilio
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 1 marzo 2018
Pagine: 176 p., Brossura
  • EAN: 9788831728997
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Recensioni dei clienti

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    ChiaraLegge

    19/07/2018 13:06:13

    La storia non c'è. O meglio, si esaurisce nelle righe della quarta di copertina. Tutto il resto - ossia 164 lunghissime pagine - sono una raccolta di pensieri, riflessioni, brevi flash di ricordi in cui l'autore autobiograficamente ripercorre il liminare tra la giovinezza e l'età adulta, muovendo dallo spartiacque della morte di una cara amica. Il tutto raccontato con similitudini lunghe 7/8 centimetri (sì, l'unità di misura è la lunghezza, non le parole) con sfoggio di forbito eloquio e termini desueti. Capisco che nel panorama attuale in cui molti libri non escono dalla triade lessicale mamma-cacca-nanna, il libro di Carabba spicchi per complessità di pensiero e rafinatezza di parole. Ma la storia non c'è. E solo la dedica finale al proprio psicoanalista, consente una qualche indulgenza sul giudizio finale.

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    Katya Vettorello

    12/07/2018 14:41:14

    Esiste un modo consono, un modo logico, uno più o meno educato, di reagire quando si apprende della morte di una persona cara? E cosa ci succede, dentro, se inaspettatamente e quasi contro il nostro volere, non riusciamo a comportarci nel modo che gli usi, le consuetudini e la coscienza richiedono in queste circostanze? Per quanto tempo il senso di colpa può giudicarci? "Come un giovane uomo" è un romanzo autobiografico nel quale Carlo Carabba, con l’uso di una scrittura estremamente ricca, rivive e analizza con lucida autocritica le sue reazioni alla notizia di un’amica entrata in coma. Una notizia che apprende lo stesso giorno in cui, dopo lunghi anni di attesa, finalmente a Roma cade di nuovo la neve. Giorno che per tale avvenimento soltanto avrebbe voluto ricordare ma che invece lo porta a fare scelte sulle quali non smetterà più di riflettere, di ritornare, di mettere in dubbio e rivalutare. Perché elaborare interamente una perdita non vuol dire soltanto intraprendere un imponente viaggio dentro se stessi, ma accettare un passato che troppo spesso risulta incapace di stare in equilibrio tra rimpianto e rimorso.

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    Mario

    12/06/2018 06:39:45

    Un romanzo estremamente attuale, una lettura piacevole e interessante, parole intrecciate meticolosamente per creare alla fine un disegno a cui tutti siamo destinati. Carlo si racconta, si rapporta alla realtà con sensibilità e coscienza di sé, domandandosi se quella neve così tanto inaspettata sia stato un bene oppure no. Domande che ci poniamo spesso ogni giorno alla luce degli accadimenti: perché è successo? Perché proprio a lei? In riferimento alla cara amica Mascia. E' un libro che mi ha fatto riflettere molto, che indaga su domande esistenziali di ogni individuo. La vita ci costringe ad andare avanti nonostante tutto, il the show must go on, anche se persone a noi care seguono un percorso diverso dal proprio. La vita come una strega imprevedibile, che trasforma, sorprende, sconcerta le nostre esistenze, così come quelle del protagonista. Gli amici aiutano, ma la realtà è dura e va consapevolmente accettata. Un libro che mi è piaciuto molto, autentico, sensibile, soggettivo, un tuffo nella memoria di ragazzo per riemergere nella concreta oggettività materiale.

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    Silvio D'Amico

    11/06/2018 19:45:04

    Fra rimandi alla cultura pop contemporanea e influenze letterarie classiche, fra coincidenze casuali e non sempre desiderate, Carlo Carabba muove da porti in apparenza sicuri per tuffarsi verso temi esistenziali che toccano le corde dell’animo umano con grande sincerità. Si tratta, in estrema sintesi, del racconto struggente di un giovane uomo, di ciò che gli sta attorno, di ciò che porta dentro quando un’amica muore e di come, non senza impegno e fatica, ogni giovane uomo può riuscire ad accettare ciò che ama meno di sé. Molto lucido e toccante allo stesso tempo, questo romanzo d’esordio conferma l’indole ostinata del Carabba poeta quale investigatore dello spirito. L’uso della digressione è frequente, non soltanto come cifra stilistica della prosa, ma anche come contenuto, peraltro dichiarandolo nella citazione iniziale di Carlo Levi, in quanto rappresentazione del tentativo umano di fuggire dalla morte, o quantomeno dalla paura della morte – propria e altrui – e la costante ricerca, altrettanto vana, di una consolazione che tende sempre a svanire. Ma il percorso arzigogolato del pensiero dell’autore in cui, fra virgole, incisi e parentesi ci si smarrisce con immenso piacere, questi segni invisibili tracciati attorno la morte della cara amica Mascia non sono i malefici sigilli di una strega che ottunde le menti degli stolti con pie illusioni di un aldilà migliore e nemmeno inganni posti come molliche nel bosco per attirare gli incauti verso sfrenate mitologie laiche. I suoi incantesimi semmai illuminano il dolore che si prova di fronte alla morte e tutte le reazioni che ne derivano, fra cui la vergogna di non essere abbastanza forte da sopportare quel dolore. Consigliatissimo.

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    Pietro

    11/06/2018 17:51:33

    Forse perché sotto l'incantesimo di una STREGA, ho letto questo libro con molta fatica. Scrittura ricercata e ricca di incisi e similitudini che appesantiscono non poco la lettura. Quasi inesistente la trama tutto ruota all'elaborazione di un lutto avvenuto in coincidenza e per colpa di un evento straordinario. Una nevicata a Roma. Neve tanto attesa perché rimanda l'autore ad un ricordo piacevole dell'infanzia. Quasi una petit madelaine che si trasforma in evento luttuoso perché a causa di quella nevicata tanto attesa, l'amica del protagonista muore scivolando sotto macchina con lo scooter. Il libro è una (probabile?) elaborazione di questo lutto e tanto altro. Sul senso della vita e del vivere, sulla crescita e sul senso della maturità. Ma tutto molto trascinato e stancante. Scherzo dell'incantesimo di quella Strega burlona? Rimandato. Candidato allo Strega 2018

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    Loris

    11/06/2018 13:41:14

    Il primo dato che colpisce in lettura è la scelta di una scrittura che non cerca di imitare il parlato, puntando alla semplificazione e all’omologazione per rendersi accessibile ad un pubblico che sia il più vasto possibile. Carabba adotta periodi lunghissimi, pieni di subordinate ed incisi, arricchiti da un ricorso continuo a similitudini elaborate. In qualche modo, cosi’ facendo restituisce l’articolarsi del pensiero che si arrovella sui propri tormenti interiori e al contempo devia continuamente sulla base di associazioni e ricordi che emergono dall’inconsio. Superato lo spiazzamento iniziale, il racconto fluisce armonicamente, salvo impantanarsi qua e là dove questa scelta stilistica vira all’eccesso, costringendo il lettore a riscorrere la pagina per recuperarne la struttura sintattica. Su cosa Carabba si interroga? La perdita di una persona cara in circostanze fortuite fa sorgere in chi la subisce l’eterna domanda sul senso finalistico o sulla casualità dell’esistenza. Difficile guardare in faccia la morte: la mente escogita mille diversivi per rivolgersi altrove, trova giustificazioni e tacita i sensi di colpa. Il lutto acuisce la percezione della (altrui e propria) mortalità, non solo fisica. La combinazione di eventi fa si’ che l’ingresso stabile nel mondo del lavoro si ponga come l’uscita dalla giovinezza, la rinuncia a tutti i sè potenziali che si sono coltivati e ora paiono destinati a perire. Il ricordo indulge agli anni del liceo, al periodo della ricerca di sè attraverso le relazioni affettive e il riscontro sociale. Difficile valutare il peso delle scelte nel momento in cui vengono fatte, capire quando la vita ha preso un indirizzo solido e univoco. Resta il sospetto che firmare un contratto anzichè porgere l’ultimo saluto a un’amica equivalga a vendere l’anima per conservare la propria ombra. Carabba ha creato un memoir intenso, ricco di riferimenti 'pop' generazionali (fumetti e serial tv in primis ) e meritevole della candidatura allo Strega.

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    Elisa

    09/06/2018 22:38:31

    Sopravvivere alla morte. Può avere diversi significati. Può essere una gioia, una seconda opportunità di vivere appieno la vita che ci è stata risparmiata, o può essere una maledizione di una strega, che ci porta a vivere conservando il ricordo che non c'è più. La neve, immagine evocativa assume nuovi significati. Immagini ed emozioni tramutate in parole per questo libro carico di intensità. Assolutamente da leggere.

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    Rossella A.

    07/06/2018 19:31:43

    "Come un giovane uomo" è un libro introspettivo, uno scorcio autobiografico della vita dell'autore; ci rende partecipi dei pensieri e delle riflessioni più profonde che, da giovane uomo, ha esplorato ed indagato davanti a un evento come la morte. La neve, simbolo di quei desideri umani che realizzandosi lasciano un vuoto interiore più che un senso di soddisfazione - perché l'attesa di un qualcosa di fortemente voluto e forse troppo idealizzato può portare a delle aspettative oltremodo distanti da ciò che poi effettivamente si verifica - è il "fil rouge" di questo romanzo. L'amicizia, la crescita, la morte, le scelte che volenti o nolenti siamo tenuti a prendere davanti a dei bivi e sulle quali non potremo tornare indietro... non sono forse riflessioni che riguardano tutti noi, prima da adolescenti e poi da adulti? Chi non ha passato notti insonni attanagliato da ragionamenti e turbamenti del genere? E' ciò di cui parla Carabba, ed per questo che risulta semplice ed immediato sentirsi in empatia con l'autore. La scelta stilistica riflette proprio quello che è il meccanismo del cervello, che si addentra sempre più in profondità attraversando meandri e ricordi sopiti che vengono man mano recuperati, in modo quasi inaspettato, dalla nostra mente, grazie a particolari situazioni, parallelismi e ancoraggi emotivi che ce li riportano davanti agli occhi. Tuttavia, in alcuni passaggi, seppur la scrittura sia perfettamente coerente al meccanismo appena descritto, si avverte un senso di pesantezza a causa di periodi eccessivamente lunghi e colmi di incisi e digressioni, che rendono inutilmente contorto e dispersivo il pensiero dell'autore; in questo modo si rompe un po' quella magia della lettura, che a momenti ti STREGA e momenti ti lascia un po' smarrito, costringendo il lettore a riprendere il pensiero dal punto precedente. In conclusione un ottimo testo per chi ama le letture riflessive ed introspettive.

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    ilaria

    06/06/2018 12:57:05

    "da sempre aspettavo che la neve tornasse a cadere su Roma" un fatto tanto insolito da sembrare l'incantesimo di una strega che blocca la città o forse un pessimo scherzo del fato come quello che porta il nostro protagonista lontano da casa proprio nel momento del bisogno...i sensi di colpa, la ricerca della propria identità e di una ragione a fatti inspiegabili ci vengono narrati tramite le parole accuratamente scelte e ritmate di Carlo Carrabba che ci regala una storia unica, quasi senza trama ma di fortissimo impatto.

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    Pierluigi

    05/06/2018 15:20:00

    Ambientato in una Roma inusuale, imbiancata dalla neve, Come un giovane uomo di Carlo Carabba si può definire una sorta di memoir. La provenienza dell'autore dal mondo della poesia si avverte nelle pagine struggenti del romanzo, caratterizzate da una scrittura elegante e mai sentimentale. La neve tanto sognata da bambino porterà con sé una tragedia e stabilirà in maniera indelebile il confine tra l'infanzia e l'età adulta. La spensieratezza lascerà spazio alla perdita e all'abbandono. Il conforto arriverà dalla memoria e dal ricordo. Un romanzo che mi ha sorpreso e che meritatamente concorre al premio Strega.

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    Marianna L

    31/05/2018 12:25:26

    Talvolta, nel corso della vita, se non ai primi bagliori di una vita, gli eventi possono sopraggiungere in qualità di tempesta. Possono abbagliarci senza un preavviso e lasciarci in balia di essi, smuovendo, così, quelle certezze che ci guidano di giorno in giorno. E' un po' quello che accade nella vita del protagonista di "Come un giovane uomo", quando un'indicibile avvenimento tocca da vicino ogni sua corda. il protagonista si ritrova a dover fronteggiare "come un giovane uomo", la STREGA dell'incertezza, del dolore, del lutto, della realtà fredda e lampante.

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    Stefania

    29/05/2018 14:57:51

    Con mio grande stupore (ero molto incuriosita dal leggerlo), questo è il primo dei 12 semifinalisti al Premio Strega 2018 che assolutamente non mi piace. L'ho trovato verboso, con digressioni e riferimenti che non aggiungevano nulla a ciò che veniva detto. Una scrittura pesante, che smorza tutta la curiosità del lettore. Interessanti gli escamotage delle coincidenze degli avvenimenti che fungono da cesura tra le diverse fasi della vita.

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    alessandro

    29/05/2018 12:17:17

    Una mente - amica, amante o strega - in cerca di senso e significati, di condanne e assoluzioni. Un io che si guarda vivere e si giudica. Lunghi periodi, con profusione di incisi, per formulare domande alle quali non è necessario rispondere: spesso l'interrogarsi è già la risposta.

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    Elda

    28/05/2018 13:51:18

    Il sinonimo di neve è pace ma non in questo libro. Per quanto candida, la neve, porta con se tristezza e desolazione psicologica nel protagonista di questo libro a causa della morte prematura della sua compagna di liceo in motorino. Drammatico ma riflessivo, ottima lettura per farci pensare sulla vita e sugli affetti. Sono contenta che anche questo libro sia candidato al Premio Strega 2018

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    Giovanni

    25/05/2018 20:55:43

    Come Un Giovane Uomo di Carlo Carabba è la storia di un ragazzo e della sua amica d'infanzia morta in un incidente stradale. La trama affronta il tema della morte e l'inevitabile dolore e sensazione di smarrimento con cui ci si deve confrontare in seguito alla scomparsa di una persona cara. Come la carta della Morte nel mazzo di tarocchi di una STREGA, questo libro suggerisce di inquadrare la fine come un nuovo inizio, un cambiamento e una rigenerazione. Consigliato.

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    paola adami

    22/05/2018 12:47:29

    Perché un uomo che desidera si avveri di nuovo una atmosfera incantata che ha vissuto da bambino deve poi fare i conti con il suo cuore afflitto per la perdita di una amica? Dove si nasconde quella STREGA che ci fa sempre fare i conti con le negatività della nostra esistenza? Commovente il ruolo del protagonista nel quale ci si immedesima pienamente facendo proprio il dolore che ti strazia il cuore quando ci si trova al cospetto della, purtroppo irrimediabile, morte.

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    Rebecca

    20/05/2018 18:21:22

    Ci sono libri che ci vengono regalati, altri che troviamo in libreria, altri ancora che scopriamo per caso. Questo in particolare l’ho scoperto con la pubblicazione dei dodici candidati al Premio Strega 2018, la trama mi ha subito incuriosito e la copertina ancora più. “Come un giovane uomo” è la storia di Carlo, o meglio di parte della sua vita, narrata a partire da due coincidenze: la caduta della neve a Roma (dopo vent’anni dalla prima volta in cui la vide) e l’incidente di Mascia, caduta a causa della neve che si scioglieva, ora in coma. Quella stesse neve che una volta fu fonte di felicità ora diviene presagio negativo di un futuro incerto. Nasce così una lunga riflessione che parte dall’infanzia di Carlo, che altro non è che l’autore stesso, tra amicizie trovate e altre perdute, questioni familiari complicate e desideri inespressi a causa di un animo fragile e troppo spesso incerto. Per gran parte del libro le frasi si trascinano lunghe e a tratti pesanti ma c’è qualcosa in profondità, qualcosa di forte e poetico, che fa andare avanti nella lettura, per la curiosità di conoscere l’intera storia, per la voglia di scoprire se quell’agognata serenità e quel desiderato sfogo dell’anima abbiano poi preso vita. Non è un libro semplice da leggere, manca forse un po’ di leggerezza a smorzare i toni cupi forieri di dolore, una sofferenza labirintica che si muove tra infanzia e adolescenza, verso un’età adulta che si impone con prepotenza. L’elaborazione del lutto è la vera protagonista, attorno ad essa si dipanano i dubbi e le insicurezze dell’autore – ragazzo e uomo, e soprattutto la paura di non riuscire a gestire le emozioni. Ma va letto per lo stile riconoscibile e sentito, per ricordare che non tutto va come ci aspettavamo ma che nonostante il dolore la vita ha un senso, sta a noi la decidere da che parte dell’esistenza stare.

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    Claudia Janneth Baquero

    20/05/2018 17:29:11

    Opera prima di narrativa per un maestro delle parole e delle rime. La letteratura non può guarire le ferite dell’anima ma può alleggerire il nostro dolore quando le parole trovano una via di fuga e creano un mondo sospeso dove rifugiarci. Scritto tutto di un fiato, ci mostra un dolore vero di chi ha perso una persona, quella persona speciale che simboleggiava una promessa futura e magari la felicità. La solitudine è in ogni pagina e le lacrime scorrono lente come la neve che cade e poi si scioglie. Commovente e bello.

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    Carolina

    20/05/2018 16:48:48

    "Come un giovane uomo" è un libro di quelli che in Italia ultimamente non si vedono spesso. Una scrittura ricca, attenta, dettagliata, quasi eccessiva nella sua meticolosa ricerca della parola perfetta in ogni frase. Un libro che strega per tutta la sua durata? No. È un libro che strega, come possono stregarci alcuni attimi della vita, inseriti in una cornice apparentemente non degna di nota ma in cui rimaniamo senza fiato, folgorati da un pensiero all'apparenza insignificante, che in quel momento invece è tutto. Questo libro è così. Fa fermare a riflettere su quanto il corso delle nostre vite, gli incontri che facciamo, le relazioni che instauriamo, siano più spesso di quanto pensiamo affidate al caso. E così, quando lo chiudiamo, incerti se sia o meno un nuovo grande pezzo di letteratura contemporanea, ci ritroviamo inevitabilmente a ringraziare per quanto la vita ci abbia offerto. Allo stesso tempo, il nostro sguardo si oscura per un attimo, pensando a quanto, sempre per caso, ci siamo persi, o cosa sarebbe successo se.

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    Monica

    20/05/2018 09:29:20

    La vita, il destino, molto spesso ci riservano sorprese che in pochi attimi sono in grado di spiazzarci, mettendo in discussione tutte le nostre certezze. È da questo spunto che Carlo Carabba compone il suo romanzo autobiografico candidato al Premio Strega 2018, “Come un giovane uomo”, un’analisi introspettiva e intimista, un monologo interiore sulla perdita, sul senso della vita e sulle proprie azioni. Tutto ha inizio con una nevicata su Roma, come non se ne vedevano da anni, da quando Carlo ancora bambino guardava alla vita con curiosità e meraviglia. Da tempo il nostro protagonista stava aspettando questa neve nella speranza di poter rivivere sensazioni e emozioni dai contorni ormai un po’ sbiaditi; ma questa volta però, anziché portare l’incanto di un tempo, questa nevicata è foriera di una notizia terribile: Mascia, una delle più care amiche di Carlo, a seguito di un brutto incidente, si ritrova in un letto d’ospedale, in coma, e con pochissime possibilità di salvarsi. Pochi giorni dopo, a seguito della morte di Mascia, inizierà per Carlo un travagliato percorso di sofferenza interiore che lo porterà a riflettere sulle sue azioni e su tutte quelle consuetudini sociali, imposte dalla situazione, che gli risulteranno estremamente difficili e che lo coglieranno impreparato rispetto a chi lo circonda. Ripercorrendo i pensieri del protagonista attraverso la forma di un lungo monologo in stile proustiano, questo romanzo mette a nudo il dolore dell’animo umano in tutta la sua drammaticità, intrecciando abilmente il turbamento interiore ai ricordi. Attraverso una narrazione complessa, Carabba riesce a guidare il lettore in un viaggio tortuoso che, mediante l’analisi e il confronto con il dolore dell’altro, fa riflettere su se stessi e sul proprio vissuto e su come il ricordo di chi ci è stato sottratto, sia l’unico mezzo in grado di lenire le ferite ed esorcizzare quel tempo, che inesorabile, ci separa da quell’ultimo sorriso.

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I vincitori del concorso "Caccia allo Strega 18"


Silvio D'Amico - Recensione stregata scelta da Carlo Carabba

Fra rimandi alla cultura pop contemporanea e influenze letterarie classiche, fra coincidenze casuali e non sempre desiderate, Carlo Carabba muove da porti in apparenza sicuri per tuffarsi verso temi esistenziali che toccano le corde dell’animo umano con grande sincerità. Si tratta, in estrema sintesi, del racconto struggente di un giovane uomo, di ciò che gli sta attorno, di ciò che porta dentro quando un’amica muore e di come, non senza impegno e fatica, ogni giovane uomo può riuscire ad accettare ciò che ama meno di sé. Molto lucido e toccante allo stesso tempo, questo romanzo d’esordio conferma l’indole ostinata del Carabba poeta quale investigatore dello spirito. L’uso della digressione è frequente, non soltanto come cifra stilistica della prosa, ma anche come contenuto, peraltro dichiarandolo nella citazione iniziale di Carlo Levi, in quanto rappresentazione del tentativo umano di fuggire dalla morte, o quantomeno dalla paura della morte – propria e altrui – e la costante ricerca, altrettanto vana, di una consolazione che tende sempre a svanire. Ma il percorso arzigogolato del pensiero dell’autore in cui, fra virgole, incisi e parentesi ci si smarrisce con immenso piacere, questi segni invisibili tracciati attorno la morte della cara amica Mascia non sono i malefici sigilli di una strega che ottunde le menti degli stolti con pie illusioni di un aldilà migliore e nemmeno inganni posti come molliche nel bosco per attirare gli incauti verso sfrenate mitologie laiche. I suoi incantesimi semmai illuminano il dolore che si prova di fronte alla morte e tutte le reazioni che ne derivano, fra cui la vergogna di non essere abbastanza forte da sopportare quel dolore. Consigliatissimo.


Carolina

"Come un giovane uomo" è un libro di quelli che in Italia ultimamente non si vedono spesso. Una scrittura ricca, attenta, dettagliata, quasi eccessiva nella sua meticolosa ricerca della parola perfetta in ogni frase. Un libro che strega per tutta la sua durata? No. È un libro che strega, come possono stregarci alcuni attimi della vita, inseriti in una cornice apparentemente non degna di nota ma in cui rimaniamo senza fiato, folgorati da un pensiero all'apparenza insignificante, che in quel momento invece è tutto. Questo libro è così. Fa fermare a riflettere su quanto il corso delle nostre vite, gli incontri che facciamo, le relazioni che instauriamo, siano più spesso di quanto pensiamo affidate al caso. E così, quando lo chiudiamo, incerti se sia o meno un nuovo grande pezzo di letteratura contemporanea, ci ritroviamo inevitabilmente a ringraziare per quanto la vita ci abbia offerto. Allo stesso tempo, il nostro sguardo si oscura per un attimo, pensando a quanto, sempre per caso, ci siamo persi, o cosa sarebbe successo se.

Federica

Quando si è bambini tutto ciò che si vede per la prima volta ha un risvolto magico, si imprime nella mente e assume tinte favolose. Carlo è un bambino e vede cadere sulla sua città, Roma, per la prima volta la neve. Ne rimane ammaliato: tutto è ricoperto da questa coltre tenera, soffice: è come se la spensieratezza e l'innocenza fanciullesca si fosse concretizzata. E così Carlo aspetta, aspetta impaziente di rivedere quello spettacolo. Ma cosa succede se quella neve, dal tocco fatato, improvvisamente si trasforma in una strega terribile, che distrugge tutto ciò che incontra? Molti anni dopo Roma è di nuovo imbiancata: questa volta, Carlo è impreparato all'evento. La sua migliore amica, Mascia, è coinvolta in un incidente automobilistico che la porterà al coma e alla morte. La neve diventa linea netta, di demarcazione tra la giovinezza e l'età adulta. Come è possibile che un avvenimento tanto felice, si possa essere trasformato in una forza malevola, portatrice di morte? In questo romanzo, Carabba ci tratteggia quella generazione di giovani uomini e donne che improvvisamente devono iniziare a fare i conti con la vita adulta. Un racconto molto vivido e reale, tanto da essere quasi un memoir (sia il protagonista che l'autore hanno lo stesso nome, Carlo).

Paola Adami

Perché un uomo che desidera si avveri di nuovo una atmosfera incantata che ha vissuto da bambino deve poi fare i conti con il suo cuore afflitto per la perdita di una amica? Dove si nasconde quella STREGA che ci fa sempre fare i conti con le negatività della nostra esistenza? Commovente il ruolo del protagonista nel quale ci si immedesima pienamente facendo proprio il dolore che ti strazia il cuore quando ci si trova al cospetto della, purtroppo irrimediabile, morte.


Giovanni

Come Un Giovane Uomo di Carlo Carabba è la storia di un ragazzo e della sua amica d'infanzia morta in un incidente stradale. La trama affronta il tema della morte e l'inevitabile dolore e sensazione di smarrimento con cui ci si deve confrontare in seguito alla scomparsa di una persona cara. Come la carta della Morte nel mazzo di tarocchi di una STREGA, questo libro suggerisce di inquadrare la fine come un nuovo inizio, un cambiamento e una rigenerazione. Consigliato.


La motivazione di Edoardo Nesi per la candidatura al Premio Strega

«Mi è parsa un'opera notevole, poiché con tenerezza e stupore Carabba riesce a raccontare compiutamente e lucidamente del suo personaggio, che soffre sia della nostalgia lancinante della giovinezza, sia dello sconcerto del dover e poter restare in vita nonostante la morte di chi più gli era vicino. Confido che questo romanzo d'esordio possa suscitare lo stesso interesse che ha suscitato in me.»


La neve e la colpa, l’età adulta secondo Carabba

Stile e sentimenti levigati, approccio colto e letterario, per un viaggio nei ricordi che ha come nume tutelare Proust, ma che non ha paura di “sporcarsi le mani” con riferimenti a serie e trasmissioni tv, cartoni animati, film non certo d’essai. C’è un libro che funziona così: l’esordio nella narrativa di Carlo Carabba, allevato alla scuola di “Nuovi Argomenti”, poeta e principale editor di Mondadori, è di quelli che meritano attenzione.
Il suo memoir, Come un giovane uomo (174 pagine, 17 euro), è pubblicato da Marsilio, nel nuovo corso targato Chiara Valerio. E si accende dopo un abbondante nevicata romana, a vent’anni da una precedente, legata all’infanzia e vagheggiata a lungo. La capitale imbiancata, però, porta con sé una tragedia: l’incidente di un’amica, Mascia, il ricovero in ospedale, il coma e la sua morte. E la singolare e dolorosa coincidenza per il protagonista, che scrive in persona, di dovere andare a Milano, proprio nel giorno del funerale di Mascia, per la firma di un importante contratto di lavoro.

Di riflessione in riflessione e di digressione in digressione, in un lungo flusso unico, l’introspezione della voce narrante ci conduce a lunghi paragrafi, in periodi anche complessi, ma non certo illeggibili. S’affastellano ricordi, d’infanzia e d’adolescenza, legati a episodi e ad amici dell’infausto presente, a chi sta al capezzale dell’amica. E la necessità di misurarsi – filosoficamente, consapevolmente, e in modo non consolatorio – con la vita, con le coincidenze, con l’età adulta e con l’esistenza della morte, dribblata forse da troppi anni, irrompe prepotentemente. Con altrettanta forza emerge l’essere poeta di Carabba, la sua prosa ricercata ne risente, felicemente, e si nutre di figure retoriche proprie dei componimenti in versi.

C’è, naturalmente, sofferenza, c’è una quota di dolente malinconia nelle pagine del libro di Carabba, temperata però anche da tanta lucidità. C’è dolore, ma anche eleganza, senza sbavature mielose. E c’è rivelatore di molto, nei ringraziamenti di Come un giovane uomo, un riferimento allo psicanalista frequentato per anni. Il lustro che Carabba ha trascorso a scrivere questo libro (che è tra i semifinalisti del premio Strega) e a trovare la voce giusta è stato ben speso. Chapeau.

Recensione di Arturo Bollino