Come le mosche d'autunno

Irène Némirovsky

Traduttore: G. Cillario
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2007
Pagine: 99 p., Brossura
  • EAN: 9788845922077
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Descrizione
È lei, Tat'jana Ivanovna, la vecchia nutrice, a preparare i bagagli di Jurij e di Kirill, i ragazzi che partono per la guerra; ed è lei a tracciare il segno della croce sopra la slitta che li porterà via nella notte gelata. Sarà ancora lei a rimanere di guardia alla grande tenuta dei Karin allorché la famiglia dovrà, come tanti, rifugiarsi a Odessa e ad accogliere Jurij quando tornerà, sfinito, braccato. Né si perderà d'animo, la vecchia nutrice, quando dovrà camminare tre mesi per raggiungere i padroni e consegnare loro i diamanti che ha cucito a uno a uno nell'orlo della gonna. Grazie a quelli potranno pagarsi il viaggio fino a Marsiglia, e proseguire poi per Parigi. Nel piccolo appartamento buio che hanno preso in affitto Tat'jana vede i Karin girare in tondo, dalla mattina alla sera, come fanno le mosche in autunno. Lei, che è stata testimone del loro splendore, che li ha visti crescere, che li ha curati e amati per due generazioni con fedeltà inesausta, li vedrà adesso vendere le posate, i pizzi, perfino le icone che hanno portato con sé. Sembra che nessuno di loro voglia ricordare ciò che è stato; solo lei, Tat'jana Ivanovna, ricorda: così una notte, quella della vigilia di Natale, mentre tutti sono fuori a festeggiare, si avvia da sola, avvolta nel suo scialle, verso la Senna.

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Recensioni dei clienti

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    Ele muniz

    18/09/2018 13:25:48

    Sembra incredibile quante emozioni possano essere racchiuse in un un racconto così breve. Una narrazione emozionante e struggente

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    Cristiano Cant

    05/12/2017 09:05:19

    Il passato entra in scena sempre, slitta di continuo e bussa con nocche mai stanche al centro di ogni coscienza. Se poi si aggiungono il passo della Storia e gli echi di pagine epocali (nello specifico l'Ottobre del '17) ogni balzo d'anima si accentua e si rinfocola nel corso della narrazione. La neve che cade su Parigi è la stessa di quella che copriva Kiev tanti anni prima, la voce di quei vecchi giorni di colpo si rinsalda nello spirito come un gancio interiore che non ha mai ceduto. E' la storia di una fedeltà incancellabile, di una domestica che abbraccia la vita e il destino dei suoi padroni senza mai avere ripensamenti. Eccoli in Francia, esuli fuggiaschi da quelle prove durissime: "Camminavano avanti e indietro da una parte all'altra, in silenzio, come le mosche d'autunno, allorché, passati il caldo e la luce dell'estate, svolazzano a fatica, esauste e irritate, sbattendo contro i vetri e trascinando le ali senza vita". Saranno tempi complicatissimi, bisogna industriarsi a fare qualcosa, si pensa a mettere su una bottega di anticaglie, tutti pezzi di loro proprietà, tirare avanti. Tatjana viene via via vista come un ingombro, un peso difficile da mantenere. Ma è lei stessa a salvarsi da sola andando indietro a quei giorni di incanto, in quella villa sontuosa dove lei regnava e governava nel rispetto di ognuno. Sarà quel vento a darle alito e coraggio nella scelta a cui si darà. E qui arrivano i passaggi bellissimi del racconto, la lenta solitudine lucida di una donna che si aggrappa a quella neve antica per darsi la forza e la spinta verso il passo finale. La Senna diventerà una sorella a cui consegnare le membra, parrà non accorgersi di nulla. La fede, la croce, sosterranno i suoi passi, qualcosa come un'infantile beatitudine meravigliosamente toccata. Intensissimo libro, tanto amaro nel suo realismo impetuoso quanto potente nel ritrarre un'anima che sa fissare in volto il limite della vita. Traccia di biografia sofferta, ma soprattutto di pudore grandioso.

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    Renzo Montagnoli

    14/06/2017 14:03:40

    Irene Némirovsky nei suoi romanzi riporta in parte la propria esperienza di esule con una sorta di rimpianto per il paese natio. In questo senso la figura della protagonista di Come le mosche d’autunno, la vecchia njanja Tat’jana Ivanovna, governante di casa Karin, riassume, per quanto spinta all’eccesso, quell’innata nostalgia che doveva aver provato la narratrice russa. In quella casa si ha l’impressione che ci sia sempre stata e il rapporto di lavoro, poco a poco, ha assunto caratteristiche diverse, si è radicato in Tat’jana un affetto profondo per quella famiglia. I vecchi padroni, i signorini, insomma i padroni per lei non sono tali, sono quasi dei padri, dei fratelli. Un tempo lì la vita era trascorsa tranquilla, ma poi, con l’avvento del nuovo secolo, si era manifestata in Russia un’agitazione per molti incomprensibile e, fra rivendicazioni di una maggior libertà, si era arrivati allo scoppio della prima guerra mondiale e infine alla rivoluzione, alla fuga dal paese dei nobili e dei ricchi. Questa era stata la sorte della famiglia Karin, esule in Francia, a Parigi, sempre presente la governante Tat’jana. Ambientarsi a una nuova vita non è sempre facile e se ciò non risulta difficile per i giovani rampolli, che non hanno fatto in tempo a fossilizzarsi in un’esistenza sul suolo russo e avendo davanti a sé molti anni per abbracciare un nuovo corso, per i genitori, più anziani, è un vero problema e dapprima trascorrono il tempo camminando da una parete all’altra del loro appartamento, come le mosche in autunno, e infine riescono a dare una svolta, perché l’istinto di sopravvivenza è nei più duro a morire. Non sarà così per Tat’jana, legata visceralmente ai propri ricordi, alla neve che in quella città le manca tanto. Le pagine scorrono veloci, avvincono il lettore, l’analisi dei personaggi è approfondita, ma lo stile snello non appesantisce, è in grado di fornire una serie di quadri che restano scolpiti nella mente come memorie non nostre, ma fatte nostre.

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    Jane

    14/01/2017 20:27:27

    Un concentrato di sentimenti, immagini, atmosfere, sensazioni in poche pagine. Bello! Da leggere.

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    Lina

    19/05/2014 00:00:30

    in poche pagine vita e decadenza di una nobile famiglia. per chi ama le atmosfere della vecchia Russia.

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    Monica

    05/12/2013 16:07:09

    Così tanto in così poche pagine. Non aggiungo altro, perché è un libro da leggere. Un condensato di sentimenti e cambiamenti storici. Un libro malinconico. Un libro che profuma di muffa, vino e tabacco. Leggendolo pare di sentire il freddo , quello russo e quello meno intenso di Parigi e poi di vedere sprazzi di luce, che colorano, danno tepore ma sciolgono anche il ghiaccio ....

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    marcella

    06/08/2012 15:49:56

    Il tema è interessante: cosa succede ad una famiglia che a inizio secolo vive la guerra? Il tutto è raccontato attraverso il legame tra la nutrice Tatiana e la famiglia stessa. Comunque fiacco rispetto ad altro dell stessa autrice.

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    Maggie

    23/07/2012 13:12:08

    Altra piccola perla. Grandiosa Irène!

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    Patrizia

    18/07/2012 23:01:41

    Si respira tristezza dalla prima all'ultima pagina.

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    Lady Libro

    31/12/2011 19:35:31

    A differenza degli altri libri di Irene Nemirovsky che ho letto, questo mi ha appssionata di più e qui ho trovato più sentimento che in ogni altro, tant'è che mi veniva da piangere per l'intensità e la malinconia dei pensieri della dolce Tat'jana Ivanovna, spesso chiedendomi se le sue scelte dipendessero dall'ostinazione, dall'affetto oppure dalla rassegnazione. Tuttavia sento sempre che manca qualcosa nelle opere della Nemirovsky, o meglio, c'è qualcosa scritto volontariamente con uno scopo preciso per suscitare una determinata azione nel lettore, ma che io vorrei che non ci fosse. Cioè la freddezza e la tristezza di alcuni rapporti esistenti fra i vari personaggi, che mi crea un vuoto nel cuore, una voglia di aggiungere ad un mosaico il tassello che manca. A parte ciò, però, è proprio uno dei suoi libri più belli e lo consiglio sia a chi ama questa scrittrice, sia per iniziare a entrare nella sua fantasia/realtà letteraria.

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    Cristina'77

    09/10/2011 17:03:59

    Geniale la similitudine utilizzata per dare il titolo al romanzo, il cui significato si scoprirà nel corso della sua lettura. Toccante la figura dell'anziana tata, di quello che affronta e del suo epilogo. A quell'epoca, Irène, non poteva certo immaginare che ruolo estremamete importante in seguito alla persecuzione antisemita, avrebbe avuto la sua tata, nella vita reale per salvare le sue figlie. La mente portentosa di questa grande donna sembra abbia in qualche modo anticipatamente reso omaggio a tale coraggio e amore dimostrati.

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    jane

    23/05/2011 15:07:26

    Solo chi sa scrivere in modo superlativo riesce in sole 90 paginette a descrivere fatti,sentimenti e sensazioni,pensieri e giudizi di un personaggio: la vecchia balia,fedele custode dei ricordi, che vive con strazio lo spaesamento dell'emigrazione. Mai Parigi fu più grigia e umida di quella che appare a questa donna, che la sente totalmente estranea.

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    Geffy

    19/12/2009 20:07:28

    Un’antica famiglia nobile costretta a fuggire durante la rivoluzione russa e la vecchia governante, Tatjana, che non accetta la decadenza delle persone da lei amate e non riesce a dimenticare il passato. Una vita intera, tante generazioni concentrate in un libro che non arriva a cento pagine ma che resta un piccolo, grande capolavoro d’umanità e di delicatezza. Racconto gradevole, per quanto triste possa essere la storia. Lo stile…quello di Irène Némirovsky. Che dire di più!

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    Alessandra O.

    26/03/2009 18:00:26

    Un altro grande capolavoro di Irene Nemirovsky. Sottile e struggente rappresentazione dell'essere umano!

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    Biagio Mastrangelo

    08/01/2009 12:41:47

    Un condensato della fragilità umana, un percorso attraverso la paura, la nostalgia, il dolore e la morte. Da leggere assolutamente.

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    Tommaso

    27/04/2008 00:16:02

    Pubblicato solo ultimamente in Italia, questo racconto di Irene Nemirovsky è la prima opera che leggo di questa autrice; in lei si sente l'eco dei classici russi, complessi e sublimi allo stesso tempo, questo racconto si legge davvero con tranquillità ed è piacevole, penso mi dedicherò alla lettura dei suoi romanzi.

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    giorgio g

    26/03/2008 10:12:09

    Anche in questo piccolo libro l’autrice rivela la sua stoffa: la storia della vecchia “tata” della famiglia nobile russa travolta dalla bufera della Rivoluzione d’Ottobre e approdata a Parigi dove vive in ristrettezze è raccontata con una delicatezza impensabile in una ragazza di poco più di vent’anni. La sua fine ad Auschwitz ci riempie di dolore e di rabbia: tra le loro mille barbarie i nazisti annoverano anche quella di avere privato l’umanità di una grande scrittrice. Un’ultima osservazione: in Francia il libro è stato pubblicato nel 1931, da noi soltanto adesso e dopo il successo di “Suite Francese”, “Jezabel”, “David Golder”. Ma l’Italia è così distante culturalmente dalla Francia?

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    star

    22/02/2008 09:45:05

    Sublime stile letterario. E' il primo libro che leggo di questa autrice che mi ha impressionato oltre misura. Anche se la storia è alquanto triste, lei ha un modo di raccontare le vicende che sono pura poesia... mi ricorda in parte le sensazioni che ho percepito leggendo "le braci" di Sandor Marai...e con questo confronto penso di aver detto tutto! leggetelo! letteratura avvolgente in meno di 100 pagine.

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    Walter Magnoni

    15/11/2007 21:44:38

    I capolavori russi non devono necessariamente essere di tante pagine, nè è la prova questo romanzo, di tanti anni fa, ma solo oggi arrivato in Italia. Colpisce la figura di una serva fedele e costante, protagonista indiscussa del libro. Si legge in fretta ma non si domentica più.

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    claudio

    12/11/2007 19:53:22

    Ma quanti libri eccezionali ha scritto la Nemirovsky che fino a qualche anno fa era, almeno per me, un'illustre sconosciuta? A partire da Suite francese Adelphi (a cui bisogna dar atto di un grande fiuto) ho letto dei bellissimi libri. Questo, pur inferiore alle 100 pagine, è un piccolo capolavoro di arte russa. Da consigliare vivamente.

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