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Giacomo Todeschini

Editore: Il Mulino
Collana: Saggi
Anno edizione: 2011
Pagine: 311 p. , ill. , Brossura
  • EAN: 9788815150479
Non stupisce che la figura di Giuda Iscariota, il traditore per antonomasia nella cultura cristiana, vertice rovesciato dell'antitrinità infernale immaginata nella Divina Commedia, abbia svolto un ruolo fondamentale nella rappresentazione dei nemici di Cristo e della chiesa, fin dai tempi della sedimentazione dei testi fondamentali del cristianesimo sub-apostolico. E certo fa parte delle conoscenze condivise che l'apostolo traditore e il "popolo del grande rifiuto di Cristo" siano vicendevolmente legati da un richiamarsi di immagini che hanno fortemente influenzato il crearsi dello stereotipo antigiudaico.
Chi si attendesse di leggere in Come Giuda solo un'ordinata ricostruzione delle vicende esegetiche dei brani neotestamentari che parlano dell'Iscariota, magari con una specifica attenzione alla sua figura come ricapitolazione della perfidia ebraica, rimarrebbe piacevolmente sorpreso nel trovarvi molto di più. Non solo, infatti, il volume valorizza fonti letterarie e iconografiche raramente utilizzate in questo campo di studi, non solo propone un'inedita lettura della Maddalena accostata a Giuda come "coppia oppositiva", ma costituisce una vera e propria summa (nel senso medievale del termine) delle ricerche di Giacomo Todeschini. Protagonista di un rinnovamento degli studi sul pensiero, o come egli stesso preferisce, dei lessici economici medievali, negli ultimi anni Todeschini ha infatti intensificato l'attenzione per i nessi strutturali esistenti nel medioevo e nella prima età moderna, tra linguaggi economici e linguaggi dell'appartenenza/esclusione dalla comunità religiosa e civica. Questo allargamento della prospettiva è logica conseguenza del profondo convincimento di Todeschini che per il periodo in oggetto non si possa parlare di "mercato", ma piuttosto di una pluralità di "mercati", ma anche e soprattutto, che i rapporti economici in senso proprio, compreso il definirsi dei prezzi, dipendano da interazioni sociali e politiche inserite in contesti profondamente gerarchici. Fondamentale, quindi, è in ogni situazione comprendere i meccanismi linguistici di esclusione/inclusione economica che caratterizzano una determinata costellazione storica.
Come il tema del "due corpi del re" era servito da Leitmotiv nella ricostruzione, da parte di Kantorowicz, di una storia della regalità medievale, così le vicende di Giuda Iscariota come persona, figura, metafora di grande duttilità, servono come filo conduttore di una storia delle dinamiche linguistiche di inclusione nel perimetro della comunità religiosa e della città (che sempre reciprocamente si richiamano) dai tempi patristici al Cinquecento europeo. Con la sua prosa "sinfonica", in cui i temi ritornano secondo molteplici variazioni (come lessici che si trasformano, senza mai perdere memoria della tradizione), Todeschini apre sulla caratterizzazione della figura di Giuda nel periodo patristico, a proposito del quale la grande scoperta è quella del peso che, in queste "catene testuali", possiedono le implicazioni economiche di questa figura negativa per antonomasia. A occupare la scena non è, contro ogni aspettativa, il traditore, ma il Giuda che vende Cristo per un prezzo irrisorio. In questo gesto rivela una fondamentale incomprensione della concezione cristiana della ricchezza, un'incapacità di capire già preannunciata nel noto episodio in cui, almeno in una parte della tradizione neotestamentaria, Giuda si indigna per lo spreco del prezioso unguento a favore di Gesù. Nel sistema testuale evocato da Todeschini verrebbe infatti sottolineata non tanto e non solo la corruzione morale di colui che "portava le borse", quanto una sua radicale incapacità di cogliere la logica nuova ingenerata dall'irrompere del Valore assoluto nella storia. Todeschini insiste molto sul fatto che questa insufficienza ha una profonda connotazione conoscitiva e intellettiva, collegata a una presunta natura (più che altro) carnale, grossolana, ottusa, perfino "animale" di Giuda e di chi, come lui, non accetta la rivelazione cristiana e le sue implicazioni. Una tale interpretazione apre la strada, nei testi successivi, a un Giuda che diviene quasi ovviamente immagine di tutti coloro che non sono fedeli, con un particolare accento sul fatto che costoro non riuscirebbero, per deficit intrinseco, a "capire" la Rivelazione. Da prototipo di chi è "fuori" dalla fede, Giuda potrà anche indicare coloro che, pur inseriti nella comunità, non ne sono all'altezza. Così fungerà da modello negativo del monaco indegno della sua vocazione, del ladro dei beni della chiesa, quando sul controllo di questi beni comincerà a profilarsi il conflitto tra poteri laici e poteri ecclesiastici.
A questo punto Todeschini apre a un confronto, autentica gemma del libro, con la stilizzazione della Maddalena, vera e propria immagine rovesciata di Giuda, a partire dal punto focale dello spreco "sacro", stigmatizzato dall'Iscariota, e invece destinato a fungere da modello positivo dell'uso della ricchezza, spesa nel rispetto della scala cristiana dei valori. Giuda sarà anche il prototipo del dispensatore inaffidabile e incapace dei beni ecclesiastici e, quindi, del simoniaco, da intendersi, secondo Todeschini, in senso profondo come colui che non riconosce l'autorità della chiesa romana finanche nella gestione dei beni della chiesa. Consapevoli della sua "versatilità semantica", si coglie allora che l'utilizzo del traditore nella costruzione dello stereotipo antiebraico non è che una delle sue fungibilità/funzioni/fruizioni, al punto che con la mobilizzazione della ricchezza della "rivoluzione commerciale" Giuda sarà strettamente connesso all'usuraio, cristiano o ebreo. A questo proposito Todeschini ribadisce una delle sue tesi più significative, e cioè che il notissimo affannarsi di numerosi testi basso medievali attorno alla definizione di usura, e alle sue motivazioni religiose o filosofiche, non avrebbe il suo nucleo profondo nella distinzione tra pratiche economiche lecite o illecite, ma nella definizione di coloro che sono legittimati ad agire nel mercato del credito e coloro che non lo sono. L'usura non riguarderebbe quindi un "che cosa", ma un "chi". Se molta storiografia ha ricercato in questi testi consapevolezze di funzionamento del meccanismo economico innestate sul tronco di una etica economica, in realtà ci si trova, secondo Todeschini, di fronte a un'enorme "tautologia" (il termine è suo), che si potrebbe formulare così: "l'usura è l'attività economica di chi la società considera usuraio".
Certo Todeschini avrebbe una risposta anche al perché generazioni di dotti medievali si siano tanto affaticate per giungere a una sorta di petitio principii. Quello che conta invece per il prosieguo della lettura è che, aperta la questione di "chi" può partecipare al "mercato", se ne sviluppa il tema che stava al centro della precedente monografia di Todeschini, Visibilmente crudeli (il Mulino, 2007; cfr. "L'Indice", 2008, n.4). Poiché nei discorsi sull'esclusione spesso l'elemento decisivo non è solo chi è totalmente segregato ma anche e soprattutto chi è ammesso, ma non a pieno titolo, in posizione marginale e quindi debole e subordinata, Todeschini sottolinea come Giuda sia potuto divenire l'immagine della "gente minuta", presa nella quotidianità anonima dell'affaccendarsi per sopravvivere, e che proprio per questo non è considerata abbastanza affidabile da essere ammessa pienamente al gioco economico/politico ed è sempre esposta al rischio di essere "espulsa" del tutto. Contrariamente a una sorta di luogo comune storiografico che si sforza di ravvisare sempre nell'iconografia di Giuda i tratti somatici del popolo ebraico, nelle ultime pagine il libro ravvisa, soprattutto per la fine del medioevo, la scarsa specificità dei suoi lineamenti: Giuda "uno come tanti", ovviamente tra la gente dappoco. Su questa immagine, con i discorsi sull'inadeguatezza e "infedeltà" della gente comune e dei subalterni in generale che l'ultimo medioevo lascia in eredità all'età moderna, il libro si chiude.
Grazie a questo percorso tra le "stazioni" principali della versatilità semantica di Giuda (e del suo opposto, la Maddalena) possiamo meglio comprendere cosa intenda Todeschini affermando che Agostino è "alle origini del pensiero cristiano, e forse anche del ragionare economico occidentale". E in effetti la tesi del libro è che "nella figura di Giuda come sintesi visibile (…) di incapacità (…) economica stia un carattere antico e unificante della cultura economica europea". Una tesi che andrà meditata, non solo perché mette in discussione l'ideale del "mercato" astratto, formale e libero come portato occidentale, ma anche perché – in una prospettiva culturalmente molto diversa da quella dei suoi usuali sostenitori – porta argomenti a favore dell'idea che le cosiddette "radici europee" siano, per usare un'espressione cara a Todeschini stesso, "tecnicamente cristiane".   Roberto Lambertini